PEDASO (FM), 3 LUGLIO 2014

SORA (FR), 9 GIUGNO 2014

SORA (FR), 9 GIUGNO 2014

LUGO DI GREZZANA (VR), 5 GIUGNO 2014

LUGO DI GREZZANA (VR), 5 GIUGNO 2014

MODENA, 3 GIUGNO 2014

MODENA, 3 GIUGNO 2014

GALATONE (LE), 9 MAGGIO 2014

GALATONE (LE), 9 MAGGIO 2014

PALERMO, 11 APRILE 2014

PALERMO, 11 APRILE 2014

MODENA, 10 APRILE 2014

MODENA, 10 APRILE 2014

MODENA, 10 APRILE 2014

VITERBO, 21 MARZO 2014

VITERBO, 21 MARZO 2014

LECCE, 23 FEBBRAIO 2014

LECCE, 23 FEBBRAIO 2014

TORINO, 1 DICEMBRE 2013

TORINO, 1 DICEMBRE 2013

Sì ALLA FAMIGLIA

MAMMA E PAPÀ, PER I BIMBI NON SONO LA STESSA COSA

famiglia

Riprendiamo l’articolo apparso il 14 agosto 2014 su La nuova Bussola quotidiana, quotidiano online, a firma di Simona Martini, psicologa e psicoterapeuta, militante di Alleanza Cattolica di Imperia.

Quando osservo, da psicologa, l’attuale dibattito relativo alle diverse tipologie possibili di famiglia, che secondo alcuni dovrebbero comprendere anche famiglie “arcobaleno”, dove coppie dello stesso sesso allevano uno o più bambini, e lo metto in relazione con l’individualismo ed il relativismo che dominano la nostra epoca, mi sorge spontanea una domanda: è davvero indifferente crescere in contesti così diversificati? Non sta invece accadendo che, dietro fiumi di parole atti a giustificare situazioni difformi dal contesto in cui ordinariamente un bambino dovrebbe vivere si cela una realtà diversa, in cui i figli diventano più oggetto di desideri e di capricci di persone adulte, ma poco mature, piuttosto che soggetti i cui diritti sono da tutelare offrendo loro le migliori opportunità di sviluppo possibili?

Tale interrogativo si può porre in diversi ambiti: separazioni/divorzi, famiglie allargate, “famiglie” omogenitoriali, cioè appunto con due “genitori” dello stesso sesso, e così via, ma, in questa sede, mi occuperò in particolare di queste ultime. Analizzando la letteratura sulla psicologia dello sviluppo appare impossibile adottare una prospettiva relativistica e individualistica. Innanzitutto, infatti, una volta appurata l’importanza dei fattori ambientali, che agiscono fin dalla vita intrauterina, nella formazione della personalità di un individuo, le teorie psicologiche si sono concentrate sull’importanza delle figure d’attaccamento, cioè di quelle persone che più di altre gravitano attorno al mondo del bambino, fornendogli cure e affetto. Si sa, infatti, che il bambino sviluppa un legame d’attaccamento tanto più forte a chi più prontamente risponde alle sue richieste, non tanto e non solo a quelle relative alla soddisfazione dei bisogni primari (in particolare, fornirgli il cibo necessario), quanto a quelle inerenti la socialità e l’amore. Va da sé che, nell’ordinarietà, tale ruolo è svolto dai genitori, i quali sono maggiormente motivati all’accudimento della propria prole, investendo notevoli energie, sia da un punto di vista emotivo/affettivo, sia da un punto di vista fisico, per non parlare del punto di vista economico. Grande importanza rivestono certamente anche figure che possono vicariare quelle genitoriali – per esempio i nonni –, ma che sono comunque secondarie, soprattutto se viste dalla prospettiva del bambino.

La psicologia dello sviluppo ha messo in evidenza, in particolare, i diversi ruoli che i genitori ricoprono nella crescita e nell’educazione dei propri figli, mostrando che padri e madri hanno funzioni complementari. Laddove le madri sono maggiormente orientate all’accudimento attraverso cure, coccole, accoglienza incondizionata, i padri tendono a rendere maggiormente emancipati i figli, anche attraverso un ruolo più normativo, favorendo così sia il normale processo di separazione del figlio dalla madre, con la quale nella primissima infanzia ha un rapporto quasi simbiotico, sia l’inizio e il mantenimento delle prime relazioni sociali. Il sano sviluppo di ogni individuo, inoltre, passa attraverso il rapporto con l’alterità, che permette l’acquisizione di nuove conoscenze e modalità relazionali. Numerosi studi, infatti, mettono in luce l’importanza della presenza di entrambe le figure genitoriali, mostrando che, per esempio, l’assenza del padre crea non pochi problemi nella vita del bambino.

Si potrà obiettare che esistono famiglie decisamente “anomale” da questo punto di vista (sia in seguito a separazioni, sia in seguito a lutti, o altro), i cui figli non risentono di problemi. Certo: ma questo richiede da parte delle figure di riferimento grandi sforzi e capacità, che non sempre si riescono a mettere in gioco. Dette situazioni “anomale”, dunque, costituiscono sempre fattori di rischio rispetto alla salute del figlio. Da un punto di vista anatomico, poi, il cervello dell’uomo e quello della donna differiscono significativamente, con inevitabili conseguenze anche sotto l’aspetto relazionale e comportamentale. Per non fare che un esempio, il corpo calloso del cervello femminile, cioè quella struttura costituita da fasci di fibre che collegano i due emisferi, è più grosso nelle donne, con la conseguenza di una maggior comunicazione tra i due emisferi cerebrali: le femmine, perciò, subiscono maggiormente l’influenza dell’emisfero destro rispetto ai maschi. Segue da ciò che la donna, nelle sue interazioni, appare più emotiva, mentre l’uomo è più razionale. Il modo di ragionare è diverso: l’emisfero sinistro, dominante, esegue processi in modo sequenziale, mentre quello destro li esegue in parallelo. Perciò la donna, maggiormente influenzata dalle capacità dell’emisfero destro, appare più dotata di intuito.

Donne e uomini non sono uguali. Per crescere in modo equilibrato, il bambino ha bisogno di un padre e di una madre. Tornando appunto al bambino, si sa che il lungo processo di costruzione della propria personalità inizia a partire dall’osservazione delle proprie figure d’attaccamento, e in particolare dei propri genitori. Da tale osservazione scaturisce una forma di apprendimento molto potente, che permetterà di affrontare il mondo prendendo esempio dai comportamenti e dai vissuti genitoriali. Un figlio, però, non si limita a osservare le proprie figure d’attaccamento: interagisce con esse, imparando così a relazionarsi con la diversità insita negli atteggiamenti, nei pensieri e nelle emozioni dell’uno e dell’altro genitore, diversità dovuta sia alle differenze che caratterizzano ogni singolo individuo, in quanto unico, sia alla complementarietà dell’universo maschile e femminile.

Si capisce dunque, da quanto ho appena spiegato, l’importanza della complementarietà del sesso dei genitori, proprio in relazione alle maggiori opportunità comportamentali e relazionali offerte al figlio. Qualora invece le figure d’attaccamento di un bambino fossero dello stesso sesso, questi sarebbe privato, o quantomeno limitato, in modo immotivato e gratuito della possibilità di apprendere a relazionarsi, fin dalle primissime fasi dello sviluppo, con la complementarietà del mondo maschile e femminile. E non si può certo escludere a priori che tale privazione rappresenti anche un potenziale motivo di sofferenza per chi maggiormente deve essere tutelato.

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CONVEGNO A ENNA DEL 30 MAGGIO 2014

enna2Enna, 30 maggio 2014. Organizzato da Alleanza Evangelica Italiana, in collaborazione con il Comitato Sì alla Famiglia della Sicilia, nei locali della Chiesa Horem, si è tenuto il convegno E se fosse una delle ultime volte che possiamo parlare di certe cose liberamente? Legge sull’omofobia e libertà di parola. read more…

Sì JUS

QUALE SARÀ LA SORTE DEL DISEGNO DI LEGGE SULLE UNIONI CIVILI?

Quale sarà la sorte del disegno di legge sulle unioni civili? A leggere il resoconto della seduta del 30 luglio della Commissione Giustizia del Senato, che pubblichiamo, pare che oggi nessuno sia in grado di rispondere al quesito: non la relatrice, sen. Cirinnà, che ha mostrato una certa sorpresa di fronte all’annuncio di una iniziativa del governo; non il governo, dal momento che – come ha osservato il sen. Giovanardi – qualche giorno fa il presidente del Consiglio ha sinteticamente dato per pronto un d.d.l. dell’esecutivo, mentre due giorni fa in Commissione il rappresentante del governo, il viceministro Enrico Costa, ha prospettato la futura presentazione di un d.d.l. sul tema, dando per scontato che esso non sia stato ancora predisposto. read more…

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RICONOSCIMENTO DEI MATRIMONI OMOSESSUALI AVVENUTI AL’ESTERO: INTERROGAZIONE DEI DEPUTATI GIGLI E SBERNA

Pubblichiamo il testo dell’interrogazione a risposta scritta presentata dai deputati Gigli e Sberna – sia al Ministro dell’Interno che a quello della Giustizia – in merito al riconoscimento dei matrimoni omosessuali avvenuti all’estero da parte di alcuni Sindaci.

L’interrogazione punta a capire se i Ministri intendono rilevare l’illegittimità della condotta dei Sindaci coinvolti e quali iniziative intendono porre in essere per colmare il relativo vuoto normativo, seguendo il dettato dell’articolo 29 della Costituzione, tenendo conto anche del principio dalla sentenza della Corte Cost. n. 170 del 2014, dove si dichiara che il requisito essenziale del matrimonio è la «eterosessualità» della coppia. read more…

DISCUSSIONE ALLA CAMERA RELATIVA ALLA TRASCRIZIONE IN ITALIA DEL FIGLIO DI DUE PERSONE DELLO STESSO SESSO CONCEPITO ALL’ESTERO A SEGUITO DI FECONDAZIONE ETEROLOGA

Pubblichiamo la question time discussa oggi alla Camera, con la risposta del ministro dell’ Interno Alfano, su un caso di trascrizione richiesta a un ufficiale dello stato civile italiano della condizione di figlio di due persone dello stesso sesso, a seguito di fecondazione eterologa praticata in Spagna. È da notare l’assenza di valutazioni da parte del ministro e il rinvio a una competenza d’insieme del governo. Anche nella prospettiva della regolamentazione dell’eterologa in Italia, dopo la sentenza della Corte costituzionale, sarebbe stato importante comprendere la posizione del governo in questi casi. read more…

SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULL’EFFICACIA DELL’ANNULLAMENTO CANONICO: IL COMMENTO DELL’AVVOCATO STEFANO NITOGLIA

Come annunciato ieri, pubblichiamo due commenti alla sentenza delle Sezioni unite civili della Corte di cassazione n. 16380, depositata il 17 luglio 2014, a proposito della efficacia dell’annullamento del matrimonio canonico nell’ordinamento civile italiano. Si tratta di una intervistaTempi.it dell’avv. Giancarlo Cerrelli, segretario di Sì alla famiglia e vice-presidente dell’UGCI, e qui di seguito di una nota predisposta in esclusiva per SìJus dall’avv. Stefano Nitoglia, del foro di Roma. read more…


MANIFESTO

Il 1° dicembre 2013 è stato presentato a Torino il Manifesto di Sì alla famiglia, che conteneva riferimenti a specifiche situazioni piemontesi. La crescita di Sì alla famiglia, con la costituzione di comitati in numerose regioni italiane, ha portato a una versione 2.0, nazionale (febbraio 2014), del Manifesto, sottoscritta da tutti i comitati locali

Un popolo del «sì»

Lo ha detto Papa Francesco, nel videomessaggio per l’iniziativa «Dieci piazze per dieci comandamenti», con parole che certamente valgono anche per i non cristiani e i non credenti: i Dieci Comandamenti, che tutelano la vita, la famiglia e la dignità della persona, rivolgendosi alla ragione prima ancora che alla fede, «non sono un inno al “no”, sono sul “sì”. […] Il “sì” all’Amore, e poiché io dico di “sì” all’Amore, dico “no” al non Amore, ma il “no” è una conseguenza di quel “sì”». Per dire sì all’amore e alla famiglia, oggi è necessario dire anche qualche no.

Per questo ci siamo uniti, per proporre a tutti un sì alla famiglia e a tutto quanto la promuove o la rafforza, e un sì anche all’accoglienza nella società e nelle comunità religiose – con rispetto – delle persone omosessuali, ma insieme un no al «matrimonio» e alle adozioni omosessuali, all’introduzione della cosiddetta ideologia di genere nelle scuole, e a una legge sull’omofobia la quale, introducendo un reato di opinione che rischia di mandare in prigione chi esprime con pacatezza idee contrarie ai «poteri forti» e alle lobby dominanti, ferisce gravemente la libertà di espressione. Non stiamo mettendo insieme cose diverse. Se avessimo avuto dei dubbi, ce li ha tolti l’intervista a L’Espresso del 26 agosto 2013 del relatore e principale promotore della legge contro l’omofobia, l’onorevole Ivan Scalfarotto, secondo cui tra questa legge e quella sul «matrimonio» omosessuale «una viene logicamente prima dell’altra».

Omofobia

Sì all’accoglienza rispettosa delle persone omosessuali, evitando ogni marchio di ingiusta discriminazione e colpendo severamente chi si macchia di atti di violenza, chi minaccia, chi insulta le persone omosessuali

Sì a punire in modo più grave, come la giurisprudenza in Italia già prevede, chi aggredisce, minaccia e insulta un omosessuale in quanto omosessuale – come un cristiano in quanto cristiano, un immigrato in quanto immigrato, e così via

Sì alla puntuale applicazione delle leggi in vigore che già puniscono le violenze, gli insulti e le minacce agli omosessuali e applicano a chi compie questi reati contro un omosessuale in quanto tale l’aggravante dei «motivi abietti» ed eventualmente quella di avere approfittato di condizioni di minore difesa

No a una legge contro l’omofobia che non si limita a incriminare e punire minacce, insulti e violenze contro gli omosessuali – il che, assolutamente giusto, è già previsto dalle leggi in vigore – ma inventa un reato di opinione che punisce con la reclusione, fino a un anno e sei mesi, chi propaganda «idee discriminatorie fondate sull’omofobia». Non vogliamo che vada in galera chi, per esempio, ripete con il Catechismo della Chiesa Cattolica che gli atti omosessuali sono «contrari alla legge naturale» e «in nessun caso possono essere approvati». Siamo consapevoli che nella società italiana esistono sul punto opinioni diverse. Ma davvero si ritiene giusto che sia sufficiente esprimere su questo tema, educatamente e senza violenza, tesi altre da quelle «politicamente corrette» per finire in prigione?

Educazione contro l’omofobia nelle scuole

Sì a campagne serie di prevenzione e repressione del bullismo nelle scuole e di ogni aggressione fisica o verbale rivolta contro chi è «diverso», si tratti di allievi ritenuti a torto o a ragione omosessuali, di disabili, di cristiani in classi dove nessuno va in chiesa, di immigrati

Sì a un’educazione che – superando la mera istruzione e la semplice retorica – aiuti tutti gli studenti ad apprezzare il valore intrinseco e assoluto di ogni persona umana, in quanto tale e a prescindere dalle sue caratteristiche o atteggiamenti

Sì al rispetto del ruolo primario dei genitori e delle diverse sensibilità, comprese quelle religiose, ogni volta che la scuola ritenga di affrontare temi relativi alla sessualità e all’affettività

No all’indottrinamento obbligatorio all’ideologia del gender, secondo la quale uomini o donne non si nasce ma si diventa e, liberandosi dai «condizionamenti» dell’anatomia, ogni ragazzo o ragazza sarebbe chiamato a scegliere liberamente se vuole essere uomo o donna – e no, certamente, a iniziative grottesche come quelle che, per non offendere vere o presunte sensibilità omosessuali, in diverse città italiane aboliscono la Festa della Mamma o la Festa del Papà, o sostituiscono «padre» e «madre» con «genitore 1» e «genitore 2» e simili.

«Matrimonio» omosessuale

Sì al riconoscimento che da ogni convivenza derivano diritti e doveri, applicando le norme in vigore che in Italia già tutelano ampiamente i conviventi, anche omosessuali, in materia di ospedali, carceri, subentro nei contratti d’affitto, ove necessario introducendo ulteriori aggiustamenti pratici di tipo amministrativo o civile

Sì alla promozione della famiglia formata da un uomo e da una donna, trascurata da troppo tempo e da troppi governi, anche attraverso l’introduzione di un fisco che sia davvero a misura di famiglia

Sì a misure che favoriscano la maternità, tutelino le famiglie numerose, prendano atto che in Italia la denatalità è un problema drammatico, con gravissime conseguenze economiche e sociali

No al riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, né come «matrimonio», perché il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna, né come «unioni civili» perché, in tutti i Paesi dove le unioni civili sono state introdotte, non si è mai trattato di alternative ma solo di battistrada per preparare il passaggio al «matrimonio» omosessuale. Non è vero che il «matrimonio» omosessuale non danneggia nessuno: la presenza di più modelli alternativi di famiglia danneggia la famiglia, che mai come oggi ha invece bisogno di essere preservata e difesa. E non è vero che i cristiani cercano d’imporre un loro modello agli altri: come recita anche l’articolo 29 della Costituzione italiana, quello della famiglia come «società naturale» è un modello ampiamente condiviso, che deriva appunto dalla legge naturale e non da norme specificamente religiose.

Adozioni omosessuali

Sì all’accoglienza piena e affettuosa nelle scuole e in ogni altra istituzione di ogni bambino, qualunque scelta abbiano compiuto i suoi genitori e con chiunque si trovi a vivere

Sì a un riesame delle norme sull’adozione, il quale eviti le interminabili lungaggini burocratiche che impediscono a molte coppie formate da un uomo e da una donna di adottare, come vorrebbero, un bambino

Sì a una severa vigilanza perché nessun bambino, dovunque si trovi, debba subire privazioni, violenze e abusi.

No all’adozione da parte di coppie omosessuali. Pur desiderando spesso tali coppie adottare un bambino, immaginando sinceramente di poter essere buoni genitori, siamo convinti che, per crescere con l’indispensabile consapevolezza di quanto bella e ricca sia la differenza fra l’uomo e la donna, ogni bambino abbia bisogno di un papà e di una mamma. A chi obietta che è meglio per tanti bambini essere adottati da coppie omosessuali che restare in orfanatrofio, rispondiamo che migliaia di coppie formate da un uomo e da una donna sono in lista di attesa, e molte non arriveranno mai all’adozione, a causa della macchinosità delle leggi e delle procedure.

ugciUnione Giuristi Cattolici Italiani



Sì ALLA FAMIGLIA: IL LIBRO

sì libro

Dalla presentazione dell’editore:

In principio fu la Manif pour tous, una delle più grandi manifestazioni della storia europea. Il 13 gennaio 2013 a Parigi un milione di persone scese in piazza per protestare contro il «matrimonio» omosessuale. La sfida è mondiale. Potenti lobby internazionali, talora legate alle Nazioni Unite, usano strumentalmente la tragedia dei preti pedofili per «ordinare » alla Chiesa di cambiare la sua dottrina in tema di famiglia e omosessualità. Massimo Introvigne, con lo psicologo Roberto Marchesini, ha smascherato le menzogne di questi gruppi nel volume Pedofilia. Una battaglia che la Chiesa sta vincendo (Sugarco, Milano 2014), contribuendo a una reazione cattolica indignata e globale che si è manifestata, vigorosa e inattesa, in molti Paesi. In Italia una legge liberticida sull’omofobia e le proposte insistite e arroganti di riconoscere le unioni civili – in prospettiva, il «matrimonio » – fra persone dello stesso sesso, concedendo loro anche di adottare bambini, hanno portato nelle piazze un grande popolo della famiglia. Mentre le Sentinelle in piedi, le cui veglie silenziose hanno commosso e stupito tante città italiane, e altri gruppi raccolgono singole persone desiderose di far sentire la loro voce, Introvigne ha promosso prima a Torino, poi in tutta Italia i comitati Sì alla famiglia, che riuniscono associazioni contrarie al « matrimonio » omosessuale e all’ideologia di genere. Si tratta in gran parte – anche se non mancano altre presenze – di cattolici, che vogliono essere fedeli al Magistero della Chiesa, di cui la seconda parte di questo volume elenca i testi fondamentali. Da una parte, la Chiesa insegna ad accogliere le persone omosessuali con « rispetto, compassione, delicatezza», senza mai giudicare le persone in quanto tali, come insegna Papa Francesco. Dall’altra, il Catechismo della Chiesa Cattolica – che il Papa richiama costantemente come fonte autorevole del Magistero – insegna che i comportamenti omosessuali sono «intrinsecamente disordinati» e non possono fondare istituti giuridici più o meno simili alla famiglia. Chi siamo noi per giudicare gli omosessuali? Ma chi siamo noi per non giudicare i comportamenti e le leggi, venendo meno al nostro dovere di cristiani e di cittadini? Questo libro, serenamente e pacatamente, offre gli elementi per un giudizio.

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