L’EDUCAZIONE SESSUALE? DEMOCRAZIA TOTALITARIA

Pubblichiamo di seguito un’intervista fatta da Luca Piacentini a Giancarlo Cerrelli, apparsa il 19 novembre 2014 su l’Informatore. Quotidiano liberale.

«Democrazia totalitaria», «indottrinamento inaccettabile»,  «pensiero unico» da combattere facendo squadra. Commenta così le recenti notizie sull’educazione sessuale nelle scuole che rimbalzano dall’estero l’avvocato Giancarlo Cerrelli, cassazionista e canonista, vicepresidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani. L’esperto non usa mezzi termini. Dalle sue parole emerge con chiarezza un dato: lo Stato qui – anche quello italiano – non è garante di libertà. Anzi: nel diffondere la “sex education”, si presta ad imporre un’ideologia, quella del “gender”, tutt’altro che condivisibile.

Avvocato, si moltiplicano le notizie sconcertanti sull’educazione sessuale nelle scuole. In Germania ha fatto scalpore l’arresto di una madre la cui figlia, una bambina, si è rifiutata di partecipare ai corsi previsti. Pensa che queste norme siano compatibili con uno Stato di diritto?

Ci sono molti articoli di legge a favore dell’educazione impartita dai genitori ai figli. Norme internazionali e leggi nazionali. La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza approvata dall’Assemblea generale Onu il 20 novembre 1989, nell’articolo 18 fa presente che la responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo è anzitutto dei genitori. Ma non basta. Anche il protocollo alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali siglata a Parigi il 20 marzo 1952, nell’articolo 2 dedicato al diritto all’istruzione, afferma che lo Stato deve rispettare il diritto dei genitori a provvedere secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche. Se vogliamo rapportarci al nostro ordinamento, poi, è sufficiente richiamare l’articolo 30 della Costituzione, che evidenzia il diritto-dovere dei genitori a mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio.

Insomma, la scuola non può arrogarsi il compito di educare i figli contro il volere dei genitori. Soprattutto nella sfera sessuale, che non riguarda solo l’aspetto fisico ma tocca anche la sfera morale. La scuola non può imporre un’educazione dei figli. Altrimenti finiamo in un quella che Talmon (storico israeliano, ndr) chiama “democrazia totalitaria”, che rieduca il popolo partendo dai giovani e li forma al “pensiero unico”, al quale anche papa Francesco ha fatto cenno.

Assistiamo ad un atteggiamento aggressivo e propulsivo dell’ideologia gender, che cerca di destrutturare la società per cambiarne la conformazione, superando la legge naturale. L’obiettivo è creare un nuovo ordine mondiale che non si basi più sul concetto di natura.

Oggi sono molti ormai coloro che vogliono farci intendere che i concetti di “natura” e di “normalità” sarebbero superati. Si dice che l’uomo è in evoluzione, non esiste natura, e ognuno è ciò che percepisce di essere. Così l’ideologia del genere, che sostituisce il sesso inteso come aspetto biologico identitario con il termine “gender”, un costrutto culturale che può essere riempito di vari contenuti e orientamenti sessuali. Pensi che oggi su un noto social network si può scegliere tra 58 orientamenti sessuali. E’ un fatto che la dice lunga. L’ideologia gender nasce nel brodo culturale del relativismo.

Il governo inglese manda gli ispettori nelle scuole per verificare che le norme in materia di “sex education” siano rispettate. E, stando a quanto riporta Il Foglio citando il Times, avrebbe avuto la mano pesante con le scuole cattoliche. Ma colpire le scuole cristiane che difendono la libertà di scelta non significa minare la stessa battaglia per la libertà? Rivendicare il percorso migliore per i propri figli, alla base delle scuole di ispirazione cattolica, significa nel contempo difendere le prerogative di tutti i genitori, credenti e non credenti. Non crede che in questo caso sia lo Stato, imponendo una visione, a restringere gli spazi di libertà?

Sono d’accordo. In effetti, come ho già detto, siamo in presenza di una democrazia totalitaria. Si vuole imporre il pensiero unico, e qualsiasi opposizione alle opinioni politicamente corrette viene osteggiata. Promuovendo la cosiddetta “educazione all’affettività” si vuole far passare questa nuova mentalità. La Chiesa cattolica e tutti gli uomini di buona volontà che combattono per la libertà di educazione e si oppongono a queste forme totalitarie operano a vantaggio della libertà in generale e di quella religiosa in particolare. Sono convinto che questa lotta in difesa dei valori naturali e cristiani sia importantissima.

Qual è la situazione in Italia? 

Non c’è giorno che, come avvocato e vicepresidente dell’Ugci, non sia contattato da genitori preoccupati per quanto sta succedendo. Negli ultimi giorni mi sono giunte telefonate in particolare da Roma e Milano. Ma un po’ in tutta Italia si stanno costituendo comitati di genitori che si oppongono ai progetti avviati nelle scuole. Già negli asili vengono diffusi libretti con una strategia educativa precisa. Mostrano ad esempio due donne che conversano del “semino” che non hanno, ma che potrebbero procurarsi all’estero. In questo modo si lascia intendere ai bambini che i rapporti di affettività non sono costituiti semplicemente da uomo e donna, e che i figli non nascono necessariamente da unioni di sesso diverso.

Quali sono le linee guida del ministero?

La strategia dell’Unar, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali, prevedeva un triennio sperimentale che scadrà nel 2015. Penso che se da un lato questa ideologia si sta diffondendo in molte scuole, dall’altro si è alzato il livello di attenzione dei genitori. Nascono comitati, ci sono pagine sui social network, iniziative nelle parrocchie che aiutano a identificare quello che ormai viene percepito da molti genitori come un pericolo per l’educazione dei figli. In tanti mi chiedono come reagire in sede legale. La lobby Lgbt è forte. Parte dalla scuola perché è dalle nuove generazioni che si può cambiare la mentalità di un popolo. Anche il cardinale Bagnasco è intervenuto di recente sottolineando che questo indottrinamento è inaccettabile. E’ facendo rete che possiamo e dobbiamo combattere.

Come difendere, dal punto di vista giuridico, il concetto di famiglia naturale?

L’articolo 29 della Costituzione parla di società naturale costruita sul matrimonio. Non cita maschio e femmina, è vero, ma in molti articoli del Codice civile, ad esempio nel 107 e nel 143, si identificano con precisione marito e moglie. Lo Stato salvaguarda la famiglia fondata tra persone di sesso diverso perché ha un fine sociale, di interesse pubblico, dà ordine alla generazione e crea i ruoli di padre, madre, fratello e sorella, cosa che non potrebbero fare le unioni tra persone dello stesso sesso, strutturalmente sterili.

Anche la Corte costituzionale non mette in dubbio che il matrimonio sia tra persone di sesso diverso. Insistendo sull’affetto, si potrebbe obiettare che comunque è importante ciò che provano le persone: dobbiamo ignorarlo? Rispondo che il nostro ordinamento non dà rilievo all’amore o all’affetto, in quanto sono aspetti non misurabili e quindi irrilevanti ai fini del giudizio. Qui interessano i fatti. Quando si va in Tribunale per verificare se un matrimonio c’è o non c’è, il giudice vuole conoscere i fatti, non si basa su sentimenti non dimostrabili. In nessun caso il Codice civile parla di affetto. Neppure all’articolo 147, che riguarda i diritti e doveri verso i figli da parte dei genitori, si menziona l’affetto. Le persone conviventi dello stesso sesso sono già tutelate. Hanno tutti i diritti ad eccezione di tre: successione legittima, pensione di reversibilità e adozione dei figli.

E’ necessaria una legge anti omofobia? 

Assolutamente no. Anzi, è pericolosa perché mina gravemente la libertà di opinione. La legge è un’estensione della legge Mancino, e introduce l’aggravante di omofobia presentandola come strumento di lotta alla discriminazione. Di fatto però in questo modo amplia a dismisura lo spazio dell’azione penale.

La giurisprudenza include già tra le aggravanti per motivi abbietti o futili le offese riguardanti l’orientamento sessuale e la dignità della persone. La previsione di nuovi reati è rischiosa per la libertà dei cittadini. Scandaglia moventi intimi, talora inconsci, che stanno alla base delle opinioni umane e apre uno spazio enorme per l’intervento penale che mette a repentaglio la libertà di espressione. Credo che il disegno di legge anti omofobia non vada approvato, in quanto sarebbe una iattura per la libertà di ciascuno di noi.