ARTICOLO SUL TESTO UNICO SULLE CONVIVENZE

Riportiamo di seguito l’articolo di Giancarlo Cerrelli, apparso sul sito della Fondazione Europa Popolare.

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Il Comitato ‘Sì alla famiglia’ ha predisposto un testo unico sulle convivenze
nelle prossime settimane sarà presumibilmente votato il Ddl sulle «unioni civili»


Nelle prossime settimane sarà presumibilmente votato il disegno di legge sulle «unioni civili» fra persone dello stesso sesso, che porta il nome della senatrice Cirinnà. Sì alla famiglia ha predisposto, in alternativa, un testo unico sulle convivenze, che può essere letto in versione integrale all’indirizzo http://www.siallafamiglia.it/testo-unico-sui-diritti-dei-conviventi/,  che è stato presentato alla Camera dei Deputati dall’on.le Alessandro Pagano, al Senato della Repubblica dal sen. Maurizio Sacconi e illustrato dal sottoscritto durante l’audizione alla Commissione Giustizia del Senato, avvenuta il 20 gennaio c.a.

In sostanza in questo momento il Parlamento ha di fronte tre alternative:

a) il “matrimonio» omosessuale”, completo di adozioni, proposto dal Movimento 5 stelle e da SEL;
b) le “unioni civili” della proposta Cirinnà, che pur non contenendo la parola «matrimonio», tuttavia come ha dichiarato il padre ispiratore del progetto, il sottosegretario Ivan Scalfarotto, a «Repubblica» il 16 ottobre 2014, «l’unione civile non è un matrimonio più basso, ma la stessa cosa. Con un altro nome per una questione di realpolitik».
c) una bozza di testo unico sulle convivenze, che – senza introdurre norme nuove – propone una collazione dei diritti e doveri che l’ordinamento italiano già fa discendere dalle convivenze, anche tra persone dello stesso sesso, in materia per esempio di assistenza in ospedale e in carcere, contratti di locazione, risarcimento del danno e facilitazioni amministrative e processuali.

Il testo Cirinnà sulle unioni civili – una definizione nata in Gran Bretagna per indicare fin dall’origine un simil-matrimonio – non è uno strumento per un ragionevole riconoscimento di diritti, ma è un matrimonio chiamato in modo diverso per non suscitare reazioni avverse in una significativa percentuale di elettori; dunque le unioni civili non sono l’alternativa al «matrimonio» e alle adozioni omosessuali, ma  sono «la stessa cosa con un altro nome».

Una difesa della famiglia, d’altra parte, che non voglia essere – secondo l’espressione di Papa Francesco – «ideologica» non può limitarsi, tuttavia, a una mera serie di «no», ma deve anche avere un carattere propositivo. Lo stesso Papa Francesco, il Sinodo straordinario e la presidenza e segreteria della CEI hanno distinto tra «matrimonio» omosessuale, sotto qualunque nome, cui la dottrina della Chiesa si oppone e un ragionevole riconoscimento dei diritti che derivano dal fatto della convivenza.

In questa prospettiva il Comitato Sì alla famiglia ha elaborato una bozza di testo unico che intende smascherare la valenza simbolica del Ddl Cirinnà e corrispondere al ragionevole riconoscimento di diritti individuali e pratici di cui il Papa e i vescovi hanno più volte parlato, con il massimo rispetto delle persone, ma con una porta chiusa a qualunque equiparazione con il matrimonio e soprattutto alle adozioni.

Il testo unico di Sì alla famiglia fa, così, una mera ricognizione dei diritti che già il nostro ordinamento riconosce ai conviventi e non propizia la costituzione di alcun istituto avente  natura pubblicistica – come invece intende fare il D.d.l Cirinnà – ma prende atto dell’esistente sul presupposto che la tutela che l’articolo 29 della Costituzione riserva alla «famiglia come società naturale fondata sul matrimonio» è più specifica rispetto a quella che l’articolo 2 della stessa Carta fondamentale riserva alle «formazioni sociali intermedie», fra le quali la giurisprudenza colloca le convivenze.

Il testo è composto da 8 capi e 33 articoli, elenca e ribadisce, con alcune norme di raccordo, quanto l’ordinamento italiano già prevede, esplicitamente o implicitamente, in tema di diritti dei conviventi.

Tra i diritti di cui il testo unico fa una ricognizione, si evidenziano: l’assistenza in qualunque struttura sanitaria del convivente nei confronti del proprio partner, norme di parificazione del convivente al coniuge in tema di assistenza da parte dei consultori, d’interdizione e inabilitazione, di successione nella locazione e nell’assegnazione di un alloggio popolare, le incompatibilità per la testimonianza nel giudizio penale.

Il testo ricorda, tra l’altro, il diritto che ha il partner, a determinate condizioni, al risarcimento del danno subìto dall’altro partner e all’indennizzo che spetta al partner vittima di delitti di mafia o di terrorismo.
I diritti menzionati sono previsti sia per le convivenze tra persone di sesso diverso, che per quelle dello stesso sesso.

Il buon senso, il senso di realtà e la Costituzione, tuttavia, non possono equiparare in tutto e per tutto istituti che pari non sono, come il matrimonio e la convivenza. Lo scopo dei 33 articoli che compongono il testo è far emergere quel che l’ordinamento contiene, esplicitamente o implicitamente, in tema di tutela dei diritti dei conviventi: lo raccoglie e lo rende ordinato, fino a costituire un vero e proprio statuto della convivenza, sulla scorta del diritto vivente.

E’ bene ancora precisare che tale bozza di testo unico è, come detto, alternativo al testo di legge in discussione sulle unioni civili omosessuali che è il mezzo che, invece, consentirà, se approvato, l’introduzione dell’adozione gay nel nostro ordinamento.

Tale assunto non è per niente apodittico; è vero, infatti, che, i parlamenti dei Paesi che, inizialmente avevano approvato una legislazione a favore delle unioni civili omosessuali – senza prevedere il diritto di adozione a favore dei soggetti che costituivano l’unione gay – sono stati costretti, dopo pochi anni, dalle Corti Costituzionali nazionali a prevedere tale diritto nel loro ordinamento, basti pensare al caso della Germania e  a quello recentissimo dell’Austria.

Il Parlamento e il Governo, pertanto, se vogliono ingiustamente equiparare simbolicamente e ideologicamente il matrimonio eterosessuale alle unioni omosessuali – creando altri modelli di “famiglie” che negano il diritto scritto nella natura e nella Costituzione – approvino il Ddl Cirinnà sulle unioni civili; se, altrimenti, vogliono sinceramente attestare diritti ai conviventi, prendano atto che come declinato dal testo unico di Sì alla Famiglia, i diritti dei conviventi, anche omosessuali – di cui tanto si parla e che sono la presunta ragione alla base del Ddl Cirinnà – esistono già.

Avv. Giancarlo Cerrelli
Segretario nazionale Comitato Sì alla famiglia
Vicepresidente nazionale Unione Giuristi Cattolici Italiani