IL COGNOME PATERNO POTREBBE DIVENTARE UN OPTIONAL

Di seguito riportiamo l’intervista a Giancarlo Cerrelli, apparsa su Aleteia il 25 settembre 2014.

La Camera elimina l’obbligo del cognome paterno ai figli. Alla nascita il figlio potrà avere il cognome del padre o della madre o tutti e due. In caso di disaccordo avrà i due cognomi in ordine alfabetico. E i fratelli avranno lo stesso cognome del primogenito. La proposta di legge votata a Montecitorio, adesso passerà all’esame del Senato (Avvenire, 24 settembre). 

Il principio vale anche per i figli nati fuori del matrimonio e riconosciuti dai due genitori, così come per i i figli adottati: il cognome (uno solo) da anteporre a quello originario è deciso dai coniugi, se manca l’accordo, vale l’ordine alfabetico. Chi ha due cognomi può trasmetterne solo uno. Il figlio che ha un solo cognome a 18 anni può aggiungere l’altro. Se è nato fuori del matrimonio, non può prendere il cognome del genitore che non l’ha riconosciuto.

AGGRESSIONE ALLA FAMIGLIA
«Questo provvedimento si colloca nel quadro delle iniziative legislative tese ad aggredire la famiglia – sentenzia Cerrelli – il tratto negativo del testo, non è certo a livello di provvedimenti come quelli in discussione sul divorzio “sprint” o le unioni civili, maapporta un contributo non marginale a quella disgregazione dell’identità familiare che in questa fase storica sta venendo fuori da un punto di vista culturale, antropologico e anche giuridico».

“DUELLO” TRA I GENITORI
La proposta di legge che lascia all’autodeterminazione dei genitori la possibilità di scegliere il cognome dei figli presenta lacune evidenti. «In altre nazioni si possono utilizzare entrambi i cognomi dei genitori e se fosse così non ci sarebbe nulla da dire – prosegue il giurista – in Italia invece sono i genitori che decidono se assegnare uno dei due, o entrambi al figlio. E se non sono d’accordo…il cognome si sceglie in base a quello che viene prima nell’ordine alfabetico».

ADDIO GENEALOGIA
L’assenza di «regole certe» sulla nuova procedura di assegnazione del cognome, con relativa modifica del Codice civile, «non potrà che provocare confusione». «Penso anche – ragiona il vicepresidente dell’Unione Giuristi Cattolici – che potrebbe dare sostanza ad una certa “identità liquida”. La famiglia, infatti, non avrà più una chiara genealogia. Il cognome degli ascendenti potrebbe perdersi nel tempo e davvero non capisco l’esigenza e i benefici di questa proposta di legge».

SI DEPOTENZIA LA FIGURA PATERNA
Dal 1968, è il duro giudizio di Cerrelli, «vi è un processo legislativo, culturale, nel quale ci si serve della legge per cambiare le strutture della società, in primis la famiglia. Il processo è iniziato con la legge sul divorzio, poi nel 1975 la riforma del diritto di famiglia, che ha eliminato la patria potestà e la potestas maritatis, depotenziando la figura paterna. Se da una parte c’erano abusi, e quindi quella legge doveva viaggiare nella direzione di limitare quegli abusi, dall’altra ha alimentato la disgregazione e il disaccordo all’interno della famiglia stessa».

COME UN OPTIONAL
Il cognome che può essere scelto arbitrariamente si incanala in questo percorso. «Ognuno gestisce la famiglia come vuole, con provvedimenti che creano una privatizzazione del distretto familiare, facendolo a proprio uso e consumo. Si deciderà il cognome come fosse un optional. Di fronte ad una situazione del genere è davvero inaccettabile restare in silenzio».