NESSUNA NOVITÀ, MA NECESSITÀ DI CHIAREZZA SULL’IDEOLOGIA DEL GENDER

Il Centro studi Livatino sulla sentenza della Consulta sulla rettifica del sesso:

“La sentenza della Corte costituzionale sulla rettifica anagrafica del sesso, depositata ieri, non rappresenta una novità: si inserisce in un orientamento che si sta affermando fra i giudici di merito. E’ – come si dice tecnicamente – una “interpretativa di rigetto”: non dichiara l’illegittimità della legge 164/1982 che aveva riconosciuto la possibilità di modificare il proprio sesso. Esclude l’obbligatorietà dell’intervento chirurgico, e però ribadisce la necessità dell’“assistenza del medico e di altri specialisti” per verificare “gli aspetti psicologici, comportamentali e fisici che concorrono a comporre l’identità di genere”. Dunque, dalla sua lettura non deriva alcuna autorizzazione a recarsi al Comune e a dichiarare il proprio orientamento sessuale per come ci si autopercepisce. Deriva la necessità di riflettere con attenzione ed equilibrio – non solo da parte dei giuristi – sulla deriva ideologica in atto, i cui contorni non appaiono ben definiti neanche nella pronuncia della stessa Consulta. La Corte infatti in qualche passaggio usa senza particolare distinzione i termini “sesso” e “identità di genere”: il che rende sempre più necessaria chiarezza sui presunti presupposti scientifici dell’ideologia del gender.” E’ quanto affermano i prof. Mauro Ronco e Filippo Vari e i giudici Domenico Airoma e Alfredo Mantovano, rispettivamente presidente vicepresidenti del Centro studi Livatino.

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