CALENDARIZZAZIONE IN AULA DEL DL CIRINNÀ

Pubblichiamo il resoconto della seduta del 13 ottobre 2015 dell’aula del Senato, con la quale è stata decisa l’iscrizione all’ordine del giorno della seduta del 14 ottobre del ddl sulle unioni civili.
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SENATO DELLA REPUBBLICA
—— XVII LEGISLATURA ——


522a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MARTEDÌ 13 OTTOBRE 2015

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha approvato il nuovo calendario dei lavori dell’Assemblea fino al 22 ottobre 2015.

Domani, alle ore 9,30, si svolgerà la relazione del Presidente della Commissione giustizia sui lavori relativi ai disegni di legge sulle unioni civili. Per la trattazione in Assemblea, che sarà successivamente definita, la Conferenza dei Capigruppo ha indicato come testo base il disegno di legge n. 2081, a prima firma della senatrice Cirinnà.

La seduta unica di domani, per la quale non è previsto orario di chiusura, proseguirà con le dichiarazioni di voto e il voto finale del disegno di legge in materia di riorganizzazione delle attività di consulenza finanziaria e con l’esame del disegno di legge sui rendiconti dei partiti politici, per il quale si è stabilito il contingentamento dei tempi e il termine di presentazione degli emendamenti alle ore 10. (Applausi dal Gruppo M5S). Almeno aspettate che finisca la lettura!

BULGARELLI (M5S). Sono applausi ironici!

Calendario dei lavori dell’Assemblea
Discussione e reiezione di proposte di modifica

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato – ai sensi dell’articolo 55 del Regolamento – il nuovo calendario dei lavori dell’Assemblea fino al 22 ottobre 2015:

Mercoledì 14 ottobre ant. H9.30

– Disegno di legge n. 2081 e connessi – Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili (Relazione del Presidente della Commissione giustizia)

– Seguito disegno di legge n. 1559 – Riorganizzazione attività di consulenza finanziaria

– Disegno di legge n. 2054 – Commissione di garanzia statuti e rendiconti partiti politici (Approvato dalla Camera dei deputati)

– Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2015 (Alle ore 15.30)

 

 

CASTALDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTALDI (M5S). Clima surreale anche oggi in Conferenza dei Capigruppo! Racconterò la verità, racconterò quello che è successo, almeno i cittadini a casa si potranno rendere conto di quello che combinate lì dentro.

Ci è arrivato uno speech – così si chiama – in cui esponete i vari disegni di legge da esaminare e le cose da fare, stando attenti ad indicare i provvedimenti che recano oneri finanziari e quelli che non ne recano. Spiego ai cittadini a casa, perché voi lo sapete già, che ciò è dovuto al fatto che, durante l’esame della legge di stabilità, non si può discutere di provvedimenti che recano oneri finanziari, tranne uno, che non ha oneri finanziari, perché quei soldi sono già stanziati, che si chiama disegno di legge Boccadutri, che vi serve ad intascare i rimborsi elettorali, senza la cosiddetta pezza d’appoggio (Applausi dal Gruppo M5S).

Vi ho già detto quale sentimento suscitate in me e non voglio ripetermi. È però incredibile che ci si presenti questo foglio, ci si spieghi che i provvedimenti senza oneri finanziari possono essere discussi durante l’esame della legge di stabilità – e quindi dopo – e poi si pone il disegno di legge immediatamente all’ordine del giorno: addirittura vi porterete a casa i rimborsi elettorali domani sera!

Questo è il racconto della Conferenza dei Capigruppo, che mirava a farvi intascare i rimborsi elettorali e basta. Dopodiché, visto che il Partito Democratico ha fatto promesse in materia di diritti e di unioni civili, anche in questo caso dovevate lavarvi la faccia e, pertanto, avete proposto l’incardinamento del testo 2 del disegno di legge proposto dalla senatrice Cirinnà. Si tratta di un bel testo, che però, così come lo avete proposto voi – serve solo a lavare la faccia a chi ha necessità di diritti – morirà domani mattina e chissà quando rivivrà, forse a gennaio o a febbraio, ma dopo tre mesi chissà che cosa sarà successo.

Dunque, la nostra proposta di modifica del calendario dei lavori è molto secca, perché noi siamo davvero per i diritti. Visto che avete fatto così anche per le riforme costituzionali, vi chiediamo: perché non incardiniamo, come volete tutti o gran parte di voi, il testo proposto dalla senatrice Cirinnà domani mattina e lo chiudiamo giovedì, con il voto finale? (Applausi dal Gruppo M5S). Ricorda, signor Presidente, quando ha detto che il 13 ottobre ci sarebbero stati le dichiarazioni di voto e il voto finale sulle riforme costituzionali? Ebbene, potremmo prevedere di votare questo testo giovedì 15 ottobre, prima della legge di stabilità. La legge di stabilità, tra l’altro, non arriverà in Assemblea il 15 ottobre e, quindi, potremo lavorare anche venerdì, sabato e domenica. Così mettiamo un bel punto fermo e stabiliamo, per quella data, il voto finale sul disegno di legge in materia di unioni civili.

Questa è la nostra proposta di modifica del calendario. (Applausi dal Gruppo M5S).

SCHIFANI (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCHIFANI (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, innanzitutto mi scuso se, durante i lavori della Conferenza dei Capigruppo, ho dovuto farmi sostituire da una collega. Dunque, non ho potuto prendere parte alla parte della predetta riunione in occasione della quale si è deciso, a maggioranza, che la seduta di domani avrebbe avuto inizio con la relazione sull’andamento dei lavori del Presidente della Commissione giustizia sul disegno di legge in materia di unioni civili. Si tratta di una relazione sull’andamento dei lavori, perché in effetti i lavori non si sono conclusi.

Noi abbiamo manifestato contrarietà, attraverso la rappresentante del nostro Gruppo in Conferenza dei Capigruppo, e siamo qui, con il mio intervento, ad avanzare formale richiesta di modifica di calendario, per spostare l’inizio della trattazione dell’argomento alla ripresa dei lavori post legge di stabilità finale, e cioè nella prima seduta del prossimo anno nuovo, onde consentire alla Commissione di lavorare ai nuovi testi che, nelle more, sono intervenuti in questi giorni sul tema delle unioni civili.

Sul primo testo Cirinnà la Commissione aveva già lavorato, esitando una buona dose di proposte emendative. Sono poi intervenute altre proposte della stessa collega Cirinnà, ma anche del collega Caliendo e di altri, che si intersecavano sull’argomento.

Al di là della delicatezza del tema, noi riteniamo che l’ambito in cui si poteva trovare un momento di sintesi era quello della Commissione.

Io ricordo, signor Presidente, quando lei, in occasione di una delle ultime Conferenze dei Capigruppo, ha voluto, con grande senso di responsabilità istituzionale, sentire la Presidente della Commissione affari costituzionali del Senato, la senatrice Finocchiaro, perché ella spiegasse o desse il proprio parere a noi, componenti di quella Conferenza, sulla ineluttabilità dell’approdo delle riforme in Aula senza che la Commissione avesse esaurito i lavori.

Si trattava, naturalmente, di uno di quei passaggi delicati che non sono assimilabili a strappi regolamentari, ma quasi, perché privano del proprio ruolo uno degli organismi funzionali alla nostra democrazia parlamentare, la Commissione, che è quell’ambito all’interno del quale la legge nasce e viene lavorata per essere poi portata in Aula con le proprie proposte.

In quella occasione, la Presidente della 1a Commissione ci doveva dare spiegazioni ed esprimere il proprio parere. Con la capacità e la bravura che le riconosciamo e con alto senso istituzionale, ella ha manifestato un parere che non poteva essere di merito. Ha detto che non stava a lei dare questo giudizio, ma riteneva che, dopo l’ampio dibattito che non aveva portato ad una definizione di intese, forse un ambito più ampio, e cioè quello dell’Aula, fosse più deputato e più indicato alla definizione di una compiuta attività di formazione della legge di riforma costituzionale. Ma quel passaggio è stato espletato. Io, personalmente, l’ho apprezzato e, come me, tanti Capigruppo.

Qui si tratta dell’approdo di una legge che, seppur di iniziativa parlamentare, tocca e si innerva nel nostro sistema etico-sociale e, quindi, può vedere differenze di opinioni che spesso obbediscono alla libertà di coscienza. Ma è comunque una legge di riforma strutturale non indifferente, non secondaria alla riforma costituzionale.

Spiace perciò che in questa occasione, signor Presidente, non si sia potuto esperire da parte sua questo tentativo, perché la Capigruppo prendesse atto dell’ineluttabilità o meno dell’approdo in Aula.

Per questo motivo, signor Presidente, io mi permetto di insistere su detta richiesta, auspicando che, eventualmente, si possa tornare indietro sulla scelta fatta, anche per ascoltare il parere del Presidente della Commissione giustizia in chiave analoga e parallela al parere chiesto alla presidente Finocchiaro in simile occasione relativamente alla riforma costituzionale. (Applausi dal Gruppo NCD).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, lei ha gentilmente ricordato oggi, nella riunione dei Capigruppo, forse a qualche altro collega, che noi da mesi chiediamo la calendarizzazione e l’arrivo in Assemblea del disegno di legge sulle unioni civili.

Il lavoro in Commissione – come sappiamo – è stato molto complicato ed è durato molto tempo. Noi abbiamo ritenuto, anche nelle settimane scorse, che – come si è fatto per altri provvedimenti, pur molto complessi, come nel caso della riforma costituzionale, arrivata senza relatore in Assemblea – fosse assolutamente necessario sbloccare la situazione e arrivare in questa sede.

Ripetendo quanto ho detto alla riunione dei Capigruppo, proprio per il contenuto di questo disegno di legge, forse l’Aula a questo punto è il luogo migliore dove ognuno possa liberamente esprimere le proprie opinioni, che sono diverse ed articolate. A parte, infatti, pochi Gruppi, che hanno una linea abbastanza precisa, in altri Gruppi ci sono posizioni magari diverse ed articolate. E quindi, a questo punto, io ritengo giusto l’arrivo in Assemblea.

Tutte le proposte di calendario in cui è presente la trattazione del disegno di legge sulle unioni civili ovviamente vedranno il nostro voto favorevole. Dispiace, però – lo devo dire – che non sia stato fatto qualche passo in più: magari si sarebbero potute votare le questioni pregiudiziali, se c’erano, o si sarebbe potuta cominciare la discussione generale; credo che questo sforzo sarebbe stato auspicabile.

Al contrario di chi nei giorni scorsi ha voluto speculare su di noi, anche se – com’è noto – avremmo voluto un lavoro più avanzato, ci adopereremo con gli emendamenti, perché riteniamo che questo Paese finalmente possa cominciare a discutere e fare qualcosa di serio in materia di diritti civili.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo in senso contrario all’inserimento in calendario del disegno di legge sulle unioni civili e, quindi, la mia è una richiesta di soppressione dal calendario del relativo punto.

Capisco bene la situazione politica, che conosco, e dunque quella sorta di pactum sceleris all’interno del PD di incardinare il disegno di legge sulle unioni civili e il progresso del PD, che ha avuto delle tappe nel corso della riforma costituzionale, come hanno dimostrato lo sgrammaticato articolo 39 e i successivi coordinamenti del testo, ma già i costituzionalisti e i quirinalisti si stanno sbizzarrendo sul punto. Sapevamo, dunque, che c’era il patto di fare l’incardinamento della legge sulle unioni civili, ma – come abbiamo detto anche in Conferenza dei Capigruppo – riteniamo che sia sbagliato.

In termini formali, faccio riferimento all’articolo 72 della Costituzione, che prevede l’esame in Commissione e non è stato oggetto della sgrammaticata revisione che ha appena conosciuto un’altra tappa: è rimasto integro e prevede l’esame in Commissione. L’articolo 44 del Regolamento del Senato prevede un termine temporale di sessanta giorni.

Faccio questo intervento perché resti agli atti quanto si sta verificando, e poi ne discuteremo più in là.

Praticamente il testo che dovremmo adottare non è quello che è stato discusso, ma un altro, perché il famoso Cirinnà non c’è più ed è stato sostituito da un altro. Il mio Gruppo ha presentato altri testi, attraverso un’iniziativa dei senatori Malan e Caliendo, che sono stati oggetto della discussione nella Capigruppo. La proposta è, però, di adottare come testo per l’Assemblea il Cirinnà-bis, che non è stato mai discusso in Commissione, essendo stato oggetto di una relazione che si è svolta ieri sera. I lavori di Commissione, per l’evidente impegno dell’Aula, non hanno poi avuto prosecuzione e, quindi, non c’è stata neanche la discussione generale sul testo bis.

Dire che dall’inizio della legislatura questo tema è in discussione non serve a niente, Presidente, perché il testo che si porta in Aula è sorto cinque o sei giorni fa, è stato appena assegnato alla Commissione e non è stato discusso. Dire che ci sono stati due anni di tempo vale poco, perché il parere del Governo sul testo Cirinnà antecedente e sugli emendamenti, nonché le prese di posizione del Governo sono venuti il 29 luglio 2015. Nessuno ha impedito ai Governi di pronunciarsi prima, per cui il Governo si è pronunciato il 29 luglio. Quindi, la discussione sul disegno di legge Cirinnà 1 in Commissione giustizia è iniziata alla fine luglio. Ad agosto abbiamo lavorato con una brevissima interruzione, ma tutto si può dire tranne che il Senato dal 29 luglio ad oggi non abbia fatto nulla, perché ha discusso cose importanti e si è impegnato con opinioni diversificate. Non c’era, quindi, la possibilità di discutere prima del 29 luglio nel merito il Cirinnà 1 e non c’è stata alcuna discussione sul Cirinnà 2. E sono stati accantonati i provvedimenti ulteriori che erano stati presentati dai senatori Caliendo e Malan.

In conclusione, ci troviamo pertanto a discutere in Aula un provvedimento che forse avrebbe trovato più facilmente e saggiamente in Commissione punti di convergenza – ma lasciamo il merito ad altre occasioni, e mi rivolgo a molti colleghi, dal presidente Casini al senatore Tonini, nonché a tanti altri, con i quali abbiamo avuto modo di confrontarci – perché le proposte che ho citato prima dei senatori Malan e Caliendo del nostro Gruppo sul tema dei diritti hanno avuto ampie aperture. Sono trattati il problema delle adozioni e il rischio di compravendita di bambini o di uteri in affitto, che forse in Commissione avrebbero potuto trovare più facilmente la definizione di una soluzione condivisa (se è vero quello che dicono tutti, ci sono già divieti vigenti e questo non lo si vuole).

Quindi la richiesta di non metterlo all’ordine del giorno è proprio volta a favorire una eventuale condivisione anche su temi delicati.

In questi giorni ho letto interviste, dichiarazioni di parlamentari di tutti i Gruppi (anche del Partito Democratico, ad esempio del senatore Lepri), che dimostrano quanto questo tema crei una discussione, come è normale che sia, all’interno di tutti i Gruppi. La calendarizzazione poi è solo una bandierina per tacitare correnti interne del Partito Democratico che si sono arrese sul testo della Costituzione che non condividevano, ma che poi hanno votato. (Applausi della senatrice Rizzotti). Questa è la traduzione politica di quello che sta accadendo in questo momento, quindi va pur detto. Dopodiché sappiamo perfettamente che si farà l’incardinamento con la relazione e poi tutto slitterà a dopo la sessione di bilancio, quindi la discussione di domani mattina è assolutamente inutile. Cosa preclude, però, colleghi? Lo dico anche ai colleghi di NCD, il cui presidente Schifani è intervenuto. Poiché si incardina il provvedimento in Aula, ci si preclude la possibilità di una discussione ulteriore in Commissione, che poteva anche avvenire in questa fase, e di trovare delle soluzioni, che potremmo anche individuare in 320, ma non sarà così facile.

Si tratta quindi di una scelta propagandistica, inutile e sbagliata, che viene fatta violando inutilmente l’articolo 72 della Costituzione e l’articolo 44 del Regolamento.

Faccio pertanto queste considerazioni non per un boicottaggio o per ostruzionismo, ma perché ognuno ha le proprie opinioni su queste materie e – vivaddio – io rivendico le mie e quelle di tanti altri colleghi. Oggi – lo dico anche perché resti agli atti – una dichiarazione del presidente Romani e dei senatori D’Alì, Caliendo, Malan, Gasparri e Matteoli ha anche chiarito qual è la nostra posizione, non egemonica, non di imposizione. Sono temi in cui auspico che la libertà di coscienza alberghi in tutte le case politiche per consentire le scelte migliori, ma c’è stata anche un’indicazione di posizione politica del nostro Gruppo, poi potrà accadere che qualcuno non sarà d’accordo, ci mancherebbe altro.

Credo pertanto, caro Presidente, che sia una scelta di propaganda, dettata da esigenze congressuali, quindi anche stasera alle ore 19,30 c’è un’altra sessione del congresso del PD. Trovate una soluzione, perché io rispetto tutti i dibattiti politici, ma non è che possiamo averlo prima e dopo i pasti principali, che poi a volte non si possono nemmeno consumare – e questo è un bene – per via dei lavori parlamentari. Il congresso del PD sarà un evento importante, ma non può condizionare la vita della Repubblica.

Ritengo pertanto che la calendarizzazione di quel provvedimento sia un errore, perché ci sarà una discussione inutile, un rinvio, ci si precluderà un approfondimento in Commissione e si ingolferà l’Aula, perché alla fine si inventeranno qualche altra cosa. Si tratta, tuttavia, di una scelta inutile oltre che sbagliata ed è per questo che proponiamo in maniera educata, argomentata a livello costituzionale e regolamentare, di differire ad altra fase la discussione del provvedimento sulle unioni civili. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

GIOVANARDI (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, credo che la decisione circa questo inserimento sia gravissima e vi spiego i motivi per cui la ritengo tale. L’articolo 72 della Costituzione impone l’esame di un provvedimento in Commissione: è un principio di rango costituzionale. Il nostro Regolamento parla di due mesi, ma ci sono stati quattro precedenti storici nei quali il Presidente ha potuto usufruire del suo diritto di ridurre i termini. Di solito avveniva alla scadenza del secondo mese; l’unica eccezione è stata il disegno di legge Cirami, che è stato richiamato in Aula dopo quindici giorni di discussione in Commissione, tra vivissime proteste dell’Emiciclo, soprattutto da sinistra. In questo caso, essendo stata fatta ieri la relazione in Commissione (oltretutto in seduta notturna) ed essendo stato inserito oggi nell’ordine del giorno della seduta di domani, il Presidente non utilizza il suo potere di ridurre i tempi, ma annulla e cancella un principio costituzionale: d’ora in poi un disegno di legge potrà essere illustrato la sera in Commissione e il giorno dopo andare in Assemblea, inoltre, gli unici senatori che si erano iscritti ieri sera per intervenire sulla relazione che ha svolto la senatrice Cirinnà non hanno neanche potuto prendere la parola in discussione generale.

È evidente che a questo punto qualsiasi disegno di legge, cancellando l’articolo 72 (come è stato fatto in questo caso), può essere portato in Aula, non riducendo i tempi, ma facendo passare il principio per cui un disegno di legge rimane in Commissione neanche un secondo. Ieri in Commissione, dopo l’illustrazione, la seduta è stata sospesa e il dibattito è stato rimandato alla prossima seduta di domani, quando il provvedimento sarà già incardinato in Assemblea. Avanzerò anche la proposta di togliere dall’ordine del giorno l’esame di questo provvedimento e di inserirne un altro.

Ricordo che, contrariamente alle bugie che vengono raccontate, abbiamo potuto cominciare a lavorare all’inizio di luglio perché il Governo, non mandando la relazione tecnica, non ci ha messo nelle condizioni di cominciare i lavori. Abbiamo fatto qualche seduta all’inizio di agosto – ne abbiamo fatte in tutto tredici – e siamo arrivati al 20 settembre. Abbiamo smaltito il 25 per cento degli emendamenti in ventuno giorni – non due anni – e avremmo concluso tutto il lavoro in Commissione. Chi racconta che questo testo è stato fermo per due anni racconta una solenne bugia al Paese. Abbiamo lavorato ventuno giorni a partire da quando il Governo ci ha permesso di lavorare, in quanto prima non abbiamo potuto votare gli emendamenti visto che mancava la relazione tecnica. Venerdì scorso abbiamo ritirato 400 emendamenti e dei nostri ne sono rimasti non svariati milioni, ma solo qualche centinaio; io ho ritirato i miei, mantenendone 30 su 400.

Adesso ci troviamo in una situazione per la quale esiste un precedente. Ricordo che la cosiddetta legge Fini-Giovanardi è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale perché, dopo due anni di lavoro in Commissione, nel disegno di legge di conversione del decreto-legge sono stati inseriti articoli che non erano stati discussi in Commissione e la Consulta ha detto che la conversione era stata affrettata. Vorrei sapere cosa la Corte costituzionale dirà domani quando questo disegno di legge, che i Capigruppo hanno fatto proprio, non è stato in Commissione neanche un secondo perché nessuno è potuto intervenire. Dov’è l’esame in Commissione di questo disegno di legge? Quando è stato esaminato in Commissione, visto che è stato proposto ieri sera e che i dodici senatori iscritti a parlare non hanno potuto farlo? Vedo che il Segretario Generale continua a suggerire al Presidente, ma queste non sono questioni da suggerimento perché quando si stracciano la Costituzione ed il Regolamento del Senato non c’è scusa che tenga.

Propongo pertanto che al posto di questo provvedimento venga inserito in calendario il provvedimento sulla prescrizione, su cui da mesi è stata fatta la relazione in Commissione giustizia e che aspettiamo venga portato all’esame dell’Assemblea. Nessuno l’ha però mai calendarizzato. Si dice che c’è bisogno di un accordo politico e che finché non si fa non si può parlare di prescrizione. Si può però portare in Aula il provvedimento sulle unioni civili senza che la Commissione lo abbia proposto, come la Costituzione richiede.

Signor Presidente, qui c’è una sua responsabilità visto che non poteva inserire all’ordine del giorno la trattazione di questo provvedimento; poteva ridurre i tempi di esame in Commissione, ma non azzerarli. (Commenti del senatore Cioffi). Lei lo ha fatto e ha così creato un precedente devastante.

Chiedo quindi che al posto del provvedimento sulle unioni civili venga inserito nel calendario dei lavori il provvedimento in tema di prescrizione. (Applausi del senatore D’Ambrosio Lettieri).

PRESIDENTE. I precedenti c’erano già, non è devastante.

CRIMI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, forse ci siamo dimenticati di una questione che non è stata inserita nell’elenco degli argomenti in trattazione.

Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha licenziato il documento relativo alla richiesta di arresto del senatore Bilardi, che dovrebbe essere calendarizzato. Doveva essere calendarizzato già da tempo, ma è rimasto in sospeso nell’aria, forse perché serviva per mantenere certi equilibri nella maggioranza al fine di portare a casa le riforme. Questo documento rimane ora ancora in sospeso, forse per garantire un equilibrio sul tema delle unioni civili che vede qualche crepa?

Credo che l’esame di questo documento possa essere svolto giovedì mattina; trattandosi di un documento su cui può intervenire un rappresentante per Gruppo, in due ore il suo esame può essere portato a compimento. Se c’è da votare «sì», si vota «sì»; se c’è da votare «no», si vota «no». Almeno ci togliamo questo problema, tanto alla fine quando c’è da fare le schifezze votate con il Nuovo Centrodestra, mentre quando c’è da legiferare in tema dei diritti dei cittadini e il Nuovo Centrodestra vi abbandona cercate il Movimento 5 Stelle. (Applausi dal Gruppo M5S).

D’AMBROSIO LETTIERI (CoR). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D’AMBROSIO LETTIERI (CoR). Signor Presidente, vorrei rivolgere una proposta ai colleghi di maggioranza, in particolar modo al presidente Zanda. Mi pare di capire che abbiamo dinanzi a noi ancora un lungo periodo di lavori per questa legislatura. Dico allora, soprattutto su temi importanti, presidente Zanda: vogliamo trascorrere questi residui due anni e mezzo in una contrapposizione continua sui metodi di lavoro oppure vogliamo cercare di trovare, attingendo al patrimonio del buonsenso – del quale pure lei, presidente Zanda, so non essere assolutamente privo – il senso di quella responsabilità che abbiamo visto sbiadita durante l’iter legislativo che ci ha portato, qualche minuto fa, a riformare la Costituzione?

Il Gruppo dei Conservatori e Riformisti sull’argomento in discussione, quello delle unioni civili, non fa barricate e non vuole essere prigioniero di ideologie, ma vuole affrontare la delicatezza di un tema che ha implicazioni rilevanti con un atteggiamento laico e senza pregiudizi di sorta. Vogliamo fare in modo che questo approccio costruttivo lasci spazio ad un confronto dialettico propositivo rispetto ad un provvedimento di particolare rilievo? Se vogliamo imboccare questa strada, credo che portare al Paese il risultato di aver incardinato le unioni civili prima della legge di stabilità faccia parte di un atteggiamento che conferma i sospetti di qualcuno, secondo cui il congresso del PD si svolge in seduta permanente e continua.

Mi chiedo allora: qual è il motivo di questa accelerazione? Nel metodo, sembra quasi che essa determini l’abolizione delle Commissioni permanenti e del prezioso lavoro di tipo tecnico che esse svolgono. Abbiamo visto arrivare in Assemblea la riforma costituzionale senza il mandato al relatore; il provvedimento sulle unioni civili credo che abbia visto tagliata una quantità cospicua di emendamenti (ne sono rimasti alcuni). Perché non si lascia completare il lavoro, in modo tale da far emergere il confronto dialettico, sia pure fra posizioni differenti, come metodo per approdare ad un risultato che serva al Paese e che non si trasformi invece nel risultato di un braccio di ferro, che assolutamente al Paese non serve? Per quale motivo vogliamo accelerare, portando in Assemblea domani il disegno di legge, con il Presidente della Commissione giustizia che riferirà sui lavori della Commissione? Poi interromperemo per un mese i lavori su quello stesso disegno di legge, salvo riprenderli fra trenta giorni, dovendosi riannodare i fili di un ragionamento e di una discussione.

Siamo seri e responsabili, signor Presidente. Lo dico con la consapevolezza di assumere una responsabilità che ha in sé l’impegno a non porre in essere alcuna forma di ostruzionismo: rinviamo l’esame del disegno di legge ai tempi immediatamente successivi all’approvazione del disegno di legge di stabilità e, soprattutto, riprendiamo i lavori in quest’Aula secondo il rispetto, non soltanto del Regolamento e delle leggi scritte, ma anche di quelle non scritte, che sono quelle del buonsenso e di un civile rapporto di confronto fra forze politiche che devono rappresentare l’elemento di rilancio della prospettiva di un Paese che ha bisogno di leggi fatte bene, con democrazia e con il ripristino delle funzioni del Parlamento. (Applausi dal Gruppo CoR).

*QUAGLIARIELLO (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, mi potrei appellare al Regolamento. La realtà delle cose, infatti, è quella illustrata dal presidente Schifani, dal presidente Gasparri e dal senatore Giovanardi. Noi veniamo da una seduta, quella di ieri in Commissione (credo che il presidente Casson ne sia stato testimone), nella quale è stata svolta la relazione iniziale da parte della senatrice collega Cirinnà; vi è stata, poi, una forma di abbinamento abbozzata, che non ha avuto alcun tipo di approfondimento.

Signor Presidente, se mi consente, andando al nocciolo della questione, vorrei invece appellarmi al buonsenso e non al Regolamento. Su questo provvedimento noi ci troviamo, per l’essenziale, in una situazione nella quale – lo dico in termini crudi, poi avremo modo e tempo di approfondire e di ribadirlo in termini più precisi – abbiamo una condivisione sul tema dei diritti personali e un’opinione assolutamente divergente sulla genitorialità e, in particolare, sulle conseguenze dell’adozione. Alcuni di noi ritengono che le formule presenti nella legge potrebbero indurre o incrementare una pratica che credo la gran parte dell’Assemblea consideri con sospetto, e cioè quella dell’utero in affitto. Un’altra parte di quest’Aula ritiene che tra le due questioni non vi sia collegamento. Cerco di portare la discussione nei termini oggettivi.

Ora, su questo tema si può provare a continuare una discussione in termini civili, per vedere se ci sia una soluzione e se ci si possa capire. Nessuno ha la garanzia che questo avvenga e, anzi, è probabile che non sia così. Ma quello che sinceramente non riesco a comprendere, signor Presidente, è perché dobbiamo evitare che ciò possa accadere.

Se l’incardinamento di domani servisse a portare immediatamente in Aula il provvedimento, io capirei che vi sono delle circostanze e delle aspettative che in questo modo verrebbero soddisfatte. Ma noi sappiamo perfettamente – lo sappiamo tutti – che l’incardinamento di domani si ferma lì e poi blocca il tema sia in Aula che in Commissione: non crea un’accelerazione.

Posso comprendere che da parte del Partito Democratico vi sia la richiesta di una garanzia che questo non sia un modo, da parte di quella che è minoranza su questo provvedimento, per fare ostruzionismo e poi portarci, mese dopo mese, a prendere altro tempo. Capisco, quindi, che il PD chieda una garanzia su un tempo di incardinamento e di discussione che sia oggettivamente utile, nel quale l’Assemblea si renda disponibile. Questo avrebbe un senso. Ma compiere una probabile forzatura sul Regolamento (io la ritengo sicura, qualcuno la può ritenere probabile), evitare che la discussione continui in Commissione, tutto ciò per non portare la discussione in Assemblea, perché l’Aula è occupata, e arrivare comunque a quel tempo che ci si è proposti di garantire in ogni caso, francamente, signor Presidente, è qualcosa di cui non riesco a capire la logica, se non in una dimensione di pura propaganda, che dovrebbe essere evitata.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 19,45)

(Segue QUAGLIARIELLO). Sono convinto, signor Presidente, che con molta probabilità non si arriverà a una composizione su questo tema. Sarei ipocrita se dicessi il contrario, perché è un tema che tocca i principi di fondo che per molti di noi non sono negoziabili. Ma non capisco la ragione per la quale si vuole anche evitare il tentativo, senza peraltro che ciò porti un beneficio su un altro terreno. Sappiamo tutti, infatti, che il tema in Assemblea sarà affrontato a gennaio. (Applausi del senatore Giovanardi).

PRESIDENTE. Quindi, la sua proposta è di rinviarlo a gennaio?

QUAGLIARIELLO (AP (NCD-UDC)). La proposta è quella di evitare l’incardinamento generale, se devo farne una formalmente.

PRESIDENTE. Si associa a quella del senatore Schifani?

QUAGLIARIELLO (AP (NCD-UDC)). Sì, Presidente, mi rimetto alla proposta del presidente Schifani.

ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, prendo la parola per sostenere la decisione che ha assunto la maggioranza in Conferenza dei Capigruppo, nonché per qualche precisazione rispetto all’intervento del senatore Quagliariello.

La necessità di calendarizzare in Aula il provvedimento sulle unioni civili, Presidente, deriva da un’osservazione dell’andamento dell’esame del provvedimento nei mesi passati.

SACCONI (AP (NCD-UDC)). Uno solo.

MALAN (FI-PdL XVII). Nel mese passato.

ZANDA (PD). Nei mesi passati, al plurale.

Una parte consistente di questa Assemblea attribuisce a questo provvedimento una notevole importanza. È un provvedimento che è stato molto studiato, molto elaborato e personalmente ritengo – l’ha detto per inciso anche il senatore Quagliariello – che ci sia una condivisione molto ampia su una parte rilevante del provvedimento stesso, ovvero quella che attiene ai diritti e ai doveri, che definisce l’istituto.

La Commissione ha esaminato il tema delle unioni civili per la durata di 75 sedute: tante sono state le sedute dedicate dalla Commissione alle unioni civili.

TAVERNA (M5S). Qual è la proposta?

ZANDA (PD). In questa lunghissima sequenza di riunioni non siamo riusciti a portare avanti il provvedimento praticamente in niente. In tutte le Conferenze dei Capigruppo che si sono susseguite negli ultimi mesi abbiamo sempre chiesto la calendarizzazione e l’abbiamo chiesta naturalmente mettendo anche la condizione che venisse completato l’iter del provvedimento in Commissione. Questo non è servito a smuovere nulla nei lavori della Commissione (Commenti del senatore Giovanardi).

TAVERNA (M5S). Qual è la proposta di modifica del calendario?

PRESIDENTE. Colleghi, ciascuno è riuscito ad intervenire tranquillamente e anche il senatore Zanda ha diritto di farlo.

ZANDA (PD). Senatore Giovanardi, fino a questo momento nessuno l’ha interrotta, tantomeno io. Lasci parlare e quando avrò finito, se avrà qualcosa da dire e il Presidente le darà la parola, potrà replicare. Però lasci parlare, per cortesia, come tutti lasciano parlare lei, qualsiasi cosa dica.

Il tema è questo: è necessario che un provvedimento di tale delicatezza a questo punto abbia un suo sbocco, e lo sbocco naturale è quello dell’Assemblea. Noi pensiamo che sarebbe stato molto meglio che la Commissione avesse avuto la possibilità di esaurire i suoi lavori, lo avremmo preferito di gran lunga e l’abbiamo detto in tutte le Conferenze dei Capigruppo. Sarebbe stato meglio portare il provvedimento in Aula con un relatore. Questo è stato impossibile, e niente fa immaginare che le cose possano cambiare. Proprio nulla. Anche il suo intervento, senatore Giovanardi, non fa assolutamente ben sperare sulla possibilità che la Commissione possa lavorare con tranquillità, serenità e obiettività su questo tema.

A questo punto, quindi, insisto per la decisione che è stata assunta a larghissima maggioranza dai Capigruppo e chiedo a tutti i Gruppi che l’hanno votata in Conferenza dei Capigruppo di sostenerla anche in Assemblea, perché sarebbe davvero molto grave che dopo la decisione che abbiamo preso insieme il provvedimento non venisse incardinato domani mattina, certamente sapendo che a breve ci sarà l’interruzione per la sessione di bilancio, ma sapendo anche che la decisione dell’incardinamento rende irreversibile il suo esame in Aula. Capisco che è una decisione che ha un valore parlamentare e naturalmente anche politico.

Chi avesse voluto una discussione – lo dico in modo impersonale – in Commissione costruttiva, fattiva e collaborativa, ha avuto 75 sedute per farlo e non l’ha fatto. (Applausi dal Gruppo PD).

GIOVANARDI (AP (NCD-UDC)). Ma cosa dici? Bugiardo! Pinocchio!

SACCONI (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, le farò una proposta, però mi consenta in primo luogo di constatare purtroppo l’assenza del Presidente, al quale il senatore Schifani aveva rivolto uno specifico quesito, sulla base del precedente rilevante, quello proprio della riforma costituzionale, allorché fu audita nella Conferenza dei Capigruppo la presidente della Commissione, a sottolineare l’eccezionalità della decisione che in quella sede veniva assunta, in contrasto con l’articolo 44 del Regolamento, e il dovere di esame per un congruo periodo di almeno due mesi da parte della Commissione del testo lì assegnato.

Vorrei altresì ricordare – e mi dispiace l’assenza del Presidente – che in altra occasione fui seriamente redarguito, nella qualità di Presidente di Commissione, perché ritenni implicita una decisione procedimentale, quella cioè di non porre ai voti gli emendamenti che avevano ricevuto, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, il parere contrario della Commissione bilancio. Mi fu detto che le decisioni non devono mai essere implicite, ma che devono essere esplicitamente assunte dalla Commissione, cosa che non è accaduta ieri sera, per quanto riguarda l’abbinamento dei nuovi disegni di legge ai disegni di legge a suo tempo presentati e sui quali vi è stato l’esame da parte della Commissione, anche se, senatore Zanda, questo esame non coincide con il tempo decorso dalla prima relazione che su quei disegni di legge si è svolta.

Quando il senatore Giovanardi le ricorda, senatore Zanda, il solo mese di settembre come tempo di lavoro, ricorda cioè l’inizio della fase emendativa dalla presentazione del testo base, del testo quindi sostitutivo dei vari testi presentati, da parte della relatrice. Il tempo “perduto” non è quindi certo imputabile agli interventi essenzialmente del solo senatore Giovanardi sugli emendamenti presentati, ma è imputabile alle discussioni interne al Partito Democratico, che ha ritmato i lavori della Commissione, e oggi chiede di ritmare i lavori dell’Assemblea in base al proprio legittimo e interessante dibattito interno.

Vorrei ricordare che ha ragione anche il senatore Quagliariello quando dice che si ipotizza di calendarizzare il provvedimento dopodomani, ma poi ragionevolmente si va a gennaio. In quel tempo…

PRESIDENTE. Senatore Sacconi, deve fare la sua proposta.

SACCONI (AP (NCD-UDC)). La mia proposta è che ritorni in Commissione. (Commenti dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. La proposta di ritorno in Commissione la potremo fare quando ci sarà la fase delle questioni incidentali.

SACCONI (AP (NCD-UDC)). Mi consenta di dirle, signor Presidente, ma perché ascoltino le colleghe e i colleghi del Movimento 5 Stelle… (Commenti della senatrice Bulgarelli). È importante – e voi avete ragione quando certe volte richiamate la maggioranza – difendere in tutte le circostanze le prerogative dell’opposizione.

DE PETRIS (Misto-SEL). Ora? Dovevi parlare l’altro giorno!

SACCONI (AP (NCD-UDC))…sia quando la praticate, sia quando vi trovate nella posizione opposta. Io non ho mai contestato i diritti dell’opposizione, com’è noto anche nell’ambito dei lavori della mia Commissione, perché ho molto rispetto dei diritti della minoranza. Nella mia esperienza sono stato in minoranza e in maggioranza e so quanto debbano essere sempre, in ogni circostanza, considerati tali diritti e non adattati alla posizione soggettiva.

PETRAGLIA (Misto-SEL). La proposta!

SACCONI (AP (NCD-UDC)). Io chiedo il ritorno del provvedimento in Commissione, come è stato già detto, perché quella è la sede nella quale ci si può confrontare. Sono circa ottanta soltanto gli emendamenti e credo anche il Movimento 5 Stelle dovrebbe convenire circa l’utilizzo di questo tempo, perché in realtà mi sembra ci si accinga a fare soltanto un’operazione ideologica, collegata probabilmente con i giorni del Sinodo, quella di voler mettere in agenda a tutti i costi la genitorialità delle coppie omosessuali. (Applausi dal Gruppo AP (NCD-UDC)).

PRESIDENTE. Senatore Sacconi, la sua proposta è irricevibile, perché non può tornare in Commissione quello che non è ancora arrivato in Assemblea. Darò la parola agli ultimi colleghi che lo chiederanno: ricordo che un conto sono le proposte di modifica di calendario, un altro la loro discussione, per cui può intervenire un senatore per Gruppo, per non più di dieci minuti.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, a seguito dell’intervento del Presidente Zanda vorrei precisare alcune cose. Vorrei ricordare per quanto tempo la Commissione ha potuto lavorare sugli emendamenti, cioè sul testo, perché l’alternativa, se non ci sono gli emendamenti, è votare il testo così com’è; questo è quello che qualcuno vuole introdurre un domani, ma per ora, essendoci ancora alcuni aspetti di democrazia, discutere un testo vuol dire discutere sugli emendamenti. Gli emendamenti si possono discutere se c’è il parere della Commissione bilancio (che viene formulato sulla base di una relazione tecnica del Governo, che nel caso è stata scandalosa), che è arrivato il 29 luglio. Tutti ricorderanno che c’è stato una pausa di un mese durante l’estate. La Commissione non ha perso tempo ed è stata la prima a riunirsi dopo la pausa di agosto, ma le 75 riunioni, menzionate dal presidente Zanda, non sono quelle dedicate alla discussione del testo, perché le sedute dedicate al testo sono state 14. Se la maggioranza del Partito Democratico ritiene che 14 sedute di Commissione – e sappiamo ben la difficoltà dei lavori di Commissione – siano troppe, per discutere un testo che dice che cosa sono la famiglia e il matrimonio, che cos’è essere padre ed essere madre, che cos’è essere figli, mi chiedo quale sia la scala di valori di coloro che portano avanti questi ragionamenti. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

Mi chiedo anche quale siano il rispetto – anche se sono affari loro – da parte della suddetta maggioranza del Partito Democratico nei confronti dei tanti dissensi che ci sono – mi rifaccio alle dichiarazioni lette sulla stampa – su alcuni punti e in particolare sulla questione delle adozioni e dell’utero in affitto.

Potrebbero anche essersi tenute 1.400 sedute di Commissione, anziché le 14 che si sono tenute, ma se il vostro concetto di lavoro in Commissione è quello di avere un testo deciso in qualche segreto ambito del Partito Democratico e poi stare lì ad aspettare un po’ spazientiti che gli altri parlino, per mantenere quel testo, come più volte è stato dichiarato da autorevoli esponenti, membri e non membri del Senato, allora diciamo che abbiamo concetti diversi del dialogo, della democrazia e dei procedimenti parlamentari. In particolare, ricordo che in Commissione è stato bocciato un ordine del giorno, che chiedeva al Governo di continuare a difendere il diritto dei genitori all’educazione dei propri figli secondo i propri principi, citando gli articoli 18 e 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e abbiamo avuto un voto contrario della maggioranza, senza neanche un tentativo di spiegarlo. Sono state fatte numerosissime richieste di porre dei limiti a questa storia delle cosiddette stepchild adoption. La parola già di per sé rivela che si tratta di matrimonio, perché la parola «stepchild» vuole dire «figliastro»: non vuol dire figlio del tuo amico, ma figlio del coniuge e dunque è chiaro che si tratta di un matrimonio. Quanto alla parola «adoption», non mi pare che abbia necessità di traduzione. Io stesso ho presentato un emendamento per tentare di porre dei limiti e ho detto che sono disposto a ritirarlo, se la relatrice o altri ritengono di proporre soluzioni diverse. C’è stato un semplice parere contrario e basta. Se questo è il vostro concetto di dialogo, davvero non è il nostro, non è quello che abbiamo praticato quando eravamo maggioranza e che praticheremo quando torneremo ad esserlo. Purtroppo, per ora non lo siamo e vediamo le gravi conseguenze di quanto avvenuto. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusio).

CENTINAIO (LN-Aut). Non voglio intervenire sul tema del disegno di legge in materia di unioni civili, perché ci sarà il momento opportuno. Penso dunque che mettersi a dire adesso quali sono le posizioni di ciascuno di noi non sia opportuno e non serva neanche al dibattito. In questo momento stiamo discutendo del calendario e vorrei rimanere sul calendario, signor Presidente.

Voglio però ricordare una cosa all’Aula, e il mio intervento serve proprio perché almeno rimanga agli atti. Per quindici giorni io non ho sentito i senatori dell’attuale maggioranza lamentarsi perché il Regolamento non veniva rispettato. Per quindici giorni si è parlato di riforme costituzionali ed il Gruppo NCD è stato in silenzio, accettando qualsiasi cosa venisse proposta dal Partito Democratico! (Applausi dai Gruppi LN-Aut e Misto-SEL).

L’hanno accettata, sono stati in silenzio e l’hanno digerita, e sono andati anche oltre l’averla digerita!

Ora, ad NCD, che viene qui a parlare dei diritti delle minoranze e a sostenere che bisogna rispettare il Regolamento e i lavori di Commissione, io dico: fate ridere i polli! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

SACCONI (AP (NCD-UDC)). Ne riparleremo! Voglio vedere cosa voterete!

BONFRISCO (CoR). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (CoR). Signor Presidente, io raccolgo l’appello del collega Centinaio, che mette correttamente in evidenza molti punti, a non entrare adesso nel merito di questa vicenda ma a restare sul tema del calendario.

Sul tema del calendario vorrei rappresentare il nostro disagio, ancora una volta, nel registrare che, nonostante oltre il testo Cirinnà-light, o Cirinnà-bis, così come è stato definito, altre due proposte di legge, a firma del senatore Malan e mia e a firma del senatore Caliendo e del senatore Zizza, siano state completamente ignorate da una Conferenza dai Capigruppo o dai Capigruppo di maggioranza. Come se l’unico modo per approdare in Aula oggi fosse quello di prendere in esame il testo maturato all’interno del Partito Democratico.

E ci risiamo: ecco perché ha ragione il senatore Centinaio! L’eterno congresso del Partito Democratico va in scena anche sulle unioni civili. Un tema come questo, esattamente come le riforme costituzionali, attraversa la vita dell’intera Aula parlamentare per le posizioni culturali, politiche e sociali, di cui noi tutti siamo rappresentanti ma viene liquidato, ancora una volta, come la prova di forza di una presunta maggioranza.

Mi permetto di entrare solo un attimo nel merito di questa vicenda per dire che è una presunta maggioranza quella che, su un tema così importante, si divide in questo modo. Però, alle parole vorrei che seguissero i fatti! Quindi, io domando ai colleghi di NCD: solo adesso scoprite il diritto a rappresentare posizioni diverse?

Io mi auguro che, su questo tema, come non è avvenuto sulle riforme costituzionali, la cultura e i valori del centrodestra possano tornare a rappresentare posizioni corrette per la società.

Noi abbiamo, infatti, l’obbligo di interpretare un movimento, una pulsione e un desiderio, che nella società italiana sono presenti, di avanzare sul terreno dei diritti civili.

Ora, siccome io avevo annunciato che non sarei entrata nel merito, mi limito a proporre che questo calendario possa affrontare davvero le questioni, e non per finta.

PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che le proposte di modifica al calendario, che riguardano il disegno di legge sulle unioni civili, saranno poste in votazione a partire dalla più lontana fino alla più vicina al progetto di calendario adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo.

Metto pertanto ai voti la proposta di modifica del calendario presentata dal senatore Giovanardi, volta a sostituire il disegno di legge sulle unioni civili con il disegno di legge sulla prescrizione.

Non è approvata.

Dispongo comunque la controprova.

Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell’Assemblea, avanzata dal senatore Gasparri, volta ad espungere dal calendario il disegno di legge sulle unioni civili.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell’Assemblea, avanzata dai senatori Schifani e D’Ambrosio Lettieri, volta a rinviare la discussione del disegno di legge sulle unioni civili alla prima seduta del 2016, concluso l’esame del disegno di legge di stabilità.

Non è approvata.

Dispongo la controprova.

Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell’Assemblea, avanzata dal senatore Castaldi, volta ad effettuare il voto finale sul disegno di legge sulle unioni civili entro giovedì 15 ottobre.

Non è approvata.

CASTALDI (M5S). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. L’avete votata solo voi del Gruppo Movimento 5 Stelle.

CASTALDI (M5S). Anche SEL!

PRESIDENTE. È bocciata comunque.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell’Assemblea avanzata dal senatore Crimi, volta a calendarizzare la relazione della Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari sul caso Bilardi.

Non è approvata.

Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori adottato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo e da me comunicato all’Assemblea.