LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO SUL CASO ELUANA ENGLARO

ELUANA ENGLARO

Il 5 settembre 2014 il Consiglio di Stato si è pronunciato su una parte non ancora definita, per lo meno dal punto di vista giudiziario, della tragica vicenda di Eluana Englaro. Il punto di partenza, come viene spiegato nella lunga motivazione, è una decisione del 3 settembre 2008 del Direttore generale della Sanità della Regione Lombardia: essa rifiutava la richiesta avanzata dal padre di Eluana di mettere a disposizione una struttura sanitaria perché avvenisse al suo interno il distacco del sondino naso-gastrico dal quale dipendeva l’alimentazione della donna; e la rifiutava richiamando correttamente la finalità di tutela della vita e della salute che connota il sistema sanitario: sosteneva infatti che il trattamento sollecitato era vietato. Con sentenza del 26 gennaio 2009 il Tar della Lombardia aveva annullato tale decisione e la Regione aveva proposto ricorso contro di essa.

 La decisione del Consiglio di Stato è molto articolata e affronta diffusamente numerosi e complessi profili: la sostanza è tuttavia che il più elevato organo di giustizia amministrativa si pone in linea con le pronunce rese sul medesimo caso dalla Corte di Cassazione e dalla Corte costituzionale, dalla cui applicazione è poi derivata la morte di Eluana. Uniformandosi a quanto affermato dal giudice delle leggi e dalla giurisdizione ordinaria, anche il Consiglio di Stato qualifica nutrizione e idratazione in termini di trattamenti medici; in quanto tali, afferma che essi possono essere rifiutati sulla base del diritto all’autodeterminazione del paziente in ordine alla propria condizione di salute; aggiunge che la salute non va intesa in senso restrittivo, bensì quale completo benessere fisico e psichico, e quando il paziente ritiene che tale benessere è compromesso, la sua autodeterminazione non incontra il limite del sacrificio della propria vita. Restano in piedi, nonostante le 64 pagine della sentenza, tutti gli interrogativi già posti a proposito delle altre e richiamate pronunce giudiziarie, e in particolare: a) come è possibile qualificare modalità non ordinarie di somministrazione di cibo e di acqua in termini di trattamenti medici, che si possono rifiutare? b) quando mai Eluana Englaro si è autodeterminata, manifestando la volontà di interrompere nutrizione e idratazione? c) come si può passare dalla evocazione del diritto alla salute alla morte di una persona?

 Resta anche, di fronte a sentenze come questa, la gravità della mancata assunzione di responsabilità del Parlamento nella precedente legislatura: il governo aveva provato, senza successo, a varare un decreto-legge. Il Senato ha bloccato, e quindi non più approvato, un disegno di legge che avrebbe potuto evitare per il futuro il ripetersi di vicende simili.  

SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO SUL CASO ELUANA ENGLARO