LA COMMISSIONE GIUSTIZIA DELLA CAMERA HA APPROVATO IL DECRETO CHE PRIVATIZZA SEPARAZIONE E DIVORZIO

Nella serata del 30 ottobre la Commissione Giustizia della Camera ha approvato il testo del decreto legge n. 132/2014, contenente le nuove norme su separazione e divorzi “privatizzati”, nella versione modificata dal Senato. Dal resoconto, che pubblichiamo, emerge una forte limitazione della discussione e dell’esame del provvedimento da parte della Presidente della Commissione, on. Ferranti (Pd), e il mantenimento della posizione di forte critica verso gli articoli 6 e 12 del provvedimento – quelli che innovano su separazione e divorzio – soltanto da parte dell’on. Pagano (Ncd), mentre le altre opposizioni hanno preferito abbandonare i lavori.   

CAMERA DEI DEPUTATI

Giovedì 30 ottobre 2014

325.

XVII LEGISLATURA

BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI

Giustizia (II)

COMUNICATO

SEDE REFERENTE

Giovedì 30 ottobre 2014. — Presidenza del presidente Donatella FERRANTI. – Interviene il sottosegretario di Stato alla giustizia Cosimo Maria Ferri.

La seduta comincia alle 8.50

DL 132/2014: Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile.
C. 2681 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 29 ottobre 2014.

Donatella FERRANTI, presidente, ricorda che nella seduta di ieri si era arrivati all’esame dell’emendamento Molteni 1.1.

Nicola MOLTENI (LNA) ritira il suo emendamento 1.1

La Commissione respinge l’emendamento Sisto 1.28, fatto proprio dall’onorevole Colletti.

Daniele FARINA (SEL) illustra il suo emendamento 1.12 e ne raccomanda l’approvazione. Dichiara di non condivide infatti che la procedura arbitrale si applichi alle cause vertenti su diritti che abbiano nel contratto collettivo la propria fonte. Ritiene che, nel complesso, il provvedimento rechi misure inefficaci e che la Commissione debba affrontare seriamente la questione dei precari della giustizia.

Donatella FERRANTI, presidente, ricorda come in questa Commissione vi sia sempre stato un grande interesse per le tematiche relative ai precari della giustizia, che peraltro sono di competenza della Commissione XI.

Andrea COLLETTI (M5S) preannuncia il voto contrario sull’emendamento Daniele Farina 1.12.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Daniele Farina 1.12 e Molteni 1.2

Andrea COLLETTI (M5S) illustra l’emendamento Turco 1.26 e ne raccomanda l’approvazione. Contesta, inoltre, che alla procedura arbitrale prevista dall’articolo 1 non si applichi il gratuito patrocinio, chiedendo al Governo di pronunciarsi sul punto.

La Commissione respinge l’emendamento Turco 1.26

Andrea COLLETTI (M5S) illustra l’emendamento Turco 1.127 e ne raccomanda l’approvazione.

La Commissione respinge l’emendamento Turco 1.127.

Alfonso BONAFEDE (M5S) esprime perplessità sull’emendamento Molteni 1.3 e preannuncia il voto contrario sullo stesso.

Nicola MOLTENI (LNA) insiste per l’approvazione del suo emendamento 1.3.

La Commissione respinge l’emendamento Molteni 1.3.

Donatella FERRANTI, presidente, avverte che in considerazione dell’assenza dell’emendamento 1.16, si intende che lo stesso vi abbia rinunziato decade.

Alessandro PAGANO (NCD) illustra e raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.15, volto a coinvolgere nel collegio arbitrale di cui all’articolo 1 anche i dottori commercialisti.

Alfonso BONAFEDE (M5S) dichiara la contrarietà del suo Gruppo sull’emendamento Pagano 1.15.

Alessandro PAGANO (NCD) prima di votare chiede quale sia l’intendimento di ciascun Gruppo sull’emendamento a sua firma 1.15 e su quelli simili. Ciò servirà anche per la presentazione di un eventuale ordine del giorno.

Gianfranco Giovanni CHIARELLI (FI-PdL) si dichiara favorevole all’emendamento Pagano 1.15, ritenendo utile in molte materie la specifica competenza dei dottori commercialisti.

Alessandro PAGANO (NCD) chiede quale sia la valutazione del Governo sui suoi emendamenti.

Il sottosegretario Cosimo Maria FERRI ricorda di avere già espresso parere contrario sugli emendamenti dell’onorevole Pagano. Con riferimento all’articolo 1, nel replicare all’onorevole Colletti, osserva che se le parti optano per la traslatio alla procedura arbitrale, sono comunque consapevoli che non è previsto il gratuito patrocinio.

David ERMINI (PD) dichiara di non condividere l’emendamento Pagano 1.15, poiché ogni avvocato, così come accade quotidianamente nella pratica, potrà continuare ad avvalersi del consulente che riterrà più opportuno.

La Commissione respinge l’emendamento Pagano 1.15.

Nicola MOLTENI (LNA) illustra il suo emendamento 1.36 e ne raccomanda l’approvazione. Ritiene che si dovrebbe permettere all’opposizione di contribuire al miglioramento di un decreto-legge che, allo stato, appare del tutto inefficace ai fini della deflazione del carico giudiziario. Stigmatizza, quindi, l’atteggiamento di chiusura della maggioranza e la conseguente «blindatura» del provvedimento.

Edmondo CIRIELLI (FdI-AN), a nome del proprio gruppo, esprime la forte preoccupazione nei confronti della tendenza alla privatizzazione della giustizia civile nella quale, invece, è necessaria una forte presenza dello Stato.

Gianfranco Giovanni CHIARELLI (FI-PdL) condivide l’intervento del collega Molteni.

Francesca BUSINAROLO (M5S) ritiene umiliata la Commissione a causa della ristrettezza dei tempi che le sono concessi per l’esame del provvedimento. Come rilevato anche dal Comitato per la legislazione, il termine stesso di «degiurisdizionalizzazione» non esiste sul nostro vocabolario. Sottolinea come il M5S abbia presentato emendamenti molto costruttivi che tuttavia non vengono presi in considerazione.

Alfonso BONAFEDE (M5S) raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.136, volto a chiarire la formulazione dell’articolo 1, comma 2. Ritiene inaccettabile che la Camera sia stata sostanzialmente esautorata dall’esame di questo provvedimento. Auspica che la Presidente Ferranti, alla quale riconosce peraltro di essersi comportata con assoluta correttezza, si pronunci chiaramente sul punto, a tutela della dignità del lavoro di questa Commissione.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Molteni 1.6 e Bonafede 1.136.

Franco VAZIO (PD), relatore, precisa che nessuno avrebbe voluto un dibattito articolato in tempi così ristretti, ma rileva come l’imminente scadenza del decreto-legge imponga di procedere celermente.

Donatella FERRANTI, presidente, fa presente di avere già rappresentato al Governo e alla Presidenza della Camera la difficoltà di organizzare i lavori della Commissione in tempi tanto ristretti. Nessun altro chiedendo di intervenire rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 10.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 10 alle 10.20, dalle 14.55 alle 15.15 e dalle 15.30 alle 16.

SEDE REFERENTE

Giovedì 30 ottobre 2014. — Presidenza del presidente Donatella FERRANTI. – Interviene il sottosegretario di Stato alla giustizia Cosimo Maria Ferri.

La seduta comincia alle 16.

DL 132/2014: Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile.
C. 2681 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell’esame e conclusione).

La Commissione prosegue l’esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta antimeridiana di oggi.

Donatella FERRANTI, presidente, ricorda che il provvedimento è stato inserito nel calendario del lavori dell’Assemblea a partire da lunedì 3 novembre prossimo. La Commissione, pertanto, dovrà concludere l’esame degli emendamenti e conferire il mandato al relatore entro la mattinata di domani.
In considerazione della ristrettezza dei tempi a disposizione, nell’ambito della riunione appena conclusasi dell’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, si è stabilito di ricorrere alla segnalazione degli emendamenti ed alla regolamentazione dei tempi degli interventi.
Ricorda che il relatore e il Governo hanno invitato al ritiro di tutte le proposte emendative, esprimendo altrimenti parere contrario. Ove non si intenda accogliere tale invito, ciascun gruppo potrà segnalare un numero di emendamenti pari al 20 per cento degli emendamenti presentati dal Gruppo medesimo e, comunque, un numero minimo di 6 emendamenti.
Ogni gruppo disporrà, inoltre, di 5 minuti per illustrare ciascun emendamento presentato dal gruppo medesimo e di 3 minuti per eventuali dichiarazioni di voto su emendamenti presentati da altri gruppi.

Alfonso BONAFEDE (M5S) ritiene che il provvedimento contenga argomenti importantissimi che sono trattati nel peggiore dei modi. Si riferisce, in particolare, alla separazione e al divorzio, nell’ambito dei quali viene trascurata perfino la tutela minima dei diritti dei cittadini più deboli e, segnatamente, delle donne, che vengono completamente dimenticate. Partendo dal presupposto che lo Stato non ritiene di avere le risorse per garantire i cittadini nell’ambito del processo, il provvedimento in esame impedisce agli stessi di andare nelle aule giudiziarie, creando una giustizia privata a pagamento, che contraddice il principio fondamentale secondo il quale la giustizia è uguale per tutti.

Donatella FERRANTI, presidente, interrompe il deputato Bonafede per invitare l’onorevole Businarolo a non effettuare riprese audiovisive attraverso il cellulare.

Francesca BUSINAROLO (M5S) replica dichiarando che non sta effettuando alcuna ripresa.

Alfonso BONAFEDE (M5S) riprende il proprio intervento rilevando che il decreto-legge in esame conferma come le strategie di base del Governo in materia di giustizia siano inaccettabili. Ricorda come il gruppo del M5S abbia presentato emendamenti per migliorarne il testo. Eppure su tutti gli emendamenti è stato espresso un parere contrario e, addirittura, ora si vuole limitare drasticamente il numero di emendamenti da segnalare e il tempo per illustrarli, senza nemmeno considerare quanto sia stato ridotto il tempo per studiare gli emendamenti presentati dagli altri gruppi e comprenderne il significato. Ricorda, inoltre, come il suo gruppo, abbia dato la propria disponibilità a lavorare anche questa notte, a differenza di altri gruppi.
Ritiene che sia inaccettabile questa forma di dittatura del Governo su un provvedimento tanto importante. Poiché non si deve consentire al Governo di calpestare la dignità del Parlamento, avverte che il suo gruppo non accede all’invito di segnalare gli emendamenti e abbandonerà i lavori della Commissione.

Donatella FERRANTI, presidente, invita nuovamente l’onorevole Businarolo a non effettuare riprese audiovisive.

Francesca BUSINAROLO (M5S) ribadisce che non sta effettuando nessuna ripresa.
(Deputati del gruppo del Movimento 5 Stelle abbandonano l’aula della Commissione).

Donatella FERRANTI, presidente, si rammarica della decisione assunta dai colleghi del M5S, poiché ritiene che tutti i commissari siano consapevoli del fatto che, dati i ristretti tempi a disposizione, la razionalizzazione dei lavori della Commissione fosse assolutamente necessaria, oltre che doverosa al fine di rispettare quanto disposto dalla Conferenza dei presidenti di gruppo. Sottolinea come, nell’ambito dell’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, i lavori della Commissione siano stati organizzati in modo tale da consentire all’opposizione di esprimere compiutamente la propria posizione politica sui punti nodali del provvedimento. A tal fine sarebbe stato però necessario operare una selezione degli emendamenti da esaminare ed accedere all’invito alla relativa segnalazione.

Nicola MOLTENI (LNA) preannuncia che anche il suo gruppo abbandonerà i lavori della Commissione. Esprime rammarico per il fatto che quest’estate abbia partecipato ad una lodevole iniziativa promossa del Ministro Orlando all’esito della quale, per quanto fossero molti i punti di disaccordo, tuttavia riteneva che sul tema della riforma della giustizia civile vi fossero i margini per una collaborazione fruttuosa e costruttiva. Sottolinea come il suo gruppo abbia presentato circa cinquanta emendamenti, nessuno ostruzionistico e tutti di merito per contribuire ad apportare dei miglioramenti al testo in esame. Eppure osserva come non vi sia stata nessuna disponibilità al dibattito e al confronto da parte della maggioranza e del Governo, sottolineando come, se venisse posta anche la fiducia, si potrebbe dire che su questo provvedimento alla Camera non si sia mai discusso. Ritiene che la Presidente della Camera non stia tutelando adeguatamente né la Camera né l’opposizione, dal momento che si impedisce a quest’ultima di dare il proprio contributo.

Walter VERINI (PD) ritiene che la Presidente Ferranti abbia dato come sempre una prova di terzietà e di garanzia per tutti, dal momento che ha tenuto conto dell’orientamento espresso dai gruppi, conciliandolo con il dato oggettivo dei tempi ridotti a disposizione per l’esame in Commissione. Ritiene, inoltre, che non sia corretto attaccare il governo, dal momento che i numeri dimostrano come non abbia fatto ricorso allo strumento della fiducia più di altri governi che lo hanno preceduto. Inoltre, a suo giudizio, sarebbe utile domandarsi se la posizione della fiducia costituisca la causa o la conseguenza di atteggiamenti ostruzionistici. Esprime quindi rammarico per il comportamento dei colleghi del M5S che prediligono il ricorso a pratiche ostruzionistiche chiassose e spettacolari, mentre quando si tratta semplicemente di selezionare gli argomenti più importanti di cui discutere preferiscono abbandonare i lavori della Commissione.
Ricorda come nel 1977 Enrico Berlinguer si fosse recato a Mosca e gli fossero stati concessi solo sette minuti per parlare. Eppure quelle parole il giorno dopo erano sulle prime pagine di tutti i giornali. Ritiene quindi che, se sette minuti sono bastati a Berlinguer, pochi minuti possano bastare anche ai componenti di questa Commissione per esprimere la loro posizione politica.

Andrea COLLETTI (M5S) dichiara di essere rientrato nell’aula della Commissione solo per una breve precisazione. Ricorda come il proprio gruppo sia stato sempre disponibile a collaborare per la realizzazione di una efficace riforma della giustizia civile, tanto che quest’estate si è recato dal Ministro Orlando consegnandogli per iscritto una serie di proposte normativa. Gli emendamenti del M5S riproducevano sostanzialmente quelle proposte e non sono stati neanche presi in considerazione dalla maggioranza e del Governo, che hanno scelto di tenere un inaccettabile atteggiamento di chiusura, dimostrandosi sordi rispetto alle legittime prerogative dell’opposizione. Ritiene che solo chi è in malafede può sostenere che questo decreto-legge sia utile e possegga i requisiti costituzionalmente previsti per la decretazione d’urgenza.

Massimiliano FEDRIGA (LNA) si dichiara sorpreso da una così rigida organizzazione dei lavori della Commissione, dal momento che nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo che ha affrontato la questione dei tempi d’esame di questo provvedimento, da una iniziale prospettazione che prevedeva l’inserimento nel calendario dei lavori dell’Assemblea a partire da domani, si è passati alla effettiva calendarizzazione prevista per lunedì prossimo. Non mancavano, quindi, i tempi per un esame più sereno ed approfondito, anche eventualmente fino a domenica prossima.
(Il gruppo della Lega Nord Autonomie abbandona l’aula della Commissione).

Donatella FERRANTI, presidente, precisa come nella Conferenza dei Presidenti di gruppo si sia affermato che l’esame del provvedimento da parte della Commissione si sarebbe protratto non oltre la giornata di domani. Di conseguenza oggi i lavori della Commissione sono stati organizzati sostanzialmente allo scopo di concedere all’opposizione tutto il tempo residuo, previa segnalazione degli emendamenti e, quindi, previa selezione degli argomenti più importanti sui quali discutere. Sembra, tuttavia, che l’opposizione non abbia voluto cogliere il senso della richiesta di segnalazione e di razionalizzazione dei tempi, tanto è vero che sull’organizzazione dei lavori non si è aperto un dialogo costruttivo e non è stato chiesto, ad esempio, di aumentare il numero degli emendamenti segnalabili. Sottolinea come, in una situazione nella quale i tempi sono oggettivamente ristretti, attribuire la facoltà di segnalare e discutere emendamenti valorizza, e certamente non comprime, la democrazia, soprattutto quando su tutte le proposte emendative è stato espresso un parere contrario. Esprime, comunque, forte rammarico per ciò che ha costituito la causa prima della ristrettezza dei tempi d’esame del provvedimento alla Camera, ovvero un eccessivo protrarsi dei tempi d’esame al Senato.
Nessun altro chiedendo di intervenire, avverte che sono stati segnalati gli emendamenti Chiarelli 2.11, 3.10, 6.12, 14.3, 16.4 e 17.4, nonché gli emendamenti Pagano 6.6 e 12.5. Il gruppo SEL non ha effettuato segnalazioni ed ha deciso di non partecipare ai lavori della Commissione per protesta contro la decisione della Presidenza della Commissione circa la segnalazione degli emendamenti e la limitazione dei tempi di intervento.
Avverte, quindi, che in considerazione dell’assenza del presentatore degli emendamenti 2.11 e 3.10, si intende che questi vi abbia rinunciato.

Alessandro PAGANO (NCD) illustra i suoi emendamenti 6.6. e 12.5, volti a sopprimere gli articoli 6 e 12. Preliminarmente dichiara di ritenersi meravigliato delle disposizioni relative alla separazione e divorzio contenute nel decreto legge, delle quali non vi era stato alcun preavviso nei tre incontri che egli ha avuto, insieme ad altri rappresentati di forze politiche, con il Ministro della Giustizia nel mese di agosto, per discutere dei provvedimenti in materia di giustizia che il governo si stava accingendo ad adottare.
Ricorda come sugli articoli in questione si sia svolta al Senato un’articolata mediazione, che ha visto anche la partecipazione del NCD. Tuttavia questa mediazione ha condotto a un pessimo risultato e pertanto, con il presente intervento, intende esprimere la posizione ufficiale del NCD.
Ritiene che presto ci si accorgerà dei danni prodotti dalle disposizioni di cui agli articoli 6 e 12 in materia di separazione e divorzio, che solo il frutto di rigurgiti ideologici emersi in modo improvvido e inopportuno.
Rileva, inoltre, come altri gruppi avessero criticato tali disposizioni, sia pure per differenti motivi e come, tuttavia, sia rimasto da solo nell’aula della Commissione a sostenere la posizione contraria alle norme in questione.
Osserva come, per cogliere la portata della modifica va ricordato che la legge ancora in vigore prevede quale presupposto più diffuso per il divorzio la pronuncia di una sentenza definitiva di separazione tra i coniugi, o di omologa della consensuale; prevede altresì che siano trascorsi almeno tre anni dalla comparizione di marito e moglie davanti al presidente del tribunale per l’udienza di separazione. La separazione precede il divorzio e il tempo fissato dalla legge ha lo scopo di favorire ripensamenti o ricomposizioni: il giudizio di separazione è l’occasione per prendere le distanze da una situazione di difficile convivenza/coabitazione, lasciando aperta la prospettiva di un ritorno alla vita comune insieme (poco probabile, ma non impossibile), derivante da una congrua esperienza di vita per conto proprio. La legge stabilisce poi che il giudice che incontra la coppia ai fini della separazione e del divorzio è il presidente del tribunale, o un suo delegato: quasi a caricare di significato – in virtù della maggiore autorevolezza del magistrato – la verifica della effettiva volontà e possibilità di mantenere il rapporto matrimoniale. E fa in modo che l’udienza davanti a tale giudice ci sia realmente; così il comma 7 dell’articolo 4 della legge sul divorzio: «I coniugi devono comparire davanti al presidente del tribunale personalmente, salvo gravi e comprovati motivi, e con l’assistenza di un difensore. Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto. Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovato. All’udienza di comparizione, il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente poi congiuntamente, tentando di conciliarli». La ragione di tutto ciò è evidente: pur disciplinando il divorzio, la legge non trascura che il matrimonio è il fondamento naturale della famiglia; e poiché la famiglia ha rilievo pubblico e ha peso per l’intero ordinamento, il magistrato più elevato dell’ufficio giudiziario, colui che lo presiede, ha il compito, per quel che gli è possibile, di evitare la frattura, con un iter che di per se richiama alla serietà e alla gravità di quanto accade.
Per completezza osserva come l’articolo 12 del decreto-legge preveda una modalità concorrente per giungere al medesimo risultato: l’accordo di separazione personale o di divorzio – con le stesse limitazioni riguardanti i figli – può raggiungersi senza avvocati se i coniugi lo concludono andando in comune davanti all’ufficiale dello stato civile, anche in un Comune diverso da quello nel quale si sono sposati.
Le modifiche introdotte dal decreto non sono un semplice snellimento della procedura. Sono un’altra cosa: con due brevi articoli istituiscono un regime diverso. Si arriva alla separazione o al divorzio (purché non ci siano minori o figli non autosufficienti) senza passare dal giudice, con la mera assistenza di un avvocato o di un impiegato del municipio. Il che vuol dire più cose contemporaneamente: a) privatizzazione del matrimonio e del suo vigore. L’avvocato non è né diventa un pubblico ufficiale, e ancora meno un sostituto del giudice. La sua assistenza è finalizzata in via esclusiva a conferire veloce efficacia a una manifestazione di volontà delle parti. Che questa procedura non sia ammissibile in presenza di figli minorenni conferma che questi ultimi rappresentano il residuo del profilo pubblicistico del matrimonio: l’assunzione di reciproci doveri e impegni fra i coniugi perde invece questo tratto; b) eliminazione del tentativo di comporre le divergenze tra i coniugi. Non si può replicare che se un coniuge arriva a chiedere il divorzio non ha nessuna volontà di giungere a una conciliazione: sia perché non è vero in assoluto, sia perché togliere di mezzo il giudice – e il giudice formalmente più autorevole, il presidente del tribunale – è conseguenza logica della cancellazione della rilevanza sociale e pubblica del matrimonio; c) dichiarare che tutto ciò che riguarda il matrimonio è «diritto disponibile». È l’effetto della contemporanea previsione della convenzione di «negoziazione assistita» per separazione e divorzio e della preclusione della convenzione medesima quando sono in discussione «diritti indisponibili». Sarà interessante sapere quale sarà la qualifica del diritto agli alimenti.
Quando queste nuove disposizioni verranno affiancate da quelle del «divorzio sprint» all’esame del Senato, lo scioglimento del vincolo matrimoniale avverrà ad altissima velocità: le norme passate quasi all’unanimità alla Camera riducono fino a sei mesi il tempo necessario per pervenire al divorzio, facendo decorrere il termine dalla notifica del ricorso per separazione. Il che vuol dire divorzio assicurato in meno di otto mesi dall’istanza di separazione, dal momento che la «convenzione di negoziazione assistita» deve completarsi in un tempo non inferiore a un mese. Fra qualche settimana, quindi, una volta approvati il decreto legge e il «divorzio sprint», il nuovo «matrimonio all’italiana» sarà un contratto privatistico, rescindibile con una velocità maggiore rispetto a quella necessaria per interrompere la somministrazione dell’elettricità o per cambiare gestore telefonico; i giuristi si diletteranno nel definire l’aspetto prevalente del nuovo patto fra i coniugi, ma la riduzione del peso di esso per l’ordinamento sarà nella lettera delle nuove norme.

La Commissione respinge l’emendamento Pagano 6.6.

Donatella FERRANTI, presidente, avverte che, in considerazione dell’assenza del presentatore dell’emendamento 6.12, si intende che questo vi abbia rinunciato.

La Commissione respinge l’emendamento Pagano 12.5.

Donatella FERRANTI, presidente, avverte che, in considerazione dell’assenza del presentatore degli emendamenti 14.3, 16.4 e 17.4, si intende che questo vi abbia rinunciato.
Nessun altro chiedendo di intervenire dà atto dai pareri espressi dal Comitato per la legislazione e dalle Commissioni competenti. Avverte che la V Commissione renderà il suo parere all’Assemblea.

La Commissione delibera di conferire il mandato al relatore, onorevole Vazio, di riferire in senso favorevole all’Assemblea sul provvedimento in esame. Delibera altresì di chiedere l’autorizzazione a riferire oralmente.

Donatella FERRANTI, presidente, si riserva di designare i componenti del Comitato dei nove sulla base delle indicazioni dei gruppi.

La seduta termina alle 16.30.

ERRATA CORRIGE

Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari del 29 ottobre 2014, a pagina 154, seconda colonna, dopo l’ultima riga sono aggiunte le seguenti:
«Sostituire il titolo con il seguente:
“Misure urgenti ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”.
Tit. 1. Businarolo, Agostinelli, Bonafede, Colletti, Ferraresi, Sarti, Turco.».