Sì ALLA FAMIGLIA

COSENZA - 10 GIUGNO 2015

UNIVERSITÀ DI JELGAVA (LETTONIA), 17 APRILE 2015

NONANTOLA (MO), 15 APRILE 2015

MODENA, 15 APRILE 2015

PADOVA, 17 MARZO 2015

CALUSCO D'ADDA (BG) - 10 MARZO 2015

MILANO - 17 GENNAIO 2015

TORINO - 29 NOVEMBRE 2014

MODENA, 8 SETTEMBRE 2014

SORA (FR), 9 GIUGNO 2014

GALATONE (LE), 9 MAGGIO 2014

MODENA, 10 APRILE 2014

TORINO, 1 DICEMBRE 2013

GLI AGGIORNAMENTI GIURIDICI CONTINUTANO SUL
SITO INTERNET DEL CENTRO STUDI ROSARIO LIVATINO

VI SIETE CHIESTI PERCHÉ NON SI PARLA PIÙ DELLA LEGGE SULL’OMOFOBIA?

Articolo di Alfredo Mantovano apparso l’11 febbraio 2016 su Tempi. Il disegno di legge sulle unioni civili è una pazzia per tante ragioni: la sovrapposizione della disciplina delle coppie omosessuali a quella della famiglia fondata sul matrimonio, l’estensione della possibilità di adottare anche da parte di due persone dello stesso sesso, la conseguente deriva dell’utero in affitto. Di tutto ciò si parla lungamente da mesi. Finora però non vi è stata riflessione su quella che sarebbe una conseguenza diretta dell’approvazione del ddl, e cioè sulla pesante compromissione della libertà di tanti che da esso deriverà. Provo a spiegarmi partendo da una norma del Cirinnà, contenuta nell’articolo 8, che stabilisce (comma 1 lettere a e b) che le coppie formate da persone dello stesso sesso che hanno contratto matrimonio all’estero, hanno diritto a ottenere la trascrizione nei registri italiani dello stato civile, e si applicano a loro le disposizioni delle unioni civili. L’articolo conferma l’identità di regime fra matrimonio e unioni civili: a queste ultime manca solo essere chiamate matrimoni, la sostanza c’è tutta se è possibile perfino la trasposizione delle nozze da fuori i confini nazionali. E si pone un’ulteriore questione: che succede al funzionario dell’anagrafe che – aderendo in coscienza a un dato di natura e a un chiaro dettato costituzionale (articolo 29 Cost.) – rifiuta la trascrizione? A ben guardare, il problema non riguarda solo l’articolo 8, ma l’intero impianto del ddl: l’unione civile, in base all’articolo 1, viene formalmente costituita con una dichiarazione di due persone dello stesso sesso «di fronte all’ufficiale dello stato civile e alla presenza di due testimoni». Il dipendente comunale che sa che...

LE TRE LEZIONI DI CIVILTÀ DEL FAMILY DAY

l’8 febbraio 2016. *** Una piazza civile. È la definizione più adatta al Family Day del 30 gennaio. Civile perché non si è ascoltata una sola parola fuori dalle righe, e con tante persone poteva scappare. Civile perché, pur essendo la gran parte dei partecipanti di fede cattolica, a sostegno del matrimonio fra un uomo e una donna si sono ascoltate le ragioni più che i richiami confessionali. Civile in una ulteriore prospettiva: il Circo Massimo sorge in uno dei luoghi più antichi di Roma, a ridosso del primo agglomerato dell’Urbe, a poche decine di metri dal colle Palatino, dove la tradizione individua la tomba di Romolo. Nel corso dei millenni, e ancora adesso, tanti ordinamenti giuridici sparsi per il globo mutuano i loro istituti fondamentali dal diritto romano, le cui radici muovono dal selciato calpestato sabato scorso dal popolo della famiglia. La più chiara e sintetica definizione di famiglia nel diritto romano si deve a Modestino, vissuto nel III secolo d.C., uno dei cinque giuristi le cui massime hanno costituito per secoli una delle fonti del diritto: «Coniunctio maris et foeminae et consortium omnis vitae, divini et humani iuris comunicati». C’è veramente tutto: la distinzione fra i sessi, il destino di vita unico, il fondamento non solo umano del vincolo coniugale. È una nozione che non viene da un concilio ecclesiale, ma da un testo di diritto civile; il suo autore non era nemmeno cattolico. A conferma che ci si trova di fronte a una realtà di natura, che lo Stato, come ricorda la Costituzione all’articolo 29, può solo “riconoscere”, poiché preesiste alle istituzioni e alle leggi positive. Il cristianesimo...

ECCO CHI ORGANIZZA IL FAMILY DAY E A COSA PUNTA

Articolo apparso sul sito Formiche.net C’è un leader, ci sono le “teste d’ariete”, i ragazzi addetti alla comunicazione, il poliziotto che tiene i contatti con la Questura, gli esperti giuridici. E’ la squadra del Family Day (nella foto, il Comitato “Difendiamo i nostri figli” dopo una recente riunione), un gruppo di persone accomunato dalla fede cattolica e dall’impegno contro il ddl Cirinnà, gente che fino a qualche mese fa nella maggior parte dei casi nemmeno conosceva i riflettori della ribalta mediatica mentre adesso si trova a metterci pubblicamente la faccia in vista della manifestazione di sabato 30 gennaio al Circo Massimo di Roma. IL LEADER CHE UNISCE Se la precedente manifestazione del 20 giugno è stata per lui il debutto davanti a centinaia di migliaia di persone, quella di sabato sarà la consacrazione della sua leadership di questo variegato movimento. Massimo Gandolfini, neurologo di Brescia, medico attivo nell’associazionismo cattolico e aderente al Cammino Neocatecumenale, è il presidente del Comitato organizzatore “Difendiamo i nostri figli” ma soprattutto è colui che incarna l’essenza stessa del Family Day. Sposato e padre di 7 figli adottivi, da sempre in prima linea nella difesa di quelli che ai tempi di Benedetto XVI venivano catalogati come “valori non negoziabili”, in occasione di questo Family Day è stato capace di cucire relazioni, tenere insieme sigle e associazioni diverse, aprire un canale diretto con la Cei ergendosi come unico vero leader. Non è un caso infatti se sabato al Circo Massimo sarà il suo l’intervento principale, mentre gli altri esponenti del Comitato si limiteranno a un breve saluto. LE “TESTE D’ARIETE” Il direttore del quotidiano La Croce ed ex deputato pd Mario Adinolfi,...

FAMILY DAY SIA SOLO UN INIZIO

Articolo di Alfredo Mantovano apparso il 25 gennaio 2016 su Tempi. Per il governo e il parlamento sarà impossibile ignorare la festa di popolo che sabato 30 vedrà riunite a Roma le famiglie italiane. Perfino i media più spinti nel sostegno al matrimonio fra persone dello stesso sesso, con annesse adozioni e utero in affitto, mettono in conto che il primo probabile effetto del successo della manifestazione sarà lo slittamento del ddl Cirinnà a data da destinarsi. Se finora per taluni rappresentanti delle istituzioni non hanno avuto peso le considerazioni di merito, prevarrà il timore di perdere una fetta così significativa di elettorato, trascurato perché non conosciuto a sufficienza. È il caso di avere piena consapevolezza che il 30 gennaio non è – come non lo è stato il 20 giugno 2015 – un punto di arrivo, bensì un punto di partenza: entusiasmante, perché fondato su una partecipazione amplissima e perché darà un risultato concreto, insperato anche solo un anno fa, e quindi tale da dare la carica giusta. L’errore più grave dopo il 30 sarebbe acquietarsi e pensare che sia finita. Non sarà finita in parlamento. Ci riproveranno: non subito. Magari in modo subdolo, inserendo disposizioni poco decifrabili in qualche legge di ratifica di accordo internazionale o di recepimento di atti dell’Unione Europea, come è già avvenuto per il gender. Per questo sarà necessario mantenere vivo il raccordo con i parlamentari (inizialmente pochi, ora molto più numerosi) che hanno mantenuto la posizione, per bloccare colpi di mano. Non sarà finita nelle scuole. Dopo il 20 giugno qualcosa è cambiato, soprattutto negli orientamenti del Miur; non è però scomparso il tentativo di inserire...

LA VERITÀ SULLE UNIONI CIVILI. DOMANDE E RISPOSTE PER CAPIRE MEGLIO IL DDL CIRINNÀ

Articolo di Giancarlo Cerrelli apparso sul settimanale Tempi in edicola e sulla sua versione online. A pochi giorni dall’inizio della discussione, presso l’aula del Senato, del disegno di legge sulle unioni civili, è opportuno fare chiarezza su molti luoghi comuni, che, purtroppo, sono accettati come veri da molti italiani. Che cosa sono le unioni civili tra persone dello stesso sesso così come previste dal disegno di legge che sarà discusso dalla fine di gennaio presso il Senato? Le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono una costruzione giuridica di dubbia costituzionalità e connotata da una forte valenza ideologica, con la quale s’intenderebbe dare rilevanza giuridica al rapporto affettivo tra due partner dello stesso sesso, con una disciplina simile a quella prevista per il matrimonio. Quali sono i punti salienti del disegno di legge sulle unioni civili? Per la costituzione di un’unione civile sarà necessaria la celebrazione di un rito davanti all’ufficiale di Stato civile, alla presenza di due testimoni e si renderà una promessa di impegno, così come nel matrimonio. Si darà, dunque, lettura degli articoli del codice civile da cui deriverà l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione, come nel matrimonio. I “civiluniti”, altresì, potranno stabilire di assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi; avranno il diritto alla pensione di reversibilità del partner, godranno del medesimo regime patrimoniale e successorio che il codice civile riconosce ai coniugi e come se ciò non bastasse il disegno di legge stabilisce che tutte le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi», in qualsiasi disposizione legislativa ricorrano, si...

IN EVIDENZA

COMUNICATO DEI COMITATI Sì ALLA FAMIGLIA E DI ALLEANZA CATTOLICA

 No alla «nuova» legge sulle unioni civili, mantiene le adozioni e apre all’utero in affitto. Presentato come «nuovo», il disegno di legge sulle unioni civili contiene solo modifiche di tipo cosmetico che non mutano la sostanza: quello che si vuole introdurre per le persone omosessuali rimane un «simil-matrimonio», adozioni comprese. Non basta parlare di «specifica formazione sociale», in teoria distinta dal matrimonio, se del matrimonio rimangono le caratteristiche: un rito di fronte all’ufficiale di stato civile alla presenza di due testimoni (art. 2), in cui ai «civiluniti» sono letti due dei tre articoli del codice civile normalmente letti nei matrimoni (art.3), e la partecipazione per il «civilunito» alla quota legittima di successione (art. 4). L’art. 8 apre poi al riconoscimento esplicito del «matrimonio» omosessuale, chiamato proprio così, perché delega al governo il riconoscimento di «matrimoni» fra persone dello stesso sesso contratti all’estero. Soprattutto, resta l’art. 5 con la possibilità di adottare il figlio naturale o adottivo di uno dei conviventi, che apre obiettivamente anche all’utero in affitto perché il figlio concepito all’estero da una «madre surrogata», in quanto figlio naturale di un convivente, potrà essere adottato anche dall’altro. Siamo favorevoli a una disciplina delle convivenze, anche omosessuali, che riconosca i diritti individuali fondamentali, dalla visita in ospedale e in carcere ai diritti relativi all’abitazione, sul modello della proposta Sacconi-Pagano. Qui però non siamo di fronte a una disciplina dei diritti individuali ma a una nuova versione di simil-matrimonio. Una proposta irricevibile per chi davvero non vuole il «matrimonio» e le adozioni omosessuali. In collaborazione con IDIS (Istituto per la dottrina e l’informazione sociale)...

Sì ALLA FAMIGLIA

Sì ALLA FAMIGLIA: IL LIBROsì libro

Dalla presentazione dell’editore:

In principio fu la Manif pour tous, una delle più grandi manifestazioni della storia europea. Il 13 gennaio 2013 a Parigi un milione di persone scese in piazza per protestare contro il «matrimonio» omosessuale. La sfida è mondiale. Potenti lobby internazionali, talora legate alle Nazioni Unite, usano strumentalmente la tragedia dei preti pedofili per «ordinare » alla Chiesa di cambiare la sua dottrina in tema di famiglia e omosessualità. Massimo Introvigne, con lo psicologo Roberto Marchesini, ha smascherato le menzogne di questi gruppi nel volume Pedofilia. Una battaglia che la Chiesa sta vincendo (Sugarco, Milano 2014), contribuendo a una reazione cattolica indignata e globale che si è manifestata, vigorosa e inattesa, in molti Paesi. In Italia una legge liberticida sull’omofobia e le proposte insistite e arroganti di riconoscere le unioni civili – in prospettiva, il «matrimonio » – fra persone dello stesso sesso, concedendo loro anche di adottare bambini, hanno portato nelle piazze un grande popolo della famiglia. Mentre le Sentinelle in piedi, le cui veglie silenziose hanno commosso e stupito tante città italiane, e altri gruppi raccolgono singole persone desiderose di far sentire la loro voce, Introvigne ha promosso prima a Torino, poi in tutta Italia i comitati Sì alla famiglia, che riuniscono associazioni contrarie al « matrimonio » omosessuale e all’ideologia di genere. Si tratta in gran parte – anche se non mancano altre presenze – di cattolici, che vogliono essere fedeli al Magistero della Chiesa, di cui la seconda parte di questo volume elenca i testi fondamentali. Da una parte, la Chiesa insegna ad accogliere le persone omosessuali con « rispetto, compassione, delicatezza», senza mai giudicare le persone in quanto tali, come insegna Papa Francesco. Dall’altra, il Catechismo della Chiesa Cattolica – che il Papa richiama costantemente come fonte autorevole del Magistero – insegna che i comportamenti omosessuali sono «intrinsecamente disordinati» e non possono fondare istituti giuridici più o meno simili alla famiglia. Chi siamo noi per giudicare gli omosessuali? Ma chi siamo noi per non giudicare i comportamenti e le leggi, venendo meno al nostro dovere di cristiani e di cittadini? Questo libro, serenamente e pacatamente, offre gli elementi per un giudizio.