IL CONVEGNO DEL 17 GENNAIO 2015 A MILANO. UNA LETTERA DI MASSIMO INTROVIGNE A GIULIANO FERRARA

Caro Direttore,
Ho letto con interesse il Suo intervento a proposito del convegno sulla famiglia organizzato a Milano il 17 gennaio. Sono stato invitato dagli organizzatori a fungere da introduttore di quel convegno, organizzato dalla Regione Lombardia in collaborazione con diverse realtà, alcune delle quali non conosco ma di una delle quali sono responsabile, Alleanza Cattolica. Tra parentesi, come sanno bene diversi collaboratori del Suo giornale, che sono – loro sì – «tradizionalisti» e con i quali siamo in cortese dissenso, se per «tradizionalista» s’intende chi rifiuta il Concilio Vaticano II o il Magistero di Papa Francesco, Alleanza Cattolica non si riconosce in questa etichetta, dal momento che accoglie, propone e diffonde sistematicamente questo Magistero e si oppone piuttosto vigorosamente a chi lo critica.
Il convegno – come dovrebbe risultare anche dalla scelta dei relatori, in parte a Lei noti – nasce per parlare, in una sede istituzionale, di problemi politici: da una parte, le proposte di legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso, dall’altra il disegno di legge Scalfarotto sull’omofobia – il tutto nel quadro di una richiesta alla politica nazionale e regionale perché si occupi di più e meglio della famiglia. A diverso titolo, i relatori sono tutti contrari alle proposte e disegni di legge su omofobia e unioni civili. Nessuno di loro si è mai occupato di «curare i gay» né, per quanto mi risulta, ha mai definito l’omosessualità una malattia. Il convegno non tratterà in nessun modo di presunte «cure» dell’omosessualità, della sua genesi, della sua natura psicologica, ma esclusivamente di disegni di legge e di una politica a misura di famiglia.
Che c’entra allora l’idea – che considero anch’io, come Lei, del tutto sbagliata – secondo cui l’omosessualità sarebbe una malattia da curare? Vorrei saperlo anch’io, e sono francamente un po’ stufo. È già capitato a Torino e altrove per altri convegni simili: si organizza un convegno critico delle proposte di legge Scalfarotto e Cirinnà e subito qualcuno comincia a strepitare che si vogliono «curare» gli omosessuali, così facendo passare ogni critico di certe ipotesi legislative per un omofobo intollerante e magari anche un po’ scemo. Con tutta evidenza, intollerante è invece chi cerca di tappare la bocca ai critici attribuendo loro tesi che non si sono mai sognati di professare. Non è certo il Suo caso, ma è il caso di chi ha scatenato la canea contro il convegno milanese.
Ha sostenuto qualche giornalista di «Repubblica», che mi ha intervistato sul convegno, che alcuni esponenti di alcune delle associazioni che hanno aderito con la loro sigla – certamente non Alleanza Cattolica – avrebbero esposto, in altra sede, giudizi non rispettosi delle persone omosessuali. Non ho prove del fatto che non sia vero, né del contrario. Posso solo assicurare che, per quanto di mia competenza, vigilerò perché nessuno venga meno a quel dovere di non giudicare le persone omosessuali in quanto persone, accogliendole con rispetto, che emerge dal Magistero di Papa Francesco ma anche dal semplice buon senso. Personalmente comprendo e condivido il «Chi sono io per giudicare le persone omosessuali?» del Pontefice, accompagnato – e la lettura complessiva degli interventi del Pontefice mi convince che sarebbe d’accordo – da un «Chi sono io per non giudicare le leggi che via via sono proposte, venendo meno ai miei doveri di cristiano e di cittadino?».
Parteciperò alla manifestazione del 17 gennaio, proprio perché ritengo che i veri intolleranti siano coloro che, ricorrendo anche alla diffamazione, cercano di impedire che si chieda alla politica di fare di più per le famiglie e si parli in chiave critica di proposte di legge che considero nocive alla famiglia e al bene comune. Se  qualcuno dei relatori dovesse sostenere che gli omosessuali sono «malati che vanno curati», mi alzerò e me ne tornerò a casa. Se invece – come immagino e auspico – tutti si atteranno al tema del convegno e nessuno parlerà di malattie e di cure, spero che chi ha organizzato certe improvvide campagne di stampa abbia il pudore di scusarsi. Ma so, e lo sa anche Lei, che non succederà.