IL SOTTOSEGRETARIO ALL’INTERNO RISPONDE ALLE INTERROGAZIONI SULLE AGGRESSIONI ALLE SENTINELLE IN PIEDI

sentinelle torino

Nella seduta del 27 ottobre il sottosegretario dell’Interno Bocci ha risposto a due interrogazioni, degli on. Pagano e altri e dell’on. Gigli e altri, riguardanti le aggressioni di gruppi lgbt e dell’area dell’antagonismo contro le veglie delle Sentinelle in piedi. Pubblichiamo, insieme con la risposta del rappresentante del governo, le repliche dei deputati interroganti e i testi delle loro interrogazioni.

XVII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell’Assemblea

Seduta n. 318 di lunedì 27 ottobre 2014

[frontespizio]
[elenco e sigle dei gruppi parlamentari]
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[allegato A]
[allegato B]


[riferimenti normativi]

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROBERTO GIACHETTI

 (Iniziative per garantire lo svolgimento pacifico delle manifestazioni delle cosiddette «Sentinelle in piedi» – n. 3-00867 e 3-01116)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’interno, Gianpiero Bocci, ha facoltà di rispondere alle interrogazioni Pagano n. 3-00867 e Gigli n. n. 3-01116, concernenti iniziative per garantire lo svolgimento pacifico delle manifestazioni delle cosiddette «Sentinelle in piedi» (vedi l’allegato A -Interrogazioni). Le interrogazioni, vertendo sullo stesso argomento, verranno svolte congiuntamente.

GIANPIERO BOCCI, Sottosegretario di Stato per l’interno. Signor Presidente, con l’interrogazione all’ordine del giorno l’onorevole Pagano, unitamente ad altri deputati, richiama l’attenzione sugli atti di aggressione e intolleranza che sarebbero stati perpetrati da gruppi in occasione di una serie di manifestazioni promosse dal movimento «Sentinelle in piedi» nel primo semestre di quest’anno.

Chiede, pertanto, al Ministro dell’interno quali iniziative intenda adottare affinché le forze dell’ordine garantiscano il pacifico svolgimento delle future iniziative delle Sentinelle medesime.

L’argomento evidenziato è analogo a quello dell’interrogazione degli onorevoli Gigli e Sberna, anch’essa all’ordine del giorno, avente come oggetto specifico le manifestazioni organizzate dalle Sentinelle in piedi lo scorso 5 ottobre; pertanto, risponderò congiuntamente.

L’onorevole Pagano si sofferma, in particolare, sull’iniziativa svoltasi il 31 maggio scorso a Lecce, alla quale hanno aderito circa 50 sostenitori del movimento delle Sentinelle. In concomitanza con l’evento, una ventina di aderenti a movimenti per i diritti degli omosessuali hanno inteso esprimere il proprio dissenso con un flash mob non preavvisato, nel corso del quale sono stati distribuiti dei volantini antiomofobia. I predetti hanno contestato verbalmente l’azione delle Sentinelle, senza, tuttavia, causare più gravi tensioni, data la presenza di operatori in servizio di ordine pubblico.

La questura di Lecce ha, comunque, segnalato i fatti all’autorità giudiziaria per le valutazioni di sua competenza. Analogamente a Lecce, anche nelle altre località citate dall’onorevole Pagano – Trento, Verona, Siena e Perugia – le iniziative delle Sentinelle si sono svolte senza significative turbative dell’ordine pubblico. Vengo alle manifestazioni del 5 ottobre scorso, data in cui le Sentinelle hanno tenuto una fitta serie di presidi, complessivamente 50 in tutta Italia, in occasione dei quali si sono registrate 26 contromanifestazioni concomitanti, organizzate da aderenti alle realtà antagoniste, ai centri sociali e ad altre associazioni.

In vista di tali appuntamenti, il Dipartimento della pubblica sicurezza aveva diramato due circolari di sensibilizzazione contenenti precise direttive alle autorità provinciali di pubblica sicurezza per lo svolgimento di mirate attività informative e la predisposizione di idonee misure volte ad assicurare il regolare svolgimento delle manifestazioni.

Inoltre, per l’attuazione dei servizi di ordine e sicurezza pubblica pianificati dalle questure per l’occasione erano state assegnate aliquote di rinforzo dei reparti inquadrati, laddove le autorità provinciali di pubblica sicurezza ne abbiano fatto richiesta. Anche in virtù di tali misure, i presidi del 5 ottobre si sono svolti sostanzialmente senza problemi, salvo alcune criticità occorse in poco più di una decina di manifestazioni. Mi soffermo su quelle in cui i contromanifestanti hanno inscenato le contestazioni più vivaci.

A Bologna circa 250 aderenti alle locali realtà antagoniste si sono diretti in corteo verso piazza Galvani, ove si erano radunati una quarantina di attivisti delle Sentinelle, tra cui sette aderenti al movimento Forza Nuova. Al termine dell’iniziativa, mentre i partecipanti sono stati fatti defluire verso una via laterale, gli antagonisti, nel tentativo di venire a contatto con gli aderenti a Forza Nuova, hanno lanciato anche oggetti sul cordone di polizia schierato tra gli opposti gruppi.

Nella circostanza, un operatore di polizia è stato colpito al volto con una cintura lanciata da un esponente dei centri sociali. Poco dopo, un gruppo di antagonisti, avendo notato tre attivisti di Forza Nuova salire a bordo di un taxi, si è avvicinato al veicolo, sferrando calci e pugni. Le attività di indagine svolte dalla questura hanno consentito di identificare e denunciare all’autorità giudiziaria 11 persone, tra esponenti dei centri sociali ed un militante di Forza Nuova, quali autori degli atti di violenza.

La manifestazione di Genova si è svolta in piazza De Ferrari, ove hanno partecipato un centinaio di Sentinelle. Anche in questa occasione si è registrata una contromanifestazione, che si è svolta senza alcuna turbativa per l’ordine e la sicurezza pubblica grazie all’attenta e ravvicinata vigilanza svolta da personale della DIGOS e dei reparti inquadrati. Durante l’evento, personale di polizia ha immediatamente rimosso un fumogeno, che era stato poggiato a terra e acceso a breve distanza da alcune Sentinelle.

Il presidio delle Sentinelle a Pisa ha avuto luogo in piazza dei Cavalieri, dove è stato predisposto un servizio di ordine pubblico affidato alla DIGOS della questura, successivamente integrato con altro personale delle forze di polizia, al fine di evitare che la situazione degenerasse.

Nel corso della manifestazione circa 250 giovani di opposta opinione hanno inscenato contestazioni, con cori e schiamazzi. La situazione è stata attentamente monitorata dalle forze dell’ordine, ai fini dell’adozione delle eventuali misure a tutela dell’incolumità delle Sentinelle.

L’evento è stato oggetto di documentazione da parte della polizia scientifica ed il relativo materiale è tuttora al vaglio della questura per l’identificazione dei contestatori, ai fini del loro deferimento all’autorità giudiziaria per violenza privata e manifestazione non autorizzata.

Per la manifestazione di Rovereto era stata predisposta la presenza di pattuglie della Polizia e dei Carabinieri, come avvenuto in passato in analoghe manifestazioni svoltesi nella medesima città senza turbative per l’ordine pubblico. Durante lo svolgimento dell’evento, una decina di anarchici, sopraggiunti alla spicciolata, hanno effettuato un lancio di uova contro i presenti, colpendo anche un sacerdote, costretto al soccorso presso il locale ospedale. Il gruppo anarchico, inoltre, si è impossessato di una borsa contenente volantini da distribuire nel corso della manifestazione, dopo aver colpito il proprietario al naso, procurandogli lesioni. Le forze di Polizia, immediatamente intervenute sul posto, dopo aver svolto indagini che hanno permesso di identificare gli autori sia dell’aggressione, che dell’appropriazione della borsa (tutti appartenenti al locale movimento anarchico insurrezionalista), hanno trasmesso la relativa informativa all’ autorità giudiziaria.

A Torino, prima che l’iniziativa dei circa 120 Sentinelle avesse inizio in piazza Carignano, circa 50 antagonisti, appartenenti al centro sociale si sono radunati alla spicciolata, intenzionati a disturbare lo svolgimento dell’iniziativa. Gli stessi sono stati tenuti a debita distanza da un cordone delle forze dell’ordine. Successivamente, con l’inizio dell’evento, il numero dei contestatori è aumentato progressivamente fino a raggiungere le 400 unità. Nell’occasione, insieme agli antagonisti, si sono radunati individualità anarchiche, esponenti di Rifondazione Comunista, militanti e iscritti di formazioni femministe nonché esponenti dei locali collettivi studenteschi, scandendo slogan ed invettive nei confronti delle Sentinelle. I medesimi contestatori hanno tentato ripetutamente, senza esito, di aggirare, o superare, lo sbarramento delle transenne predisposto dal servizio di ordine, per poi successivamente allontanarsi dalla piazza.

A Trieste, la manifestazione del movimento Sentinelle in piedi, con la partecipazione di circa 150 persone, si è tenuta in piazza Unità d’Italia. Nella circostanza, circa quaranta soggetti appartenenti alle associazioni Arcigay e Arcilesbica, unitamente ad altri gruppi di estrema sinistra, hanno attuato un’estemporanea controiniziativa disturbando quella delle Sentinelle in piedi, mediante l’utilizzo di strumenti musicali. Successivamente, gli aderenti alle Sentinelle in piedi, in fase di deflusso, sono stati fronteggiati dai contestatori, rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine, per evitare che i due gruppi venissero a contatto. Dopo alcuni, accesi, scambi verbali, la situazione si è tranquillizzata ed i manifestanti degli opposti gruppi hanno abbandonato la piazza.

Questi i fatti, che mi consentono di affermare che le forze di polizia impegnate nei servizi di ordine pubblico, ogni qualvolta se ne sia reso necessario l’intervento, sono riuscite a contenere prontamente gli effetti delle estemporanee iniziative di dissenso poste in essere dai contestatori. Con l’occasione rappresento, più in generale, che il mantenimento dell’ordine e della sicurezza durante le pubbliche manifestazioni, qualunque ne sia l’orientamento, costituisce uno degli impegni più delicati per le forze di polizia, che operano attraverso sperimentati moduli operativi, consistenti nell’attivazione, in via preventiva, di opportuni canali informativi e nella predisposizione in loco di accurati servizi di ordine pubblico, commisurati al livello di rischio atteso, fatte salve all’occorrenza, e ove possibile, successive integrazioni del dispositivo a manifestazione in corso.

I fatti illeciti posti in essere nel corso degli eventi in questione, attentamente monitorati da operatori di polizia specializzati, vengono sottoposti, al termine delle relative indagini, alle valutazioni dell’autorità giudiziaria.

Assicuro che a tale consolidato modus operandi le forze di polizia si atterranno anche in futuro, in modo da garantire il sereno e regolare svolgimento di ogni iniziativa pacifica, che sia espressione della libertà di manifestazione del pensiero costituzionalmente garantita, comprese, ovviamente, quelle delle sentinelle in piedi.

PRESIDENTE. Saluto gli alunni e i docenti dell’Istituto comprensivo statale «Arnaldo Fusinato» di Schio, in provincia di Vicenza, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). La seduta oggi non è particolarmente animata, ma perché siamo in fase di interrogazioni, cioè i deputati fanno delle domande al Governo e questo risponde.

Adesso, però, per replicare alle parole del Governo, l’onorevole Pagano ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione n. 3-00867.

ALESSANDRO PAGANO. Signor Presidente, signor sottosegretario, al di là della stima personale, che ovviamente rimane immutata, e al di là dell’impostazione complessiva che lei ha voluto dare, devo dire che in qualche passaggio sono rimasto insoddisfatto.

Partiamo da alcuni presupposti certi e cioè il fatto che il Ministro dell’interno Angelino Alfano ha diramato delle circolari – due per la precisione – riguardanti le problematiche cui le Sentinelle in piedi sottostavano rispetto ad una, tra virgolette, «violenza», che in una certa fase storica, da qualche mese, si sta realizzando.

Era evidente, era nelle cose e lo avevamo spiegato ! Io ricordo che in quest’interrogazione del 10 giugno 2014, in qualche passaggio, dicevo che c’era un’escalation di violenza contro le sentinelle in piedi. È evidente che questo non era frutto di una profezia – non sono dotato di palle di vetro oppure di doti soprannaturali – ma perché avevamo osservato i fatti ed era evidente che si stavano manifestando cose non assolutamente consuete.

Quindi abbiamo osservato per tre, quattro, cinque, sei volte dei segnali inquietanti. Orbene, il fatto stesso che oggi il Governo ci venga a parlare come se ci fossero delle manifestazioni tra controparti e, in alcuni passaggi, testualmente «manifestazioni più vivaci», con riferimento alle manifestazioni del 7 ottobre; oppure, citazione di Pisa, testualmente: «250 persone di distinte fazioni hanno creato schiamazzi,» per forza di cose devo essere assolutamente non concorde in questi passaggi, perché sappiamo bene che l’impostazione del Ministro con le circolari è stata assolutamente soddisfacente, però sappiamo anche che nei territori forse, qualche questura ha un po’ sottovalutato gli eventi e, forse, anche chi le ha preparato questa relazione non ha tenuto in debito conto il fatto che le contromanifestazioni delle lobby gay, lesbiche, transessuali e bisessuali non erano autorizzate.

Che poi all’interno di una di queste manifestazioni ci siano stati anche soggetti appartenenti a Forza Nuova, la cosa ci lascia indifferenti, perché è evidente che non può essere che un caso debba diventare la regola.

Ho qui – e la leggerò – una lettera che mi è giunta da Daniela Bovolenta, che è una sentinella in piedi, che ha scritto questa lettera aperta. La leggo qui, perché questo è il massimo del consesso democratico e perché soprattutto resterà agli atti. I passaggi principali penso che valga la pena citarli testualmente, perché vengono da una persona che era là e i fatti citati non sono stati smentiti da nessuno.

«Le sentinelle – dice Daniela Bovolenta – è bene ricordarlo sono una rete aconfessionale apartitica che ha scelto come forma di protesta la veglia silenziosa». Signor sottosegretario, sottolineo che scendono «in piazza per un’ora a leggere un libro, simbolo della formazione permanente. Le sentinelle sono nate per contrastare il progetto di legge Scalfarotto sull’omofobia, che tenta di introdurre nel nostro ordinamento il reato di opinione con la scusa della lotta all’omofobia. Il presupposto è la convinzione che per contrastare ogni atto odioso di violenza sugli omosessuali sia sufficiente applicare le leggi vigenti che tutelano ogni cittadino, eventualmente con l’aggravante, già prevista, dei motivi abietti. Inoltre le sentinelle vogliono ribadire il loro diritto a dire che la famiglia si fonda sul matrimonio di un uomo e di una donna e che i bambini hanno bisogno di una mamma e di un papà.»

Questo è l’obiettivo che hanno le sentinelle in piedi e per fare ciò agiscono nel silenzio più assoluto, leggendo libri, rispettando tutti e chiedendo uguale rispetto. Ma così non è. Così non è, perché le lobby gay, lesbiche, bisessuali e transessuali stanno cominciando a diventare sempre più violente, perché vogliono imporre il pensiero unico. Io penso – e vado e mi avvio alla conclusione nell’ultimo minuto che mi rimane – che sia giusto citare questo passaggio che penso sia importante: «Bisogna prendere atto» dice la Bovolenta «che sotto la facciata di tolleranza e libertà si sta imponendo una forma di pensiero unico, dalla quale è sempre più difficile dissentire, una »dittatura dei diritti« che non tiene conto né del diritto a pensarla diversamente, né di quello ad esprimere critiche sull’argomento».

Basta usare un vecchio trucco, in vigore fin dalle assemblee studentesche degli anni Settanta:

l’impraticabilità politica a chi non piace. Allora bastava dire, negli anni Settanta, che una persona, o un gruppo di persone, era fascista e ad esse veniva negato ogni diritto di parola. Il «fascista !» di oggi, signor sottosegretario, è l’omofobo: basta non pensarla in maniera uguale alle lobby gay, lesbiche, transessuali e bisessuali e queste ultime insultano chiunque appellandolo «omofobo». Anche se quel poverino è uno che dice che vuole soltanto una famiglia fondata da un papà e da una mamma, che ha il massimo rispetto di tutto e di tutti, e che chiede che il matrimonio debba essere solo tra un uomo e una donna.

PRESIDENTE. Concluda.

ALESSANDRO PAGANO. Chiudo. Negli ultimi dieci secondi dico una cosa: le sentinelle in piedi sono persone pacifiche, silenziose, con un libro in mano e che sono insultate ed aggredite da gruppi di arrabbiati. Sottosegretario, guardi che noi stiamo dicendo che le lobby gay non si fermeranno qui, andranno oltre, quindi è bene che si spieghi alle questure, che da oggi in avanti questo problema non può essere lontanamente sottovalutato e che ci sia il massimo dell’attenzione.

PRESIDENTE. L’onorevole Gigli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

GIAN LUIGI GIGLI. Signor Presidente, io ringrazio il sottosegretario innanzitutto per avermi dato l’opportunità di trasformare un’interrogazione che era stata presentata l’8 di ottobre in forma scritta come interrogazione orale.

Questo però ha determinato una qualche sfasatura fra gli eventi, nel senso che in mezzo c’è stata la risposta ad un’interpellanza urgente dell’onorevole Roccella, risposta che sostanzialmente – spero di non travisare il suo pensiero – ricalca quello che lei oggi ci ha detto.

Però ho ritenuto opportuno mantenere questa interrogazione per sottolineare alcune cose che mi stanno molto a cuore.

Le premetto che io il giorno 5 di ottobre – ed è per quello che ho fatto l’interrogazione – ero in una di quelle piazze, nella piazza San Giacomo, ad Udine. Ero stato invitato dalle «sentinelle in piedi» proprio, in quanto parlamentare, perché temevano che arrivassero le cose che si sono verificate in tante parti d’Italia, fortunatamente non ad Udine, ed ero stato invitato ad essere lì come testimone, in qualche maniera.

Ad Udine, ripeto, si è svolto tutto secondo lo stile abituale di questo gruppo delle «sentinelle in piedi», cioè in assoluto silenzio, con un libro in mano, disposti ordinatamente nella piazza e chiaramente ponendo delle domande alla gente, che si interrogava su chi fossero quei matti che stavano lì a manifestare in questo modo un pochino assurdo.

Ripeto: lì non è successo niente, ma nella vicina Trieste, come lei ha testè riportato, qualcosa è successo. Quindi c’era il feeling – e d’altronde l’onorevole Pagano ha appena finito di ricostruire – di una marea montante, che stava arrivando a minacciare, in realtà, la libertà di espressione in questo Paese.

Allora io la ringrazio innanzitutto per un motivo: la ringrazio per la puntuale ricostruzione dei fatti, perché questo rimane a futura memoria, a testimoniare come, in una serie di manifestazioni accadute e verificatesi in tutta Italia, ci siano stati, in parecchi posti, delle contromanifestazioni, organizzate evidentemente, per arrivare a disturbare un tipo di manifestazione che, per sua natura, era non violenta, silenziosa ed assolutamente pacifica e tranquilla.

Quindi questa è la prima cosa che oggi emerge, anche dalla sua ricostruzione e credo che questo vada segnalato a futura memoria.

Chiaramente ringraziamo le forze dell’ordine per quello che hanno fatto e certamente ci aspettiamo che facciano altrettanto nel futuro.

E tuttavia io vorrei riprendere due cose soltanto, in parte dette anche dall’onorevole Pagano; la prima, chiediamoci: se oggi è questo il clima, che cosa accadrebbe, in questo Paese, se la legge Scalfarotto malauguratamente passasse.

La difficoltà a poter esprimere un pensiero non omologato, un pensiero in dissonanza dal pensiero unico dominante su questi temi, diventerebbe estremamente più difficile.

Abbiamo già visto imprenditori costretti a rimangiarsi il tipo di pubblicità che facevano in questo Paese, per poter sopravvivere in qualche modo al mercato.

Bene, noi vogliamo continuare a vivere in un Paese libero, dove saremo pure minoranza, verranno approvate le leggi che vorranno, ma noi non vogliamo che venga coartata la possibilità di criticarle in tutti gli ambiti, educativo, scolastico, religioso, sindacale e quant’altro, senza che ci siano imposizioni di sistemi gay-friendly o addirittura corsi di rieducazione come quelli che stanno accadendo per opera dell’UNAR a livello di giornalisti, a livello di insegnanti e a livello pure di personale amministrativo della scuola. Allora, quello che voglio semplicemente dire è questo, pur apprezzando tutto quello che lei ha detto: vorrei che si evitasse per il futuro di fare riferimento a fazioni opposte. Qui non ci sono fazioni opposte, c’è un gruppo che sta manifestando pacificamente e una turba di arrabbiati che vanno lì a disturbare. Non ci sono state fazioni opposte. E la scusa per dichiarare fazioni opposte non deve essere quella che c’era qualcuno, se non ho capito male, come ha detto lei, ossia sette persone di Forza Nuova. È quanto di più lontano dalla mia cultura, quanto di più lontano dal mio modo di intendere e di vedere le cose, ma certamente non può essere vietato, nemmeno a uno di Forza Nuova, finché non agisce in maniera inadeguata, di andare a manifestare.

Non può essere questa la scusa perché si sottovaluti un fenomeno che, come ripeto, è un fenomeno di aggressività.

PRESIDENTE. Deve concludere.

GIAN LUIGI GIGLI. Ho finito, Presidente. Un’ultima cosa, sottosegretario, anche se non è questa la sede per interrogarla: ci auguriamo che, in linea con il rispetto della legge, quello che il Ministro Alfano ha qui dichiarato circa alcune azioni dei sindaci in questo territorio nazionale arrivi finalmente però alla sua conclusione, se non vogliamo che, anche in quest’ambito, si prevarichi la legge e si prevarichi il diritto.

 

ALLEGATO B)

Iniziative per garantire lo svolgimento pacifico delle manifestazioni delle cosiddette «Sentinelle in piedi» – 3-00867; 3-01116

PAGANO, ROCCELLA, CALABRÒ, BINETTI, GIGLI, SBERNA, FITZGERALD NISSOLI e CARUSO. — Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:

le aggressioni e gli atti d’intolleranza che le associazioni Glbt rivolgono contro chi manifesta pubblicamente, in modo assolutamente pacifico e senza offendere alcuno, il proprio dissenso dall’ideologia gender stanno crescendo in maniera esponenziale in tutto il Paese. Le violenze e le intimidazioni che vedono protagoniste varie sigle della vasta galassia Glbt sono innumerevoli e negli ultimi mesi si stanno concentrando in particolare contro le «Sentinelle in piedi», un’associazione di cittadini la cui attività di difesa e promozione della dignità della persona, della famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna e della libertà di espressione si svolge con veglie silenziose nelle piazze, sempre nel pieno rispetto delle opinioni e delle idee altrui;

l’escalation di violenza contro le «Sentinelle in piedi» è confermata da numerosi episodi dettagliatamente documentati da qualificate fonti di stampa. Il quotidiano telematico La Nuova Bussola Quotidiana e il quotidiano Avvenire del 2 giugno 2014, così come i quotidiani Libero e La Stampa del 3 giugno 2014, riportano, infatti, la notizia dell’ultimo episodio di intolleranza e censura subito dalle «Sentinelle in piedi» il 31 maggio 2014 a Lecce. Gli attivisti della locale associazione, dopo aver effettuato i prescritti adempimenti nei confronti della questura, si apprestavano, infatti, a dare vita ad una pacifica quanto pacata veglia di protesta contro la legge sull’omofobia – nota come disegno di legge «Scalfarotto» – e le sue conseguenze liberticide – nel senso che viene eliminata ogni libertà d’opinione – quando sono stati letteralmente accerchiati e impediti dal proseguire la manifestazione con urla, cori e insulti ad opera di un folto gruppo di militanti di varie associazioni Glbt. Le modalità con cui è stata fermata la manifestazione delle «Sentinelle in piedi», accuratamente descritte dai giornali e visibili nei video presenti sulla rete, dimostrano come si sia trattato di un raid pianificato con il preciso intento di reprimere e inibire ogni opinione o idea che contrasti con l’ideologia gender. Ad ulteriore conferma del carattere assolutamente pacifico della veglia delle «Sentinelle in piedi» e della natura intimidatoria e intollerante della «contro-manifestazione» degli attivisti Glbt, nonché a conferma della pericolosità del disegno di legge sull’omofobia per l’esercizio della libertà di espressione, il citato articolo de La Nuova Bussola Quotidiana così riportava: le «Sentinelle in piedi» «in una nota diffusa poche ore dopo la veglia, ringraziano gli attivisti Glbt per quanto hanno fatto (…) a Lecce: hanno confermato nel modo più evidente il loro tratto intollerante e intimidatorio, in linea col carattere liberticida del disegno di legge “Scalfarotto”. Quest’ultimo manderà in carcere chiunque sostiene che un bambino cresce meglio con una madre e un padre; i sostenitori del disegno di legge lo applicano prima che sia approvato, impedendo perfino una manifestazione silenziosa contro di esso». E ringraziano pure la questura di Lecce: «la mancata tutela del diritto di manifestare pacificamente, nonostante fossero state rispettate tutte le regole per esercitarlo, ha permesso agli attivisti Glbt di mostrarsi per quello che sono»;

il grave episodio verificatosi a Lecce non è purtroppo un caso isolato. Le «Sentinelle in piedi» sono state vittime, infatti, di una lunga serie di manifestazioni di intolleranza repressiva e violenta, tra le quali si ricorda l’episodio accaduto a Trento l’11 aprile 2014 – richiamato sempre da La Stampa del 3 giugno 2014 – dove 200 contestatori aderenti ad associazioni Glbt e centri sociali si sono infilati tra le fila delle «Sentinelle in piedi», provocandole, insultandole e minacciandole con cani di grossa taglia, episodio «emulato», pur senza l’ausilio di cani di grossa taglia ma con lo stesso portato di violenza e intolleranza, qualche giorno più tardi a Verona e ripreso dal quotidiano L’Arena del 14 aprile 2014; identico «copione» quello ripetutosi a Siena il 20 maggio 2014, e riportato dal quotidiano online Tempi.it, dove un gruppo di contestatori delle locali associazioni Glbt, oltre ad interrompere la veglia delle «Sentinelle in piedi» con il solito «repertorio» di provocazioni, insulti e intimidazioni, ha inscenato la propria protesta deliberatamente con baci saffici di fronte ai minorenni presenti;

insulti, grida minacciose, urla le «armi» con cui un altro gruppo di violenti contestatori appartenenti ad associazioni Glbt tenta di interrompere una veglia delle «Sentinelle in piedi» svoltasi a Perugia il 29 marzo 2014, il tutto postato su Youtube in un video;

a tali episodi riguardanti nello specifico le «Sentinelle in piedi» si aggiungono numerose altre contestazioni compiute dai gruppi Glbt ai danni di singoli o altre associazioni con lo stesso modus operandi e la stessa finalità di inibire e al tempo stesso provocare una qualche reazione «scomposta» nei soggetti provocati, in modo da poter strumentalmente denunciare il compimento di un gesto «omofobo» da parte degli stessi. Questo è quanto verificatosi sia in occasione del convegno dal titolo «Gender, omofobia, transfobia. Verso l’abolizione dell’uomo?» svoltosi a Casale Monferrato il 22 settembre 2013 e violentemente interrotto da gruppi aderenti ai collettivi Glbt – il tutto documentato in un articolo e in un video pubblicato da Il Fatto Quotidiano dal giornalista Simone Badaucco –, sia all’istituto paritario Faà di Bruno di Torino dove gli attivisti Glbt, nel novembre 2013, hanno inscenato proteste e contestazioni per impedire che nella scuola venisse svolto un ciclo di seminari sulla «bellezza della famiglia tradizionale minacciata dall’ideologia gender». Sia ancora con lo scrittore e giornalista Mario Adinolfi, ex parlamentare del Partito democratico, che viene regolarmente aggredito verbalmente ogni qualvolta presenta il suo libro «Voglio la mamma» in pubbliche conferenze. L’ultimo episodio, di una lunga serie, è avvenuto durante il convegno tenutosi all’Università Roma Tre martedì 27 maggio 2014. Come ben descritto dal quotidiano Avvenire del 1o giugno 2014, a pagina 3, dell’inserto Romasette, «durante il convegno c’è stata l’incursione di studenti di altre facoltà» che hanno disturbato l’incontro e con provocazioni hanno cercato di impedire il dibattito;

in considerazione dell’entità e gravità della questione esposta, la soluzione della stessa è resa ancor più urgente dall’imminenza delle prossime manifestazioni delle «Sentinelle in piedi» in programma venerdì 13 giugno 2014 a Trento e Messina, sabato 14 giugno 2014 a Parma, Busto Arsizio, Brescia e Catania, domenica 15 giugno 2014 a Verona e Cremona e delle altre che sono state già programmate nelle prossime settimane –:

tenuto conto della escalation d’intolleranza e violenza che questi episodi stanno avendo, quali iniziative il Ministro interrogato ritenga opportuno adottare affinché manifestazioni quali quelle descritte possano svolgersi pacificamente.

(3-00867)


GIGLI e SBERNA. — Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:

molti cittadini hanno partecipato, in data 5 ottobre 2014, ad una veglia silenziosa e non-violenta, organizzata dal movimento «Sentinelle in piedi», manifestando con semplicità nelle piazze d’Italia, appunto restando in piedi silenziosamente e leggendo un libro, per affermare la legittima opinione che «il matrimonio è soltanto tra un uomo e una donna, che un bambino ha diritto di avere una mamma e un papà, che una famiglia ha il diritto di educare liberamente i propri figli»;

non sono, però, mancate le contestazioni da parte di chi non condivide tali posizioni, tanto che mentre si svolgeva l’iniziativa sono state organizzate contro iniziative anche violente nei confronti di tale libera manifestazione del pensiero, costituzionalmente tutelata;

nella città di Pisa il numero di contestatori è arrivato, secondo gli organizzatori della manifestazione, a circa duecento persone, le quali hanno preso ad occupare lo spazio legittimamente occupato dai manifestanti, arrivando ad offendere individualmente le persone;

alcune «Sentinelle in piedi» sono state circondate da gruppetti di facinorosi, divenendo oggetto di gravi ingiurie;

nessuna Sentinella risponde alle pur pesanti provocazioni e le forze dell’ordine non sono intervenute a loro difesa;

l’intera area destinata alla legittima manifestazione è occupata dai contestatori che intonano canti dal contenuto osceno: si racconta che alcuni bambini presenti alla veglia siano scoppiati in lacrime e una donna incinta sia stata strattonata, mentre si è assistito all’esposizione di cartelli blasfemi;

in seguito all’intervento della digos, gli organizzatori hanno deciso di interrompere la veglia scortati dalla polizia;

si fa presente come gli organizzatori della veglia delle «Sentinelle in piedi» di Pisa abbiano consegnato in data 2 ottobre 2014 al responsabile dell’ordine pubblico della questura di Pisa una richiesta scritta di presenza adeguata delle forze dell’ordine, motivata da voci insistenti circolanti in città su contestazioni organizzate contro le «Sentinelle in piedi»;

la mattina del 5 ottobre 2014, a poche ore dall’inizio della veglia, è stata notificata via e-mail alla questura di Pisa una minaccia esplicita verso la veglia delle «Sentinelle in piedi» pervenuta sul profilo Facebook «Sentinelle in piedi Pisa»;

nella città di Genova un folto numero di persone dei centri sociali e dell’Arcigay ha pesantemente e continuamente disturbato il regolare svolgersi della veglia, nonostante l’esemplare esempio di non-violenza offerto dalle «Sentinelle in piedi», le quali in nessun modo hanno reagito alle provocazioni;

mentre le «Sentinelle in piedi» vegliavano leggendo un libro in silenzio, molti giovani si inserivano tra le fila, disturbando la lettura, anche con cani, insultando e deridendo i veglianti, mimando scene erotiche e creando capannelli;

un fumogeno, poi spostato dalle forze dell’ordine, è stato lanciato contro il bastone di una persona invalida che partecipava alla veglia;

una parte dell’area coperta dalle «Sentinelle in piedi» è stata completamente invasa dai contromanifestanti: anche in quella zona, sebbene attorniati, i partecipanti sono rimasti impassibili, senza rispondere alle provocazioni;

vari adesivi Glbt sono stati applicati sullo striscione delle «Sentinelle in piedi», che, infine, è stato rotto dai provocatori;

nella città di Torino le «Sentinelle in piedi» sono state oggetto di insulti pesantissimi, derisi, invitati a suicidarsi, chiamati impropriamente fascisti, con toni erano di un’aggressività verbale davvero inaccettabile per un Paese civile, tanto che un bambino di 10 anni si è sentito male ed è stato allontanato;

un altro ragazzo, dodicenne, è stato insultato con insistenza, ma è rimasto calmo al suo posto, anche se molto turbato dalla grande violenza subita;

a Rovereto, una ventina di giovani anarchici a volto scoperto, prevalentemente vestiti di nero, si sono presentati un quarto d’ora prima dell’inizio della veglia delle «Sentinelle in piedi»: la portavoce del manipolo si è immediatamente rivolta con fare minaccioso ai referenti delle «Sentinelle in piedi» presenti sul posto, intimando loro di abbandonare la piazza;

alla risposta pacata ma ferma delle «Sentinelle in piedi», che hanno ricordato loro di essere in possesso dell’autorizzazione di manifestare rilasciata dalla Questura, si è verificata un’escalation di violenza: dalle minacce verbali – l’appellativo «omofobi», ad esempio – si è infatti repentinamente passati all’aggressione fisica e al lancio di uova fresche e gavettoni d’acqua;

uno degli aggressori ha eloquentemente mostrato al portavoce delle «Sentinelle in piedi», quale tacita minaccia, il calcio di una pistola, anche se non è dato sapere se fosse vera o finta;

le «Sentinelle in piedi» non hanno potuto far altro che rifugiarsi all’interno di un locale – fortunatamente aperto – nei pressi della piazza dov’era prevista la veglia, da dove hanno proseguito nel tentativo d’instaurare un dialogo con i loro aggressori, allertando, però, nel contempo le forze dell’ordine;

dopo circa una decina di minuti il drappello di anarchici ha abbandonato la piazza, rubando alle «Sentinelle in piedi» una borsa contenente del materiale;

la polizia, arrivata sul posto ad aggressione conclusa, nonostante il preavviso delle «Sentinelle in piedi» circa la realizzazione della manifestazione, non ha potuto far altro che raccogliere le testimonianze degli organizzatori e dei passanti, sconcertati per l’aggressività manifestata dai contestatori;

due persone sono state portate al pronto soccorso: un sacerdote, ripetutamente spintonato, e uno degli organizzatori della veglia, che ha ricevuto una testata sul setto nasale;

il primo è stato dimesso dal pronto soccorso con una prognosi di due giorni, mentre il secondo ha riportato la rottura del setto nasale;

nella città di Bologna, mentre le «Sentinelle in piedi» si stavano predisponendo per la veglia, è giunto in piazza un corteo formato da militanti di Rifondazione comunista e dei centri sociali, i quali hanno subito cercato di sfondare il cordone formato dagli uomini della polizia per proteggere le «Sentinelle in piedi»;

la situazione è precipitata al punto che la polizia è stata costretta a caricare, mentre i contromanifestanti hanno cominciato a lanciare sui veglianti fumogeni e razzetti da stadio che hanno raggiunto alcune persone;

seppure in un clima surreale, le «Sentinelle in piedi» si vedono costrette ad anticipare l’inizio della veglia, cosa che scatena una fitta pioggia di uova e bottiglie da parte degli antagonisti;

molti legittimi manifestanti sono stati imbrattati: una bottiglia per pochissimo non ha colpito una bambina di sei anni, mentre una mamma che spingeva una carrozzina con un bambino di un anno è stata coperta di insulti e sputi;

solo l’intervento della polizia ha permesso ai pacifici manifestanti di lasciare la piazza indenni;

nella città di Napoli tutta la veglia è stata disturbata da lancio di uova e altri oggetti, insulti urlati al megafono, mentre i manifestanti dei gruppi Glbt hanno cercato più volte di rompere il cordone della polizia;

ci sono stati spintoni e continue provocazioni da parte degli attivisti Glbt, i quali hanno urlato più volte al megafono che le «Sentinelle in piedi» non avevano alcun diritto di manifestare, a dispetto del chiaro dettato dell’articolo 21 della Costituzione, nonché dell’autorizzazione regolarmente concessa alla pacifica manifestazione;

le forze dell’ordine hanno dovuto gestire la criticità maggiore al termine della veglia, quando la pressione degli attivisti Glbt per entrare a contatto con le «Sentinelle in piedi» si è fatta massima;

nella città di Trieste, durante la veglia un gruppo di persone dei centri sociali e dell’Arcigay si è inserito tra le file dei legittimi manifestanti: alcune di queste persone si sono sedute letteralmente sui piedi di alcune «Sentinelle in piedi», altri hanno iniziato a ballare e cantare a pochi centimetri dalle «Sentinelle in piedi», che non hanno, però, mai risposto alle provocazioni ed hanno mantenuto la calma, continuando a manifestare legittimamente e pacificamente, leggendo in silenzio;

ad Aosta si è sfiorata l’aggressione fisica delle «Sentinelle in piedi» da parte di un gruppo di attivisti dei sindacati, di Rifondazione comunista e di gruppi Glbt: la veglia è stata disturbata da insulti, mentre gli attivisti Glbt si sono avvicinati sempre più alle «Sentinelle in piedi»; uno dei legittimi manifestanti ha accusato un malore ed è stato soccorso;

a Parma la veglia delle «Sentinelle in piedi» è stata disturbata dalle urla e degli insulti degli attivisti dei movimenti Glbt che hanno cercato di raggiungere le file delle «Sentinelle in piedi», ma fortunatamente sono stati bloccati dalle forze dell’ordine;

infine, nella città di Milano la veglia silenziosa di 400 «Sentinelle in piedi» è stata disturbata da militanti Glbt, che con un megafono hanno urlato volgarità e oscenità di ogni tipo –:

di fronte al ripetersi di questi gravi fatti di intolleranza portati avanti dai sostenitori dell’ideologia del gender, come intenda adoperarsi il Ministro interrogato per tutelare la libertà di manifestazione del pensiero.