DECRETO N.132/2014: DISCUSSIONE E APPROVAZIONE DEFINITIVA

Il 6 novembre l’aula della Camera ha approvato in via definitiva la conversione in legge del decreto-legge n. 132/2014, il c.d. “salva liti”, che ha eliminato il profilo pubblicistico della separazione e del divorzio. Pubblichiamo il resoconto della seduta: hanno votato a favore del provvedimento le forze politiche che sostengono il Governo; hanno votato contro le opposizioni, con la sola eccezione di Fratelli d’Italia, che si è astenuta. Ha votato contro il decreto anche l’on. Pagano, pur appartenendo a un partito di maggioranza. Sulla vicenda pubblichiamo un commento di Alfredo Mantovano uscito oggi su La nuova Bussola Quotidiana, quotidiano on line.

 

XVII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell’Assemblea

Seduta n. 326 di giovedì 6 novembre 2014

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARINA SERENI

La seduta comincia alle 10,45.

CLAUDIA MANNINO, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1612 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 settembre 2014, n.132, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile (Approvato dal Senato) (A.C. 2681) (ore 10,53).

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n.2681: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 settembre 2014, n.132, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l’esame degli ordini del giorno.

 (Dichiarazioni di voto finale – A.C. 2681)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Capelli. Ne ha facoltà, per due minuti.

ROBERTO CAPELLI. La ringrazio, Presidente. Credo che sia doveroso evidenziare ancora una volta che è ormai chiaro a tutti come il ricorso alla questione di fiducia si sia trasformato da eccezione in regola, determinando una mutazione probabilmente irreversibile dei ruoli di Governo e Parlamento, con una subordinazione pressoché totale del secondo rispetto al primo. Su questo, forse, prima o poi sarà il caso di avviare una discussione nelle istituzioni e nel Paese, per creare e cercare una via che ci conduca fuori dal limbo di indeterminatezza istituzionale in cui ci troviamo ormai da molti anni.
Per questo e per altri argomenti che si sono evidenziati soprattutto nelle ultime sedute, sottolineo e segnalo che appare sempre più opportuno dare una forte accelerazione anche alla riforma del Regolamento parlamentare.
Passando al merito del provvedimento all’esame di oggi, il Centro Democratico esprimerà il proprio voto favorevole, nella consapevolezza che il funzionamento della giustizia civile rappresenta uno dei tanti gangli inceppati del sistema Paese, su cui si è accumulato nel tempo un ritardo molto grave rispetto agli altri Stati occidentali ed europei con cui dovremo competere.
Apprezziamo, in particolare, la scelta del Governo di abbandonare le strade seguite dagli ultimi Esecutivi. Negli ultimi vent’anni quasi tutti hanno annunciato e, in qualche caso, minacciato la grande riforma della giustizia, ma alla fine tutti si sono incartati su ipotesi di riforma della giustizia penale, ritrovandosi a dover fare i conti con aspettative e pressioni di natura particolare, che poco avevano a che fare con l’interesse generale, mentre la giacenza a tutt’oggi di oltre cinque milioni di cause civili pendenti dimostrava e dimostra che almeno dieci milioni di cittadini e di imprese attendono risposte proprio sul fronte civile e che l’incertezza sulla regolazione delle relazioni economiche e sociali diventa un elemento di respingimento, anziché di attrattiva, per gli investitori esteri riguardo al nostro Paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Cirielli. Ne ha facoltà.

EDMONDO CIRIELLI. Signora Presidente, colleghi, Governo, il gruppo Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale si asterrà su questo provvedimento. Si asterrà perché un partito patriottico ovviamente non può votare contro solo perché si trova all’opposizione.
Intendiamoci: abbiamo certamente apprezzato molto il comportamento e la metodologia del Ministro Orlando, quando, questa estate, ha avviato un confronto. È stata una vera e propria anomalia, nell’ultimo periodo politico, quella per cui i Governi, con arroganza, hanno sempre mostrato disprezzo delle idee delle categorie e, soprattutto, delle opposizioni; invece, questo metodo, sicuramente, lo abbiamo molto apprezzato.
Tuttavia, non abbiamo certamente gradito la decretazione d’urgenza, così come non abbiamo gradito il contingentamento dei tempi e l’imbavagliamento, in alcuni casi, in Commissione, delle opposizioni: una fretta di arrivare, figlia, più che della buona fede del Ministro Orlando, della volontà del Presidente del Consiglio di dire, come al solito, agli italiani che sono state fatte, in tempi brevi, grandi riforme. Ma diciamoci la verità: non è una grande riforma, è una «riformina»; anzi, se mi consente il sottosegretario Ferri, è un piccolo intervento che lo Stato fa, che il Governo fa, in materia di giustizia civile.
Ovviamente, è un piccolo passo in avanti, ed è per questo che noi ci asterremo, nel senso che non condividiamo sicuramente la lacunosità di alcuni istituti che sono inseriti: pensiamo a un potenziamento, a una nuova modalità, di questo arbitrato, alla negoziazione assistita, che, di fatto, ampliano istituti già esistenti. Ma, sicuramente, apprezziamo e valorizziamo dei piccoli sforzi: ci è piaciuto l’intervento, seppur limitato, sulla compensazione delle spese legali, sull’innalzamento del tasso moratorio; vi è un tentativo, seppur piccolo, di scoraggiare le liti temerarie.
D’altro canto, come Destra Sociale, siamo molto preoccupati di alcune potenzialità negative di questo intervento, non per la sua quantità massiccia di tipo normativo, con cui interviene nel nostro ordinamento, perché è proprio anche questo il motivo per cui non votiamo contro. Infatti, se vi fosse stata una netta presa di posizione nel senso di questa parola illeggibile, «degiurisdizionalizzazione», che potrebbe significare una privatizzazione della giustizia, se non una giustizia privata a pagamento, certamente, in tal caso, saremmo stati contrari.
Ma, invece, questo piccolo intervento, secondo noi, rappresenta un timido tentativo, messo in campo dal Ministro Orlando, per cambiare le cose, poiché le cose vanno malissimo. Infatti, abbiamo 5 milioni e mezzo di cause pendenti, arretrate e, comunque, una giustizia civile che è il fanalino di coda del mondo. Lo ripeto: siamo uno dei popoli che donava la legge agli altri; oggi ci troviamo ad avere una giustizia super burocratica, peggiore del peggiore bizantinismo del passato.
Allora, io credo che dobbiamo recuperare, da una parte, la buona volontà di tutti, per cercare di dare una mano per far andare bene le cose, e, d’altro canto, avere anche un po’ di umiltà. Umiltà che manca al Presidente del Consiglio, che, invece, sbandiera interventi, che sono più che altro pannicelli caldi – come anche questo è –, come grandi interventi; invece, è un piccolo passo in avanti, che, ripeto, noi apprezziamo.
Voglio anche aggiungere che sicuramente riteniamo potenzialmente pericoloso l’intervento soprattutto in materia di semplificazione burocratica (passatemi il termine, che c’entra poco con il diritto) delle procedure legate alla separazione e al divorzio, perché, da una parte, in realtà, non sono neanche interventi che accelerano i tempi, ma, d’altro canto, sono anche interventi che rischiano di mettere in serio pericolo la tutela delle persone deboli nel rapporto familiare (pensiamo alle donne, pensiamo ai minori). Questo allontanamento della giustizia togata rappresenta sicuramente un arretramento.
Per questo, abbiamo avuto seri dubbi e volevamo votare contro, ma, alla fine, proprio come segno di disponibilità, perché apprezziamo la volontà di iniziare a mettere in moto le cose rispetto ad una situazione inaccettabile, riteniamo che il voto giusto di un partito patriottico, in questo momento, sia quello di dare non fiducia a un Governo – per questo, abbiamo votato ieri «no» –, ma sicuramente fiducia al nostro Stato, perché l’Italia lo merita.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Molteni. Ne ha facoltà.

NICOLA MOLTENI. Presidente, sottosegretario, rappresentante del Governo, questo decreto è l’ennesima balla mediatica del Governo Renzi. È l’ennesima occasione persa, è l’ennesimo annuncio fatto in pompa magna, in una conferenza stampa del 30 giugno, a cui non sono assolutamente seguiti i fatti.
Questo decreto rischia di rappresentare l’ennesima promessa tradita da parte del Governo Renzi: l’ennesima riforma presentata tra slide, tweet, e quant’altro, che non migliorerà assolutamente il funzionamento della giustizia civile in Italia; l’ennesimo annuncio a cui non seguono i fatti. Continuate, ancora con questo decreto, come con tutti gli altri, a vendere fumo ai cittadini italiani. Annunciate delle grandi riforme, ma nei fatti, anche questo decreto è aria fritta.
Presidente, noi crediamo che quella che, secondo voi, doveva essere una grande riforma della giustizia civile, così assolutamente non è. Questa non è la grande riforma della giustizia civile che avete annunciato per tanti anni. Non è una riforma, non è quella rivoluzione che era stata annunciata.
La giustizia civile è un malato grave, è un malato gravissimo, è un malato moribondo in stato comatoso, che voi pensate di poter curare con una aspirina. Con questo decreto voi avete fatto il compitino, il classico compitino, ma con questo compitino voi non riuscite, e non riuscirete assolutamente, a salvare il Paese.
Serviva, invece, un provvedimento shock, serviva un provvedimento che dimostrasse il coraggio, da parte del Governo, di affrontare finalmente i due grandi e annosi problemi che colpiscono il sistema giudiziario del nostro Paese. Da un lato, vi è l’arretrato: il nostro è un Paese con 5,5 milioni di cause civili pendenti, e 3,5 milioni di cause penali pendenti. Dall’altro, bisognava affrontare l’altro grave problema, gravissimo problema, che non è un problema solo ed unicamente legato al sistema giustizia, ma è legato anche allo sviluppo economico del nostro Paese, ovvero l’irragionevole durata dei processi in Italia. Siamo il Paese, in Europa, dove i processi civili durano più di qualunque altro Paese, se è vero, com’è vero – e non lo dice la Lega, ma lo dice Confartigianato – che la lungaggine dei processi civili in Italia costa alle nostre imprese circa un miliardo di euro. Un miliardo di euro che le nostre imprese devono sopportare, costi che devono sostenere, non per colpa loro, non per incapacità loro di essere competitivi sul sistema economico europeo, italiano e mondiale, ma per colpa della lentezza con cui vengono svolti i processi civili e penali nel nostro Paese, ed è evidente che un Paese che ha una giustizia di questo tipo diventa poco attrattivo. Anzi, una giustizia di questo tipo diventa un elemento di forte ostacolo, non è un volano per la competitività e per far sì che le imprese straniere possono venire ad investire, è un disincentivo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
Quindi, quando si parla di crescita, quando si parla di sviluppo economico, quando si sostiene la necessità di ridare fiato alle nostre imprese, uno dei comparti (oltre al tema delle tasse, al tema della burocrazia) rispetto al quale un Governo serio, un Governo politico – questo, rispetto ai Governi precedenti, è un Governo politico, con una chiara matrice politica, non eletto da nessuno, nessuno ha eletto il Presidente Renzi, ma questo è un Governo politico ! –, ha la responsabilità di mettere mano, è quello del sistema giustizia per dare fiducia alle nostre imprese (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).
Il Presidente Renzi non può andare da Confindustria o dalle associazioni di categoria a promettere mari e monti e poi, all’occasione per dare una risposta seria, con una riforma seria del processo civile, presentarci questa miniriforma, questa patacca. Questa è una patacca, caro sottosegretario Ferri !
Come potete pensare di risolvere il problema della giustizia civile attraverso quelle quattro norme che avete messo, attraverso l’arbitrato ? L’arbitrato si scrive «arbitrato», ma si legge «privatizzazione della giustizia» e «socializzazione dei costi a carico dei cittadini». Voi, con l’arbitrato, prendete il contenzioso dal tribunale, che è il luogo pubblico per eccellenza per definire un contenzioso, e lo portate negli studi degli avvocati, scaricando i costi.
Tutti sanno, chiunque sa, che il costo di un arbitrato è decisamente superiore rispetto al costo di un contenzioso ordinario. Quindi, scaricate sui cittadini, scaricate per l’ennesima volta sui cittadini i costi della giustizia ! Ci sarà un effetto deflattivo minimo, semplicemente perché la giustizia costerà di più e il cittadino dovrà pagare di più per avere la certezza del proprio diritto, che è esattamente quello che avete fatto in questi anni, in cui il contenzioso civile si è ridotto del 4 per cento, semplicemente perché avete aumentato i costi d’ingresso alla giustizia, con i contributi unificati, con le tasse, con le marche, con i bolli, che il cittadino ha dovuto pagare in maggiore ragione (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ! Altro che Governo che riduce le tasse ! Questo è il Governo che aumenta la pressione fiscale sui cittadini, ma in modo particolare sulle fasce deboli dei cittadini !
Quindi non è certamente con l’arbitrato, non è certamente con la negoziazione assistita e non è certamente con la separazione davanti ai sindaci che voi abbattete questa montagna mostruosa di contenzioso, che si è sedimentata e stratificata nei nostri tribunali. Serviva altro. Noi abbiamo fatto le proposte perché si potesse affrontare in maniera seria il problema dell’arretrato. Non ci avete ascoltato, non ci avete dato parola e i risultati sono questi.
Le do due numeri, che sono i numeri del Paese: in Italia per avere una sentenza civile definitiva di terzo grado servono 1.185 giorni, in Europa 550 giorni; per avere una sentenza civile di primo grado in Italia servono 550 giorni, in Europa 250 giorni. Capite bene che con questi numeri, numeri drammatici, questo non è il decreto-legge che risolve in maniera definitiva il problema della nostra giustizia.
Dovevate svuotare i tribunali – e, quindi, ridurre il contenzioso all’interno dei tribunali – e avete invece svuotato le carceri (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie). Noi ci saremmo aspettati che la deflazione venisse fatta all’interno del contenzioso dei tribunali, non nelle carceri !
I nostri sindaci, dal Governo, chiedono soldi, non chiedono di occuparsi delle beghe e delle corna tra marito e moglie ! Dare al sindaco l’onere di dirimere il contenzioso tra marito e moglie non è la richiesta che hanno fatto i nostri sindaci. I nostri sindaci vogliono soldi e voi gravate ulteriormente i comuni e l’anagrafe di una responsabilità e di un onere, che probabilmente non saranno nemmeno in grado di sostenere.
C’è una visione diversa della giustizia tra la Lega e la sinistra. Vi voglio ricordare tra l’altro che voi sono tre anni che state governando il Paese, sono tre anni che state governando la giustizia e non vi potete più nascondere dietro la figura di Silvio Berlusconi. Sono tre anni che avete in mano il sistema giustizia del nostro Paese e, a parte cinque «svuota carceri» e a parte gli sconti di pena nei confronti dei criminali, non avete fatto assolutamente nulla.
Abbiamo una visione diversa della giustizia. Per noi la giustizia significa garantire legalità e garantire legalità vuol dire vietare l’ingresso illegale dei clandestini nel nostro Paese; vuol dire tenere in galera gli spacciatori – cosa che voi non avete fatto, anzi li avete liberati e li avete rimessi in libertà ! –; significa vietare l’occupazione abusiva delle case popolari; significa sanzionare e condannare chi occupa senza diritto un’abitazione; vuol dire che i campi rom vanno sgomberati ! Bisogna ristabilire la legalità !
Riportare giustizia significa che chi viene condannato per una pena grave non può avere lo sconto di pena, non può avere l’abbattimento di un terzo dello sconto di pena (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ! Garantire giustizia significa che prima vengono le vittime dei reati, prima vengono le persone che i reati li hanno subiti e non le persone che i reati li hanno commessi ! Garantire giustizia significa che non si possono regalare 8 euro al giorno a chi ha commesso i reati ! Voi state dando 8 euro al giorno di risarcimento a chi i reati li ha commessi e non trovate 7,5 milioni di euro per darli ai precari della giustizia. Non funziona così (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie) ! Gli incentivi non dovete darli alle aziende che assumono i criminali: gli incentivi vanno dati alle aziende che assumono le persone oneste, le persone perbene !
Voi state facendo esattamente l’opposto, state facendo esattamente l’opposto di quello di cui oggi un Paese come il nostro ha bisogno. Non avete più alibi e questo decreto-legge è la cartina di tornasole – e concludo, Presidente – di un Governo, di una maggioranza, e in modo particolare di chi ha la golden share di questo Governo, il Partito Democratico, che dimostrano e hanno dimostrato che per voi, prima, viene la tutela dei diritti di chi i reati li ha commessi, dei criminali, e dopo, forse, magari, anche la tutela delle persone oneste e dei cittadini perbene.
È il motivo per cui la Lega, convintamene, non voterà la conversione di questo decreto-legge (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Stefano Dambruoso. Ne ha facoltà.

STEFANO DAMBRUOSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il decreto-legge all’esame dell’Aula si inserisce in un più ampio progetto di riforma della giustizia civile, che oggi, ancor più che in passato, rappresenta una priorità per il nostro Paese.
Basti pensare alle 5 milioni di cause pendenti in attesa di sentenze di primo grado, circa 400 mila ferme in appello, oppure ai tempi raddoppiati dei processi in Italia rispetto alla media europea. Né può essere di conforto l’ultimo rapporto della Banca mondiale, che ha evidenziato – sì – un miglioramento dell’Italia nella graduatoria sull’efficienza della giustizia, grazie alle misure adottate negli ultimi anni per lo smaltimento dell’arretrato civile. Questo dato, infatti, deve essere, però, confrontato con i risultati raggiunti dai reali competitor presenti in questa classifica mondiale e ciò che emerge chiaramente dalle statistiche è come la Germania, pur avendo 20 milioni di abitanti in più del nostro Paese, ha un livello di litigiosità una volta e mezzo inferiore rispetto all’Italia e un tempo medio di soluzione delle controversie civili – ad esempio, per la tutela dell’obbligazione contrattuale – che si attesta sui 380 giorni, a fronte dei nostri 1.200.
Il sistema della giustizia italiano detiene purtroppo il record negativo della durata dei processi tra i Paesi membri dell’OCSE. I tre gradi di giudizio si protraggono in media per otto anni e questo rappresenta il freno più grande allo sviluppo dell’economia italiana e al miglioramento delle condizioni dei suoi cittadini e delle imprese. È evidente, infatti, che una giustizia civile inefficiente porta a una riduzione degli investimenti – soprattutto investimenti stranieri – e mina ogni giorno la crescita del Paese.
A ciò si aggiunga che l’attuale situazione dell’arretrato civile si scontra con il principio di ragionevole durata del processo, sancito dall’articolo 111 della Costituzione e dall’articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, esponendoci ad inevitabili censure da parte degli organismi internazionali, tra i quali anche la Corte di giustizia dell’Unione europea, con le conseguenti sanzioni che pesano notevolmente sul bilancio dello Stato.
Non si può, quindi, negare che la riforma della giustizia civile è in Italia un’emergenza a tutti gli effetti. Il nostro Paese paga un prezzo altissimo per i ritardi e le inefficienze del processo civile e, dopo quasi vent’anni di inutili e dannosi tentativi, occorre affrontare in modo energico questo problema partendo proprio dal decreto-legge in esame.
Si tratta di un provvedimento urgente, che contiene misure per l’accelerazione e la semplificazione del processo, finalizzate soprattutto a un rapido smaltimento dell’arretrato civile. Sul punto due sono le disposizioni di maggiore portata deflattiva e riguardano, la prima, il trasferimento in sede arbitrale di procedimenti pendenti davanti all’autorità giudiziaria e, la seconda, l’introduzione della convenzione di negoziazione assistita per favorire soluzioni stragiudiziali delle controversie. Ovviamente, il successo di queste misure dipende dall’effettiva volontà delle parti – quindi, le parti continuano ad essere attori principali in questa vicenda –, perché per l’applicazione dei nuovi istituti, in particolare quelli stragiudiziali, è chiesto alle parti il consenso, circostanza questa che è di difficile realizzazione nei casi, ad esempio, di lite temeraria in cui la parte che ha torto eviterà in tutti i modi il ricorso a misure acceleratorie.
Per ovviare a questo problema, il decreto-legge comincia ad introdurre appunto delle sanzioni, quale, per esempio, la nuova compensazione delle spese di giudizio, che mira proprio alla disincentivazione dei giudizi temerari, prevedendo interessi maggiori per chi utilizza il processo come strumento dilatorio per il pagamento dei propri debiti, e, inoltre, rafforza nella fase esecutiva le misure in favore del creditore. Quest’ultimo, infatti, potrà accedere a tutte le banche dati pubbliche per la ricerca dei beni del debitore e avrà a disposizione strumenti di esecuzione del pignoramento, sia mobiliare che immobiliare, più efficaci di quelli attuali.
Ci sono poi modifiche introdotte per semplificare e accelerare le procedure di separazione e divorzio consensuale dei coniugi. Si tratta di misure davvero notevoli, che ogni anno consentiranno a più di 100 mila coppie di ottenere la separazione o il divorzio senza recarsi in tribunale, senza sopportare quelle spese che oggi sono davvero alte, in presenza di un accordo raggiunto per via stragiudiziaria. Questo vuol dire, cari colleghi, che ci saranno 100 mila ricorsi in meno all’anno, 100 mila udienze di comparizione dei coniugi in meno, 100 mila adempimenti di cancellerie in meno. Ma soprattutto, questo vuol dire che si registrerà una notevole riduzione della litigiosità tra coniugi, soprattutto – e davvero quasi prevalentemente – nell’interesse dei figli.
Questo decreto è comunque, come si è detto, un primo passo, solo un primo passo verso una più ampia riforma della giustizia civile e riguarda solo un suo aspetto: quello dell’arretrato dei giudizi pendenti da anni.
Concordiamo quindi nel ritenere che la decretazione d’urgenza su questi temi non è – come si è già detto in una maniera critica e non sempre accettabile, ma in una maniera convinta è stato detto – lo strumento legislativo più indicato, né si può negare che l’esame del provvedimento da parte del Senato per quasi tutto l’arco di tempo necessario alla sua conversione sia lo strumento che convince la maggior parte dei deputati. Questo fatto ha precluso alla Camera la possibilità di procedere, purtroppo, ad un confronto il più ampio ed il più approfondito possibile sulle disposizioni che oggi andremo a votare.
Comunque noi di Scelta Civica, che siamo consapevoli dell’importanza di questo avvio che questo decreto, così convertito, come auspichiamo che venga convertito, dimostrerà di avere, siamo davvero convinti che questo sia un risultato positivo ed abbiamo proposto, in Commissione giustizia, emendamenti utili per una maggiore efficacia soprattutto operativa delle misure oggi in discussione.
Penso alla problematica ancora aperta circa la trasmissione ai consigli dell’ordine del fascicolo in originale ad opera dei cancellieri dei tribunali, oppure alla necessaria precisazione, nelle procedure di separazione e di divorzio, del concetto di «patti di trasferimento patrimoniale», tra i quali, vista la rilevanza della disposizione, è opportuno riprendere anche la rinuncia all’assegno per gli alimenti o ancora alla previsione di misure volte a garantire l’effettività dei periodi di ferie a magistrati, avvocati e procuratori dello Stato, tenendo presenti i termini previsti per la fissazione delle udienze ed il deposito delle sentenze.
In questo modo, come abbiamo già detto ieri, allorché è stato accolto un ordine del giorno con quella riformulazione apprezzabile da parte del Governo, si è posto fine a quella inutile – molte volte inutile e comunque non fruttuosa – valutazione interpretativa che si era aperta sulla produttività o meno di classi importanti per l’effettivo operato della giustizia durante il periodo feriale. È giusto che tutti restino in ferie 30 giorni, non si tratta di un attacco all’indipendenza della magistratura, ma è importante ribadire che quei 30 giorni sono giorni costituzionalmente garantiti per tutti e che la produttività è stata dimostrata, da organismi che sovrintendono al controllo della produttività della magistratura in Italia, tale che continuano a ritenere che la magistratura in Italia continua ad essere la più produttiva o fra le più produttive fra i Paesi in Europa.
Purtroppo non è stato possibile dedicare a queste modifiche, seppur giuste e condivise, l’attenzione necessaria, ma ciò non toglie che il provvedimento nel suo complesso contiene misure utili ad accelerare la definizione di gran parte delle controversie civili pendenti. Siamo certi che questa è la direzione giusta, ma altrettanto consapevoli che molto e ancora molto bisogna fare. E la sfida che affronteremo nelle prossime settimane, proprio qui alla Camera, riguarderà proprio il punto cardinale della riforma della giustizia, ovvero il processo civile.
Il nostro impegno quindi sarà massimo anche nel corso dell’esame della legge delega che ci apprestiamo a discutere e in quella sede riproporremo la nostra visione di un sistema efficiente e moderno di giustizia civile, basato prevalentemente sullo scambio telematico degli atti e su uno snellimento degli adempimenti e dei costi a carico delle parti. Per favorire questo percorso di innovazione, abbiamo molto apprezzato l’annuncio fatto dal Ministro Orlando a proposito dello sblocco delle assunzioni di mille ulteriori unità di cancelleria e di personale amministrativo, per evitare che vengano avviate riforme del sistema giustizia in presenza di un grave punto di debolezza, costituito dall’assenza di risorse umane.
Il lavoro che ci attende è di grande importanza per il futuro del nostro Paese, perché non coinvolge solo la legittima aspettativa di una giustizia rapida ed efficiente da parte dei cittadini, ma anche la necessità di rendere i rapporti economici e sociali più semplici, per un rilancio delle attività produttive e degli investimenti nel nostro Paese.
Per tutte queste ragioni, noi di Scelta Civica siamo favorevoli a questo provvedimento e siamo certi che avvierà ad un percorso di riforma oggi indispensabile perché la giustizia civile sia più efficace ed improntata in modo concreto ai bisogni di un Paese che deve uscire dalla crisi (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l’Italia).

PRESIDENTE. Aveva ancora 50 secondi però, perché il mio scampanellio era un minuto prima, comunque grazie onorevole Dambruoso, mi scusi se l’ho fatta terminare.

STEFANO DAMBRUOSO. Pazienza Presidente, grazie.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sannicandro. Ne ha facoltà.

ARCANGELO SANNICANDRO. Signor Presidente ed egregi colleghi, siamo chiamati a convertire in legge il decreto-legge che ha l’intitolazione: misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile. Diciamo subito che noi voteremo contro la richiesta di conversione non per un pregiudizio tipico di chi è all’opposizione ma perché condividiamo profondamente le criticità che sono state da più parti sollevate e descritte di questo decreto-legge. Mi riferisco alla relazione, al parere fornito dal Consiglio superiore della magistratura. Mi riferisco anche all’opinione dell’Avvocatura e mi riferisco anche indirettamente alla relazione del Primo Presidente della Corte di cassazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario che, evidenziando quali potrebbero essere gli interventi possibili per eliminare questo mostruoso contenzioso, enuclea ed elenca delle proposte che con questo decreto-legge non vengono affatto prese in considerazione.
Allora andiamo in ordine. I numeri della pendenza del contenzioso civile sono ben noti. Si tratta di milioni di cause. Quando dico pendenze, mi riferisco sia alle sopravvenienze normali, sia alle pendenze vere e proprie, cioè a quelle cause che hanno un’anzianità di iscrizione al ruolo inaccettabile. Su questo infatti c’è una discussione, su come interpretare il contenzioso. Si tratta di milioni di cause. Quale è la natura di questo contenzioso ? Ho letto la relazione che ha accompagnato il decreto-legge, ho riletto la relazione, ma non trovato un solo dato, una sola tabella statistica che spiegasse di che natura è questo contenzioso. Cioè non è detto, ad esempio, come si distribuisce il contenzioso in Italia nei vari tribunali, nelle varie corti d’appello, nella Corte di cassazione e sarebbe stato interessante saperlo perché è evidente che, se diverse sono le situazioni, non può essere unica la misura che si va ad adottare per abbattere quel contenzioso. Faccio un esempio pratico. Non si dice, ad esempio, che il contenzioso ordinario rappresenta il 40 per cento ma che, al secondo posto, il contenzioso è rappresentato dalle cause di previdenza – non dalle cause di lavoro ma dalle cause di previdenza – e poi a scalare vi è tutta un’altra serie di numeri che sono ben più modesti rispetto a quanto assommano le cause sia di cognizione ordinaria sia di previdenza. Così come nella relazione non si spiega che qualche anno fa solo cinque tribunali in Italia (Milano, Roma, Napoli, Bari e Foggia) mettevano insieme il 24 per cento del contenzioso italiano, così come nella relazione non si parte da un altro dato cioè che il contenzioso previdenziale è spesso un contenzioso seriale cioè un contenzioso di massa. Faccio un esempio, richiamo il contenzioso nei confronti delle Poste italiane. Porto l’esempio del contenzioso nei confronti dell’INPS, dell’INAIL, degli istituti previdenziali. Sarebbe stato necessario capire di che contenzioso si tratta per adattare a questo contenzioso alcuni rimedi.
Invece si fa tutt’altro: sui 23 articoli del decreto-legge soltanto uno, tanto per cominciare, è dedicato all’abbattimento del contenzioso arretrato, ma con quale strumento ? Con uno strumento del tutto inefficace e non lo dico io, ripeto, ma lo dice il Consiglio superiore della magistratura laddove scrive che gli interventi proposti con il decreto-legge non appaiono particolarmente idonei ad assicurare un reale incremento dell’efficienza del sistema giustizia. Questo articolo 1 che cosa dice ? Dice – e lo traduco in termini atecnici – sostanzialmente che tutti coloro che, alla data dell’entrata in vigore del decreto-legge, quindi a settembre 2014, hanno una causa pendente in primo e secondo grado, possono ad un certo punto dire al magistrato della causa: senti tu non mi assicuri una giustizia in tempi brevi, lascia stare, non è mestiere tuo, mi faccio l’arbitrato.
Che significa «mi faccio l’arbitrato» ? Significa passare dalla giustizia di Stato alla giustizia privata. Normalmente, in gergo, si dice che gli arbitrati sono giustizia privata. In effetti, quale è, innanzitutto, la prima caratteristica ? La prima caratteristica è che gli arbitri te li paghi tu: mentre quando ti rivolgi allo Stato paghi un contributo, se instauri una procedura arbitrale, ti devi pagare il presidente del collegio arbitrale, le parti si devono pagare i due arbitri e si devono pagare il cancelliere oppure il segretario. E vi posso assicurare, anche per esperienza, che non si tratta di esborsi di poco conto.
Ora, gli arbitrati sono sempre esistiti: l’istituto dell’arbitrato è presente nel nostro codice di procedura civile, perlomeno –parliamo di quello attuale – dal 1940, oltre ad essere conosciuto, andando indietro, addirittura, dal diritto romano, ma non è questa la sede per parlare di ciò. Orbene, dal 1940 ad oggi, chi ha fatto uso dell’arbitrato ? C’è un uso dell’arbitrato, ma, normalmente, l’arbitrato è utilizzato in materia commerciale, oppure è utilizzato in materia di lavori pubblici. Nei capitolati, spesso, c’è una clausola che dice che è obbligatorio: si fa una convenzione, sostanzialmente, in cui si dice che è obbligatorio, in caso di controversia, non rivolgersi alla giustizia civile, ma rivolgersi alla giustizia privata. Quindi, si tratta di una giustizia a completo carico economico delle parti che disputano.
Orbene, questo istituto è sempre esistito, ma quale effetto deflattivo ha mai avuto ? Non ne ha avuto certo alcuno, se è vero come è vero che, pur in presenza dell’arbitrato, a cui le parti hanno sempre potuto liberamente rivolgersi, alla data di oggi, abbiamo un incremento del contenzioso pauroso. Quindi, se l’arbitrato fosse stato uno strumento utile per la deflazione avrebbe dovuto produrre questo effetto, ma non lo ha mai prodotto, perché opera in tutt’altra logica: opera, per esempio, a livello internazionale, tanto per dirne una, per le grandi questioni, per le multinazionali, e via discorrendo.
Ma non è possibile pensare che un cittadino comune, che ha una causa di normale, di modesto valore, che ha già pagato l’avvocato o ha dato l’acconto all’avvocato, che ha già pagato il contributo unificato, che eventualmente ha pagato anche il consulente tecnico d’ufficio, debba ad un certo punto dire all’altro: senti, facciamo una cosa, andiamo a pagare anche gli arbitri nella speranza di avere qui una sentenza più celere. E tutto ciò, a prescindere dagli aspetti umoristici della scenetta: io mi immagino due parti che, di fronte al giudice, dicono: senti, ci hai rotto le scatole – scusate l’espressione volgare –, non sei all’altezza del mestiere, andiamo da un’altra parte. Comunque, è sempre un’ipotesi, è uno strumento, un’eventuale deflazione del contenzioso rimesso alla volontà delle parti.
Non parliamo, poi, dell’ipotesi di portare all’arbitrato i giudizi pendenti in grado di appello. Voi capite che, se una parte arriva in appello, è perché l’altra parte ha vinto la causa. E voi immaginate che questa parte che ha vinto la causa acconsenta alla richiesta del soccombente di rivolgersi, addirittura, agli arbitri e abbandonare il giudizio di fronte alla giustizia di Stato ? È qualcosa che, certamente, non funzionerà. Ci sono, poi, altre criticità specifiche.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

ARCANGELO SANNICANDRO. Siamo già arrivati ad un minuto ? Non ne parliamo più. Allora, è uno strumento, ripeto, che non produrrà alcun effetto.
Ma la questione che proprio mi dà fastidio è pensare che strumenti molto più efficaci sono a disposizione, strumenti che sono già stati collaudati nel passato, come la riunione dei procedimenti: parlo delle cause seriali. Le cause seriali in Italia sono oltre un milione: sarebbe sufficiente rinforzare l’istituto della riunione dei procedimenti, l’istituto della causa pilota, l’istituto della conciliazione. Sarebbe sufficiente intensificare ed irrobustire questi strumenti, che, poi, sono quelli già esistenti, e non ci sarebbe bisogno di una bardatura ordinamentale come quella che abbiamo messo su per dare un colpo profondo al contenzioso pendente.
D’altra parte, c’è una recente esperienza legislativa – mi riferisco al decreto legislativo di luglio di tre anni fa – che ha fatto eliminare dai tribunali migliaia e migliaia di cause pendenti con uno strumento che è inutile che stia qui a descrivere, ma che affidava al giudice l’impulso ad eliminare quel contenzioso, a certe condizioni. E ha funzionato, ha funzionato ampiamente.

Ora, la verità qual è in conclusione, che qui non si può andare avanti per spot. Non si può andare avanti per spot ! Gli operatori della giustizia, magistrati – ripeto – e avvocati, chiedono che nel Paese si apra un ampio dibattito su queste questioni, in modo ponderato, riflessivo. Ci vorrà molto più tempo ovviamente di un decreto-legge, però certamente la misura e le soluzioni saranno molto più proficue. Questa è una norma letteralmente inutile, così come la negoziazione assistita, che ha delle belle intenzioni ma non tiene conto del fatto che già nel nostro ordinamento esiste la negoziazione assistita, perché esiste il contratto di transazione…

PRESIDENTE. Ora è un minuto oltre, onorevole Sannicandro.

ARCANGELO SANNICANDRO. Ho capito, concludo. Nel nostro codice civile esiste l’istituto della transazione, cioè il contratto con il quale due persone evitano, con un accordo, una causa, oppure pongono fine ad una causa. Allora, anziché andare per sentieri nuovi, cerchiamo di rinforzare i sentieri già sperimentati (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bosco. Ne ha facoltà.

ANTONINO BOSCO. Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo parlamentare del Nuovo Centrodestra voterà a favore del disegno di legge di conversione del decreto-legge n.132 del 2014, relativo ad interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile. Un provvedimento che giunge alla Camera dopo un lungo dibattito svoltosi al Senato e che ha consumato larghissima parte del tempo a disposizione per la conversione ma che ha pure raggiunto risultati positivi con l’approvazione di emendamenti dell’opposizione.
Un esame approfondito, dunque, sul quale possiamo consapevolmente esprimere un giudizio positivo. Nella circostanza vorrei esprimere riserve – e non per spirito polemico ma come semplice elemento di riflessione – sulle ingenerose e non adeguate critiche che ritengono il decreto un atto poco significativo e limitato rispetto alla necessità di riformare in termini complessivi e più generali l’intera materia, perché questa incombenza è demandata alla delega sulla riforma organica del processo civile, sulla quale entro breve saremo chiamati a dibattere. Le misure contenute in questo decreto, infatti, riguardano elementi con carattere di necessità e di urgenza che gli sono stati riconosciuti e che richiedevano una sollecita risposta. La giustizia in Italia è in una fase di complessa sofferenza e, in particolare, ancora più grave risulta lo stato della giustizia civile, vero ostacolo al miglioramento dell’economia e della condizione delle imprese e dei cittadini.
L’efficacia della giustizia è garanzia di democrazia, di uguaglianza di diritti davanti alla legge e la sua inefficienza, con la quale ci confrontiamo purtroppo ogni giorno, causa la perdita di fiducia, è fattore di debolezza ma anche di perdita di competitività del nostro Paese, scoraggia le imprese e gli investimenti dei capitali dall’estero. Sono stati più volte richiamati i cinque milioni di cause pendenti in attesa di sentenza o i tempi raddoppiati dei processi in Italia rispetto alla media europea. Secondo i dati dell’OCSE, peraltro, l’Italia continua a mantenere il primato negativo della durata dei processi. È evidente, quindi, signor Presidente, che il disegno di legge sul quale ci apprestiamo a votare favorevolmente, merita la massima considerazione in quanto costituisce il primo passo per pervenire alla soluzione del problema in attesa della riforma complessiva che tra qualche settimana saremo chiamati a valutare. Più in generale, sappiamo bene che, se vogliamo dare una risposta seria al «problema giustizia», dobbiamo necessariamente semplificare la normativa, riordinare e codificare per materia, riorganizzare il sistema e l’ordinamento, ridurre i riti, eliminare disordine e sovrapposizioni. È questo è il compito della più generale riforma della giustizia che è stato demandato all’Esecutivo con la delega: un atto che darà la misura di quanto siamo pronti, come Paese, a risalire nella scala dello sviluppo e presentarci finalmente come Stato credibile e moderno, anche in un quadro di confronto europeo.
Ed allora, allo scopo di far funzionare la giustizia civile, di fronte ad un numero di cause iscritte al ruolo che è doppio, ad esempio, rispetto alla Germania, appare evidente la necessità di bonificare il campo per poter poi intervenire con una riforma del processo che non sia l’ennesima incompiuta. In questo senso, risulta pertanto necessario rafforzare il sistema, anche utilizzando soluzioni alternative nel corso delle controversie attraverso strumenti extragiudiziali. A questo serve il decreto-legge che oggi ci apprestiamo a convertire in legge. Esso mette in campo tutta una serie di strumenti in grado di ridurre il contenzioso civile sia con la previsione della possibilità del trasferimento in sede arbitrale delle cause pendenti sia con la valorizzazione della professionalità degli avvocati e l’introduzione del nuovo istituto della negoziazione assistita.
Si risponde così anche a censure che ci sono pervenute dalle autorità esterne: dalla Corte dei diritti dell’uomo, alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Ecco perché insisto sulla incertezza, sulla gravità del contesto economico in cui l’Italia si trova da troppo tempo, e che ormai rende assolutamente indilazionabile la risoluzione del problema della giustizia civile ed impone l’ adozione di misure strutturali finalizzate ad attuare un’inversione di tendenza circa la durata dei procedimenti, trasformando così ciò che fino ad oggi costituisce un fattore di appesantimento della crisi in un possibile, potenziale volano per la crescita e la ripresa economica. È evidente, infatti, come una giustizia civile inefficiente determini una riduzione degli investimenti, soprattutto dall’estero: le imprese straniere non investono, in effetti, in una nazione nella quale la soluzione delle controversie giudiziarie richiede tempi lunghissimi, non assicura la tutela dei cittadini e che, nel complesso, rappresenta un ostacolo alla crescita del Paese.
Sono questi gli elementi ed i motivi alla base del provvedimento per il quale ci accingiamo a votare a favore. Con questo decreto-legge semplifichiamo la procedura e consentiamo il passaggio d’ufficio dal rito ordinario al rito sommario per le cause meno complesse. Modifichiamo, poi, le modalità di compensazione delle spese e prevediamo maggiori interessi per chi non paga i propri debiti e ricorre al processo come strumento di dilazione dei pagamenti: elemento, questo, che servirà sicuramente a disincentivare le liti temerarie.
Ripeto, signor Presidente: questa non è la riforma complessiva del processo civile. È semplicemente il primo, indilazionabile passo per affrontare con misure urgenti e adeguate alcuni dei problemi che ne rendono difficoltoso e confuso il cammino; in attesa di quella riforma complessiva che, da qui a poco, saremo chiamati a discutere.
Per tali motivi votiamo a favore del provvedimento. Per questi motivi riconfermiamo il sostegno ad un Governo che con fatica ma con grande slancio sta lavorando per rendere più moderna, più agile, più efficiente la macchina del nostro Paese; e che sta compiendo questa difficilissima opera affidando alla consapevole rapidità delle soluzioni lo strumento per pervenire quanto prima a quei risultati che, soli, possono dare certezze e speranze alle proprie imprese, ai propri cittadini e ai propri partner internazionali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Chiarelli. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO GIOVANNI CHIARELLI. Presidente, sicuramente impegnerò l’attenzione dell’Aula per pochi minuti rispetto al tempo che mi è stato assegnato, anche perché questa è la terza volta che discutiamo nel giro di dieci giorni per questo provvedimento.
Noi abbiamo ancora una volta posto l’attenzione su quello che è un modus ormai operandi di questo Governo. Tutti gli auspici migliori nati nella scorsa estate su un dialogo che poteva portare a fare tutti insieme quella riforma che tutti chiedono ormai da anni, non si sono realizzati. Ancora una volta ci siamo trovati di fronte al braccio di ferro fatto dal Governo, che impone al Parlamento un provvedimento che sicuramente non solo non riuscirà nel suo obiettivo, ossia quello di snellire le procedure, le cause, ma allo stesso tempo rallenterà ancora il corso della giustizia: perché se si tiene conto che sia per la mediazione che per l’assistenza obbligatoria di cui i difensori devono far parte, le spese per i cittadini aumentano e i tempi si dilatano.
Detto questo, mi piace fare riferimento al minidossier sul rapporto Governo-Parlamento che troviamo sul sito www.polisblog.it, nel quale si legge testualmente: «Progressivamente il Governo ha concentrato nelle proprie mani anche il potere legislativo: l’84 per cento delle leggi approvate e tutte quelle più importanti della legislatura XVII sono di sua iniziativa. A farne le spese è il Parlamento nel suo complesso, ma anche la maggioranza che lo sostiene, relegata nei fatti al ruolo di schiacciabottoni».
Più volte abbiamo sollecitato anche i colleghi di maggioranza ad un sussulto di dignità in ordine a quelli che sono i comportamenti e gli atteggiamenti che questo Governo ha, soprattutto su alcuni temi, come quello della giustizia, che hanno un interesse nazionale e non hanno interessi particolari. Invece no: si lascia ancora una volta far decidere al Governo su provvedimenti così importanti quella che è la linea che bisogna seguire, e quindi relegando il ruolo del parlamentare solo ed esclusivamente a quello di schiacciare il bottone.

Vorrei anche ricordare all’Aula, ma soprattutto non ci stancheremo mai e poi mai, e dico questo affinché rimanga agli atti, che è la Costituzione che viene violata ogni volta. Cioè noi abbiamo una indicazione nell’articolo 70 della Costituzione che indica con chiarezza che spetta al Parlamento formare le leggi, e poi abbiamo l’articolo 77 che mai come in questo caso o in altri provvedimenti simili non trova nessuna logica di attuazione, perché in questi provvedimenti non ci sono né gli estremi dell’urgenza né gli estremi della necessità.
È inutile poi parlare del provvedimento, il provvedimento ormai lo abbiamo smontato in ogni sua parte negli interventi precedenti, perché ritengo che francamente ripetere un’esperienza fallimentare dove la Corte costituzionale già nel giugno del 2011 annullò quello che era il provvedimento inerente alla mediazione e tornarci dopo due anni sinceramente io penso che ostinarsi su questa strada significa veramente, oltre a violare ancora una volta il dettato costituzionale, ma veramente far perdere anche il buonsenso.
Vorrei ricordare ai colleghi di maggioranza che la questione giustizia è una questione anche economica, ci si dice spesso che tutto è collegato alla ripresa economica e ci si affanna a quello che può essere il da farsi per avviare questa benedetta ripresa. Senza giustizia, e in particolare quella civile, non ci può essere ripresa economica, perché noi non avremo mai gli investitori che verranno in Italia ad investire sapendo che in caso di contenzioso devono fare prima la mediazione, poi devono fare il giudizio, poi devono tornare in appello, quindi ci vogliono dieci anni per la definizione di un procedimento normale, ed è evidente che questo scoraggia completamente tutti coloro che sono interessati a venire in Italia ad investire.
Io pensavo sinceramente che questa fosse la volta buona su cui tutte le forze di Governo convergessero su un unico provvedimento teso a migliorare sia l’andamento della giustizia, ma anche quello che poi può essere il risvolto sotto l’aspetto economico. Così non è stato, ancora una volta assistiamo a un decreto che ci viene imposto dal Governo su un provvedimento esaminato al Senato con un subemendamento che viene fatto dal Governo che sradica completamente le logiche per cui era nata quella discussione in Senato, imponendoci oggi, a questo Parlamento, di votare questo provvedimento.
È chiaro che Forza Italia non ci sta, perché noi siamo sicuramente tra coloro che tengono in modo particolare affinché ci sia una ripresa, ma siamo anche tra coloro che intendono assolutamente tutelare gli interessi dei cittadini italiani affinché si possa avere una giustizia che sia equa ed uguale per tutti.
Il tema del provvedimento, dicevo prima, non devo neanche esaminarlo, perché se si considera che l’unica soluzione probabilmente che poteva trovare sicuramente uno sbocco attraverso questa mediazione, di cui tutti noi non condividiamo la ragione, era quella relativa alle cause di lavoro e alle cause di previdenza. Cioè oggi ci troviamo che per tutti gli altri giudizi è possibile, anzi vi è l’obbligo, di accedere alla mediazione o all’assistenza obbligatoria, per questo tipo di cause – chissà perché – che sono le uniche che favorirebbero in tempi brevi il lavoratore e l’imprenditore non vi è assolutamente scritto nulla, anzi vi è assolutamente il diniego ad avere la mediazione.
Io vorrei ricordare a questa Aula ed a chi questa professione la fa ormai da anni, che quando è stato introdotto il codice del lavoro, cioè nel 1975 e vi è stata anche la riforma, uno dei motivi principali era quello che vi era il tentativo obbligatorio di conciliazione, cioè la speditezza e la celerità di quel procedimento che consentiva tanto al lavoratore quanto all’imprenditore di trovare una soluzione e definire il problema. Oggi addirittura questo non avviene e abbiamo un carico nei tribunali italiani del 70 per cento di cause di lavoro e di cause di previdenza.
Per cui io non comprendo perché queste cause non debbano far parte di quel tipo di provvedimento di mediazione a cui oggi questa maggioranza sta dando la fiducia. Ci sono delle cose francamente che, oltre ad essere aberranti, non solo non hanno una logica ma non riusciamo neanche a capirle sul fatto concreto, perché è evidente che c’è da pensare male quando vi è un’ esclusione categorica di una determinata categoria di cause che quasi rappresentano, ripeto, il 70 per cento dei contenziosi in Italia e vi è una parte politica che si ostina a dire da un lato che vuole accelerare il decorso della definizione dei giudizi e dall’altra non consente l’accesso alla mediazione per questo. Ecco perché noi non voteremo la fiducia a questo provvedimento, ma non solo per questo tipo, anche sull’altro tema, un tema con il quale vi è stata già una sperimentazione, quella relativa ai danni da circolazione di veicoli e natanti: vi è stata già una pronuncia della Corte costituzionale nel marzo-aprile 2011 con la quale ha cassato quello che era quel provvedimento, abbiamo peraltro avuto anche l’esperienza nei sette mesi in vigore che vi è stata la mediazione per quel tipo di attività che è stata fallimentare, che ha consentito un esborso di somme non solo alle compagnie assicurative ma anche agli assicurati e agli utenti perché, caro Presidente, cari colleghi, quando si fanno le norme sbagliate, quando si impone una determinata cosa, è evidente che poi i danni si ripercuotono sugli utenti e sui cittadini italiani.

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE LAURA BOLDRINI (ore 11,50)

GIANFRANCO GIOVANNI CHIARELLI. Ecco perché noi insistiamo sulla base di queste considerazioni e ci dichiariamo sicuramente favorevoli a trovare un’intesa complessiva che possa riguardare tanto la giustizia civile quanto la giustizia penale, non aspettiamo che ci richiami ancora il Presidente della Repubblica su temi come la questione carceraria, che dopo anni ancora non è stata risolta. Cerchiamo di avere buonsenso e di fare insieme le riforme che possano consentire veramente lo sviluppo del Paese e di riavviare la macchina della giustizia in Italia. Noi ci troviamo in ogni caso di fronte a situazioni che solo quando l’Unione europea ci bacchetta o ci dà le grosse multe che dobbiamo pagare, allora dobbiamo correre per fare i provvedimenti tampone. Non è, Renzi, questo il modo di poter fare le leggi in Italia. Noi abbiamo necessità di condividere un percorso che porta sicuramente fuori dallo stallo la situazione della giustizia in maniera definitiva e in maniera complessiva. Per questi motivi Forza Italia voterà no su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Businarolo. Ne ha facoltà.

FRANCESCA BUSINAROLO. Presidente, siamo arrivati alle battute finali, esprimere il nostro parere su un provvedimento che ha come titolo la degiurisdizionalizzazione della giustizia. La parola degiurisdizionalizzazione non esiste nel vocabolario ed etimologicamente significa che il Governo vuole tornare alla legge del taglione. Un provvedimento che avrebbe dovuto portare alla riforma del processo civile e alla riduzione dell’arretrato delle cause civili ma che invece ci consegna a una giustizia privatizzata, accessibili a pochi, sommaria e inefficiente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e come è stato fatto con i nostri colleghi al Senato, l’ennesimo ricorso alla fiducia, anche qui alla Camera, che devo dire ci aspettavamo ma che ci ha impedito di dire la nostra almeno come avremmo voluto su un testo che è molto lontano da quella riforma della giustizia che si attende da anni e che fatica a realizzarsi. Oggi siamo di fronte all’ennesimo slogan pubblicitario, si tratta infatti di una serie di misure eterogenee che non risolvono le difficoltà oggettive che attraversano il nostro sistema giudiziario. Ricordo la negoziazione assistita, gli arbitrati, le ferie dei magistrati, l’introduzione di nuove sedi dei giudici di pace, misure che non contribuiscono allo smaltimento dell’arretrato nell’ambito del processo civile ma che creano una sorta di privatizzazione della giustizia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) rendendola fruibile a pochi. Anche noi avevamo proposto un anno fa l’introduzione della negoziazione assistita perché può essere utile, ma non ci sogneremo mai di spacciarlo, come fate voi, per uno strumento che diminuirà il numero delle cause. Continuate a intervenire sulle norme del codice di procedura civile, ma il problema non sono le norme, il problema è di natura strutturale.

Il mio collega Colletti, nell’incontro di agosto, al Ministro dimostrò che, se venisse applicato il codice, le cause durerebbero un anno, ma voi, come al solito, non sapete nemmeno cosa significa intervento strutturale, perché non avete le competenze e nemmeno la forza politica. Vi manca la prospettiva (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
Nel vostro decreto viene previsto, ad esempio, che il sindaco possa rendere ufficiale la separazione tra i coniugi, dichiarando eventualmente anche l’assenza di ogni pretesa di tipo patrimoniale. Come si fa a consentire che una coppia, senza alcuna forma di tutela per la parte debole, che è quasi sempre la donna, disponga dello status coniugale ? Secondo i dati ISTAT la donna è il soggetto economicamente più debole il 98 per cento delle volte.
Vi siete o no presi la briga di leggere il progetto di legge sul divorzio breve che abbiamo votato in quest’Aula ? Sapete almeno dov’è ? È arenato al Senato, nonostante i mesi di duro lavoro in Commissione, lavoro che ha visto proprio il MoVimento 5 Stelle protagonista.
Si diminuiscono le ferie ai magistrati, come se dipendesse da questo l’arretrato delle cause civili, ma, se foste andati a fare un giro nei tribunali, vi sareste accorti che il vero problema della giustizia sta nella carenza cronica del personale amministrativo degli uffici giudiziari. Dagli ultimi dati forniti dal Ministero della giustizia, la situazione è allarmante: sono circa ottomila i lavoratori che mancano, su un totale di circa 44 mila; dunque è vacante il 18,64 per cento dell’organico; le progressioni di carriera sono bloccate da vent’anni.
Se fossimo noi al Governo, indiremmo nuovi bandi di assunzione e investiremmo nella formazione del personale. La mancanza di personale equivale a udienze ridotte, notifiche bloccate e rallentamento di tutta la macchina giudiziaria, con il rischio di imbrigliare il processo telematico, per il quale ancora siamo lontani da un’efficace applicazione. Dall’ultima circolare del Ministero della giustizia, quella del 29 ottobre, risulta infatti che il fascicolo telematico abbia ancora il suo doppione cartaceo. Avete previsto che l’iscrizione a ruolo avvenga digitalmente, ma pretendete che gli avvocati depositino l’originale della marca da bollo scansionata. Se ciò non bastasse, qualunque marca mancante in originale verrà richiesta dalla tasca del cancelliere nel momento in cui l’ufficio subirà la periodica ispezione ministeriale. Avallare questa prassi significa impedire alle cancellerie di lavorare al meglio.
Vogliamo fatti: gli slogan ci hanno stancati, signor Ministro. Lo chiediamo noi, lo chiedono i lavoratori del settore giustizia che pochi giorni fa manifestavano qui in piazza. Lo chiedono i cittadini, ai quali questo provvedimento offre una giustizia un po’ raffazzonata, a senso unico, a cui può ricorrere soprattutto chi ha i mezzi economici per farlo.
È necessario e indifferibile riorganizzare e modernizzare il sistema giustizia italiano attraverso un progetto che porti ad una giustizia più qualificata. È necessario riformare l’istituto della prescrizione, la cui trattazione è sospesa in Commissione giustizia. E sapete perché i lavori si stanno allungando e sono praticamente sospesi ? Perché le più alte autorità statali, che sono venute in audizione in Commissione giustizia, hanno affermato che la migliore proposta di legge di riforma della prescrizione è proprio quella del MoVimento 5 Stelle, a prima firma di Andrea Colletti !
Allora dovete rispondere a una domanda adesso: avete a cuore gli interessi dell’Italia o la vostra casacca ? Chi è che fa le cose per partito preso ?
Il voto del MoVimento 5 Stelle su questo provvedimento sarà negativo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Colletti, al quale darò cinque minuti, perché il tempo è stato suddiviso. Ne ha facoltà.

ANDREA COLLETTI. Innanzitutto, vorrei ringraziare il Ministro Orlando per la cortesia della presenza, nonostante il telefono, a differenza, ad esempio, del Ministro Galletti per la votazione del decreto «sfascia Italia» che non ha avuto la stessa cortesia istituzionale di essere presente a difendere quell’indecente decreto, però la cortesia istituzionale finisce qui, Ministro Orlando e il suo telefono.
Questo, purtroppo, è un decreto-legge fuffa, inutile e che serve solo, Ministro Orlando e il suo telefono, per farsi pubblicità. Con questo decreto, in realtà, fate il consueto gioco delle tre carte. Con il decreto-legge n.90 del 2014, Ministro Orlando e il suo telefono, avete aumentato le tasse per tutelare i propri riti del 15 per cento in una volta sola e con la vostra legge di stabilità aumentate addirittura l’IVA dal 22 al 24 per cento in una volta sola.
Ci avete fatto perdere due mesi su un atto inutile. Perché, Ministro Orlando e il suo telefono, non ci fate discutere le norme contro la corruzione e per la ripenalizzazione del falso in bilancio, come chiediamo da mesi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ? Ministro Orlando, senza il suo telefono, avete bloccato il dibattito al Senato da giugno ed è da due mesi e mezzo che dovevate depositare le vostre proposte. Cosa state aspettando ? Dove sono le vostre proposte ? Vi state facendo correggere le bozze da Verdini e Berlusconi, Ministro Orlando (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ?
Purtroppo, voi, con la vostra inazione ed omertà legislativa, aiutate i corrotti, i bancarottieri, coloro che hanno società alle isole Cayman, quelli che io chiamo «i furbetti del fiorentino». Voi, agendo così, in realtà, siete complici della corruzione, e, tornando al decreto, voi vorreste combattere l’arretrato civile – cinque milioni di cause, cinque ! – con la devoluzione all’arbitrato. Quante persone credete che accederanno a questo istituto così costoso ? Se andrà bene, centoventi cause su cinque milioni di arretrato, e ci avete fatto perdere due mesi su questo.
Volevamo un confronto per migliorare questo inutile decreto-legge, ma ce lo avete impedito. Che gran lavoro che hanno fatto i deputati di maggioranza su questo decreto ! In Aula hanno presentato ben zero emendamenti, zero su 350 e passa deputati di maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Qualcosa di leggermente positivo c’è, come, ad esempio, la norma sugli interessi moratori. Peccato, però, che l’abbiate scritta male, peccato che si applichi a poche fattispecie. Noi volevamo migliorarla in Commissione, ma non ce lo avete permesso.
C’è una norma pericolosa all’articolo 12, quella sulle separazioni e i divorzi, e ci sono anche norme che saranno dichiarate incostituzionali, come la norma all’articolo 2, comma 6, del decreto, e come le cosiddette ferie dei magistrati, che, a sentire il vostro Presidente del Consiglio, è il punto nevralgico di questo decreto-legge: togliere quindici giorni di ferie ai magistrati.
Io avrei una proposta: perché non parifichiamo le ferie dei magistrati alle ferie dei parlamentari ? Scommettiamo che, in questo modo, avranno molti più giorni di ferie ? Vede, Ministro, è per questi motivi, ma anche per altri che non sto qui ad elencare, perché, purtroppo, non ho il tempo, che noi voteremo, come già anticipato dalla mia collega Businarolo, contro questo inutile decreto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Anna Rossomando. Ne ha facoltà.

ANNA ROSSOMANDO. Grazie, Presidente. Il Partito Democratico vota convintamente a favore di questo provvedimento. Finalmente, iniziamo a riformare un importante servizio per il Paese, perché la giustizia, innanzitutto, è un servizio per i cittadini. E mi pare che si faccia finta di non capire, perché non voglio far torto all’intelligenza di qualcuno che mi ha preceduto, che, evidentemente, è una questione di razionalità. Vi è un progetto complessivo che individua le cause del disservizio e si interviene, con decreto, sulle urgenze, per alleggerire il carico e poi intervenire ancora, maggiormente e strutturalmente.
Mi sembra che continuiamo a dire cose che veramente non stanno né in cielo né in terra. Quindi, è chiaro che questo intervento è una parte, ma la questione è che è una parte che ha una razionalità duplice: primo, interviene per un alleggerimento, sapendo quali sono le cause; secondo, interviene in un progetto politico più ampio di riforma e coerentemente con questo progetto politico.
E qui sta, ovviamente, la responsabilità delle scelte di un Governo politico, alle quali ci richiamava anche il collega della Lega. Vorrei dire, a questo proposito, che ognuno risponde delle sue scelte. Voi avete già risposto, dal punto di vista elettorale, di esservi baloccati, nella scorsa legislatura, tra un lodo e un divieto di curare negli ospedali i cittadini extracomunitari (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Entrambi questi provvedimenti, per fortuna, sono stati bloccati.
Allora, dicevo, quali sono le scelte ?

Primo, far ripartire il Paese. Come ? Incidendo sulla lentezza della giustizia, soprattutto quella civile, e dando effettività ed efficacia alle decisioni, perché quando parliamo d’incertezza del diritto per chi intraprende una causa – piccolo o grande che sia – si allude ai tempi, all’efficacia e alla certezza del diritto.
Secondo, rendere accessibili ed effettivi i diritti, anche quelli più personali. A questo proposito, questo vuol dire anche fare un passo di più sul terreno del contrasto alle disuguaglianze. Cosa c’è di più ingiusto, di più diseguale, di una denegata giustizia, di una tutela dei diritti solo per chi se li può permettere, andando fuori ? Ho sentito dire delle cose qui, come se non sapessimo tutti che, oggi come oggi, una giustizia che non funziona, che ha tempi assolutamente chilometrici, fa sì che chi può, già oggi, accede ai diritti soltanto perché è più forte economicamente e si tutela diversamente. Ma di che cosa stiamo parlando ?
Allora, sta alla politica dare delle soluzioni e noi sappiamo, tutti sappiamo, che la nostra magistratura, i nostri uffici, anche il nostro personale giudiziario, è tra i più produttivi d’Europa. Allora, qual è il problema ? È che c’è troppa domanda indifferenziata, c’è un processo molto articolato che deve funzionare e deve essere per qualsiasi tipo di domanda. Quindi, la prima questione da affrontare, è differenziare le risposte, per dare veramente delle vere risposte efficaci e per avere più giurisdizione, perché qui si fa della retorica e senza costrutto, soprattutto nell’ultimo intervento che mi ha proceduto: alleggerire, per avere più giurisdizione dove serve, per avere più centralità della giurisdizione, e per non averla solo sulla carta, rischio molto concreto che noi oggi corriamo, perché, poi, nella realtà, ci si arrangia e si arrangia chi può.
Dunque, semplificazione, minori costi, tempi più celeri, efficacia nell’esecuzione delle sentenze e dei provvedimenti: qui entriamo in un campo molto importante, cioè l’esigibilità dei crediti e le procedure esecutive. E quando dico esigibilità dei crediti, mi riferisco anche a quei piccoli e medi crediti. Evidentemente, come è stato detto, ma non si sono tratte le dovute conseguenze, chi oggi è molto forte economicamente già ricorre a «soluzioni altre», ma è chi ha i piccoli crediti che ha bisogno di un’esigibilità e di una procedura esecutiva certa. Da questo punto di vista, ci sono le misure sull’informatizzazione dei registri delle cancellerie relativi alle cause di esecuzione, sulla possibilità per gli ufficiali giudiziari di cercare i beni da pignorare mediante la consultazione delle banche dati della pubblica amministrazione. Insomma, si inizia a mettere mano.
Vorrei, poi, dire qualcosa sulla negoziazione assistita. Qui c’è un approccio moderno anche alle professioni intellettuali, che sono una risorsa nel nostro Paese. È un approccio moderno alle professionalità, non più una discussione inutile e sterile tra chi difende il corporativismo, chi lo accarezza e chi lo contrasta. Si pensa sempre alla professioni come un qualcosa che ha a che vedere con il corporativismo. No, qui si investe sulle professioni, si investe su quello che l’avvocatura ha sempre detto, e cioè sul ruolo sociale che già esercita l’avvocatura. Si investe sulla competenza dell’avvocatura, sulla responsabilizzazione di questi lavoratori della conoscenza e sulla responsabilizzazione delle parti quando accedono ad una questione di risoluzione delle controversie.
Questa è la negoziazione assistita, con tutte le avvertenze e le cautele che vi sono state inserite. Qualcuno ha parlato della questione, per esempio, di una parte della separazione assistita, la separazione e i divorzi. Qualcuno dice: ma avete fatto un giro per i tribunali ?. Io non so se qualcuno passeggia soltanto sotto i portici, perché altrimenti dovrebbe sapere che, quando c’è l’accordo delle persone che si devono separare, già oggi, in realtà, l’udienza è una pura formalità, se si vuole parlare di cose vere, e di questo si sta, appunto, parlando.
Vorrei dire una cosa ancora sui costi. Il tempo è un costo, e non solo per l’impresa e per chi deve intraprendere: è un costo per chi aspetta il soddisfacimento di un diritto, magari personale, personalissimo, ed è un costo il tempo in sé e quello che può costare un processo che si prolunga, che, appunto, molti non si possono permettere, il Paese non sì può permettere. Ma per quei singoli che non se lo possono permettere, questa è uguaglianza o è disuguaglianza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) ? Lo chiedo a tutti noi e soprattutto a chi agita questo vessillo.
Allora, privatizzare la giustizia è negare la giustizia o provare ad avere delle soluzioni alternative per i casi di minore entità e concentrarsi sul processo per i casi più controversi e più complessi ?
Mi avvio alla conclusione per dire, tra l’altro, anche ai colleghi del MoVimento 5 Stelle che è di ieri un provvedimento del Ministro che bandisce un concorso per 340 magistrati, sapendo che ci sono 365 posti a concorso che devono essere solo definiti con l’ultima azione, la correzione dei compiti. Quindi, ci sarà l’ingresso di 700 magistrati e questa è una risposta concreta, puntuale e dimostrata di come si interviene anche sotto il profilo delle risorse umane.
In conclusione, Presidente, colleghi, qualcuno forse, su diversi e insospettabili versanti, anche fuori da qui, si sente orfano di una stagione che noi pensiamo appartenga al passato, che noi consideriamo archiviata. Non abbiamo nessuna nostalgia per l’insanabile conflitto tra i poteri dello Stato oppure per un conflitto tra primato della legge, da un lato, e libertà di azione incondizionata e incondizionabile in una terra di nessuno, dall’altro. Questo conflitto senza dialettica è stato dannoso per il Paese e alla fine è stato un comodissimo alibi per non toccare niente.
Noi vogliamo cominciare a mettere mano ai problemi del Paese e diciamo «basta» ad alibi per non toccare niente, anche magari partendo dalla messa in discussione di qualche certezza, a partire da noi stessi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Colleghi, questo era l’ultimo intervento per dichiarazione di voto, ma vi sono ancora due richieste di dichiarazione di voto a titolo personale.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 12,07).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall’articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Si riprende la discussione.

(Ripresa dichiarazioni di voto finale – A.C. 2681)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Pagano. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, tra qualche minuto, quindi, con l’approvazione del decreto-legge giustizia civile, sarà più facile divorziare che cambiare gestore telefonico. Questo è il finale di un decreto che ho cercato di modificare, per quanto di mia possibilità, ma senza risultato. Per coerenza, nonostante la bontà di tutto il resto del provvedimento, quindi, dovrò votare in dissenso dal mio gruppo.
Da oggi il matrimonio diventa un banale contratto, non più un istituto pubblico tutelato dallo Stato: basta un qualunque delegato del sindaco, e non più un giudice, per sancire la fine del matrimonio. Finiranno, quindi, i tentativi di conciliazione e soprattutto non ci sarà più un giudice capace di comprendere e giudicare la situazione contingente, rendendo giustizia alla parte più debole della coppia, solitamente le donne.
Oltretutto, dopo che il Parlamento si sta già pronunciando sul divorzio breve, su un altro testo all’esame del Senato, non si capisce il motivo per cui il Governo abbia inserito queste norme sul «divorzio sprint» (articoli 6 e 12) nel decreto sulla giustizia civile. Secondo me si tratta di una forzatura ideologica, con cui – così come stiamo osservando in altre materie e anche in queste ore nell’altro ramo del Parlamento, quali lavoro, tasse e burocrazia – si cerca di inficiare il buon lavoro del Governo.
Questa chiave di lettura non è quella di un deputato riottoso al sostegno al Governo. Tutt’altro ! Mai come in questo momento l’unità deve essere il comune denominatore di una classe dirigente, sia pure composita, che cerca di salvare il Paese. Ma questo non ci deve impedire di gridare con tutte le forze – e mi avvio alla conclusione – che la dittatura del pensiero debole rappresenta la fine antropologica del nostro Paese: una dittatura etica del pensiero unico, che mira a distruggere tutto ciò che rappresenta le radici del nostro Pag. 37essere, quali società, famiglia, corpi intermedi, che devono essere destrutturate e distrutte per fare posto ad un individuo senza storia e senza futuro, un individuo sempre più solo, che sarà distrutto – questo è il tentativo almeno – dalla macchina infernale dello Stato.

Spero che in futuro il Presidente Renzi non voglia essere ricordato dai posteri come colui che ha colpito la famiglia al cuore e spero, invece, per lui, per noi della maggioranza e per l’Italia tutta che proceda spedito sulla strada del vero riformismo, quello di cui il Paese ha veramente bisogno.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Ferraresi. Ne ha facoltà.

VITTORIO FERRARESI. Grazie Presidente. Io capisco che per il Ministro sia difficile stare qui in Aula senza il telefono per un’oretta, però vorrei un attimo di attenzione da parte del Ministro.
Con questo decreto-legge si tende a andare a contrastare l’arretrato civile e a razionalizzare il processo civile. Però ci si dimentica troppo spesso del personale della giustizia. Mi riferisco al Ministro, perché il sottosegretario ha già sentito le mie parole in Commissione.
Il Ministro dovrebbe sentire i suoi dipendenti, in particolare quelli del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria e, quindi, i suoi sottoposti, cancellieri e altro personale che – mi dicono – non ha mai sentito. Ha sentito i tirocinanti, ma non ha mai sentito i suoi diretti sottoposti, ovvero il personale e i funzionari del suo Ministero, che chiedono una riqualificazione da anni e chiedono il pagamento degli straordinari in tempi più celeri. Questa riqualificazione serve perché questo è personale altamente qualificato, che manda avanti la giustizia in questo Paese. Se si dovesse fermare questo personale, molto probabilmente avremmo dei problemi ancora maggiori. Io, quindi, chiedo personalmente al Ministro di farsi carico di questa riqualificazione del personale del Ministero, soprattutto dei cancellieri e degli altri dipendenti, e di udirli, di poterli ascoltare, di poter ascoltare le loro richieste perché a tutt’oggi il Ministro non li ha ancora sentiti. Sono quelli del suo Ministero. Quindi, Ministro, le chiedo di sentirli, chiedo di portare avanti queste sacrosante battaglie dei suoi dipendenti, che chiedono semplicemente una riqualificazione della loro figura giuridica. Sono loro che mandano avanti i tribunali e la giustizia in questo Paese. Non è possibile fare una riforma Pag. 39solo con spot, bisogna guardare anche al personale della giustizia, che veramente fa la differenza fra una buona e una cattiva giustizia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto. Saluto gli studenti e i docenti del Liceo delle scienze umane e artistico Giovanni Pascoli di Bolzano, che assistono ai nostri lavori dalla tribuna (Applausi).

DAVIDE CRIPPA. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVIDE CRIPPA. Grazie Presidente. Visto che c’è ancora qualche minuto prima della votazione, vorrei fare un richiamo al Regolamento ai sensi dell’articolo 46, comma 2, sulla questione dei deputati in missione.
Visto che incidono in maniera determinante sul numero legale, vorrei segnalare che questa mattina, durante una votazione segreta nel corso dei lavori di Commissione (le Commissioni VIII e X) per una nomina personale che doveva essere eseguita, alcuni deputati in missione hanno potuto esercitare il loro diritto di voto, facendo così cadere la missione. Arrivato in Aula, viene letto dalla Presidenza l’elenco dei deputati in missione: questi deputati figuravano nuovamente in missione.
Allora la domanda è la seguente. Visto che, a mio avviso, ci dovrebbe essere una seconda comunicazione, ossia per il deputato che era in missione da questa mattina, avendo votato in Commissione, decade la sua missione, se è necessario che il deputato stesso venga messo nuovamente in missione per l’Aula, dovrebbe esserci una nuova comunicazione alla Presidenza della sua missione. Visto che alcuni dei deputati non sono qui presenti, avendo votato, però, questa mattina, vorrei capire come verranno conteggiati ai fini del numero legale.
Poi, forse sarebbe opportuno stabilire – magari è una mia mancanza, non so dell’esistenza – un meccanismo di segnalazione automatica nella Commissione, che in fase di votazione rileva la presenza di un deputato in missione, e una comunicazione tempestiva alla segreteria dell’Aula per farne decadere la missione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Deputato Crippa, capisco bene la questione da lei sollevata. Diciamo che mi riserverei di rifletterci e comunque, eventualmente, potremmo portarla in Giunta per sottoporla all’attenzione dei suoi componenti e farlo subito, perché mi rendo conto della sua richiesta.
Deputato Crippa, io ho preso atto della sua richiesta, che mi sembra meritevole di attenzione. Come le ho detto, mi ci faccia riflettere ed eventualmente, quanto prima, potremmo portarla in Giunta. Però mi ci lasci pensare. Vuole di nuovo la parola ? Prego.

DAVIDE CRIPPA. Un minuto solo, neanche, meno: vorrei capire in questa votazione come verranno gestiti quei deputati che sono decaduti dalla missione in Commissione.
Poi giustamente lei decide di approfondire la tematica nella Giunta per il Regolamento, però io vorrei capire adesso, nell’istantaneo, come gestiamo la votazione prossima, grazie.

PRESIDENTE. Mi ci faccia pensare un attimo, perché lei me lo sta riferendo, io devo prendere atto della situazione e poi glielo faccio sapere per le vie brevi.
A questo punto sono le 12,20, quindi sospendiamo fino alle 12,30. Sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 12,20, è ripresa alle 12,30.

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 2681)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n.2681, di cui si è testé concluso l’esame.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Colanino… Minnucci… Carfagna… Turco… Duranti.. Costantino… Donati… Luciana Agostini… Turco… Cassano… Giorgio Piccolo… Zardini… Chimienti… Baldelli… Ciracì…

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
S. 1612 – «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 settembre 2014, n.132, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile» (Approvato dal Senato) (A. C. 2681):

Presenti 504
Votanti 499
Astenuti 5
Maggioranza 520
Hanno votato 317
Hanno votato no 182
Sono in missione 62.

La Camera approva (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) (Vedi votazioni).