DOPO LE UNIONI CIVILI, L’EUTANASIA

Dopo le unioni civili, l’eutanasia. Sembra essere questo il programma di lavoro, dopo la presentazione dell’interrogazione presentata il 26 marzo dal sen. Lo Giudice e altri, sulle determinazioni in merito al fine vita.

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Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 418 del 26/03/2015

 

Interrogazioni

 

(3-01807)

LO GIUDICE, AMATI, ALBANO, BATTISTA, CIRINNA’, Elena FERRARA, GUERRIERI PALEOTTI, MANCONI, MASTRANGELI, ORELLANA, PALERMO, PEGORER, PETRAGLIA, PUPPATO, RICCHIUTI, Maurizio ROMANI, SIMEONI, SPILABOTTE, VACCARI, VERDUCCI, ZANONIAl Presidente del Consiglio dei ministri – Premesso che:

nel nostro Paese è proibita qualsiasi forma di eutanasia e chi aiuta una persona a morire rischia fino a 15 anni di carcere per omicidio del consenziente;

il regime di proibizione assoluta dell’eutanasia ha delineato una zona di clandestinità entro la quale stima che in 20.000 casi di malati terminali in strutture ospedaliere la morte dei pazienti sia stata accelerata dal personale medico (dati 2007, istituto Mario Negri);

nell’ultimo anno il 46 per cento dei suicidi e il 39 per cento dei tentativi di suicidio sono avvenuti a causa delle condizioni di malattia degli interessati (dati Istat);

per alcuni nostri concittadini la ricerca di una “dolce morte” si esaudisce in una clinica svizzera e l’opzione dell'”emigrazione” non è tra le alternative possibili per chi vive in una condizione di solitudine o di disagio economico;

il rapporto Italia 2015 dell’Eurispes indica che il 55,2 per cento dei cittadini italiani si dichiara favorevole all’eutanasia legale;

il medesimo rapporto segna il 67,5 per cento degli italiani favorevole alle dichiarazioni anticipate di volontà sui trattamenti sanitari (“testamento biologico”);

il 13 settembre 2013 il comitato “EutanaSia Legale” ha depositato presso la Camera dei deputati una proposta di legge di iniziativa popolare sul rifiuto dei trattamenti sanitari e sulla liceità dell’eutanasia sottoscritta da 67.121 cittadini; in seguito al deposito formale, ha avuto luogo una campagna di mobilitazione su internet che ha raccolto più di 96.500 adesioni;

il 18 marzo 2014, il Presidente della Repubblica pro tempore ha scritto in un messaggio rivolto a uno degli animatori della campagna di ritenere anch’egli «che il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita ed eludere un sereno e approfondito confronto di idee su questa materia»;

lo stesso Presidente della Repubblica, incontrando il Comitato nazionale di bioetica il 10 luglio 2014, ha avuto modo di affermare, relativamente ai temi delle libertà civili, che «il silenzio osservato negli ultimi tempi dal Parlamento non può costituire un atteggiamento soddisfacente rispetto a problemi la cui complessità e acutezza continua ad essere largamente avvertita»;

considerato che:

Massimo “Max” Fanelli è un cittadino di Senigallia (Ancona), volontario con “Emergency”, impegnato nella cooperazione internazionale, fondatore dell’associazione “I compagni di Jeneba”;

dal novembre 2013 Max Fanelli si è ammalato di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) diventando non più autosufficiente nell’arco di pochi mesi;

il 20 dicembre 2014 Fanelli ha diffuso un video-appello in cui, attraverso il suo sintetizzatore vocale, reclama il diritto di scegliere sulla fine della propria vita e invita il Parlamento a discutere la proposta di legge di iniziativa popolare per la regolamentazione dell’eutanasia;

l’appello di Max Fanelli ha dato il via ad una pagina su “Facebook” intitolata “Io sto con Max – sì all’eutanasia” e all’hashtag “Io sto con Max”, in poco tempo diventati virali sui social network;

“Io sto con Max” oggi è un comitato che conta tra i suoi animatori associazioni locali, politici e cittadini comuni;

il Consiglio comunale di Senigallia ha adottato nel febbraio 2015 un ordine del giorno che impegna il sindaco a farsi portavoce presso il Governo e il Parlamento dell’appello di Fanelli per la calendarizzazione della proposta di legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione dell’eutanasia;

considerato altresì che in seguito al lancio del suo appello Fanelli ha affermato la volontà di depositare le sue dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) presso il registro comunale dei testamenti biologici di Senigallia senza che però nessun notaio tra quelli da lui interpellati si sia reso disponibile a riconoscere le sue volontà espresse attraverso il sintetizzatore vocale,

si chiede di sapere:

se non ritenga che la questione delle scelte di fine vita e delle dichiarazioni anticipate di volontà sui trattamenti sanitari debba essere uno dei punti della programmazione delle politiche di Governo;

se stia valutando di porre in essere iniziative volte a favorire l’iter della citata proposta di legge di iniziativa popolare;

se intenda intervenire per quanto di sua competenza per favorire l’acquisizione da parte dei notai delle determinazioni di una persona che utilizzi per la comunicazione ausili tecnologici come il sintetizzatore vocale.

(3-01808)