CERRELLI E INTROVIGNE (Sì ALLA FAMIGLIA): «SENTENZA EUROPEA SULLE UNIONI GAY. PERCHÉ L’ITALIA NON HA PRESENTATO APPELLO?»

Il governo italiano non ha presentato appello contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo «Oliari e altri contro Italia» del 21 luglio 2015, che condanna l’Italia per il mancato riconoscimento delle convivenze omosessuali. Il termine per l’appello è scaduto il 21 ottobre e la sentenza è ora diventata definitiva. «Si tratta – affermano in una nota l’avvocato Giancarlo Cerrelli, segretario nazionale dei Comitati Sì alla famiglia e il sociologo torinese Massimo Introvigne, vice-responsabile nazionale di Alleanza Cattolica e presidente degli stessi Comitati – di una decisione incomprensibile, che tra l’altro ha come conseguenza il dovere dell’Italia di pagare immediatamente la multa inflitta dalla Corte, a tutto danno dei contribuenti. Gli Stati appellano quasi sempre le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e quella del governo Renzi è una scelta ideologica che mostra chiaramente da che parte sta». «Peraltro – continuano Cerrelli e Introvigne – a fronte di interpretazioni aberranti della sentenza Oliari occorre sempre ricordare che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non ha affatto ingiunto all’Italia di approvare leggi come la Cirinnà, che parificano le unioni omosessuali ai matrimoni. Afferma che gli Stati europei sono tenuti a riconoscere i “diritti fondamentali” dei conviventi omosessuali ma sulle forme di questo riconoscimento lascia piena libertà a ciascuno Stato. E la sentenza afferma esplicitamente che non c’è alcun obbligo d’includere in questo riconoscimento l’adozione».