LEA GAROFALO E IL PM CHE SPIEGA AI RAGAZZI IL SUO CORAGGIO

Articolo su Il Corriere della Sera apparso il 18 novembre 2015.

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Gli incontri nelle scuole del pm Domenico Airoma : «Dimostra che la mafia si può battere». Oggi su Rai1 il film di Tullio Giordana dedicato alla vittima della‘ndrangheta

di Nicola Saldutti

Una foto di scena di «Lea», l’ultimo film di Marco Tullio Giordana dedicato alla storia di Lea Garofalo, in onda questa sera su Rai1 (Ansa/Ufficio Stampa)Una foto di scena di «Lea», l’ultimo film di Marco Tullio Giordana dedicato alla storia di Lea Garofalo, in onda su Rai1 (Ansa/Ufficio Stampa)

Il palazzo di inizio Novecento è ancora lì. Chiuso. Al numero 6 di via Montello c’è una piastra di ferro come portone. E i segnali di un cantiere mai iniziato. Di fronte però c’è anche il giardino comunitario dedicato a lei, nel cuore di Milano. È poco distante da qui che nella notte del 24 novembre 2009, quella maledetta notte, Lea Garofalo viene portata via. È da lì che si può immaginare come le cose possano andare in modo diverso. Che il coraggio, in giorni come questo, è una lezione per tutti noi. Ad alcuni risulta persino incomprensibile. Eppure è forte. Nitida. Domenico Airoma fa (o meglio è) un magistrato. La storia di Lea Garofalo l’ha conosciuta dalle carte. E quelle carte raccontano di «una scelta rivoluzionaria, la peculiarità della ‘ndrangheta è il vincolo di sangue. È quello il nucleo fondante del vincolo associativo. Anche all’estero tende a stabilizzarsi, a riprodurre il nucleo della famiglia. La garanzia della sua impermeabilità. Lei rompe questo vincolo e lo fa anche come donna. Una scelta doppiamente coraggiosa».

Perciò la scelta di Lea, fatta anche per proteggere sua figlia Denise, è più di un sacrificio. È la rottura di uno schema antico. Airoma, vicepresidente del Centro studi Livatino, spesso va nelle scuole per parlare ai ragazzi. «Certo l’azione repressiva è importante, ma l’unico antidoto è la sanificazione del tessuto sociale. Ridare un abito sociale a chi ne è privo». Come quando un ragazzo poco più giovane di Lea, che aveva 32 anni quando incontrò il suo coraggio, è davanti a lui per un interrogatorio. È un momento complicato quello, cercare di arrivare alla verità dalle parole di qualcuno che è coinvolto in un mondo parallelo. Nel mondo di qua ci sono le regole, nel mondo di là ce ne sono altre. Persino più forti, più rigide. «Quando parlo di Lea Garofalo molti mi chiedono “perché lo ha fatto?”. È una scelta difficile da comprendere dentro quei codici. Qualche volta però la sua storia riesce a scalfire il muro del silenzio», racconta.

«Perché lo ha fatto?». È questa la domanda che molti di quei ragazzi rivolgono al magistrato. «Perché?». Segno che a distanza di anni quella scelta può risultare ancora incomprensibile. «Perché fu una scelta rivoluzionaria per questo mondo. Eppure il cambiamento è possibile», sottolinea Airoma. Una testimone di giustizia, non una collaboratrice di giustizia. Non una pentita, perché Lea non aveva commesso alcun reato. Molti di quei ragazzi che il pm incontra pensano invece che lo sia. Perché anche la memoria si confonde in questi casi. «Credo che molte delle sue scelte siano dovute al tentativo di proteggere la figlia. Lei va da sola l’ultima volta. Forse sa a che cosa va incontro ed è l’ultimo sacrificio di una mamma».

Andrà in onda stasera su Rai Uno, il film di Marco Tullio Giordana, a raccontarla. Un ruolo da vero servizio pubblico. Stamattina al cinema Barberini i ragazzi delle scuole e don Ciotti. «Ho interrogato tanti ragazzi nella mia carriera, molto spesso mi viene risposto che i loro comportamenti, la violenza, l’obbedienza sono un modo per avere qualcosa in cui spendere la loro vita». Un padrino al posto del padre. La ‘ndrina al posto della famiglia. Come scriveva il giudice Giovanni Falcone: per combattere la mafia dobbiamo capire che le assomigliamo. Lei, che veniva da Petilia Policastro a un passo da Crotone, in molti momenti dev’essersi sentita sola. Anche lo Stato non deve aver fatto tutto quello che poteva per proteggerla, forse. «È questa la lezione di coraggio di Lea, testimoniare che non esiste soltanto quel codice. Che si può cambiare». Anche se al suo funerale i pullman arrivarono vuoti. Oggi Lea avrebbe 41 anni.