D.D.L. SUL DIVORZIO BREVE: RESOCONTO DELLA SEDUTA DEL 29 MAGGIO 2014

Pubblichiamo il resoconto stenografico della seduta odierna nell’aula della Camera, riguardante la discussione e l’approvazione della legge sul c.d. divorzio breve. Da domattina il resoconto sarà affiancato da un primo ragionato commento.

XVII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell’Assemblea

Seduta n. 236 di giovedì 29 maggio 2014

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO

 

 Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge: Amici ed altri; Centemero ed altri; Moretti ed altri; Bonafede ed altri; Di Lello ed altri; Di Salvo ed altri: Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi (A.C. 8318921053128819382200-A) (ore 9,37).

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge nn. 831-A ed abbinate, di iniziativa dei deputati Amici ed altri; Centemero ed altri; Moretti ed altri; Bonafede ed altri; Di Lello ed altri; Di Salvo ed altri: Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi.
Ricordo che nella seduta del 26 maggio si è conclusa la discussione sulle linee generali e i relatori e il rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 89 del Regolamento, le seguenti proposte emendative, non previamente presentate in Commissione, in quanto estranee rispetto al contenuto del provvedimento, che interviene su alcuni limitati aspetti della disciplina dello scioglimento del matrimonio, vale a dire sulla durata della separazione che legittima la domanda di divorzio, sull’efficacia dell’ordinanza con cui sono adottati i provvedimenti urgenti nell’interesse dei figli e dei coniugi, nonché sul momento rilevante ai fini dello scioglimento della comunione: Fabrizio Di Stefano 01.050, che prevede un percorso di mediazione familiare volto a rimuovere le cause che hanno portato alla crisi coniugale e a favorire la predisposizione di un apposito piano genitoriale; Fabrizio Di Stefano 1.051 e 1.053, relativi anch’essi alla previsione di un piano genitoriale nell’ambito della procedura per lo scioglimento del matrimonio; Fabrizio Di Stefano 1.050, volto a modificare la procedura di conciliazione tra i coniugi.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,39).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall’articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 10.

La seduta, sospesa alle 9,40, è ripresa alle 10.

Si riprende la discussione del disegno di legge n. 831-892-1053-1288-1938-2200-A.

PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge n. 831-892-1053-1288-1938-2200-A, recante disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi.
Passiamo all’esame degli articoli del testo unificato delle proposte di legge e degli emendamenti presentati.
Le Commissioni Affari costituzionali e Bilancio hanno espresso i prescritti parerei, che sono distribuiti in fotocopia.

(Esame dell’articolo 1 – A.C. 8318921053128819382200-A)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 1 e dell’unica proposta emendativa ad esso presentata (Vedi l’allegato A – A.C. 8318921053128819382200-A).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

LUCA D’ALESSANDRO, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sull’emendamento Fabrizio Di Stefano 1.50.

PRESIDENTE. Il Governo ?

ENRICO COSTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento Fabrizio Di Stefano 1.50.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, intervengo solo per due minuti per sottolineare un aspetto, cioè che questa norma di legge è una norma importante, che consente veramente al nostro Paese di adeguare la sua legislazione su un tema molto sensibile per tanti italiani. Per questo, riteniamo sia necessario che il testo del provvedimento, che è stato frutto di un gran lavoro di sintesi fatto dalla Commissione e dai relatori, arrivi al suo compimento, senza l’inserimento di altre questioni, che, seppur rilevanti e importanti, trovano poca sintonia con il provvedimento nel suo complesso. Quindi, anche io ritengo che la valutazione negativa che è stata data dai relatori sull’emendamento in oggetto vada letta in questo senso; ciò vale anche per l’articolo aggiuntivo che provvederemo più tardi ad esaminare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, credo anch’io che questo sia un provvedimento rispetto al quale noi usciamo, anche a fronte del parere dato dal relatore, con un accordo complessivo della Commissione, che vale la pena di essere salvaguardato. Credo che obiettivamente si tratti di un provvedimento rispetto al quale il Parlamento svolge un servizio di miglioramento delle condizioni, anche di diritto, in cui vivono i nostri cittadini.
Ricordo che si tratta di un’iniziativa legislativa che fu portata avanti anche dal gruppo di Forza Italia nella scorsa legislatura, dall’onorevole Paniz, che fu primo firmatario di una proposta simile. Credo che il «no», il parere contrario agli emendamenti abbia – lo sottolineava prima il collega Rosato – il pregio di salvaguardare il punto di equilibrio che si è venuto a trovare all’interno della Commissione tra le diverse forze politiche. Ritengo anche, in particolare, che questo emendamento, con la figura del mediatore familiare, introduca un meccanismo quanto meno artificioso nel complesso quadro che il nostro diritto prevede per la separazione e poi successivamente per il divorzio, che questa norma prova a semplificare e, quindi, diversamente, complicarlo sarebbe un andare contro l’indirizzo generale che questa norma abbraccia.
Quindi, ritengo che, anche in questo caso, il parere del relatore sia un parere che, al di là del metodo, che – ripeto – condivido, cioè quello di salvaguardare il punto di equilibrio, anche nel merito abbia una sua propria ragionevolezza intrinseca.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Fabrizio Di Stefano 1.50, con parere contrario di Commissione e Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Zardini ? Carnevali ? Duranti ? Mazzoli ? Villecco Calipari ? Stumpo ? Marzana ? Laffranco ? Zanin ? Fantinati ? Luciano Agostini ? Scanu ? Vacca ? Bolognesi ? Cera ?

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti e votanti 327
Maggioranza 164
Hanno votato 25
Hanno votato no 302

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo alla votazione dell’articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Palmieri. Ne ha facoltà, per 2 minuti.

ANTONIO PALMIERI. Signor Presidente, anche meno: io annuncio il mio voto contrario su questo articolo, su tutti gli articoli di questo provvedimento ed il voto contrario alla generalità del provvedimento. Lo dico col massimo rispetto per il lavoro che hanno fatto per lavoro i relatori nella Commissione, che sono persone che apprezzo e stimo, e lo dico anche col massimo rispetto per chi, in quest’aula e fuori da quest’aula, ha attenzione ed interesse verso questo provvedimento.
Ritengo che la risposta data sia una risposta sbagliata ad un problema che c’è. Si è scelto di intervenire a valle anziché intervenire a monte, perché se la questione è quella che le procedure sono lente e farraginose, allora il primo rimedio è far lavorare meglio coloro che devono fare in modo che le procedure siano nei tempi previsti dalla legge.
Ricordo che nel 1987 la legge sul divorzio del 1970 è già stata novellata anche riducendo i tempi della separazione.
In secondo luogo, il punto fondamentale, da un pronto di vista culturale, a mio avviso, è questo, cioè che il divorzio non può essere inteso come un diritto, ma è un’extrema ratio, cioè non può essere inteso come un momento al quale tutti devono poter accedere con la massima rapidità e semplicità, ma deve essere, come prevede la legge del 1970, l’esito finale di un cammino o comunque di un tentativo di mettere insieme la famiglia e di tenere insieme la coppia, perché è evidente – e qui termino su questo primo intervento – che la convenienza (la convenienza nel senso più ampio e migliore del termine) per la nostra società sia quella di avere famiglie stabili, nelle quali coloro i quali contraggono liberamente il patto matrimoniale siano da un lato consapevoli degli impegni che si prendono e dall’altro lato siano aiutati a tenere duro.
Io termino qui, Presidente, poi nei successivi interventi avrò modo di approfondire ancora.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Moretti. Ne ha facoltà. Colleghi !

ALESSANDRA MORETTI. Signor Presidente, intervengo per specificare, anche in relazione all’intervento che ho appena ascoltato: volevo ribadire la grande attenzione che la Commissione e i relatori hanno avuto nei confronti di tutte le sensibilità che si esprimono all’interno di quest’aula, anche da parte di chi ha alcune perplessità verso questo provvedimento.

È un provvedimento, però, signor Presidente, che ha una ratio ben precisa…

PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo di abbassare il tono della voce, per favore.

ALESSANDRA MORETTI. … e che è utile che da parte nostra venga ribadita in questa sede. Infatti, il provvedimento sul divorzio breve che, ricordo, interviene dopo quarant’anni dal referendum sul divorzio che abbiamo celebrato pochi giorni fa, ha proprio l’intenzione di capire le mutazioni e i mutamenti che sono intervenuti nell’ambito della società e anche nell’ambito della famiglia e ha l’obiettivo principale di sminare la cultura del contenzioso che, purtroppo, produce la lunghezza del tempo giudiziario. Sminare la cultura del contenzioso significa indebolire anche la conflittualità tra i coniugi e significa, in particolare, difendere la cultura della famiglia che deve sopravvivere anche nei momenti in cui la coppia decide di non stare più insieme. Questo per noi è un principio e un valore fondamentale, cioè la famiglia deve resistere al di sopra di tutto, soprattutto quando evidentemente ci sono dei figli minori. Questa è la cultura che è sottesa a questo provvedimento, provvedimento sul quale abbiamo discusso e si sono espresse tutte le anime, anche quelle che hanno delle legittime perplessità. Però, ascoltando chi si occupa tutti i giorni di questi temi, noi abbiamo proprio cercato, invece, di aiutare la coppia a sciogliere un legame e un vincolo cercando, però, di non perdere quel sentimento familiare che è fondamentale soprattutto quando ci sono i figli minori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Binetti. Ne ha facoltà.

PAOLA BINETTI. Signor Presidente, io capisco che un disegno di legge che abbia avuto il suo luogo di approfondimento specifico nella Commissione giustizia abbia in qualche modo avuto presente questo atteggiamento, che diceva adesso la collega Moretti, di sminare il contenzioso. Infatti, è evidente che se io lo colloco all’interno di una conflittualità che si gioca nell’alternativa, a volte anche drammatica, tra avvocati delle due parti, piuttosto che con il magistrato, questa situazione aggiunge disagio a disagio. Due cose, però, mi preme di far notare. Innanzitutto, che io mi sono stupita che un disegno di legge di questo genere in qualche modo non sia passato per un parere altrettanto autorevole della Commissione affari sociali, nel senso che mi sembra che i problemi che si pongono per la famiglia, in particolare anche i problemi che si pongono per i minori, non possono essere affrontati esclusivamente nell’ottica di tipo giudiziaria ed esclusivamente nell’ottica di un contenzioso che crea drammatica tensione tra le coppie. Si parla di divorzio lampo, così com’è stato sintetizzato anche dalla stampa. Chi è in questo Parlamento da più di una legislatura sa che anche nella legislatura scorsa avevamo affrontato questo tema e si era arrivati all’idea dei dodici mesi. Ad un certo punto, è esplosa proprio la dimensione del divorzio lampo a sei mesi. Io non credo che l’accorciamento del tempo come unità di misura della riduzione del contenzioso garantisca, invece, i figli e anche la cultura della dinamica familiare che vuole guardare alla ricostruzione dei legami e, quindi, in qualche modo anche alla riconciliazione, al perdono, all’ottica del ricominciare. Noi qui escludiamo a priori e in ogni modo che ci possa essere un ripensamento sulle cose. Diamo per scontato che la situazione è drammatica, negativa e definitoria e non abbia alcun altro spazio. Ecco, io credo che meritava, questo disegno di legge, un approfondimento anche dal punto di vista del bambino e non soltanto dal punto di vista per così dire dell’avvocato.
Quindi, ovviamente, voterò a favore dell’emendamento e contro l’articolo, però mi sembra giusto lasciare chiaro che non è l’intero Parlamento, di questa Aula e di questa legislatura, che fa propria la convinzione che il divorzio quanto è più breve, quanto è più veloce, tanto meglio. Siamo totalmente contrari a un approccio di questo tipo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fedriga. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, per quanto mi riguarda questo è un intervento a carattere personale, a titolo personale, perché il gruppo della Lega ha libertà di coscienza nel voto di questo provvedimento. Io però vorrei dire che capisco le affermazioni della relatrice Moretti, la quale dice che gli esperti hanno detto che questo provvedimento va bene: non a caso la relatrice Moretti è avvocato divorzista. E dunque io credo che gli esperti non possono essere soltanto coloro i quali, nella propria professione, hanno una visione di parte delle situazioni che si vanno a creare all’interno dei nuclei familiari quando avviene un dramma per la famiglia quale è il divorzio.
Io voglio ricordare all’Aula che non si può dire che si tutela la famiglia, come ha detto la relatrice Moretti, favorendo il divorzio breve. La famiglia si tutela se si mettono in pratica e si danno alle persone che stanno vivendo una difficoltà familiare tutti quegli strumenti perché la riconciliazione possa avvenire, in particolar modo in presenza di figli minori. Mi sembra che ci stiamo dimenticando totalmente delle difficoltà e anche dei dati che abbiamo a disposizione rispetto al disagio che vivono…

PRESIDENTE. La invito a concludere.

MASSIMILIANO FEDRIGA….i bambini che si trovano all’interno di un conflitto familiare che sfocia nel divorzio, dove in alcuni casi devono alternarsi di casa in casa, da genitore a genitore. E quindi io credo che lo sforzo che noi dovremmo fare è quello di mettere delle risorse a disposizione proprio per far sì che la famiglia non viva queste difficoltà e possa avere tutti quegli strumenti a disposizione affinché la famiglia possa andare avanti e non affinché possa divorziare nel più breve tempo possibile.
E concludo ricordando all’Aula, perché mi sembra che nella cultura generale e anche nella cultura di quest’Aula, in questi anni, sembra quasi che il matrimonio sia un fatto tra due persone: non è così. Il matrimonio è un patto pubblico che fa una copia con la società. Non a caso la società mette o dovrebbe mettere a disposizione bonus, agevolazioni, per esempio anche punti aggiuntivi…

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

MASSIMILIANO FEDRIGA….concludo…quando si fa domanda di case popolari proprio perché la società tutela il nucleo base della società stessa, che è la famiglia. E dunque è troppo facile, magari, acquisire tutte queste agevolazioni e, dopo un anno, in sei mesi divorziare, e tornare come prima, perché è un investimento che la società fa sulla famiglia, quindi non si può banalizzare in questo modo il matrimonio e incominciare a fare i primi passi per distruggere l’istituzione con un divorzio che dura sei mesi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pagano. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, io ho colto nelle parole dell’onorevole Moretti una contraddizione in termini che è stata già evidenziata da chi mi ha preceduto, cioè come se fossero state prese in esame tutte le sensibilità. Però, ancora una volta rafforzo quello che è stato già detto, e cioè le sensibilità attengono soltanto a un aspetto, quello prettamente giurisdizionale, giuridico, che dir si voglia, e cioè il fatto che c’è un contenzioso tra due soggetti e nessuno ha tenuto in debito conto, in nessun modo, in questo ragionamento che è stato porto a più livelli, è stato mai esaminato il punto di vista del più debole: perché nessuno tiene in debita considerazione che c’è un soggetto debole in tutta questa vicenda, e cioè il minore, il bambino, colui che evidentemente soffre da tutta questa vicenda.
È risaputo, è noto che per i bambini, anche per i coniugi, una qualsiasi forma di separazione è un trauma pressoché insuperabile per una fase della propria vita, è come strappare un braccio, ci hanno spiegato mille volte gli psicologi, eppure, nonostante tutto, non si è mai tenuto conto nei lavori di Commissione che quel bambino lì c’era un’esigenza di tutelarlo e di difenderlo. C’era l’esigenza di guardarlo con attenzione. E mi si dirà: ma cosa significa guardarlo con attenzione ? Qualcuno ha detto in Commissione: vedere le liti dei coniugi. Ebbene, non è così ! Non è così perché i tempi supplementari, in casi come questi, non sono una frase fatta, servano per far riflettere le copie di buon senso, per far capire concretamente che c’è la possibilità di superare tutto questo momento difficile. E io dico questo non perché sia un aspetto psicologico, così, etereo, che viene detto in quest’Aula tanto per parlare.

Io le cito, Presidente, e lo dico a tutta l’Aula, un dato statistico inquietante che offro all’intelligenza e alla sensibilità di tutti coloro che ascoltano o che, comunque, hanno voglia di ascoltare. Si immagini che a leggere i dati ISTAT del 2012 – quindi, soltanto due anni fa – si scopre che il 40 per cento delle separazioni pronunciate dal 1998 al 2010 non è sfociato in un divorzio: sono rimaste separazioni. Perché separazioni e non divorzi ? È il 40 per cento, quindi è una cifra importante. Perché, evidentemente, nell’interesse del bambino, nell’interesse anche del rapporto tra la coppia, si raggiunge un grado – uso una frase che spesso sentiamo dire – di civiltà. Abbiamo un rapporto civile tra me e mio marito, io e mia moglie abbiamo un rapporto civile: quante volte abbiamo sentito dire questo ?
Allora, è evidente che non c’è bisogno del trauma, non è necessario, quando arrivi a litigare e a tirarti i piatti in faccia, tagliare subito, perché spesso, dopo quel primo momento traumatico, emerge il buon senso, e dici: abbiamo l’interesse – che in questo caso coincide con l’interesse della coppia in quanto tale, ma anche e soprattutto con l’interesse del bambino – di stare assieme in un contesto di civiltà. Tutto questo produce un effetto benefico per il bambino, tutto questo produce che quel bambino non sia traumatizzato da una lite o, comunque, in generale, da una separazione, perché quel bambino ha bisogno della mamma, ma ha bisogno anche del papà.
Questo è il dramma di questa Commissione, questo è il dramma di quest’Aula, qualora non riuscisse a capire, a percepire che siamo di fronte a un soggetto debole in quanto tale da tutelare. Ed è per questo che invito alla riflessione tutta l’Aula e ciò al di là delle posizioni e degli schieramenti – mi avvio alla conclusione, Presidente – di principio, perché qui ho l’impressione che venga calata dall’alto una sorta di ideologia, che, in questo caso, è dell’ego, del superego: l’ideologia di pensare a chi, nel caso specifico, siccome sta andando male il matrimonio, deve tagliare presto e subito. Ma presto e subito è possibile farlo quando sei solo con la tua vita, ma quando c’è un frutto della tua vita coniugale o dei frutti, che sono i minori, hai il dovere di stare attento a quello avviene là dentro.
Ecco perché, al di là di tutto, chiedo un voto di coscienza, qui non è un problema di calare dall’alto: c’è anche un’esigenza concreta di testimoniare che non esiste una posizione radical chic che viene calata dall’alto e che esiste anche una necessità di stare attento a chi è più debole. Ci sciacquiamo la bocca e facciamo i gargarismi di solidarietà di pensare agli altri, parliamo di Terzo Mondo, di soggetti che arrivano e, poi, abbiamo il debole sotto casa, abbiamo il bambino, che è il soggetto debole, che è dietro l’angolo, e nessuno ci pensa. Il sottoscritto con questo intervento intende sollecitare le coscienze di ognuno e di tutti (Applausi dei deputati del gruppo Nuovo Centrodestra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega Prataviera. Ne ha facoltà, per due minuti.

EMANUELE PRATAVIERA. Signor Presidente, intervengo a titolo personale perché ci terrei a sottolineare un aspetto: finché siamo in retorica vanno bene tutti i giudizi e, ovviamente, sono rispettabili, ma, nel momento in cui dobbiamo essere anche tecnici all’interno di quest’Aula, io non posso accettare e far passare come inosservate delle osservazioni prodotte dall’onorevole relatrice Moretti, la quale ha affermato che questa norma serve per tutelare la famiglia dopo la fine del matrimonio.
Beh, visto che siamo legislatori e, quindi, dovremmo essere anche tecnici e fedeli alla legge vigente, vorrei citare l’articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che se non sbaglio è ratificata anche dall’Italia e, quindi, è in vigore nel nostro ordinamento giuridico, che afferma che la famiglia esiste dal matrimonio. E, quindi, nel momento in cui, per logica, finisce il matrimonio, finisce la famiglia.
Quindi, non usiamo la retorica per storpiare quella che è la legge, per storpiare quello che deve essere difeso a tutti gli effetti come il nucleo fondamentale della società, che è la famiglia. Questa è la famiglia, altro è quello che dice l’onorevole Moretti, che, probabilmente, si riferisce ai rapporti personali e umani che rimangono tra i due ex coniugi, ma che non hanno nulla a che fare con la famiglia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Daniele Farina, che parla a nome del gruppo. Ne ha facoltà.

DANIELE FARINA. Signor Presidente, parlo a nome del gruppo ma con grande brevità, non si inquieti. Credo che il collega Pagano sicuramente prenderà, come ha dichiarato, queste mie brevissime affermazioni come gargarismi…

PRESIDENTE. Colleghi., vi chiedo di abbassare il tono della voce, per favore.

DANIELE FARINA. Tuttavia, questa attitudine ad accusare di ideologia gli altri, nel mentre se ne fa abbondantemente di propria, io credo che l’abbiamo già ascoltata, la ascolteremo, ma non per questo la dobbiamo ritenere giusta, perché è palese il tentativo di strumentalizzare il tema dei minori, in particolare dei figli, ma il collega Pagano dovrebbe sapere benissimo che i figli minori, coinvolti loro malgrado in un processo di separazione e poi di divorzio dei loro genitori, sono ampiamente tutelati dall’ordinamento. Lo sono e lo saranno indipendentemente da questo provvedimento che andiamo ad approvare; il rammarico, semmai, colleghi, è quello di non aver potuto fare di più, perché questa nostra legislazione che è stata riferita, prevede la separazione, l’istituto della separazione e l’istituto del divorzio. È una bella anomalia italiana che permarrà, perché nel resto dei Paesi europei, perlomeno nella maggior parte, questo doppio binario non esiste, esiste solo il divorzio; chi ha fatto sfoggio della nostra cultura giuridica antica dovrebbe sapere, lo saprà, che nel diritto romano l’istituto della separazione non esiste, esiste il divorzio, semmai, nelle forme dovute.
Ecco perché credo che questo provvedimento vada nella giusta direzione; doveva essere fatto fin dal 1970 questo provvedimento, ma non è stato fatto perché è intervenuta una mediazione antica che ha previsto questo doppio binario, come se il tempo tra separazione e divorzio portasse, nella maggior parte dei casi, a un qualche ravvedimento di persone adulte, cittadini della Repubblica. Non è così, e anche i dati del permanere delle separazioni, in realtà, sono dovuti a ben altri problemi che cerchiamo di risolvere, tra cui, non indifferente, il tema economico che, spesso, diventa un elemento, questo sì, aggressivo nei confronti della condizione del minore.
Ecco perché per questo articolo noi voteremo certamente favorevolmente, con quelle recriminazioni del di più che si poteva fare e non siamo stati capaci di portare (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Marazziti. Ne ha facoltà.

MARIO MARAZZITI. Signor Presidente, ovviamente noi stiamo lavorando su una materia non entusiasmante, perché è una materia che segnala un problema, un infragilimento, un problema della società e delle famiglie italiane. Noi stiamo cercando di vedere cosa sia meglio se, visto che c’è un doppio regime, separazione e divorzio, tenere tempi più lunghi o accorciare a tempi più stretti. Nella pratica, dobbiamo dire la verità, la dinamica delle famiglie è anche quella per cui in realtà, quando c’è un fatto traumatico…

PRESIDENTE. Colleghi, si può passare un poi il tono della voce, per favore.

MARIO MARAZZITI. Come dicevo, quando c’è un dato di fatto traumatico nella dinamica della vita delle persone, le cose possono anche cambiare e quindi il doppio binario propriamente italiano non vedo come sia davvero tanto da considerare sbagliato. La famiglia italiana è stata ed è il grande supporto alla coesione sociale dell’Italia e, ovviamente, all’interno di questo c’è tanta sofferenza e tanti fallimenti. Noi non vogliamo muoverci, davvero, in maniera ideologica, ma non possiamo fare in modo che la famiglia italiana sia come Pompei, cioè unica al mondo, ma mai incoraggiata a cercare di essere meno fragile di quello che già è, a causa della vita.
Allora, io credo che sarebbe stato estremamente più serio che questo dibattito fosse avvenuto prima e in maniera ampia, che ci fosse stato un ragionamento più condiviso e che non si andasse di corsa su una materia così delicata. Per questo, non sono un partigiano della separazione e del divorzio breve, non sono un partigiano per non andare a vedere questa materia, ma sarò contro questo articolo 1.

PRESIDENTE. Deputato Marazziti, concluda, ha esaurito il tempo.

MARIO MARAZZITI. Detto questo, e concludo, credo che dovremo lavorare a creare un istituto a favore del coniuge più fragile e dei figli, un fondo per il coniuge più fragile che possa essere assegnato nella fase anche transitoria e nella fase del divorzio. Noi stiamo lavorando a creare questo istituto perché questo è spesso il problema, anche i problemi economici, anche questi problemi pratici spingono a dire: chiariamo tutto subito perché poi è meglio ricominciare un’altra vita.

Bene, noi dobbiamo creare difesa per il coniuge più debole, possibilità di una nuova vita, garanzie affettive e umane per i figli.

PRESIDENTE. La ringrazio.

MARIO MARAZZITI. Allora, saremo contro questo articolo 1, ma sicuramente non ma in maniera ideologica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bonafede. Ne ha facoltà.

ALFONSO BONAFEDE. Signor Presidente, mi sono ripromesso di non alimentare un dibattito come quello che stiamo ascoltando, ma alcune precisazioni, vista la delicatezza del tema, vanno fatte.
Io ho sentito parlare il collega Pagano di norma inquietante, di dramma: inquietante, secondo me, c’è solo il modo approssimativo con cui il collega Pagano strumentalizza un tema così delicato. Allora, chiariamo subito che non cambia esattamente nulla con questa norma ! Se andiamo a studiare un attimo quello che adesso accade secondo la legge in vigore, scopriamo che nella prima udienza il presidente della sezione prende i provvedimenti nell’interesse dei figli, verifica che la situazione, in quel momento, dei figli sia abbastanza tutelata: insomma i figli vengono tutelati dal tribunale, e così continua ad essere. Cosa c’entra che il 40 per cento non arriva ad un divorzio ? Quella è una situazione fisiologica, in cui i coniugi in stato di separazione decidono di non volere arrivare al divorzio, e non ci arrivano. Ma questa situazione continuerà ad esistere anche con la legge che stiamo approvando, perché i coniugi dopo sei mesi o dopo un anno avranno la possibilità di chiedere il divorzio, ma potranno anche non chiederlo e rimanere in stato di separazione; quindi non cambia nulla.
Quello che noi andiamo a disciplinare è il caso patologico in cui i coniugi che hanno deciso di separarsi e che non sono in una situazione pacifica vogliono arrivare al divorzio, e in quel caso è assurdo costringere la famiglia a stare tre anni in attesa di una decisione che è ormai presa. Allora, semmai dev’essere citato un altro dato: quante sono le separazioni che poi vengono annullate, perché si arriva a riconciliazione ? Il 2 per cento delle separazioni arriva a riconciliare. Questo vuol dire che chi decide di separarsi lo fa in maniera definitiva: in tutto questo non c’entra nulla la tutela dei minori, che viene garantita sia dalla legge vigente attualmente sia da quella che stiamo approvando (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Folino, Magorno, Cassano, Pisano…

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 396
Votanti 388
Astenuti  8
Maggioranza 195
Hanno votato 359
Hanno votato no 29.

La Camera approva (Vedi votazioni).

(Esame dell’articolo 2 – A.C. 831-A ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 2 (Vedi l’allegato A – A.C. 831-A ed abbinate), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gigli. Ne ha facoltà.

GIAN LUIGI GIGLI. Signor Presidente, riprendo da dove ci ha lasciato il collega del MoVimento 5 Stelle poc’anzi, affermando che solo il 2 per cento delle separazioni esitano poi in una conciliazione. Bene, noi in questo modo faremo che non ci sia più nemmeno questo 2 per cento.
Consideriamo evidentemente il matrimonio non un valore di carattere sociale. Avremmo voluto invece, al contrario, da parte nostra, che lo Stato aiutasse il tentativo di riconciliazione, che non può essere demandato ad un giudice, ma deve essere oggetto di un intervento di esperti che aiutino la famiglia a ritrovare, prima che tutto si sfasci, le ragioni di uno stare insieme; questo se la famiglia appunto è, come io credo, un bene sociale.
Il problema è che qui passa invece un’altra idea di famiglia, passa l’idea di famiglia come di un fatto privato, meramente privato. La famiglia è certamente anche un fatto privato, ma ha anche un rilievo di carattere pubblico, di carattere sociale.
Le ricadute dello sgretolamento dell’istituto familiare hanno a che fare anche con la tenuta di tutta la società e non solo per quanto riguarda i minori; hanno a che fare anche con la tenuta della società per quanto riguarda, per esempio, la funzione di ammortizzatore sociale importante che la famiglia svolge.
Bene, a questa famiglia noi non permettiamo nemmeno un tempo supplementare di ripensamento e, soprattutto, non assicuriamo nessuno strumento che permetta alle parti di essere aiutate realmente a venir fuori da una impasse che magari avrebbe potuto trovare le ragioni di una sanatoria piuttosto che quelle di un’accentuazione del solco delle divisioni.
È questo che ci lascia enormemente perplessi, così come ci lascia perplessi il fatto che sia comunque lo stesso magistrato, che ha a che fare con la divisione della coppia, a occuparsi delle questioni di carattere poi economico e finanziario, perché questo finisce per mettere dentro un calderone problemi che sono di natura diversa e la soluzione dei primi, cioè quelli che riguardano proprio la tenuta dell’istituto familiare, dovrebbe essere preliminare e indipendente anche dalla risoluzione del contenzioso economico, che non può essere il motivo o il detonatore, peggio ancora, per determinate situazioni di crisi.
Ecco, l’aiuto, la condivisione, il supporto, la prevenzione dei danni ai minori, la possibilità appunto di continuare a vedere nella famiglia un’opera e un’istituzione che è a vantaggio di tutta la comunità, questo è quello che noi riteniamo manchi.
Allora, banalizziamolo pure, ma non lamentiamoci se poi, fra qualche anno, torneremo ad accorgerci tutti quanti che la tenuta di questa nostra società, il suo essere un aggregato sociale, una comunità in senso stretto e non una massa di individui, sarà stata ancora messa più in pericolo.
Quello che passa oggi è un’ulteriore spinta al radicalismo individualista, che non ha niente a che fare con la visione comunitaria che i padri costituenti di tutte le tendenze politiche assegnarono alla nostra società, alla nostra Costituzione e al nostro ordinamento giuridico. Andiamo avanti per questa strada, ci troveremo tra qualche anno a dolercene.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Palmieri. Ne ha facoltà.

ANTONIO PALMIERI. Signor Presidente, vorrei, tramite suo, ringraziare l’onorevole relatrice Moretti per aver risposto al mio primo intervento. Devo dire che ovviamente non mi ha convinto, perché io credo che uno degli scopi della legge non sia semplicemente quello di fotografare l’esistente, perché allora dovremmo legiferare su fenomeni di gran lunga molto gravi, che sono di danno per la società, semplicemente perché questi sono nella società.
Il punto di fondo ineludibile è che qualsiasi norma, qualsiasi legge, traduce e tradisce un’impostazione culturale e una visione della società. Allora, da questo punto non possiamo scappare. Qui stiamo passando da un’era che non c’è più, nella quale il matrimonio era considerato indissolubile, ad un’era adesso invece nella quale ci avviamo verso l’era del matrimonio solubile.
Allora, da questo punto di vista, io credo che il matrimonio solubile sia un danno per la società, perché l’ho detto prima e lo ripeto ora, la convenienza della società è che le coppie resistano, nonostante tutto, nonostante tutti. Allora, il 2 per cento…

PRESIDENTE. La invito a concludere.

ANTONIO PALMIERI. Termino, io sono sempre ligio ai suoi richiami, Presidente, per cui affronterò il successivo passaggio nel successivo intervento. La ringrazio e buona continuazione.

PRESIDENTE. Grazie. A questo punto, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Berlinghieri, Grassi…

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 410
Votanti 403
Astenuti  7
Maggioranza 202
Hanno votato 372
Hanno votato no 31.

La Camera approva (Vedi votazioni).

(Esame dell’articolo 3 – A.C. 831-A ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l’allegato A – A.C. 831-A ed abbinate).
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

ALESSANDRA MORETTI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere favorevole sugli emendamenti Ferranti 3.50 e 3.51 ed esprime parere contrario sull’emendamento Fabrizio Di Stefano 3.52.

PRESIDENTE. Il Governo ?

ENRICO COSTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento Ferranti 3.50.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pagano. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, io francamente avrei preferito intervenire nella fase precedente. Però abbiamo capito perfettamente che è stato un momento di non visivo contatto, quindi il mio intervento va inquadrato – lo dico in premessa e spero che non venga conteggiato nel tempo – nel ragionamento che in verità dovrebbe essere fatto sull’articolato precedente.
Io vi faccio una domanda. La faccio a me stesso e ovviamente la faccio a tutti: perché portare il termine da tre anni a uno e favorire la fretta ? Penso che il senso di tutto ciò vada sintetizzato in una parola: perché tutta questa fretta ?
Ora, chi non si vuole risposare non ha bisogno del divorzio e questo è stato ormai confermato, ancora una volta, da indagini statistiche: il 50 per cento di coloro che si separano non si vuole più risposare – così ci dice l’ISTAT – e rimane così com’è. Perché questo ? Perché, evidentemente, dopo il trauma che hanno avuto, i coniugi evidentemente ci pensano ben tre, quattro o cinque volte prima di fare un passo così importante. Da questo punto di vista, ritengo che la presentazione della proposta contenga un elemento inquietante. Leggo testualmente: «intralcio per la formalizzazione delle ulteriori scelte di vita», il che mi sembra veramente demagogico perché trovo veramente improbabile che una persona, dopo un anno, rischi di fare un altro errore dopo che ha avuto il trauma a cui ho accennato.
Tra l’altro, vi è un dato che, secondo me, pochi hanno evidenziato. Pochissimi, per non dire nessuno, si sono soffermati sul bambino, ma pochi hanno evidenziato il fatto che esiste una parte debole ogni volta che c’è una separazione e questa parte debole è evidente che deve essere tutelata.
Quando le separazioni sono figlie della fretta, lo sono perché uno dei coniugi intende andarsene perché si è invaghito magari di un’altra persona, oppure perché ci sono nuovi scenari economici che uno vuole affrontare senza avere più tra i piedi chi evidentemente è diventato scomodo. Chi, quindi, rischia di più quando ci sono questi scenari ? Certamente, il soggetto più debole economicamente; è la persona che viene schiacciata dalla scelta dell’altra e, quindi, automaticamente trova o ha l’occasione di fare un accordo proprio perché è debole. Se avesse più tempo da questo punto di vista ci penserebbe, supererebbe la fase di criticità da un punto di vista psicologico e affronterebbe meglio le questioni.
Perché dico tutto questo ? Perché la parte debole, nove volte su dieci, è la donna. Qui abbiamo fatto dibattiti incredibili sul femminicidio, abbiamo detto le cose più incredibili, tutti si sono sbizzarriti, specialmente la parte opposta del mio emiciclo, a raccontare di casi umani, a dire le cose come stanno, che c’è una parte debole femminile che va tutelata, che le coppie hanno una parte debole nelle donna, che poi viene martoriata e uccisa innumerevoli volte e poi entriamo in una contraddizione palese, con una scelta che, secondo il mio modesto parere, è di tipo ideologico.
Questo mio aspetto non è un teorema – lo confermo perché mi piace citare dati – perché in questo caso provo a ricordare che, nove volte su dieci, i casi di femminicidio hanno visto la presenza di ex: ex coniugi o ex fidanzati, ma soprattutto ex coniugi.
Allora, ritengo, da questo punto di vista, che una riflessione vada fatta, perché, alla fine, non viene tutelata la parte debole, quindi occorre prevedere tempi supplementari. Il legislatore, ossia chi ha elaborato la legge prima di noi, non è che non sia stato saggio ! Presidente, qui pare che stiamo parlando del divorzio: ma che divorzio ! Il divorzio c’è già. Non è un problema di scelta etica, questo è un problema di scelta di buon senso. Se hai il tempo a disposizione, visto che alla fine non tutti sono così bisognosi di andare a risposarsi di nuovo, come dicono le statistiche, il tempo a disposizione serve a tutelare il bambino, come abbiamo detto nell’intervento precedente, ma serve anche a tutelare la parte più debole, che supera il momento di difficoltà e sa come reagire.
Allora, io mi rivolgo a tutte le donne che qui ci hanno riempito di argomentazioni – e devo dire anche con argomenti, appunto, il più delle volte interessanti – e che oggi, invece, stanno mettendo nelle mani, tra virgolette, del soggetto più forte il soggetto più debole che, ripeto, è la donna.
Allora, io penso che questa sia realmente ideologia, perché ci siamo messi in testa che dobbiamo accelerare tutto e tutti, perché lo Stato, che mette il naso su tutto negli aspetti burocratici e blocca la nostra economia e la nostra società, qui invece, sul matrimonio, ha detto: «ma sì, tutti liberi, fate quello che volete», anche se poi a pagare evidentemente è il soggetto più debole, cioè la donna.

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

ALESSANDRO PAGANO. Ho concluso. Ritengo che questa sia pure una riflessione a vantaggio di tutti gli ascoltatori.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Ferranti 3.50, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Polverini, adesso glielo resettano; ecco, adesso ha votato. Carnevali. Chi altro non ha votato ? Giorgio Piccolo, Capodicasa, Biancofiore, sta votando: chi altro ? Placido, sta votando adesso. Sembra che abbiano votato tutti.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 422
Votanti 414
Astenuti  8
Maggioranza 208
Hanno votato 380
Hanno votato no 34.

La Camera approva (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Ferranti 3.51, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Nicchi, Crivellari. Chi altro non ha votato ? Capodicasa; adesso ha votato. Chi altro non ha votato ? Fossati, Bruno Bossio; adesso sta votando. Sembra che abbiano votato tutti.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 423
Votanti 414
Astenuti  9
Maggioranza 208
Hanno votato 382
Hanno votato no 32.

La Camera approva (Vedi votazioni).

A questo punto l’emendamento Fabrizio Di Stefano 3.52 è precluso dall’approvazione dell’emendamento Ferranti 3.51.
Passiamo alla votazione dell’articolo 3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Palmieri. Ne ha facoltà.

ANTONIO PALMIERI. Signor Presidente, sono incoraggiato a proseguire nel mio ruolo, perché vedo che stiamo acquisendo consensi e, quindi, vorrei continuare il ragionamento che ho interrotto prima. Sempre tramite lei mi rivolgo al relatore Luca D’Alessandro per dire nuovamente questo, cioè che io credo – e non da solo ma insieme a 32 colleghi – che le regole siano un argine al limite dell’uomo. Quante volte – e mi rivolgo ai colleghi in tutto l’emiciclo – noi abbiamo legiferato proprio per evitare che i più deboli venissero sopraffatti dai più forti.

Proprio perché questo è il senso della regola, di ogni tipo di regola, e quindi anche delle leggi, cioè il fatto di poter andare a tutela dei limiti delle persone. Da questo punto di vista, io sto concentrando il mio sforzo per dirvi che, come dice il proverbio, in questo caso la fretta è davvero cattiva consigliera.
Noi dobbiamo fare tutti gli sforzi per sostenere la coppia e invitarla a tenere duro. Per esempio, non è stato detto che in Inghilterra e in Galles, se non ci sono motivazioni oggettive per arrivare al divorzio e c’è solo la volontà dei coniugi, è previsto per gli sposi un percorso obbligatorio di mediazione familiare, proprio per aiutarli a trovare una soluzione. Ed era il senso degli emendamenti presentati dal nostro collega di Forza Italia e che la Presidenza – io credo in modo affrettato – ha dichiarato inammissibili. Ciò detto, confermo il mio voto contrario a questo articolo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pagano. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, io sorrido e ricordo a me stesso una frase di Chesterton, quando diceva: verrà un momento in cui l’umanità impazzirà a tal punto che anche dichiarare che le foglie sono verdi sembrerà una cosa strana. Mi sembra di essere esattamente in questa fase. Per cui lasciare memoria scritta in un autorevole consesso come questo penso che servirà più che altro ai posteri per dire: ma insomma era veramente un periodo dove non si ragionava più, dove non si portavano avanti tesi a favore dei più deboli. C’è stato quel momento storico – perché così sarà dipinto dai posteri questo momento che stiamo vivendo – dove il soggetto era un numero e dove l’egoismo e le soddisfazioni personali avevano il privilegio. Lo leggeranno così i posteri, ne sono certo.
Dico tutto questo, Presidente, sempre con il massimo rispetto di tutti, perché mi diverto a citare le statistiche. Se fossero impressioni personali del sottoscritto o degli altri che sono intervenuti, ebbene sarebbe la follia di Alessandro Pagano, cioè ognuno dice quello che vuole dire. No, perché io vi pongo di fronte dati assolutamente incontrovertibili. E, allora, ascoltate un attimo cosa ci dice questo studio americano, The case for marriage, ripreso in Italia e ripetuto pari pari da un punto di vista sondaggistico. Il caso americano è stato ulteriormente ripreso anche in Italia ed è stato confermato negli stessi numeri, lo dico virgolettato: «Su un campione di persone le quali consideravano infelice il proprio matrimonio, cinque anni più tardi – superato il momento di crisi, superato il momento in cui si tiravano i piatti addosso – il 64 per cento di coloro che erano rimasti assieme dichiarava che il loro matrimonio era poi nel frattempo diventato molto felice». Cioè: ma chi è che non ha crisi in questo mondo ? Ma in una società così conflittuale come quella di oggi, dove litighiamo per la macchina quando c’è un incidente stradale anche banale, dove con il vicino di casa non riusciamo a metterci d’accordo nemmeno se appendere un quadro nel corridoio del pianerottolo, dove si litiga sulle banalità più assolute, dal calcio per arrivare alle cose realmente importanti, perché ciò non deve accadere in un contesto quale quello familiare, dove tutto sommato vi sono le posizioni fra due soggetti diversi che la pensano in maniera diversa su molte cose ?
E allora è normale, è assolutamente normale che ovviamente ci siano anche posizioni differenti, senza poi parlare di tutto quello che evidentemente sopravviene: crisi, corna, metteteci tutto quello che volete, fatti economici. E, allora, il dato dove sta ? Che il tempo aiuta la stabilità della coppia. Siamo tutti d’accordo – ma c’è un’ipocrisia di fondo – che alla base di tutto ci sia la famiglia, che non è un optional, che è la base più importante su cui si regge questa società civile.
Vi divertite tutti a dire «meno male che c’è la famiglia, ammortizzatore sociale, la famiglia capace di risolvere i problemi», tutti si sciacquano la bocca e, poi, quando c’è da dire «diamo i tempi supplementari, facciamo le cose come ha detto il legislatore degli anni Settanta e poi anche quello successivo», perché dobbiamo tagliare subito, immediatamente ? Forse il tempo dimostrerà che possono mettersi d’accordo. Forse il tempo dimostrerà che troveranno la felicità. E non è più un forse, Presidente: il 64 per cento, cioè ogni tre coppie che litigano in un certo momento storico, se superano il momento difficile, due coppie di queste tre dichiarano di essere molto felici. Quella che era la crisi del settimo anno ora è diventata del settimo mese.
Allora, ecco il senso del ragionamento per cui non si taglia subito.
E vi dico di più: sempre lo stesso studio americano, riconfermato dagli italiani, dice che il 19 per cento di quelli che, invece, hanno litigato e che poi si sono rifatte altre situazioni sono molto felici. Quindi, attenzione, solo il 19 per cento di quelli che hanno chiuso la relazione si dichiara felice e il 64 per cento di quelli che, invece, hanno avuto la forza di resistere, di pensare che, forse, vi era un figlio, che, forse, dall’altra parte, quella con cui si era stati una vita non era poi così male, e se la tengono per un po’, nonostante le difficoltà, dopo un po’ dicono: «meno male che sono rinsavito».
Quel rinsavimento che le coppie dimostrano nei fatti, questo Parlamento non lo vuole dimostrare. Solo 34-35 persone che mediamente dichiarano quello che hanno dichiarato nel voto. Presidente, Chesterton aveva ragione; mi auguro, prima o dopo, che questi fatti non vengano a ritorcersi nei confronti della nostra società.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fabrizio Di Stefano. Ne ha facoltà.

FABRIZIO DI STEFANO. Signor Presidente, intervengo alla fine dell’esame degli emendamenti da me presentati, che volevano avere, al di là del convincimento della bontà delle posizioni tenute, anche un altro fine, e lo dirò in due minuti: quello, cioè, di cercare di perdere qualche minuto in più per riflettere e per considerare la natura stessa del provvedimento che stiamo analizzando e che sta per essere approvato, tenendo conto che, come diceva il collega Pagano, spesso e volentieri facciamo discussioni sui valori, sui principi e sui cardini della società.
Se la famiglia è un cardine, anche costituzionalmente riconosciuto, della società, forse occorrono delle riflessioni più approfondite, che non devono essere limitate soltanto al tecnicismo legislativo, ma, soprattutto, devono tenere presente che la famiglia è costituita da soggetti, da uomini, donne e, soprattutto, dai prodotti di questi soggetti, dai figli. Forse, questo provvedimento, soprattutto con riferimento alla parte debole, cioè i figli, è stato un po’ lacunoso; credo che sia da sottolineare. Allora, il dibattito che si è sviluppato, seppur contenuto in qualche minuto, grazie a questi emendamenti, credo che stia a sottolineare che questa importante assise…

PRESIDENTE. Deputato, concluda.

FABRIZIO DI STEFANO. …dove ci troviamo – ho concluso – non può trascurare, non può chiudere un argomento così importante nell’ambito di qualche minuto e di qualche voto. Questo è un principio di riflessione; continueremo, su questo, in questa sede e in altre sedi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 3, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Causi, Lattuca, Tripiedi, Capodicasa, Rubinato, Luciano Agostini…

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 413
Votanti 404
Astenuti  9
Maggioranza 203
Hanno votato 372
Hanno votato no 32.

La Camera approva (Vedi votazioni).

(Esame dell’articolo 4 – A.C. 831-A ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 4 (Vedi l’allegato A – A.C. 831-A ed abbinate), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Palmieri. Ne ha facoltà.

ANTONIO PALMIERI. Signor Presidente, è il mio ultimo intervento per ribadire la contrarietà all’intero provvedimento e ribadire, ancora una volta, al mio amico relatore D’Alessandro, che loro hanno fatto, diciamo così, un egregio, dal loro punto di vista, lavoro, fatto, appunto, in questo modo frettoloso, come ricordava il collega Di Stefano, in un momento in cui siamo stati tutti accecati dalla campagna elettorale.
Questo ha impedito di fare un ragionamento serio e approfondito su questo tema. Il mio rammarico è anche accresciuto dal fatto che ho letto le audizioni della Commissione giustizia, audizioni tutte a senso unico, nemmeno alternato. Tutti, tutti coloro che sono stati auditi – organismi, enti e persone – avevano un punto di vista ben chiaro e definito, che era a favore del divorzio rapido.

Quindi, da questo punto di vista io…

PRESIDENTE. Chiedo scusa, deputato Palmieri. Sottosegretario Costa può tornare ai banchi del Governo ? Prego, deputato Palmieri.

ANTONIO PALMIERI. Io da questo punto di vista non posso che rammaricarmi proprio sulla disposizione transitoria: noi consegniamo a tutte le coppie che sono in procinto di sposarsi un viatico contro la stabilità e contro la bellezza di quello che si accingono a fare. Per questo motivo confermo il mio voto personale contro questo articolo e contro l’intero provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Roccella. Ne ha facoltà.

EUGENIA ROCCELLA. Signor Presidente, si dice che chi ha già deciso di separarsi non torna indietro, che il problema è abbreviare un tempo, che è un tempo di sofferenza, che la giustizia italiana, l’amministrazione della giustizia è così lenta che rende le cose difficili alle coppie che si vogliono separare e allunga questi tempi di crisi, di dolore, di conflitto. Allora io non capisco perché, visto che il difetto sta nel manico, non riformiamo il manico, cioè non riformiamo la giustizia anziché riformare il matrimonio ? Perché non abbreviamo i tempi della giustizia anziché abbreviare o rendere più facile uno scioglimento del matrimonio che è già facile ?
Il divorzio c’è, lo sappiamo. Tra l’altro, la divorzialità in Italia è bassa…

PRESIDENTE. Colleghi, abbassiamo il tono della voce, per favore !

EUGENIA ROCCELLA. Mi chiedo perché, invece di affrontare il nodo vero, cioè la riforma della giustizia, abbreviamo i tempi dello scioglimento del matrimonio.

PRESIDENTE. I colleghi Gigli e Binetti hanno chiesto di parlare per dichiarazione di voto quasi insieme. Chi parla a nome del gruppo e chi a titolo personale ? Binetti a nome del gruppo ? No, tutti e due a titolo personale ? Allora, per cavalleria, prima la deputata Binetti. Prego, deputata Binetti, ne ha facoltà.

PAOLA BINETTI. Signor Presidente, io parlo a titolo personale con grande convinzione e anche, spero, con grande chiarezza. A me sembra incredibile che, nel momento di sciogliere il matrimonio, di velocizzare le procedure che ne decretano il fallimento, ci sia una solidarietà totale da parte dell’Aula. Basta vedere la bacheca per vedere la percentuale delle persone contro e delle persone a favore. Mi dispiace molto – e lo dichiaro e in qualche modo, però, mi appello all’Aula – che non c’è una tale solidarietà tutte le volte che dobbiamo prendere in discussione misure positive a favore del matrimonio, positive a favore della famiglie. Tutto ciò che costituisce la prevenzione dalla separazione, tutto ciò che costituisce la misura di prevenzione dal divorzio non riesce a trovare nell’Aula quella sintonia capace di garantire l’unità.
Noi stiamo decretando la morte di un rapporto che in qualche modo sembra essere già arrivato all’ultima stazione. Ma non abbiamo detto nulla e non abbiamo fatto nulla soprattutto per cercare di prevenire questa situazione. Io chiedo davvero che con la stessa intensità, velocità, generalità con cui tutti stanno ponendo un punto fermo su questo, pongano altrettanto fermamente un punto di supporto alla famiglia, alla famiglia numerosa, alle difficoltà che incontra la famiglia quando deve conciliare i tempi famiglia-lavoro, i momenti di tensione, eccetera. Da quel punto di vista noi troviamo solo difficoltà, sbriciolamento; e, invece, non troviamo quello che c’è in questo momento quando si tratta di dichiarare KO la famiglia.
Ecco, io vorrei e chiedo un’inversione di tendenza da parte del Parlamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Gigli. Ne ha facoltà.

GIAN LUIGI GIGLI. Signor Presidente, «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare». La preoccupazione dei Padri costituenti è stata quella di garantire l’unità familiare come pietra miliare, come cellula fondamentale dell’architettura di tutta la società.
Bene, noi oggi stiamo lavorando in senso contrario.
Vorrei ritornare ancora un attimo sul dato citato, cioè che solo il 2 per cento delle separazioni esita poi in una riconciliazione. Ma vi volete rendere conto che c’è almeno un altro 50 per cento di separati che rimangono separati perché in questo Paese non c’è un favore per quanto riguarda la famiglia dal punto di vista fiscale, dal punto di vista economico, dal punto di vista dei servizi. C’è gente che preferisce rimanere separata anche se non lo è, fittiziamente separata, per godere dei benefici della separazione. Vi rendete conto, quindi, che erano almeno il 4 per cento le coppie che si sarebbero riconciliate e a cui noi non diamo più nemmeno questa chance. Le aiutiamo ad andare incontro ad un’ulteriore rottura.
Bene, se questo è l’amore che avete per la famiglia, se questo amore è vero, vi aspettiamo quando parleremo di fattore fiscale, quando parleremo di fattore famiglia a proposito di fiscalità, cioè di una fiscalità a misura della famiglia, vi aspettiamo quando parleremo di conciliazione dei tempi lavoro-famiglia, vi aspettiamo quando parleremo di sussidi all’educazione ed alla natalità.

PRESIDENTE. Deve concludere.

GIAN LUIGI GIGLI. Noi speravamo non di allungare i tempi della separazione: speravamo di riempirli di significato, speravamo di riempirli di opportunità, se eravamo convinti che la famiglia è bene per questa società. Non vogliamo fare nemmeno questo.
Abbiamo addirittura precluso la possibilità dell’ultimo emendamento Di Stefano, che mirava semplicemente a scorporare gli aspetti di carattere economico, di beni e quant’altro dal contenzioso tra i coniugi, per evitare che venisse aggravato da fattori che gli erano in qualche modo estranei e che avrebbero portato esclusivamente verso un accanimento, un irrigidimento delle parti.
Non avete voluto fare nemmeno questo.

PRESIDENTE. Collega, ha esaurito il tempo.

GIAN LUIGI GIGLI. Ho finito, Presidente: siamo lieti, come gruppo, di aver dato una testimonianza di compattezza in senso contrario a questa visione che, continuo a dire, non è comunitaria, ma è individualista, una visione della società che non ci appartiene.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Folino ? Paola Bragantini ? Lavagno ? Buonanno ? Chiarelli ? Dambruoso ? Saltamartini ? Carrozza ?

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 425
Votanti 417
Astenuti  8
Maggioranza 209
Hanno votato 386
Hanno votato no 31

La Camera approva (Vedi votazioni).

(Esame degli ordini del giorno – A.C. 831-A ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all’esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l’allegato A – A.C. 831-A ed abbinate).
Qual è il parere del Governo ?

ENRICO COSTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, l’ordine del giorno Iori n. 9/831-A/1 è accolto come raccomandazione.
L’ordine del giorno Pagano n. 9/831-A/2 è accolto come raccomandazione se riformulato espungendo dal testo l’ultimo capoverso delle premesse ed il primo dei due capoversi del dispositivo.
L’ordine del giorno Locatelli n. 9/831-A/3 è accolto come raccomandazione.
L’ordine del giorno Zampa n. 9/831-A/4 è accolto come raccomandazione.

PRESIDENTE. Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell’ordine del giorno Iori n. 9/831-A/1, accolto dal Governo come raccomandazione.
Ordine del giorno Pagano n. 9/831-A/2, favorevole con una riformulazione.
Accetta la riformulazione deputato Pagano ?

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, adesso, purtroppo, non ho il testo davanti, ma io devo rammentare al Governo che nel dicembre dello scorso anno, o anche prima in quanto c’era il Governo Letta, con una legge questo Parlamento ha dato la possibilità, che prima con la legge precedente sul divorzio era facoltativa, di dare grande importanza al parere del figlio minore che deve essere obbligatoriamente ascoltato…

PRESIDENTE. Deputato Pagano, scusi se la interrompo.

ALESSANDRO PAGANO. No, ma ho finito.

PRESIDENTE. Volevo capire: lei accetta o no ? Se è no, le faccio svolgere la dichiarazione di voto.

ALESSANDRO PAGANO. Ho finito.

PRESIDENTE. Prego.

ALESSANDRO PAGANO. Quindi, proprio per questo motivo, mi sorprende questa raccomandazione. In altre parole, io vorrei capire, perché forse non l’ho capita bene io, il senso della raccomandazione. Se già la legge va in questa direzione, che deve essere ascoltato il minore, non capisco su che cosa deve essere riformulato. Colpa mia, però, probabilmente non ho capito. Se il Governo me lo vuole spiegare, chiedo, quindi, un ulteriore chiarimento, se tecnicamente si può chiedere questo, Presidente.

PRESIDENTE. Un attimo, deputato Pagano. Chiedo se c’è un chiarimento da parte del Governo.

ENRICO COSTA, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, è chiaro che nelle premesse il Governo non mette in discussione quella premessa a cui fa riferimento l’onorevole Pagano. Il primo punto del dispositivo va molto oltre quella premessa e chiaramente lega la scansione delle decisioni del giudice al parere dei figli, che non significa ascoltare il figlio. È una cosa, quindi, molto diversa. L’accoglimento, invece, come raccomandazione della seconda parte del dispositivo è perché sotto questo profilo si potrà lavorare e si potrà operare per approfondire la materia.

PRESIDENTE. Deputato Pagano ? Accoglie ?

ALESSANDRO PAGANO. No, no, Presidente, desidero che venga votato questo ordine del giorno anche perché non mi convince per niente la posizione del Governo e me ne rammarico.

PRESIDENTE. Va bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Pagano n. 9/831-A/2, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Causi, Ruocco, Gianluca Rizzo, Berlinghieri, Pellegrino, Caparini, Rotondi…

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 418
Votanti 413
Astenuti  5
Maggioranza 207
Hanno votato 39
Hanno votato no 374.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell’ordine del giorno Locatelli n. 9/831-A/3, accolto dal Governo come raccomandazione.

MARCO DI LELLO. Signor Presidente, per confessare un certo disappunto per la scelta del Governo. Quell’ordine del giorno è largamente condiviso in questo Parlamento e mi sembrava fosse condiviso anche dal Governo. Non fa altro che dare forza alle parole del Ministro Orlando. Non voglio credere che ci possa essere una diversità di opinioni tra il Viceministro ed il Ministro. Per noi quello che conta è un’opinione larga di quest’Aula per continuare su questa strada della semplificazione della cessazione degli effetti civili di un matrimonio. Pertanto, non mi attacco alla forma tra ordine del giorno e raccomandazione, ma vorrei che fosse chiaro al Governo che c’è un’ampia condivisione in quest’Aula in questa direzione.

PRESIDENTE. Quindi, la accoglie ?

MARCO DI LELLO. Sì, grazie.

PRESIDENTE. Quindi, non può intervenire, deputato Leone. Chiedo al presentatore se insista per la votazione dell’ordine del giorno Zampa n. 9/831-A/4, accolto dal Governo come raccomandazione.

SANDRA ZAMPA. Signor Presidente, sì, accetto l’accoglimento come raccomandazione.

PRESIDENTE. Perfetto. È così esaurito l’esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 831-A ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Colleghi, il tono della voce. Anche se vi allontanate dall’Aula lasciamo parlare i nostri colleghi, grazie.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Di Lello. Ne ha facoltà.

MARCO DI LELLO. Signor Presidente, era il 12 maggio del 1974 quando gli italiani, chiamati a votare sul referendum abrogativo della legge sul divorzio, scelsero di mantenere in vita quel testo.
Sono passati quarant’anni e qualche giorno da allora ed è ora necessario che la politica si adegui ai mutamenti della società, già molto più avanti rispetto a questa’Aula, modificando quella legge targata Loris Fortuna: socialista lui, socialisti noi che, qualche mese fa, abbiamo depositato la nostra proposta in questa direzione. E molto di socialista troviamo nel testo che ci accingiamo a votare, anche per alleggerire quel doppio percorso – prima separazione, poi, dopo diversi anni, il divorzio – che ha prodotto solo ulteriori lacerazioni tra i coniugi, sofferenze prolungate per i figli, sperpero di denaro.
Qualcuno dice: manteniamo la legge così com’è. Le statistiche ci raccontano che solo il 2 per cento delle coppie si riconcilia in fase di separazione. E allora che senso ha mantenere tempi lunghi ? Che senso ha appesantire ulteriormente un sistema giudiziario già al collasso ? L’approvazione di questa legge dovrebbe essere un fatto naturale per quest’Aula. Gli scontri tra Peppone e don Camillo facevano ridere cinquant’anni fa, farebbero ridicolmente sorridere oggi.
Il testo che stiamo per votare è uguale a quello di quarant’anni fa e differisce solo per i tempi, perciò la componente socialista ha presentato quell’ordine del giorno largamente sottoscritto – e ringrazio innanzitutto la relatrice Moretti – prima firmataria Locatelli, per impegnare il Governo a fare un ulteriore passo in avanti, prevedendo che, in caso di assenza di figli minori, i coniugi possano chiedere congiuntamente lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio anche senza domanda di separazione. Il Ministro Orlando ha ipotizzato un passo in questa direzione, lo compia e avrà i socialisti al suo fianco.
Per tutte queste considerazioni, dichiaro il voto favorevole dei deputati socialisti. Una felice battuta di Carlo Verdone recita: l’amore è eterno finché dura. Non spetta a noi stabilire la durata di un legame sentimentale, spetta a noi liberarlo dai vincoli burocratici, perché nessuna norma può sostituirsi alla libera scelta di inizio di un nuovo percorso privato. Non è laicismo, è solo buon senso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Gebhard. Ne ha facoltà.

RENATE GEBHARD. Signor Presidente, giudichiamo positivamente la riforma delle disposizioni in materia di scioglimento del matrimonio al fine di anticipare la possibile proposizione della domanda di divorzio e le correnti disposizioni introdotte in materia di scioglimento della comunione dei beni tra i coniugi. Condivido e ho sottoscritto i punti fondamentali di tale riforma: in primo luogo, il termine previsto di dodici mesi, rispetto ai tre anni attuali, in caso di separazione giudiziale dal momento della notifica della domanda di separazione; termine ulteriormente ridotto a sei mesi in caso di separazione consensuale, che ricorre alla data del deposito del ricorso.
Apprezziamo la disposizione secondo la quale lo scioglimento della comunione legale avvenga col provvedimento provvisorio del presidente del tribunale, in caso di separazione giudiziale, o al momento dell’omologa del decreto di separazione consensuale. È positivo il fatto che la domanda della divisione dei beni della comunione legale possa essere introdotta insieme alla domanda di separazione o di divorzio, perché ciò comporta anche un risparmio economico giacché la connessione dei due procedimenti evita un ulteriore processo.
È una scelta di civiltà, che introduce anche nella nostra legislazione principi già riconosciuti nelle discipline del divorzio da parte degli altri Paesi europei, che hanno come obiettivo quello di semplificare le procedure e, premiando la libera volontà delle parti, di favorire l’accordo fra i coniugi. Tale riforma introduce procedure più efficienti e una accelerazione dei tempi del processo che sarebbe auspicabile anche in altri settori della giustizia e che possono e debbono costituire un modello per il miglioramento dei servizi nel rapporto tra Stato e cittadini.
Non possiamo, invece, condividere la riproposizione di una visione ideologica, secondo cui questa riforma rappresenterebbe una riduzione del valore del matrimonio o comporterebbe una disgregazione sociale. A tal proposito occorre ribadire che questa riforma interviene nel momento in cui la decisione della separazione tra i coniugi e già stata assunta. Per queste ragioni annuncio il voto favorevole dei deputati delle minoranze linguistiche al provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sberna. Ne ha facoltà.

MARIO SBERNA. Signor Presidente, due titoli di giornale di questi giorni per introdurre il mio intervento: «Partenza in quarta a Montecitorio per il divorzio breve. Nonostante il terremoto elettorale e lo scrutinio ancora in corso, il testo approda lunedì pomeriggio in Aula». E l’altro titolo: «Matrimoni usa e getta: da tre anni a sei mesi per dirsi addio».
Partenza in quarta e matrimonio usa e getta: sul primo titolo non posso esimermi dal farvi notare, onorevoli colleghi, non senza vena polemica, che, nonostante siano giacenti proposte di legge serie e importanti a sostegno della famiglia, le partenze in quarta di questa legislatura pare che siano solo e sempre quelle che vogliono sopprimere la famiglia stessa. Si invoca addirittura la corsia preferenziale per certe leggi, quasi che questi e solo questi temi rappresentino l’emergenza sociale.
Le famiglie lottano ogni mattina per tirare avanti e per far tirare avanti il Paese, sia come sistema economico che come comunità sociale, e il Governo e le istituzioni non trovano il modo né la voglia di garantire loro un adeguato sostegno. «A te scriviamo chiedendoti per favore: leggi la nostra lettera ai tuoi colleghi parlamentari. Noi non ci suicideremo come altri poveri cristi sono stati spinti a fare. Anche se saremo schiacciati, resteremo uniti, ma vorremmo che si accorgessero in Aula di come le famiglie sono ridotte alla fame o, peggio, in mezzo a una strada»: è una delle tante lettere disperate che giungono a me, come a voi, colleghi. Gente senza lavoro, penalizzata fiscalmente e tributariamente proprio per aver messo al mondo dei figli che non arriva alla prima settimana del mese.
Per costoro – e, ripeto, ci sono molte proposte di legge depositate a loro favore – nessuna partenza in quarta da parte delle onorevoli colleghe e colleghi. Non siamo stati capaci nemmeno di celebrare degnamente la Giornata internazionale della famiglia, nonostante la proposta istitutiva, a vent’anni dalla richiesta in tal senso da parte delle Nazioni Unite, sia depositata nei cassetti del Parlamento da tempo, con la firma di numerosi colleghi di quasi tutti i gruppi parlamentari.
Finché avremo una fiscalità che punisce i coniugati in quanto coniugati, al punto che conviene convivere e non sposarsi affatto o fingere di separarsi alla prima occasione, costituire una famiglia e farla durare diventa un’impresa quasi improbabile. Dovremo occuparci di questo, colleghi, con straordinaria urgenza, invece, siamo qui a parlare di matrimonio usa e getta. Eppure il matrimonio tra un uomo e una donna è un bene in sé: il suo orientamento intrinseco alla procreazione e all’educazione dei figli costituisce l’unico futuro per il Paese, se mai ne avremo uno visto il drammatico inverno demografico che ci attanaglia, anche a causa delle sistematiche punizioni fiscali per chi ha carichi familiari.
E migliaia di studi scientifici confermano, se non bastassero le nostre esperienze personali, i dati di terribile sofferenza che viene profusa sui figli di coloro che sciolgono il matrimonio. I costi sociali di questa sofferenza negli anni si fanno giganteschi, mentre l’esito immediato, spesso più diretto di una separazione, è la povertà dei separati. Difendere, dunque, la natura pubblica del matrimonio sottraendola alla banalizzazione e alla privatizzazione del legame è compito del legislatore e lo è al punto che nella nostra Carta costituzionale il matrimonio vi entra con grande chiarezza e precisione.
Il valore sociale della stabilità matrimoniale contrapposto a quello liquido che sembra affermarsi nel nostro Paese è talmente evidente che pare davvero inutile sottolinearlo. Le implicazioni positive, anzitutto, di primaria importanza per i figli coinvolti, per la coppia in quanto tale, per la società nel suo insieme, per la sua crescita economica, sono sotto gli occhi degli studi scientifici e di tutti. Anche chi ragiona in termini di maggiore efficienza, magari prospettando improvvisi e totali decongestionamenti del sistema giustizia, dimentica che, in una fase delicatissima come la crisi di un rapporto coniugale e specie in presenza di figli, si richiede sempre un di più di attenzione, sensibilità, cautela, giustizia, equità: più tempo, non meno tempo, perché anticipare i tempi per disgregare la famiglia è il modo più rapido per disgregare la società.
Sappiamo bene che nel 1970 questo Paese ha approvato il divorzio, ma proprio perché il matrimonio è un bene sociale, fin da allora, si era coscienti che un tentativo di conciliazione fosse quanto meno necessario e che a questo tentativo si dovesse dare un tempo più lungo possibile. La fase della separazione è stata, dunque, ritenuta necessaria dal legislatore affinché i coniugi potessero riflettere sugli effetti della loro decisione, che pagano sempre i figli, e tentare di rimuovere i problemi che l’hanno causata. Non a caso, in questa fase, gli effetti della separazione possono essere annullati dalla semplice ricostituzione dell’unità familiare.
Ridurre questo periodo a pochi mesi significa non consentire ai coniugi una vera riflessione né la ricerca di soluzioni che consentano di evitare una scelta drammatica e radicale che si traduce di fatto in un incentivo alla definitiva rottura dei matrimoni, funzionale di una concezione usa e getta del matrimonio ridotto ad un fatto così banale da non richiedere neppure una pausa di riflessione seria prima di sancirne la fine.
Nel testo in esame all’Aula si fa proprio questo, si riduce tale periodo a un anno, addirittura a pochi mesi in caso di procedura consensuale in assenza di figli minori. Valgono dunque solo tre mesi, i figli, nemmeno i nove mesi dal concepimento, quasi desiderando nel testo che i coniugi non abbiano alcun margine di ripensamento. Una deresponsabilizzazione totale, rispetto all’impegno assunto, assolvendo i coniugi da ogni incombenza nei confronti della società e della psiche dei loro figli che nei tempi accorciati del divorzio perderanno la speranza e proveranno angoscia in più. Non è un caso che in altri ordinamenti la crisi coniugale sia accompagnata dall’obbligatorio istituto della mediazione familiare, dove con l’aiuto di soggetti terzi si cerca di affrontare i problemi e, magari, risolverli. Da noi, da sempre, c’è un vuoto totale per quanto riguarda il sostegno alla famiglia quando va in crisi; riconoscere che la stabilità della coppia e del matrimonio è una risorsa insostituibile di coesione sociale di sostegno, soprattutto per i minori, e che sostenere le coppie prima di separarsi è una priorità su cui tutti i servizi socio-sanitari, in primis i consultori, dovrebbero riorientare la propria attività, questa sì sarebbe una proposta di legge da far partire in quarta per il bene di tutta la società.
Pensiamoci bene, colleghi, prima di stravolgere una tradizione giuridica consolidata, orientata al favor familiare, e introdurre un’indubbia preferenza per il favor divortii, estraneo per fino alla legge vigente. Invece di lavorare con l’unico obiettivo di tagliare i tempi, bene farebbe il Parlamento a potenziare, lo ripeto, anche attraverso adeguati servizi sociali, i percorsi di prevenzione, mediazione e riconciliazione, oggi ridotti a mera formalità; perché non possiamo non ricordare, e le migliaia di matrimoni ricostituiti sono lì a dimostrarlo, così come la maggioranza dei matrimoni che tiene per sempre, che l’idea che le crisi coniugali possano essere recuperate appartiene allo spirito e alla lettera della legge sul divorzio e alla natura stessa della società. La domanda di obbiettivo sociale da porsi in maniera prioritaria dovrebbe quindi essere: quanto aiutiamo le copie in difficoltà a restare insieme, piuttosto che: quanto possiamo facilitarne la rottura ?
Per questo il gruppo Per l’Italia non può che votare contro il testo unificato delle proposte di legge in discussione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Prataviera. Ne ha facoltà.

EMANUELE PRATAVIERA. Signor Presidente, vorrei richiamare l’attenzione dell’Aula sulla norma che, di fatto, agevolerà lo scioglimento del matrimonio; in sostanza le novità introdotte riguardano la riduzione a 12 mesi del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi a decorrere dalla data di notificazione, per quanto riguarda le separazioni giudiziali, mentre nel caso di separazione consensuale il periodo di separazione viene ridotto a sei mesi, sempre a decorrere dalla data di deposito. Ulteriori anticipazioni temporali riguardano l’articolo 191 del codice civile per lo scioglimento anticipato della comunione legale sia nella separazione giudiziale che consensuale, anticipando anche il momento della domanda di divisione dei beni, domanda che può esser richiesta congiuntamente a quella di separazione o divorzio. Insomma, l’intento dei proponenti è quello di facilitare il divorzio; considerando che il divorzio rappresenta, nella maggior parte dei casi, una fase complicatissima della vita di un cittadino e che parlare di divorzio in qualità di rappresentanti dei cittadini, di deputati della Repubblica, è sicuramente difficile – perché stiamo parlando della sfera intima dei nostri concittadini – annuncio fin da subito che i membri della Lega Nord e Autonomie voteranno in autonomia al testo del progetto di legge in esame secondo la propria coscienza.
Tuttavia dopo esserci confrontati, il gruppo ha deciso di affidare a me l’intervento sulla dichiarazione di voto perché in ordine temporale sono lo sposo più giovane del gruppo. Il mio intervento è, così, di parte, sicuramente, ma non rappresenta il pensiero di tutti i membri, come vedremo al termine della votazione. Io personalmente credo nell’istituto del matrimonio, credo fermamente nel matrimonio come atto per la realizzazione della famiglia formata da una madre, un padre e dai figli, il nucleo fondamentale della società che deve essere difeso, difeso a spada tratta dalla società e dallo Stato. Su tematiche come questa sono, oltre che un inguaribile romantico, anche un profondo conservatore.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI (ore 11,30)

EMANUELE PRATAVIERA. Dovremo pensare di mandare un messaggio diverso da quello di «sarà più facile separarsi» da quest’Aula, perché altrimenti qualcuno potrebbe pensare che il matrimonio sia semplicemente il giorno della festa del matrimonio, e non la vita da vivere assieme (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Perché, peggio (grazie, colleghi), qualcuno potrebbe pensare di farsi un matrimonio combinato per ottenere dei vantaggi esclusivamente personali, magari addirittura per ottenere in via preferenziale e facilitata la cittadinanza; e ripeto: magari addirittura per ottenere la cittadinanza !
Dovremmo adottare politiche attive e norme a tutela della famiglia. Noi dovremmo essere qui a confrontarci, come ha testé citato l’intervento che mi ha appena preceduto, sulle proposte di legge che vanno a favore della famiglia, che mirano a guardare al futuro con ottimismo della famiglia, ma con aiuti anche concreti, e non a norme che facilitano invece lo scioglimento della famiglia. Dovremmo incoraggiare i giovani al matrimonio, non con una norma che velocizzi il divorzio, ma con azioni, quindi con fatti che aiutano le famiglie, come ad esempio la garanzia per i minori, con gli asili nido gratuiti, cosa che noi abbiamo proposto ma che voi non vorrete nemmeno calendarizzare; con gli sportelli di ascolto e di aiuto alle famiglie, con incentivi economici e con le garanzie per i genitori separati, che ancora una volta voi non volete tutelare, non volete aiutare, e prova ne è gli emendamenti che voi avete bocciato, che la maggioranza qui dentro ha bocciato pochi minuti fa.
E tutto questo voi lo rimandate, ancora una volta con la scusa: non è prioritario. Ma è prioritario questo, quello di cui stiamo ragionando ? Per moltissime famiglie sì, è innegabile che ci siano delle situazioni difficili e complicate; ma noi abbiamo il compito di guardare il generale e di studiare sul generale, perché la norma ha purtroppo il carattere della generalità, e non della specificità. Ce lo insegnano in prima elementare, è la prima lezione di educazione civica, questa.
Noi dovremmo realizzare prima di tutto una società basata sul sistema di norme che tuteli veramente e concretamente la famiglia e tutti i suoi componenti. Poi potrei essere anche d’accordo con l’introduzione di una legge come quella che stiamo discutendo, che velocizza l’iter del divorzio, perché alla base ci sarebbe una garanzia reale della famiglia. La vostra proposta di legge è il contrario di quello di cui la nostra società e i nostri giovani in questo particolare momento storico ed economico avrebbero realmente bisogno per guardare con fiducia al futuro. Le giovani coppie che decidono, come ho fatto io, in completa autonomia e dopo un’attenta riflessione di impegnarsi per tutta la vita e di essere disposti a rinunciare entrambi a un’importante sfera privata per sentirsi parte di una comunità, e costruire un pezzetto del progresso della società, dovrebbero ricevere la sicurezza dallo Stato che è al loro fianco, anziché ricevere in cambio una norma che sembra dir loro: sposati, tanto poi in caso ti separi senza tanti problemi. E non vorrei che a capire questo messaggio siano soprattutto le persone a caccia di matrimoni di comodo, come scorciatoia al riconoscimento della cittadinanza, che è il più grande limite che noi vediamo in questa norma (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, questo disegno di legge, che arriva oggi a compimento, somiglia per certi versi a un disegno di legge presentato nella scorsa legislatura dal senatore Antonino Caruso del Popolo della Libertà, che non aveva trovato spazio perché all’interno del gruppo, ma anche dell’attuale gruppo di Fratelli d’Italia, su un tema così delicato, che si può definire di coscienza, sono meritevoli di attenzione tutte le opinioni.
In particolare, l’obiezione che io muovo a questa proposta di legge, a questa legge ormai dopo il presumibile voto che verrà da qui a pochi minuti, è di non avere inserito nessun elemento che salvaguardi in maniera particolare una famiglia dove vi siano dei figli. Credo cioè che considerare alla stessa stregua una famiglia composta da marito e moglie, e una famiglia in cui invece siano nati dei figli, non sia corrispondente al sentire comune.
Credo che tutti oggi avvertano, coloro che sono convinti che l’istituto del divorzio e della cessazione degli effetti civili del matrimonio sia positivo, tutti però avvertono una differenza fra questi due tipi di famiglia. Non ci sarebbe voluto molto a inserire un articolo in cui i tempi fossero differenziati, ma nella sostanza la legge attuale altro non fa che ridurre tempi e costi della separazione, e del divorzio consequenzialmente. Per cui, pur tenendo conto che anche nel mio partito vi sono sensibilità diverse, pur tenendo conto che rispetto anche all’idea di coloro che non approvano neanche l’idea del divorzio – ma qui si tratta degli effetti civili del matrimonio, naturalmente – personalmente non posso votare contro questo provvedimento, questo progetto che oggi va a compimento, perché comunque va nella direzione di evitare quel periodo di sofferenza che molto spesso si accompagna alla fine di un rapporto coniugale e che molto spesso costituisce un’aggiunta di sofferenza a quella data dalla fine di un amore e dalla fine di un rapporto. Minimizzare i tempi, semplificare l’operazione di scioglimento, tenuto conto che nessuno vieta anche in questo caso una successiva riappacificazione, mi sembra comunque, pur nell’imperfezione del testo, un elemento positivo e quindi darò il mio voto a favore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Dambruoso. Ne ha facoltà.

STEFANO DAMBRUOSO. Signor Presidente, mi ricorda quanti minuti abbiamo, gentilmente ? Cinque o dieci ?

PRESIDENTE. Dieci minuti avete a disposizione.

STEFANO DAMBRUOSO. Signor Presidente, cari colleghi, vent’anni fa l’Italia si ritrovò più laica, più europea, più moderna e più libera. Il voto positivo espresso dagli elettori sulla legge che consentiva il divorzio ha costituito una sorta di pietra miliare per la nostra democrazia, è dal referendum che muta anche l’immobilismo da cui era stata caratterizzata la politica per 30 lunghi anni. Non si può non tener conto che il famoso contratto sociale che sigillava per sempre l’unione di un uomo e di una donna era già decaduto come idea e come pratica, da almeno un decennio. La norma approvata nel 1970 prevede due fasi prima di arrivare all’annullamento legale del matrimonio: la separazione, per la quale è prevista una durata non inferiore a tre anni dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale, seguita da una seconda fase che avvia – avvia soltanto allora – l’iter per il divorzio. Questa complessa procedura comporta due sentenze, due giudizi, due difensori da pagare e, per i casi in cui la separazione sia consensuale, una media di almeno cinque anni di attesa. Considerato che in genere difficilmente si registra il consenso da parte di ambedue gli ex coniugi, per la sentenza occorrono almeno dieci o dodici anni. Obiettivamente la legge in vigore si rivela non più adeguata per una società come quella italiana, interessata da profonde mutazioni sociali e culturali, pur con le sue contraddizioni, ma che è più moderna e in continua evoluzione e che chiede l’adozione di norme che favoriscano da parte del magistrato decisioni rapide e incisive che vanno a incidere profondamente nella vita delle persone. Nel nostro Paese la disciplina del divorzio appare disconnessa e lontana dalle esigenze delle coppie che decidono di non voler più continuare un percorso di vita insieme e vogliono garantirsi la possibilità, ove lo decidano, di ricostruire nuovi percorsi affettivi. È compito del Parlamento prenderne atto e trovare nuove soluzioni sul piano legislativo. Oggi in Italia occorre troppo tempo dall’inizio della separazione per lo scioglimento del matrimonio, un termine estremamente lungo che il legislatore decenni fa aveva posto proprio come deterrente allo scioglimento del vincolo di coppie ormai logorate, ma che risulta di ostacolo anche alla formalizzazione delle scelte di vita che nel frattempo sono maturate, oltre ad esasperare il conflitto e ad accentuare sentimenti di rivalsa. Una delle cose che la scienza ha messo in luce è che sono i conflitti, gli scontri, le manipolazioni quelle che poi fanno star male i figli e che scatenano su di loro le peggiori conseguenze.

È indubbio infatti che l’eccessiva litigiosità dei genitori e le procedure separative di divorzio, nonché la strumentalizzazione quasi continua dei figli, sempre terreno di rivendicazione e di vendetta di un genitore nei riguardi dell’altro abbia prodotto una diffusione del disagio minorile. La durata del procedimento e l’instabilità dei rapporti non definiti in tempi ragionevoli tendono ad aumentare questa conflittualità tra le parti e il desiderio di rivalsa per il presunto danno subito.
Appare del tutto evidente che la situazione reale non corrisponda quindi alla situazione legale e tale discrasia comporta l’insorgenza di complessi problemi che hanno interessato e interessano il dibattito dottrinario e giurisprudenziale. La difficoltà che devono affrontare coloro i quali intendono sciogliere il proprio vincolo coniugale hanno fatto sì che nel nostro Paese si sviluppasse una sorta di turismo del divorzio: alle coppie che oltrepassano infatti il confine per sfilarsi la fede dal dito basta affittare un appartamento per avere una residenza temporanea, ad esempio in Olanda, in Belgio, negli Stati Uniti d’America, in Gran Bretagna e in Germania e ottenere così il divorzio in pochi mesi, o addirittura, come in Romania, Spagna o Bulgaria, dove sono sufficienti circa 48 ore e allo Stato italiano non resta che firmare. La fine del matrimonio così ottenuta sarà legale anche in Italia, grazie a quel regolamento della Commissione europea del 2003 e del Consiglio del 27 novembre 2003 che rende valide le sentenze emesse negli altri Paesi europei, il tutto ad un costo medio di 3 mila euro.
Sta accadendo che quello che avviene con la legge n. 40 del 2004 sulla fecondazione assistita: una nuova forma di turismo per aggirare la legge italiana anche con il divorzio. Ebbene, a quarant’anni dal referendum sul divorzio, che come già precedentemente rivelato, nel 1974 si confermò a pieni voti con la legge Fortuna-Baslini, si è giunti finalmente all’approvazione di un testo, un passo avanti di civiltà giuridica e sociale, che abbate da tre anni a uno il tempo necessario per dirsi addio in caso di contenzioso, mentre, se c’é l’accordo per archiviare il matrimonio bastano solo sei mesi – sarà ininfluente la presenza o meno di figli minori –, un tempo che decorre, a differenza di quanto previsto nel testo originario, non dal deposito degli atti, ma dalla notifica della domanda di separazione e questo allo scopo di garantirne la piena conoscenza ad entrambe le parti.
La differenza di trattamento nel caso di accordo tra i genitori, giustificata solo con l’esistenza dei figli minori, era assolutamente anacronistica perché non teneva conto della legislazione attuale che tutela i figli a prescindere dallo status di genitore.
Va nella direzione della semplificazione anche la scelta di assegnare il divorzio allo stesso giudice della separazione: delegare tutto a una stessa persona che conosce già la situazione è un modo per accelerare il percorso. Di assoluto buonsenso appaiono anche le disposizioni che modificano l’articolo 191 del codice civile, relativo allo scioglimento della comunione dei beni tra coniugi. Tale disposizione prevede la separazione personale come uno dei motivi di scioglimento della comunione, il cui momento effettivo si verifica ex nunc, secondo la giurisprudenza costante, solo con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione.
Appare evidente come la permanenza degli effetti patrimoniali della comunione legale difficilmente si concilia con l’interruzione della convivenza. Attualmente, quindi la cessazione della convivenza, ancorché autorizzata con i provvedimenti provvisori adottati ex articolo 708, 3ocomma del codice di procedura civile, non osta a che i beni successivamente acquistati dai coniugi ricadano nella comunione legale, ai sensi dell’articolo 177, 1o comma, lettera a), del codice civile dato che l’operatività di tale disposizione in tema di scioglimento della comunione viene meno ex nunc.
Il disegno di legge che ci accingiamo ad approvare prevede invece un’anticipazione dello scioglimento della comunione legale al momento in cui il presidente del tribunale, in sede di udienza di comparizione, autorizza i coniugi a vivere separati, ovvero alla data di sottoscrizione del verbale di separazione consensuale se omologato.
Però restano validi i paletti posti dalla giurisprudenza sui rapporti economici postmatrimoniali. Ad esempio, al coniuge malato spetta l’assegno divorzile anche in caso di evidente sproporzione tra i rispettivi redditi. Il coniuge divorziato, che non sia convolato a seconde nozze, ha diritto ad una quota del TFR maturato dall’ex coniuge.
Per quanto riguarda il calcolo della ripartizione della pensione di reversibilità tra l’ex moglie divorziata e l’eventuale novella vedova, va presa in considerazione la data di separazione e la convivenza prematrimoniale della superstite con il defunto.
Ad incidere sul calcolo, oltre alla durata delle nozze, è la presenza di figli avuti dalla prima moglie, ma anche l’eventuale assistenza fino alla morte, prestata dalla seconda consorte.
Più complicato è il discorso per quanto riguarda l’eredità. Essa viene quantificata in base a vari fattori, tra cui la misura dell’assegno di divorzio, la presenza o meno della pensione di reversibilità, gli immobili, il numero degli eredi e le rispettive condizioni economiche.
Da un’indagine sul costo economico e sociale dei divorzi, della separazione e della volontaria giurisdizione, condotta nel 2009 dall’Eurispes, emerge che il budget che lo Stato spende per le cause relative ai matrimoni che finiscono in tribunale rappresenta ben il 16,5 per cento del costo totale che ha per i cittadini la giustizia civile. Un ulteriore gravame è rappresentato dal costo opportunità che deriva dall’impossibilità per entrambe le parti di svolgere la propria attività lavorativa per tutto il tempo necessario allo svolgimento di ciascuna udienza in sede dibattimentale.
Sarebbe opportuno, altresì, considerare l’influenza di due importanti riforme che il legislatore ha varato negli ultimi anni e che valgono a mutare il contesto del diritto di famiglia nel quale si pongono la disciplina della separazione e del divorzio. Da una parte, la legge n. 54 del 2006 sull’affido condiviso ha messo in discussione il doppio binario tra la disciplina della separazione e la disciplina del divorzio, dettandone una normativa identica circa la sorte dei figli nella crisi familiare; dall’altra, la legge n. 219 del 2012 e il successivo decreto-legge del 2013 recando una storica riforma della filiazione, attraverso la parificazione a tutti gli effetti della condizione dei figli nati dentro e fuori dal matrimonio, trattano in via unitaria la crisi della coppia.
Alla luce delle considerazioni fin qui svolte, Scelta Civica per l’Italia coglie con estremo favore quest’occasione, che noi consideriamo imperdibile, per approvare finalmente un intervento normativo più ampio e radicale, che valga a superare contraddizioni storiche e a garantire le finalità dichiarate dallo stesso: la riduzione della conflittualità, la deflazione del contenzioso giurisdizionale civile e la riduzione dei costi e dei tempi per formalizzare e disciplinare la fine del rapporto patrimoniale.

PRESIDENTE. Saluto gli alunni e i docenti della scuola secondaria di primo grado «Garibaldi Milani» di Fondi, in provincia di Latina, che sono presenti in tribuna (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Leone. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, è chiaro che intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo del Nuovo Centrodestra. È necessario però – anzi, direi proprio doveroso –, fare alcune precisazioni, perché ho registrato in talune dichiarazioni, apparse anche sulla stampa, ma riproposte anche qui oggi, una tendenza ad attribuire talvolta a questo provvedimento un significato che va oltre la sua effettiva ratio. In alcuni casi, per esempio, ho sentito esaltare le virtù di questo provvedimento, come se fosse in grado di scardinare alcuni oppressivi pilastri sui quali si basa tradizionalmente la nostra società. In altri casi, e per le stesse ragioni, ho percepito forti e comprensibili preoccupazioni, anche all’interno del mio stesso gruppo, come se queste nuove norme fossero in grado di minare alcuni valori considerati fondanti della nostra società.
In realtà, il provvedimento di cui stiamo discutendo va preso per quello che realmente è, facendo riferimento al suo oggetto e al suo contenuto principalmente, al suo effettivo contenuto. Che cosa ci accingiamo a votare ? Ci accingiamo a votare in primo luogo non una riforma complessiva della disciplina processuale e sostanziale della separazione e del divorzio, bensì un intervento normativo molto più specifico e mirato, un intervento che potremmo definire quasi chirurgico ma, comunque, di estrema importanza e tale da segnare un passo significativo nel processo di modernizzazione degli istituti giuridici che disciplinano la crisi della coppia, per avvicinarsi a quelli di altri Paesi europei.
Noi stiamo facendo, quindi, semplicemente il nostro dovere. Dopo avere registrato, tra virgolette, una sofferenza in un settore del Paese, stiamo intervenendo. Stiamo ponendo rimedio ad una disciplina ritenuta, in alcuni suoi aspetti, inadeguata e ritenuta principalmente inadeguata da chi ? Dagli utenti, da moltissimi cittadini. Non si tratta, dunque, di un intervento normativo che intende in alcun modo stravolgere il significato tradizionalmente attribuito nel nostro Paese alla famiglia, quale «società naturale fondata sul matrimonio» – e mi riferisco alla previsione costituzionale –, ovvero che intenda sovvertire il senso dei procedimenti di separazione e divorzio quali momenti anche di riflessione, di possibile riconciliazione e di ricostituzione della famiglia, di tutela di tutti i componenti della famiglia stessa in crisi e principalmente, prioritariamente direi, dei figli minori.

Questi sono valori fortemente sentiti nel mio gruppo, nel gruppo del Nuovo Centrodestra, e sono mantenuti ben saldi. Occorre anche infatti tenere presente che il testo oggi in esame incide su uno dei molteplici aspetti della disciplina del divorzio e segnatamente su un termine, la cui abbreviazione determinerà una complessiva riduzione del tempo necessario, per giungere alla pronunzia giudiziale di divorzio. Come dicevo, non si poteva non dare ascolto a tante voci provenienti dalla società civile. Sono poi previsti degli ulteriori interventi di aggiustamento della disciplina dello scioglimento della comunione legale, ma quello che voglio sottolineare è che il provvedimento in esame non incide in alcun modo su quel complesso di normative volte a tutelare i coniugi, soprattutto quello più debole, ed i figli, che più di tanti patiscono le conseguenze della crisi del rapporto tra i genitori. Non vengono toccate né le norme né i principi sanciti dalla legge n. 54, quella del 2006 sull’affido condiviso, che tende a garantire il diritto alla bigenitorialità dei minori e a delimitare la conflittualità delle coppie nel momento della crisi coniugale, dettando una disciplina fortemente protettiva nei confronti dei figli nella crisi familiare. Non sono stati dimenticati; la regolamentazione già c’è e deve essere integrata con queste norme, che io chiamerei quasi di natura processuale, che stiamo approvando. Non vengono neanche alterati i principi o le norme previste dalla legge n. 219 del 2012, che reca la riforma della filiazione, parificando ad ogni effetto la condizione di tutti i figli, prevedendo ulteriori garanzie e cautele per i figli nel contesto della crisi di coppia. Non vengono modificate in sostanza tutte quelle garanzie giuridiche previste a tutela dei figli che fanno già parte della disciplina della separazione e del divorzio o che comunque siano applicabili nel momento in cui il minore, nel contesto della crisi di coppia, abbia bisogno di una tutela rafforzata.
Se questo è l’ambito dell’intervento normativo, se è vero che non si poteva più chiedere a tanti cittadini di attendere ancora l’intervento del legislatore, mi sentirei comunque di rassicurare quei collegi e fra tutti ringrazio i colleghi che sono intervenuti sia in Commissione giustizia che in quest’Aula. Mi riferisco al collega Pagano e agli altri che hanno temuto, ma poi smentito nei fatti dallo stesso Pagano, che ci fosse un intreccio tra una questione etica e una questione solo processuale, che è stata chiarita e risolta. Debbo dire che quelle riflessioni hanno contribuito a mantenere in piedi quei valori che appartengono al mio gruppo di appartenenza e a tanti altri gruppi e a tanti altri parlamentari che siedono in quest’Aula. E mi riferisco naturalmente principalmente al tema più spinoso, che è quello della tutela dei minori. Ritengo così complessivamente e conclusivamente che il voto favorevole su questo provvedimento costituisca un significativo contributo ad un progresso nella disciplina di un ambito delicato come quello della crisi di coppia, senza che a ciò corrisponda alcun arretramento sul piano della tutela dei valori fondamentali.
Concludo veramente, Presidente, non prima di aver fatto una riflessione che può essere anche forse amara, per dire che ci sono cose che non possono entrare in un articolato di legge: l’educazione, la tolleranza, la mediazione, la non conflittualità ed il rispetto nei confronti degli altri non si possono imporre per legge, né sei mesi in più possono contribuire a cambiare approcci ed atteggiamenti (Applausi dei deputati del gruppo Nuovo Centrodestra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Nicchi. Ne ha facoltà.

MARISA NICCHI. Signor Presidente, era ormai improcrastinabile intervenire sui tempi lunghi e direi antieuropei per ottenere il divorzio nel nostro Paese. È evidentemente obsoleta l’attuale disciplina sul divorzio che, come è noto, fissa il termine di tre anni dall’inizio della separazione per lo scioglimento definitivo del matrimonio. Un termine troppo lungo, un’inutile angheria che spesso esaspera i conflitti, induce a sentimenti di rivalsa, impedisce la ricostruzione serena di una vita affettiva.
Una recente indagine dell’Eurispes dimostra quanto sia necessario ed urgente rispondere subito con rispetto e con velocità a chi chiede di sciogliere il matrimonio in anticipo rispetto agli anni previsti dalla normativa vigente.
Presidente, lei sa bene che nelle ultime legislature i testi sull’argomento sono rimasti bloccati ad un passo dall’Aula, perché nel nostro Paese, per i diritti civili, non c’è mai tempo per la politica italiana: è una dannazione della politica italiana. Non sono a caso venute le innumerevoli sentenze di condanna per la violazione dei diritti, da parte dei tribunali europei e da parte della stessa Corte costituzionale italiana.
Ora siamo arrivati ad un testo condiviso. In esso si prevede la riduzione da tre anni ad un anno del termine dall’inizio della separazione per la sentenza di divorzio, tempo che si riduce a sei mesi in caso di separazione consensuale. E inoltre, come ha chiesto il nostro gruppo, si anticipa lo scioglimento della comunione dei beni tra marito e moglie al momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati, una norma ragionevole che formalizza e prende atto di due posizioni autonome e personali che si sono espresse.
Sono misure minime di civiltà e di libertà e ribadisco minime, da troppo tempo attese, che ci avvicinano alle legislazioni degli altri Paesi europei e per questo il nostro gruppo le voterà. È un passo in avanti, però, cogliamo l’occasione per dire quanto non sia risolutivo e quanto sia necessario affrontare il superamento del doppio binario, quello che porta ad una doppia procedura, prima la separazione poi il divorzio, nodo che non è stato affrontato, un’occasione persa. Si tratta di una doppia procedura, tutta italiana, che allunga i tempi, aumenta i costi, aggrava inutilmente il carico di lavoro della giustizia, già provata da molte carenze di personale amministrativo e giudicante, produce disfunzioni nei tempi (sono calcolati almeno sei mesi, quando va bene, tra deposito del ricorso e fissazione dell’udienza), una farraginosità che provoca disagi, talvolta aggirata con il turismo verso gli altri Paesi, dove il divorzio breve è concesso, per chi ha soldi naturalmente.
Già – mi rivolgo a quest’ Aula un po’ distratta – il turismo dei diritti in Italia è un triste primato. Aborto, aborto terapeutico, procreazione assistita, eutanasia sono in questo nostro Paese, diritti dimezzati, dimezzati dai pregiudizi che diventano legge e che magari nemmeno corrispondono ai comportamenti ed ai convincimenti reali che avvengono nella società.
Certo, dobbiamo mettere al primo posto i figli e le figlie che, come ha dimostrato il professor Bollea, padre della neuropsichiatria infantile, soffrono proprio dell’incertezza prodotta dal tempo lungo del procedimento giuridico, anche nei casi consensuali e tanto più nei casi di lotta giuridica.
È stato detto anche qui, facendo ricorso ad un’immagine calcistica inaccettabile, soprattutto quando si parla di famiglie, che anche noi vogliamo difendere e valorizzare. Si parla appunto di tempi supplementari. Sono proprio quei tempi supplementari inutili per chi ha deciso e dannosi soprattutto per i bambini, che debbono ancora di più soffrire, come diceva il professor Bollea, per quel «per ora» che aumenta un’incertezza e toglie sicurezza ai bambini.
Permane in questo – e lo dimostra pienamente – un’idea paternalistica dello Stato che ferisce la laicità e che stride con il cambiamento avvenuto nelle vite delle persone proprio sulla concezione del matrimonio, che è un atto di libertà e che, per questo, contempla anche la consapevolezza che eventi della vita personale potranno portare al suo scioglimento.

Vita privata, vita personale sono sfera intangibile per eccellenza alle imposizioni dello Stato fatte dall’esterno sopra le relazioni reali e sopra le scelte personali. Ed è questa libertà che va pienamente riconosciuta a chi la vuole esercitare. Sposarsi è una scelta di libertà per chi ne può disporre. Apro una parentesi per ricordare l’ingiusta esclusione delle coppie omosessuali da questo istituto e ricordare anche che a chi è riconosciuta non è richiesta una lunga procedura: per sposarsi bastano otto giorni di esposizione delle pubblicazioni. Non si capisce perché per lo scioglimento di questo vincolo in modo congiunto, consensuale, magari anche in assenza di figli, sia necessario un doppio procedimento e una doppia attesa. Questo doppio binario permane e superarlo rimane per noi, per questo gruppo, un problema aperto.
Signor Presidente, l’Italia è un Paese bloccato sul piano del riconoscimento della libertà personale e dei diritti civili, è bloccato da una lunga stagione di conservatorismo e d’ipocrisia. Procreazione assistita, abuso dell’obiezione di coscienza, riconoscimento delle famiglie arcobaleno, matrimonio alle coppie omosessuali, adozione ai single e alle coppie omosessuali, dichiarazione di volontà anticipate per fine vita, in Italia sono problemi, in Europa sono diritti. Questa maggioranza accetta la sfida di aprire una nuova stagione ? Supererà le resistenze che hanno portato, per esempio, gli eurodeputati del PD a bocciare la mozione Estrela ? Arginerà le spinte conservatrici che abbiamo sentito anche in quest’Aula ?
Noi siamo fermi sull’idea che l’Italia cresce, se crescono libertà e diritti civili. È stato così quando passammo dal delitto d’onore e le mammane, alla legge sul divorzio e alla legge n. 194. È stato così quando passammo dai manicomi segreganti alla legge n. 180. L’Italia divenne un Paese d’avanguardia, oggi è il fanalino di coda e fa brutta figura in Europa. Noi, lo voglio dire al collega Gigli, non siamo per un individualismo amorale, tutt’altro; siamo per la responsabilità alla base delle relazioni familiari, ma la responsabilità vive nella libertà e non nella costrizione (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole D’Alessandro. Ne ha facoltà.

LUCA D’ALESSANDRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, da pochi giorni abbiamo celebrato i 40 anni dal referendum che confermò la legge istitutiva del divorzio, la cosiddetta legge Fortuna-Baslini. Ebbene, come ogni compleanno che si rispetti, questa ricorrenza merita un omaggio. Il regalo che oggi noi vogliamo fare è rendere queste norme al passo con i tempi, con la modernità, con le regole che caratterizzano la stragrande maggioranza delle democrazie europee. Ma, soprattutto, la nostra attenzione non è puntata ad un malinteso istinto di emulazione dei principali Paesi a noi vicini. Ciò che abbiamo davvero a cuore sono gli italiani. E a loro, alle famiglie, alle istanze che ci arrivano da più parti, noi intendiamo rispondere con questa legge.
Non uso a caso il termine famiglia, perché solo ad un occhio disattento, superficiale, ideologico le norme sul cosiddetto divorzio breve possono apparire contrarie, anzi ostili, al nucleo principale della nostra società, la famiglia appunto.
Viceversa, la storia di questi anni, la cronaca, purtroppo in molti casi nera, ci lasciano in eredità un quadro a tinte fosche di come, nel corso del tempo, la famiglia, quella drammaticamente destinata ad un futuro non più indissolubile, sia rimasta costretta e dilaniata da regole e ostacoli che, invece di favorire e stimolare l’armonia post matrimoniale, in particolar modo nell’interesse dei figli che eventualmente siano venuti, hanno provocato tensioni, crisi, fratture spesso insanabili, costringendo uomini e donne a divincolarsi con difficoltà per ritrovare una serenità purtroppo perduta, serenità che alla fine di un amore – perché di questo stiamo parlando – deve tener conto del rapporto che ne consegue, soprattutto, se non in modo esclusivo, quando dal matrimonio siano nati dei figli.
Noi qui non parliamo dei nuclei familiari dove amore, comprensione, affinità ed armonia regnano sovrani, auspicando sempre che siano la maggior parte. Come legislatori, siamo obbligati ad affrontare, nostro malgrado, l’eventualità peggiore, il caso in cui un progetto a lungo coltivato e nel quale si è creduto fortemente debba fare i conti con il fallimento.
Le statistiche, purtroppo, ci confermano che non stiamo parlando di casi isolati o minoritari. Piaccia o meno, la società italiana, come d’altra parte la società in generale, deve fare i conti con crisi matrimoniali sempre più frequenti e numerose. L’ interrogativo che in questi anni ha praticamente bloccato ogni parvenza di riforma, da quando, nel lontano 1987, si ridussero da 5 a 3 gli anni di separazione necessari a poter chiedere il divorzio, è stato: abbreviare i termini per lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio è contro la famiglia ?
Cercare in ogni modo la riconciliazione, costringendo, di fatto, i coniugi a non poter divorziare prima di 3 anni, nella speranza – ahimè, fin troppo spesso vana – di un ritorno all’armonia e all’amore, è il metodo giusto per salvare una famiglia ? Noi crediamo di no. Ma non lo crediamo in virtù di una superficiale o dozzinale analisi sociologica, pur in presenza di dati che limitano ai minimi termini i casi di riconciliazione, peraltro sempre possibile. Non è con la costrizione che si salva una famiglia.
Al contrario, troppo spesso, i lacci e lacciuoli che avevano ed hanno l’obiettivo, non certo in malafede, di presentare lo Stato come l’educatore, quasi un genitore, che doveva pungolare marito e moglie affinché non gettassero al vento i voti matrimoniali, hanno provocato drammi, tensioni, crisi ancor più acute all’interno delle proverbiali quattro mura. Davvero è questa la soluzione ? Ripeto, noi da liberali crediamo di no.
Fino ad oggi, questo oltranzismo non ha prodotto vantaggi; al contrario, ha messo in difficoltà le decine di migliaia di coniugi che, loro malgrado, hanno dovuto fare i conti con la fine di una convivenza. Parliamo di difficoltà economiche, con i costi rappresentati da una giustizia civile che segna il passo da troppo tempo; costi che si aggiungono alle già impegnative conseguenze di un divorzio.
Parliamo di difficoltà sociali, quando gli anni che passano tra separazione e divorzio incattiviscono, invece di ottenere risultati positivi, i rapporti, al punto che sono davvero troppi i drammi che si consumano fra coppie non più unite. Non ultimo, parliamo di difficoltà giudiziarie, perché sarebbe sbagliato ignorare come l’imponente arretrato civile allunghi ancora di più, seppur in modo indiretto, i termini per ottenere separazione e divorzio.

PRESIDENTE. Scusi, onorevole D’Alessandro. Onorevole Dorina Bianchi, grazie, veramente grazie. Prego, onorevole D’Alessandro.

LUCA D’ALESSANDRO. Viceversa, le norme che ci accingiamo ad approvare produrranno un importante effetto deflattivo. Entrando nel merito, questo testo unificato non cambia nulla della legislazione relativa alla cessazione degli effetti civili del matrimonio, se non in relazione ai tempi. In quest’Aula, più di un collega ha illustrato in modo efficace il provvedimento, un provvedimento che, di fatto, prevede un anno di separazione per poter chiedere il divorzio, ridotto a sei mesi nel caso di un accordo consensuale fra i coniugi; sconto che ha come obiettivo quello di incentivare la soluzione amichevole di una controversia già di per sé traumatica.
Importante è anche il momento da cui decorrono questi termini: dal deposito dell’istanza di separazione, se consensuale, oppure dalla notifica alla controparte, se giudiziale. A dimostrazione di come sia delicato il settore nel quale stiamo intervenendo, dobbiamo registrare critiche non solo da chi giudica eccessivamente breve questo termine, ma anche da chi, addirittura, vorrebbe abolire l’istituto della separazione, in caso di consensuale, per accedere al divorzio diretto, come previsto in quasi tutto il mondo, a parte poche eccezioni, e anche da un ordine del giorno approvato in questo senso dal Governo e da me sottoscritto.
Per tali motivi, per rispetto a tutti i colleghi presenti in quest’Aula, dobbiamo affrontare la materia con laicità, senza eccedere in fanatismi di sorta dall’una o dall’altra parte. Affrontando questo testo unificato, non possiamo e non dobbiamo parlare in termini di maggioranza e opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente); lo dimostra il fatto che il provvedimento ha avuto un relatore di Forza Italia, il sottoscritto, ed uno del PD, la collega Moretti, ma siamo tutti consapevoli che si tratta di questioni attinenti alla coscienza di ognuno di noi.
Non è un caso che il testo approdato in quest’Aula sia il frutto di un lavoro comune, al quale hanno dato un contributo importante quasi tutti i gruppi parlamentari, che ringrazio, in un clima di collaborazione costruttiva, che sarebbe auspicabile anche per altri temi così importanti e delicati. La proposta di legge cerca di rappresentare una mediazione ideale fra esigenze di celerità e concretezza, nel rispetto delle idee di ognuno e con un intento davvero liberale, che non possiamo sottovalutare.
Per tali motivi, pur annunciando il voto favorevole del mio gruppo alla proposta di legge, grande rispetto e comprensione dobbiamo a tutti quei colleghi che, in coscienza, appunto, vorranno votare contro, perché parliamo di temi sensibili e, come tali, sottratti alla logica maggioritaria che quasi sempre viene seguita in Parlamento.
Detto ciò, vorrei invitare l’Aula e i parlamentari a riflettere esclusivamente e in maniera quanto più possibile oggettiva sul testo che è stato licenziato dalla Commissione giustizia e che è oggi al nostro esame, senza lasciarsi prendere in alcun modo da opinioni troppo personali sul concetto di matrimonio e sulla famiglia.
Oggi, infatti, come ho detto, stiamo discutendo di un’ altra vicenda: non di matrimonio e di famiglia, ma di rimedi e soluzioni, e di come facilitare la vita a chi non ha avuto un matrimonio ideale, o semplicemente normale, e che cerca una soluzione di vita che, probabilmente, si riflette anche su altre persone.

Una proposta di legge di questo genere non solo non è contro il matrimonio, ma è addirittura a favore dello stesso, perché non alimenta il timore di quanti si trovano a compiere questo importante passo, non porta in dote quella paura che, nel malaugurato caso di fallimento, si debba poi affrontare un’odissea giudiziaria in grado di dissuadere anche i più coraggiosi.
Non solo. Agevola anche la ricostituzione di matrimoni possibili e futuri. Infatti, molto spesso ad attendere le sentenze di divorzio ci sono coppie che si sono già formate e che magari hanno figli, e che avrebbero anche diritto, in uno Stato civile come l’Italia, a vedere che anche i loro problemi venissero affrontati con la dovuta sensibilità e con i tempi adeguati.
Nella stessa direzione va anche un’altra modifica che viene introdotta dalla normativa oggi in discussione: far partire lo scioglimento della comunione dei beni non più dall’omologazione della separazione consensuale o dalla sentenza di separazione giudiziale, ma dal momento in cui il presidente del tribunale, in sede di udienza di comparizione, autorizza i coniugi a vivere separati. Significa sollevare le parti in causa da una serie di discussioni, tamponando gli effetti dei provvedimenti provvisori, che molto spesso sono afflittivi per tutti, frutto di lungaggini anche giudiziarie e oggetto di speculazioni di varia natura.
E allora, entrambe le modifiche tendono in fondo principalmente, a mio parere, ad introdurre modifiche che sono in sintonia con il Paese, che sicuramente sono in sintonia anche con un’esigenza di civiltà che è maturata oramai stabilmente. Il Parlamento deve assumersi la responsabilità di discutere del tema fino in fondo, seriamente ma senza ipocrisie, anche alla luce della normativa europea, che crea situazioni di disparità. Infatti, basta spostarsi di poco, e purtroppo sempre più coppie vi fanno ricorso, basta andare in una delle nazioni vicine dove il divorzio è semplice, dalla Romania alla Francia, alla Germania, per ottenere, anche in pochi mesi, una sentenza di divorzio e la successiva ratifica in Italia.
Per ottenere questo ovviamente bisogna avere la possibilità economica e i mezzi per farlo. Ma, a livello culturale, è accettabile ? È accettabile il turismo divorzile a causa delle lacune e delle inefficienze del nostro ordinamento ? È accettabile questo modo di aggirare regole che gli stessi italiani ci dicono di ritenere sbagliate ed afflittive ? Io credo di no. Noi crediamo di no, con profondo rispetto per chi la pensa in modo diverso.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi, dopo quarant’anni dal referendum sul divorzio, dopo almeno quindici anni di tentativi inutili di mettere mano alla materia, siamo in prossimità di un traguardo importante, direi storico. Un traguardo che non riduce solo i tempi per il divorzio, ma, superando una barriera culturale di assoluto rilievo – barriera che si è rivelata a tratti insormontabile ostacolo –, ci permetterà in un futuro, speriamo immediato, di affrontare in modo complessivo, generale e organico l’intero diritto di famiglia, per far sì che queste delicate e fondamentali norme che regolano la cellula principale della nostra società non vivano più di sola giurisprudenza o provvedimenti tampone, ma trovino quei tratti di modernità che ci sono richiesti da uno Stato civile e al passo con i tempi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Bonafede. Ne ha facoltà.

ALFONSO BONAFEDE. Signor Presidente, il cosiddetto divorzio breve arriva in quest’Aula e pare verrà votato favorevolmente da quasi tutte le forze politiche. Nelle scorse legislature tutti i tentativi di intervenire in questa materia sono falliti miseramente. Sembra che la presenza del MoVimento 5 Stelle nel Parlamento italiano renderà più probabile, invece, l’esito favorevole di questa proposta di legge.
È per questo che quando parliamo di divorzio breve e dell’iter legislativo del divorzio breve non possiamo soffermarci a un’analisi meramente giuridica, ma dobbiamo andare anche un po’ oltre – ed è questo quello che farò – e cercare di riflettere su come la vicenda del divorzio breve dimostra che questo Parlamento potrebbe funzionare e vivere in maniera differente da quella a cui è abituato.
Con questa proposta di legge abbreviamo il termine intercorrente tra separazione e divorzio. Nella legge attualmente vigente il termine è di tre anni, noi lo abbreviamo a sei mesi, in caso di separazione consensuale, e a un anno, nel caso di separazione giudiziale. È una conquista per il nostro Paese, è una conquista civile che riporta l’Italia al passo con i tempi, anche alla luce di quelli che sono gli ordinamenti europei. È una conquista civile, perché, preso atto che la separazione è sempre una fase dolorosa, perché rappresenta inevitabilmente e oggettivamente il fallimento di un progetto di coppia e di famiglia, è assurdo pensare di tutelare quella famiglia ingabbiando la coppia in un termine burocratico di tre anni, quando quella coppia ormai ha preso atto di quella crisi e della definitività di quella crisi.
È anche un traguardo importante per quanto riguarda l’accelerazione e lo snellimento dei contenziosi civili, soprattutto nel quadro di un Paese che, dall’insediamento del Governo Renzi in poi, sembra non avere più nella sua agenda politica il tema della giustizia, non si sente più parlare di giustizia.
Voglio soffermarmi un attimo sui figli minori, di cui sei è parlato. Allora, chiariamo subito che i figli minori erano tutelati con la legge attualmente vigente e verranno tutelati con questa legge. Il giudice prende tutti i provvedimenti necessari per la tutela dei figli minori, fa tutte le indagini necessarie, coadiuvato anche da assistenti sociali, per tutelare i minori, interviene, controlla quelli che sono i comportamenti dei genitori. Ma questo non c’entra niente con quello di cui stiamo parlando oggi, perché questo rimane.
È un tema delicatissimo, uno di quei temi che non ti fa dormire la notte, perché hai paura di sbagliare e la paura di sbagliare coinvolge non solo la tua mente da legislatore, ma anche la tua anima, la tua coscienza.
Per me è stata una riflessione durissima, per me che, da quando sono diventato papà, tre anni e mezzo fa, mi concepisco…

PRESIDENTE. Scusi onorevole Bonafede: onorevole Sannicandro ! Grazie. Prego.

ALFONSO BONAFEDE. Dicevo: da quando, tre anni e mezzo fa, sono diventato papà, concepisco me stesso, prima ancora che come uomo, come padre. Però era una decisione che tutela i figli minori e che tutela nello stesso tempo la famiglia. Un grande giurista, Carlo Arturo Jemolo, ha sostenuto che la famiglia è un’isola che il mare del diritto può lambire, ma soltanto lambire. Ecco, quello che stiamo facendo oggi è, preso atto che in quel momento una tempesta sta sconvolgendo quell’isola, noi da legislatori non possiamo fare altro che cercare di porre tutte le precauzioni necessarie perché quella tempesta produca il minor numero di danni possibile ed è questo quello che facciamo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Ma, come dicevo prima, ampliamo un attimo la riflessione sul momento storico-politico che stiamo vivendo.
La proposta del MoVimento 5 Stelle è stata la prima che, fin dall’inizio, ha previsto il termine di sei mesi intercorrenti dalla separazione consensuale alla possibilità di chiedere il divorzio. Siamo arrivati, ad un certo punto, ad un testo unificato in Commissione, che era di 9 mesi.
Ci siamo congelati di fronte a quella proposta di legge, a quella controproposta del PD e delle altre forze politiche ? Assolutamente no: l’abbiamo considerato un buon punto di partenza.
E poi però, a seguito delle audizioni, è venuto fuori che la proposta del MoVimento 5 Stelle dei sei mesi era quella migliore e l’abbiamo decisa tutti insieme. Avevamo proposto, a differenza degli altri, che il termine decorresse dal deposito del ricorso. Ci è stata fatta una controproposta. Ci siamo congelati di fronte a quella controproposta ? Assolutamente no: l’abbiamo presa in considerazione e siamo arrivati ad un accordo sul fatto che il termine decorre dalla notifica del ricorso.
Allora, oggi noi rivendichiamo con orgoglio il fatto che i tratti salienti di questa proposta di legge erano contenute nella proposta del MoVimento 5 Stelle. Rivendichiamo quell’intuizione, che si è rivelata un’intuizione valida. Ma non ci interessa mettere il cappello, non ci interessa rivendicare la paternità della legge, perché siamo consapevoli del fatto che, quando c’è un accordo, non un inciucio, quando c’è un incontro di volontà nell’interesse dei cittadini e non un compromesso al ribasso nell’interesse di alcuni individui o di alcune lobby, allora la paternità della legge non è di questa o di quella forza politica, ma è di tutto il Parlamento italiano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Qualcuno mi dirà: «Eh, ma avete avuto un atteggiamento differente rispetto a quello che siamo abituati a vedere». Già mi sembra di sentirli i dibattiti nei vari talk-show in TV.
È vero ? Abbiamo tenuto un atteggiamento differente ? Ritengo di no, e ritengo di avere le prove di questo.

Ricordo, soltanto per fare un esempio, la legge sull’omofobia in cui il MoVimento 5 Stelle ha condiviso e portato avanti la proposta di legge Scalfarotto del PD, mentre Scalfarotto stesso in Aula difendeva l’inciucio che intanto aveva raggiunto con Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Avevamo detto noi di no in quell’occasione ? No, erano stati il PD e la maggioranza a dire di no. Volete un altro esempio ? Il 416-ter, il voto di scambio politico-mafioso. A prescindere dal merito, era stato raggiunto un accordo al Senato, un accordo che è stato poi tradito in terza lettura dal PD in favore di un accordo raggiunto nel frattempo con Forza Italia. Avevamo detto noi di no ? No, eravate stati voi a dire di no !
A proposito, informate il Presidente del Consiglio che il voto di scambio politico-mafioso esisteva già e non l’ha introdotto né il PD né tantomeno il Governo. Se lo informate di questo, gli impedite di mentire in una conferenza stampa a Palazzo Chigi a tre giorni dalle elezioni. Magari se ogni tanto, tra una slide e l’altra, gli passate un testo di legge, gli impedite di dire delle menzogne al popolo italiano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
Un altro esempio ? Il decreto del «fare». Avevamo ridotto da più di 500 emendamenti il numero dei nostri emendamenti a 7. In tema di giustizia si voleva evitare che i giovani neolaureati venissero sfruttati nelle aule dei tribunali. Avevamo detto noi di no ? No, avevate detto voi e la maggioranza di no. E, allora, sappiamo tutti che le incertezze sull’esito di questa legge non sono dettate dal MoVimento 5 Stelle, ma dalle pressioni che arrivano sui partiti. Ma noi staremo qui, a far sì che questa proposta di legge viaggi sulle dinamiche normali della democrazia. E, allora, vi chiedo: qual è la morale della storia legislativa del divorzio breve ? La morale è che questo Parlamento è in grado di approvare proposte di legge validissime nell’interesse dei cittadini quando il PD non dice di no…

PRESIDENTE. Colleghi, per favore !

ALFONSO BONAFEDE….e sempre no a tutto quello che proponiamo. Questo Parlamento può approvare proposte validissime se il Governo la smette di ghigliottinare il dibattito parlamentare con continue questioni di fiducia; se il PD, insomma, la smette di congelare, non tanto i suoi voti, che non vuol dire esattamente nulla, quanto quel meraviglioso dibattito parlamentare che è fondamentale per il funzionamento e ancor più per la sopravvivenza della democrazia di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Morani. Ne ha facoltà.

ALESSIA MORANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, il provvedimento che voteremo oggi in quest’Aula parlamentare sulla riduzione dei termini e sulla semplificazione delle procedure per arrivare al divorzio è la conclusione di un percorso che è iniziato molti anni fa. Il testo che prevede la riduzione da tre ad un anno del termine per la proposizione della domanda di divorzio in caso di separazione giudiziale e a sei mesi per quella consensuale e che anticipa anche il momento dello scioglimento della comunione legale tra i coniugi ha avuto in questa legislatura un cammino celere e condiviso tra le forze politiche.
Voglio sottolineare questi due aspetti, della celerità e della condivisione che, peraltro, saluto con grande soddisfazione, da parte del MoVimento 5 Stelle che per la prima volta ha espresso la volontà di collaborare su qualcosa con questa maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Infatti, il primo progetto di legge che prevedeva la riduzione dei termini per la domanda di divorzio risale al 2003 e ci sono voluti ben undici anni per arrivare ad un accordo tra le forze politiche per la prima approvazione da parte di questo ramo del Parlamento. E lo facciamo nell’anno in cui si celebrano i quarant’anni dal referendum sul divorzio quando le italiane e gli italiani vinsero una grande battaglia di civiltà attraverso una mobilitazione straordinaria e trasversale tra le forze politiche e sociali del Paese, in una grande alleanza per i diritti e le libertà delle persone. Quella battaglia ci ha insegnato che il primo compito della politica è quello di prendere atto dei cambiamenti della società e di saper dare risposte adeguate a quei cambiamenti. Ed oggi come allora non possiamo sottrarci a questo fondamentale compito.
Con questo provvedimento oggi noi finalmente colmiamo un vuoto della politica e di fatto riconosciamo, senza naturalmente darne un giudizio positivo o negativo, come la società sia cambiata nel tempo e come si siano trasformati i rapporti familiari. Abbiamo perciò il dovere di fornire gli strumenti affinché questi cambiamenti avvengano nella maniera più serena ed indolore possibile e ponendo sempre al centro della nostra azione la tutela della famiglia.
Potrebbe sembrare contraddittorio parlare di tutela della famiglia in un provvedimento che prevede la riduzione dei termini per la domanda di divorzio. Al contrario, questo provvedimento muove proprio dal presupposto che la salvaguardia della famiglia parte proprio dal fatto che essa deve sopravvivere anche nel caso in cui non vi sia più la condivisione dell’affetto tra i coniugi, e cercherò di spiegare brevemente il perché.
La ratio che ispira questo provvedimento risiede nella presa d’atto che la lunghezza del contenzioso sia un grave danno per i rapporti familiari e lo sia soprattutto laddove vi siano dei figli. Il periodo di tre anni previsto attualmente dalla legge ha creato enormi costi sociali, oltre che di natura economica, per le famiglie e per lo Stato. È bene che ci diciamo tra di noi, inoltre, che nella stragrande maggioranza dei casi chi si rivolge al tribunale per una separazione o per il divorzio non lo fa mai a cuor leggero e soprattutto lo fa, spesso, dopo lunghi periodi di tempo in cui si è tentato in ogni modo di salvare il rapporto di coppia.
Dicevo, i costi sociali, che sono rappresentati dalle tensioni e dalle sofferenze che si creano nelle famiglie, hanno come vittime principalmente i figli, spesso utilizzati purtroppo anche come strumento di ricatto tra i coniugi: i figli – vorrei ricordarlo ad alcuni colleghi – che sono l’unica parte debole della crisi familiare, e non le donne, come qualcuno ha provato a dire in quest’Aula. E non nascondiamoci neppure che in molti casi situazioni di conflittualità di questo tipo generano violenza, quella violenza domestica che può assumere il carattere della violenza psicologica, economica e finanche fisica, di cui quest’Aula si è occupata solo qualche mese fa con importanti modifiche normative che stanno cominciando a produrre effetti positivi.
Per questo credo che la riduzione dei tempi del divorzio riduca anche le conflittualità tra i coniugi e di conseguenza diminuisca anche le sofferenze per i figli, incentivando, invece, la cultura della condivisione anche nelle situazioni di crisi della famiglia. Occorre, però, in questo senso, garantire ai bambini e alle bambine il mantenimento di relazioni regolari con entrambi i genitori, da cui debbono ricevere cure, affetto, educazione, istruzione, attraverso anche il potenziamento dei servizi di mediazione familiare finalizzati a preservare i figli da rancori e vendette di coppia, oltre che sostenere l’eventuale passaggio verso una famiglia che si sta ricostituendo.
Sono fermamente convinta, signor Presidente, che l’unità e la stabilità della famiglia – che sono per noi un valore – non si tutelino attraverso un legame forzoso temporale stabilito dalla legge, ma debbono fondarsi su altro.
In questi giorni di discussione sul provvedimento sono andato a rivedere i lavori del Parlamento del 1969 e ho trovato l’intervento di una grande donna, Nilde Iotti, che oltre ad essere di una attualità sconcertante, credo colga il senso profondo della natura e del fondamento della famiglia.
L’onorevole Iotti, durante la discussione in quest’Aula sul divorzio, disse: A noi pare che ciò che nel mondo moderno spinge le persone al matrimonio ed alla formazione della famiglia, ciò che rende morale nella coscienza popolare la formazione della famiglia, sia in primo l’esistenza dei sentimenti. Questo e non altro è il motivo che spinge ogni uomo ed una donna a contrarre matrimonio ed a costituire una famiglia. Certo, quando parliamo di sentimenti, noi non parliamo di qualcosa di fragile. Noi parliamo di sentimenti che investono profondamente la personalità dell’individuo, che giungono ad essere parte della sua razionalità, per cui il dono totale di se stessi, che è alla base del matrimonio, diviene ad un tempo affermazione e conquista di se stessi. Questa, io credo, è oggi la base morale del matrimonio.

Non crediamo pertanto che i sentimenti costituiscano una base troppo fragile per la costituzione di una famiglia; al contrario, si tratta di qualche cosa che nel mondo moderno si afferma di pari passo con l’affermarsi della libertà degli uomini.
Come l’onorevole Iotti, anche io credo che l’unità e la stabilità della famiglia abbiano il loro fondamento nell’esistenza di un legame affettivo forte, vero, profondo tra le persone, che non può certamente essere sostituito da un vincolo temporale previsto dalla legge. Non esiste nessuna legge in grado di sostituirsi ai sentimenti delle persone, in grado di sostituirsi all’amore.
Onorevoli colleghi, sappiamo di muoverci su un terreno delicato. La questione della famiglia, dei suoi contenuti, di ciò che deve essere investe molto da vicino il modo di essere più personale di tutti noi: è per questo che si tratta di temi estremamente delicati, di problemi difficili da affrontare. Noi siamo ben consapevoli che ci muoviamo su un terreno delicato, tuttavia, credo che anche su questo terreno dobbiamo riconoscere che molto, moltissimo è cambiato anche in Italia e che la politica deve assumersi la responsabilità di guidare oggi questi processi.
Signor Presidente, oggi finalmente iniziamo un percorso importante per il nostro Paese, che sul piano dei diritti civili ci vede, purtroppo, rispetto alle altre nazioni europee molto distanti. Dal confronto con gli altri Paesi europei, in cui le procedure sono molto più snelle ed i tempi più brevi, è evidente che l’Italia segna gravemente il passo anche su questa materia. Ed oggi che il Partito Democratico ha la delegazione più numerosa del Parlamento europeo all’interno del PSE, questo provvedimento è ancora più importante.
L’Italia ha vissuto stagioni di grandi battaglie civili e di mobilitazione sociale sfociate in provvedimenti importantissimi. Oggi quel momento di grande mobilitazione sociale sembra lontano anche e, soprattutto, per le condizioni economiche in cui versa il Paese. Ma io credo che ci siano, invece, le condizioni perché questo Parlamento, così fortemente rinnovato per la presenza di giovani e anche di tante donne, possa dare le risposte che i nostri cittadini attendono.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

ALESSIA MORANI. Il Partito Democratico sta inaugurando una grande stagione di riforme ed anche sul piano delle trasformazioni sociali e dei diritti delle persone crediamo che in questa legislatura si possano finalmente dare le risposte che non abbiamo dato in questi anni: anni in cui non si è fatta una vera politica per le famiglie, per tutte le famiglie; anni in cui sono mancati la volontà e il coraggio di affrontare alcune questioni decisive, come le unioni civili, le adozioni nazionali e internazionali, una seria riforma della giustizia minorile in ambito familiare; non si sono incentivate in alcun modo le politiche di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e, soprattutto, non si è modificata la legge n. 40 sulla procreazione assistita, smontata, pezzo a pezzo, dalla Corte costituzionale.

PRESIDENTE. Deve concludere.

ALESSIA MORANI. Il Partito Democratico – e concludo – è portatore ed interprete delle trasformazioni sociali del Paese, caro onorevole Bonafede, ed oggi con questo provvedimento stiamo compiendo un altro passo verso il riconoscimento di questi diritti. Per questo, esprimo il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. La ringrazio. Ora vi sono tre brevi interventi a titolo personale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l’onorevole Squeri. Ne ha facoltà.

LUCA SQUERI. Signor Presidente, mi sono chiesto se sia opportuno o, addirittura, legittimo come legislatore trasferire su persone che non la pensano come me la volontà di non volere attenuare i vincoli derivanti dal matrimonio e, dunque, accelerare i tempi sul divorzio. La risposta l’ho avuta ieri quando, a cena con i figli, dicendogli che oggi in Aula avremmo affrontato questo argomento, ho chiesto il loro pensiero e mi hanno detto: «Papà, la società è così già talmente sfilacciata che indebolire ancora di più il matrimonio sarebbe peggio».
Ecco, anche a conforto di questo pensiero giovane e fresco, in dissenso con il mio gruppo, dichiaro con convinzione il mio voto contrario a questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l’onorevole Pagano. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, telegraficamente, abbiamo certificato in base agli interventi che il 64 per cento delle coppie che superano il momento di crisi si dichiarano, cinque anni dopo, felici: segno che, allora, superare il momento di crisi aiuta alla ricomposizione della coppia. Abbiamo certificato, citando le statistiche, che il 50 per cento di coloro che si separano non vuole più il divorzio, rimane separato: segno che, alla fine, la separazione è una sorta di divorzio liquido; segno, in altre parole, che, dopo un trauma – perché le separazioni tali sono –, alla fine, nessuno ha tutta questa voglia di risposarsi facilmente.
Abbiamo verificato che i nove decimi dei femminicidi sono compiuti da ex, quindi vuol dire che c’è un partner debole che subisce le pressioni da parte di qualcuno più forte, e abbiamo dimostrato, abbondantemente, che gli studi psicologici dichiarano che c’è una parte debolissima in tutto questo che si chiama «bambino», di cui nessuno ha tenuto conto e a cui tutti, invece, dovremmo stare attenti, visto che, alla fine, è il frutto di un matrimonio o comunque di un rapporto. Tenere conto di tutto questo era la cosa più logica, dare la possibilità alla coppia di ricomporsi o, comunque, di venire incontro alle esigenze di quel bambino, era un’esigenza, e invece nessuno ne ha tenuto conto. Va tenuto in debito riguardo, Presidente, e mi avvio alla conclusione, che c’è un fatto assolutamente incontrovertibile e cioè che il bambino, da qualsiasi tipo di separazione, subisce un trauma, è come strappargli un braccio dicono gli psicologi, quindi, è evidente che qualsiasi tentativo di ricomposizione va esercitato; mantenere il tempo nei modi in cui il legislatore precedente lo aveva, di fatto, mantenuto era una cosa logica, non c’era nulla di ultra cattolico, nulla di etico, era soltanto buonsenso, ma questo Parlamento, evidentemente, è andato contro il buonsenso.
Chiudo, veramente, citando un dato politico: è certo che, di fronte a un periodo di spaventosa omologazione culturale, e oggi abbiamo assistito ad un esempio, abbiamo creato le condizioni perché un provvedimento che doveva finire 630 a zero, invece, ha creato un consenso su un cartello che forse è minimo, ma è un buon punto di partenza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l’onorevole Roccella. Ne ha facoltà.

EUGENIA ROCCELLA. Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto contrario a questo provvedimento, perché non riesco a capire il metodo che abbiamo usato. Se fosse vero, come è stato detto ampiamente in questa Aula, che il problema sono i tempi lunghi della giustizia, non capisco perché non siamo intervenuti sui tempi lunghi della giustizia. Se siamo, invece, intervenuti sui tempi del matrimonio, sui tempi della separazione è perché, evidentemente, si voleva intervenire sul matrimonio. Quindi, questa non è un provvedimento per prendere atto dei motivi di sofferenza che ci sono all’interno del periodo di separazione, è un provvedimento ideologica, una legge per indebolire il matrimonio, perché un matrimonio che può sciogliersi in sei mesi non è certamente il matrimonio previsto dalla nostra Costituzione, non è il matrimonio che prevede promesse e impegni pubblici di durata, di una durata soprattutto a tutela dei figli, perché è per questo che il matrimonio prevede impegni pubblici di durata.
Vogliamo adeguare, evidentemente, l’Italia ai dati europei, si dice sempre questo, a una postmodernità malintesa, senza considerare i danni, le ricadute e i costi sociali ed economici che in Europa si pagano sulla divorzialità. Peraltro, la media europea ha il doppio del tasso di divorzialità dell’Italia. Ciò senza considerare che cosa comportano, anche in termini di costi umani e non solo sociali, questi dati europei. L’Italia era diversa, io speravo che potesse rimanere diversa. Questo ormai è un PACS, non è più un matrimonio, è un matrimonio liquido per una società liquida. Il nostro compito di legislatori non è soltanto la registrazione burocratica di quello che avviene all’interno della società, è anche un compito di indirizzo; noi dobbiamo agire per il bene comune e non credo che questa volta lo abbiamo fatto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l’onorevole Buonanno. Ne ha facoltà.

GIANLUCA BUONANNO. Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole al provvedimento e lo dico anche a ragion veduta dopo vent’anni che sono sindaco. Ho visto tante cose da sindaco facendolo in tre comuni diversi e credo che sia giusto questo provvedimento, anche se tutte le leggi non sono perfette, credo che sia giusto, perché viste le situazioni familiari di tante persone, quando si conoscono direttamente, ci si rende conto che prima si fanno determinate cose e, molto spesso, meglio è. Quindi io sono favorevole a questa proposta e voglio anche aggiungere una cosa tra parentesi. Qualche anno fa quando facevo il sindaco a Varallo, avevo fatto una cosa un po’ strana e cioè quando sposavo la gente – ho fatto circa centottanta matrimoni nella mia carriera – davo la bottiglia di vino, i bicchieri, il mazzo di fiori per la sposa e davo insieme anche il libro sulla separazione e sul divorzio.

Ciò in maniera provocatoria, perché molto spesso la gente si sposa senza rendersi conto che una volta che sei sposato ci sono poi tutta una serie di situazioni per cui, quando le cose non vanno tanto bene, è meglio pensarci prima che dopo. Questa provocazione ha fatto discutere un po’ anche in giro per l’Italia, e a maggior ragione lo ridico adesso: prima di sposarsi bisogna pensarci bene. Una volta che una coppia si è sposata, se poi non va d’accordo è meglio che faccia in fretta e che si divida.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l’onorevole Calabrò. Ne ha facoltà.

RAFFAELE CALABRÒ. Signor Presidente, penso che stiamo attraversando, e lo riconosciamo tutti, un momento di grande crisi della famiglia, sia sul piano sociale sia sul piano economico. Io annunzio il mio voto contrario a questa legge, in dissenso dal gruppo, proprio per questo motivo: in un momento di grande crisi noi non stiamo facendo nulla per rinforzare l’istituto familiare, e stiamo facendo di tutto per sfasciarlo.

ALESSANDRA MORETTI, Relatore. Chiedo di parlare per un ringraziamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà (Commenti del deputato Fedriga). Qual è il problema, onorevole Fedriga ?

ALESSANDRA MORETTI, Relatore. Signor Presidente, …

PRESIDENTE. Ero già…, aspetti, onorevole Moretti. Onorevole Fedriga, ho dato la parola… . C’erano degli iscritti a parlare, ho dato la parola a chi me l’ha chiesta; adesso ho dato la parola alla relatrice, poi passiamo al voto: non è che riapriamo un dibattito dopo la relatrice.

MASSIMILIANO FEDRIGA. Per gli interventi a titolo personale non c’è termine.

PRESIDENTE. Onorevole Moretti, sia gentile. Prego, onorevole Fedriga.

MASSIMILIANO FEDRIGA. Signor Presidente, mi perdoni: a titolo personale non c’è un termine di iscrizione, e quindi ho cercato…

PRESIDENTE. Questo lo so bene, onorevole Fedriga, però io ho degli iscritti, ho delle persone che me l’hanno chiesto del suo gruppo: siccome siamo arrivati al voto finale…

MASSIMILIANO FEDRIGA. No, no, e per quello mi son permesso…

PRESIDENTE. Vada, onorevole Fedriga.

MASSIMILIANO FEDRIGA. … di intervenire prima della relatrice.
Ho sentito molti interventi – gli interventi della relatrice, gli interventi nella dichiarazione di voto del Partito Democratico, che ha voluto fortemente questa norma, entrambe avvocati divorziste. Prendo atto che il conflitto di interesse vale solo per una parte politica, e non per il Partito Democratico. È chiaro che in questa maniera noi non andiamo a favorire la famiglia, la stabilità della famiglia, ma con questo provvedimento il Partito Democratico vuole andare a colpire fortemente la famiglia.
Dire che la durata della separazione incide sulla conflittualità familiare, i dati statistici ci dicono che non è assolutamente vero. La norma era stata creata proprio per andare a favorire la riconciliazione nella tutela dei figli; purtroppo invece noi stiamo facendo una norma, e chi la voterà se ne assumerà la responsabilità, che non va a favore della famiglia, dei figli, ma va solamente a favore di chi vuole più cause di divorzio possibili per favorire il divorzio e arricchirsi personalmente. Questo è un dato di fatto, e orgogliosamente annuncio il mio voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

PRESIDENTE. Bene, la ringrazio. Adesso l’onorevole Moretti per un ringraziamento.

ALESSANDRA MORETTI, Relatore. Signor Presidente, colleghi e colleghe, volevo ringraziare tutti i gruppi parlamentari per la fattiva collaborazione, per il confronto costruttivo che in questi mesi ha consentito di arrivare ad un testo condiviso, un testo equilibrato, che insieme al collega D’Alessandro, che ringrazio, abbiamo elaborato, e che è stato migliorato anche grazie agli emendamenti e agli ordini del giorno oggi approvati. Desidero ringraziare anche i colleghi che oggi hanno espresso parere contrario, e che in Commissione non hanno presentato emendamenti, da parte anche della Lega che non ha presentato emendamenti, senza quindi alimentare polemiche strumentali, che in passato – voglio ricordarlo – hanno invece bloccato l’iter parlamentare di questa norma: una norma che disciplina una materia molto delicata, molto sensibile, nei confronti della quale il legislatore ha il compito di facilitare le buone relazioni, difendere la cultura della famiglia, e che tiene conto proprio nell’interesse e dell’interesse dei minori ad avere dei rapporti chiari. Noi non siamo chiamati ad esprimere giudizi etici e morali, che competono alla nostra coscienza ma non al Parlamento.
Una legge di iniziativa parlamentare cui siamo arrivati attraverso una cultura del dialogo, Presidente, che fa parte anche della cultura della religione e della cultura della fede: un confronto vero, rispettoso di tutte le sensibilità, che ci ha consentito di dimostrare come il Parlamento può e deve essere in grado di rispondere ai bisogni e ai mutamenti della società.
Concludo dicendo che per me questo, Presidente, è l’ultimo provvedimento che seguo in maniera diretta e personale, essendo stata io eletta in Parlamento europeo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Il mio impegno proseguirà quindi in quella sede, cercando di alimentare un dialogo fattivo e continuo con il Parlamento italiano, e che apre soprattutto dopo il Trattato di Lisbona…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

ALESSANDRA MORETTI, Relatore. … un tempo nuovo e una nuova relazione tra i Parlamenti, che non dimentichiamocelo mai, sono presidio di democrazia, di libertà ed uguaglianza.

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego, un attimo di attenzione. Prima di procedere al voto, desidero informare l’Assemblea che qualche giorno fa il nostro collega Massimiliano Manfredi è diventato padre di una bambina di nome Alessandra (Applausi). Vi prego ancora un po’ di attenzione perché ovviamente esprimiamo i nostri più sinceri auguri all’onorevole Manfredi, ad Alessandra e alla mamma alle quali, in particolare, esprimiamo tutta la nostra solidarietà (Applausi).

(Coordinamento formale – A.C. 831-A ed abbinate)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
(Così rimane stabilito).

(Votazione finale e approvazione – A.C. 831-A ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul testo unificato delle proposte di legge n. 831-A ed abbinate, di cui si è testé concluso l’esame.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Tidei…
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
«Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché di comunione tra i coniugi» (831-892-1053-1288-1938-2200-A):
Presenti 425
Votanti 411
Astenuti 14
Maggioranza 206
Hanno votato 381
Hanno votato no 30
(La Camera approva – Vedi votazioni – Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Scelta Civica per l’Italia e Sinistra Ecologia Libertà).