QUESTION TIME: IL MINISTRO LORENZIN RISPONDE SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE “ETEROLOGA”

Nel pomeriggio di oggi il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha risposto a due question time aventi a oggetto le intenzioni del governo in ordine all’attuazione della sentenza della Corte costituzionale n. 162/2014 sulla fecondazione artificiale “eterologa”. Pubblichiamo subito le interrogazioni, le risposte del ministro e le repliche dei deputati interroganti, riservandoci di tornare con un articolato commento.

XVII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell’Assemblea

Seduta n. 255 di mercoledì 2 luglio 2014

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARINA SERENI

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della salute e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

(Intendimenti in ordine all’aggiornamento delle linee guida in materia di procreazione medicalmente assistita, alla luce della recente sentenza n. 162 del 2014 della Corte costituzionale – n. 3-00911)

PRESIDENTE. L’onorevole Nicchi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00911, concernente intendimenti in ordine all’aggiornamento delle linee guida in materia di procreazione medicalmente assistita, alla luce della recente sentenza n. 162 del 2014 della Corte costituzionale (Vedi l’allegato A – Interrogazioni a risposta immediata).

MARISA NICCHI. Signor Presidente, la Corte costituzionale, con la sentenza del 9 aprile 2014, n. 162, ha dichiarato l’illegittimità della legge n. 40 nella parte che vieta di ricorrere alla donazione di gameti. Diventa, quindi, lecita sia l’ovodonazione che la donazione del seme. È un altro colpo alla legge n. 40, legge che noi abbiamo giudicato pessima per il suo impianto ideologico e perché non garantisce il diritto alla salute.
A seguito della sentenza, i centri pubblici e privati possono eseguire la fecondazione eterologa, possono dare risposte alle 9 mila coppie disponibili che richiedono oggi questo tipo di pratica medica; coppie che non saranno più discriminate e potranno ricevere tutte le cure e l’assistenza senza andare all’estero.
Chiediamo al Ministro se non ritenga urgente rendere operativa la sentenza e aggiornare le linee guida che oggi risalgono al decreto del Ministero della salute del 2008.

PRESIDENTE. La ringrazio anche per la puntualità.
Il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha facoltà di rispondere.

BEATRICE LORENZIN, Ministro della salute. Signor Presidente, voglio innanzitutto ribadire con forza che la condizione delle coppie affette da infertilità e sterilità mi sta molto a cuore e che è mia ferma intenzione arrivare ad una corretta e completa attuazione della sentenza n. 162 del 2014 della Consulta nei tempi più brevi possibili. Tale percorso attuativo non può, ovviamente, prescindere dal soddisfacimento della primaria esigenza di garantire la massima sicurezza dei trattamenti sanitari praticati. In tale ottica, il Ministero sta già lavorando per individuare tutte le misure, anche normative, necessarie per permettere l’attivazione della fecondazione eterologa nel rispetto della disciplina comunitaria, non ancora recepita in Italia.
Attuare la fecondazione eterologa, infatti, significa introdurre una nuova attività nel percorso della fecondazione assistita: la selezione dei donatori sani. A questo proposito, ricordo che le normative europee su sicurezza, qualità e tracciabilità riguardanti cellule e tessuti e, quindi, anche i gameti, prevedono azioni specifiche per donazioni da persone diverse dal partner, non recepite in precedenza proprio a causa del previgente divieto della fecondazione eterologa; azioni che adesso debbono necessariamente entrare nel nostro ordinamento. Mi riferisco all’allegato III della direttiva n. 17 del 2006, che riguarda i test di tipo infettivo e genetico, che dovranno essere messi in atto per una corretta selezione dei donatori, in modo da garantire la salute delle persone che accedono alla fecondazione eterologa e dei nascituri.
La donazione dei gameti, libera, volontaria e gratuita, deve prevedere una serie di misure di sicurezza sanitaria, alcune delle quali già indicate nella sentenza n. 162, stabilire il numero massimo di donazioni consentite a ciascun donatore, predisporre gli strumenti per contare tali donazioni e verificare che il numero massimo sia rispettato. A tal fine, è necessario assicurare la tracciabilità nazionale del donatore al nato, anche con riferimento ai gameti eventualmente importati dall’estero. Occorre altresì: a) affrontare il problema del rischio di donazioni fra gameti fra consanguinei; b) regolamentare le modalità di accesso alle informazioni sanitarie relative al donatore, sia per evitare abusi che per non penalizzare i dati da eterologa; c) garantire che l’import-export avvenga escludendo qualsiasi carattere commerciale; d) disciplinare il consenso informato di coppie e donatore; e) individuare la fascia d’età in cui si può donare; f) disciplinare il cosiddetto egg sharing, cioè la possibilità per le donne che si sottopongono a fecondazione assistita di donare gli ovociti sovrannumerari.
Per sciogliere le citate criticità ho convocato proprio oggi un apposito gruppo di lavoro formato da rappresentanti delle società scientifiche di settore, delle regioni, operatori della PMA e giuristi, insieme a funzionari ed esperti del mio Ministero e dell’Istituto superiore di sanità. Il gruppo dovrà completare i lavori in qualche settimana, al fine di valutare tutte le possibili iniziative, anche normative, da avviare entro il 31 luglio per le predette finalità. La definizione delle tematiche sopra sintetizzate è necessaria anche ai fini della revisione delle linee guida del 2008, che non potranno non tener conto del nuovo quadro regolatorio.

PRESIDENTE. L’onorevole Nicchi ha facoltà di replicare.

MARISA NICCHI. Signor Presidente, signor Ministro, noi siamo ben felici che lei si preoccupi, però nella risposta che ci ha dato ci sono troppi rimandi, rimandi a nuove norme, nuove normative.
Invece, noi pensiamo che, oggi, sia indispensabile rendere operativa e immediata la sentenza, anche perché la Corte costituzionale ha ribadito più volte che non esiste assenza di vuoto normativo determinata dalla cancellazione del divieto di fecondazione eterologa, che già la legge n. 40 del 2004 regolamenta la donazione dei gameti e che c’è una disciplina su tessuti e cellule già in vigore, in grado di dare quelle sicurezze di cui lei parlava. Il nostro Paese è, quindi, nella possibilità e nella condizione di poter rendere pienamente operativa questa pratica medica e i centri potranno, di fatto, predisporre tutte le iniziative necessarie, anche in attesa di un provvedimento che si può fare facilmente, quello del recepimento dell’allegato III della direttiva europea 2006/17/CE, riguardante la donazione di cellule riproduttive da soggetto diverso dal partner. Tra l’altro, molte regioni si sono già attivate, la Toscana in agosto comincerà ad assicurare questa pratica.

PRESIDENTE. Onorevole Nicchi, concluda.

MARISA NICCHI. Vorrei ricordare alla fine del mio intervento che, tra le motivazioni con cui la Consulta abolisce il divieto dell’eterologa in Italia, ce n’è una per noi fondamentale che dovrebbe, anche questa, accelerare tutta l’operatività di questa sentenza, il fatto, cioè, che il divieto dell’eterologa creava una disuguaglianza di diritti tra ceti abbienti e ceti meno abbienti, visto, appunto, che chi aveva soldi poteva andare all’estero e garantirsi un diritto. Noi che siamo Sinistra Ecologia Libertà siamo per i diritti civili e per i diritti sociali insieme.

(Iniziative per il ricorso alla fecondazione di tipo eterologo a seguito della recente sentenza n. 162 del 2014 della Corte costituzionale – n. 3-00912)

PRESIDENTE. L’onorevole Murer ha facoltà di illustrare l’interrogazione Lenzi n. 3-00912 concernente iniziative per il ricorso alla fecondazione di tipo eterologo a seguito della recente sentenza n. 162 del 2014 della Corte costituzionale (Vedi l’allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmataria, per un minuto.

DELIA MURER. Signor Presidente, vorrei sottolineare un aspetto della sentenza della Consulta che a me pare molto rilevante. La Consulta, se abolisce il divieto di fecondazione eterologa, però, in qualche modo, ridisegna la legge n. 40 del 2004 e, quindi, non prevede alcun tipo di vuoto legislativo, in particolare, nelle relazioni tra i genitori, il donatore o la donatrice e il nato e stabilendo l’impossibilità per il donatore stesso di avanzare diritti sul nato. Inoltre, la Consulta, nelle motivazioni, fa riferimento esplicito alla regolamentazione vigente della PMA, cioè al decreto legislativo n. 191 del 2007 dove si danno le modalità sull’uso dei gameti. Noi con l’interrogazione vogliamo capire come il Ministro dia un’immediata attuazione alla sentenza della Corte, mettendo pienamente in azione sia le strutture sanitarie che i centri che si occupano di procreazione medicalmente assistita.

PRESIDENTE. Il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha facoltà di rispondere.

BEATRICE LORENZIN, Ministro della salute. Signor Presidente, come già dichiarato in risposta all’interrogazione precedente è mia intenzione agire con la maggiore rapidità possibile affinché il percorso della fecondazione eterologa sia effettivamente attivo in Italia. Come Ministro della salute ho però il dovere di garantire che la tecnica di fecondazione eterologa, come anche ricordato dalla Consulta, sia eseguita all’interno di strutture operanti sotto i rigorosi controlli delle autorità, nell’osservanza dei protocolli elaborati dagli organismi specializzati a ciò deputati. A tale proposito, il primo passo necessario per l’attuazione della sentenza è il completamento del recepimento delle normative europee su cellule e tessuti, in particolare di quelle parti relative ai criteri di selezione e di esami di laboratorio richiesti per i donatori di cellule riproduttive. Si tratta di una parte della direttiva non recepita in precedenza, proprio perché disciplinava un’attività vietata in Italia.
È necessario introdurre una serie di misure di sicurezza sanitaria alcune delle quali già indicate dalla sentenza n. 162; è innanzitutto necessario stabilire il numero massimo di donazioni consentite a ciascun donatore. Ecco perché dobbiamo dotarci di strumenti per contare tali donazioni a livello nazionale. Preciso, infatti, che, ad oggi, la tracciabilità dei percorsi rimane all’interno di ciascun centro di procreazione medicalmente assistita.

Occorre altresì, come già ricordato: affrontare il problema del rischio di donazione di gameti fra consanguinei, cioè evitare che possano esserci involontari concepimenti fra persone strettamente imparentate; disciplinare le modalità di accesso alle informazioni sanitarie relative al donatore, sia per evitare abusi che per non penalizzare i nati da eterologa; garantire che l’import-export avvenga escludendo qualsiasi carattere commerciale; disciplinare il consenso informato di coppia e del donatore; individuare la fascia di età in cui si può donare; disciplinare, poi, il cosiddetto egg sharing, cioè la possibilità, per le donne che si sottopongono a fecondazione assistita, di donare gli ovociti soprannumerari.
Avendo già costituito un gruppo di lavoro, entro il 31 luglio sarò in grado di definire con certezza gli strumenti normativi adeguati per i diversi aspetti da disciplinare, che comprendono senz’altro anche l’aggiornamento delle linee guida del 2008. Di conseguenza, intendo rassicurare gli onorevoli interroganti che i tempi di attuazione della sentenza saranno brevi, ma soprattutto saranno al servizio dei nascituri e della sicurezza dei genitori, che credo sia una questione che tutti ci dobbiamo porre, anche come obiettivo.

PRESIDENTE. L’onorevole Barbara Pollastrini ha facoltà di replicare.

BARBARA POLLASTRINI. Signora Ministra, lei comprenderà, perché ci conosce, se il gruppo del Partito Democratico, su questa materia, sarà esigente e particolarmente vigilante. Noi, dieci anni fa, votammo contro questa legge, e poi la Corte costituzionale ha fatto giustizia di quelle norme cattive. Ma da allora, lei lo sa meglio di me, c’è stato uno sciupio enorme di speranze, tante sofferenze per le coppie portatrici di malattie o colpevoli solo di non essere fertili. Ecco perché noi abbiamo l’esigenza che non si perda tempo. Come spiegano le motivazioni della Corte e come diceva poc’anzi l’onorevole Murer, non c’è alcun vuoto legislativo. Il Governo, come lei stessa ora affermava, ha il dovere di assicurare nell’immediato il diritto alla genitorialità, anche con la donazione di gameti; di garantire – questo è il punto, Ministra – sull’intero territorio nazionale la fecondazione col servizio sanitario nazionale, con una rete pubblica e con i centri privati accreditati. Ma in una rete pubblica ! Le chiediamo, dunque, signora Ministra, che tramite le Commissioni competenti il Parlamento venga coinvolto da subito sul programma e le linee di applicazione della legge, concordato con la Conferenza Stato-regioni e con l’ascolto dei soggetti interessati.
Lei parlava di un gruppo di lavoro: al Parlamento, alle Commissioni competenti, interessa moltissimo sapere criteri, modalità e finalità di quel gruppo di lavoro che lei stessa ha proposto. Insomma, la sicurezza – questo ci sta a cuore – non sia un alibi per rinvii e tavoli separati. Noi lo dobbiamo a tante coppie e anche, me lo lasci dire, a livello di civiltà del Paese. Il Parlamento ci sarà, chiediamo al Governo, alla Conferenza Stato-regioni-città, a quel gruppo di lavoro, di unirsi al Parlamento per un traguardo che è nell’interesse di tutti raggiungere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

 

ALLEGATO DOCUMENTI DI SEDUTA

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

NICCHI, FRATOIANNI, PALAZZOTTO, COSTANTINO, DURANTI, PANNARALE, PELLEGRINO e RICCIATTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la Corte costituzionale, con sentenza del 9 aprile 2014, n.162, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge n.40 del 2004 in materia di «procreazione medicalmente assistita», relativamente alla parte della medesima legge nella quale si vieta di ricorrere alla donazione di gameti (ovociti o spermatozoi) esterni alla coppia per concepire un figlio;
con detta sentenza, della legge n.40 del 2004 rimane sempre meno, dal momento che i progressivi interventi hanno in parte smontato l’impianto della legge e dichiarato illegittimi i punti più «ideologici»;
a seguito della sentenza, sia i centri pubblici che quelli privati possono eseguire tecniche di fecondazione con donazione di ovociti e spermatozoi esterni alla coppia. Diventa, quindi, lecita sia l’ovodonazione che la donazione di seme;
attualmente si stimano in 9 mila le coppie infertili disponibili ad avere un figlio con la fecondazione eterologa;
la legislazione italiana dà, quindi, una possibilità per tutte quelle coppie che ora non saranno più discriminate e potranno ricevere tutte le cure e l’assistenza, senza doversi affidare, come spesso è avvenuto finora, a costosi «viaggi della speranza» all’estero;
subito dopo la sentenza della Corte costituzionale, il Ministro interrogato dichiarava: «L’introduzione della fecondazione eterologa nel nostro ordinamento è un evento complesso che difficilmente potrà essere attuato solo mediante decreti». E ancora: «Ci sono alcuni aspetti estremamente delicati che non coinvolgono solamente la procedura medica ma anche problematiche più ampie, come, ad esempio, l’anonimato o meno di chi cede i propri gameti alla coppia e il diritto a conoscere le proprie origini e la rete parentale più prossima (fratelli e sorelle) da parte dei nati con queste procedure. Sono questioni che non si può pensare di regolare con un atto di tipo amministrativo, ma necessitano una condivisione più ampia, di tipo parlamentare»;
è, quindi, indispensabile che il Governo si attivi per l’aggiornamento delle linee guida e per l’immediata operatività della sentenza, così da consentire alle tante coppie in attesa di poter realizzare un legittimo diritto;
la Corte costituzionale ha ribadito più volte, nella suddetta sentenza n.162 del 2014, l’assenza di un vuoto normativo determinato dalla cancellazione del divieto di fecondazione eterologa e che le norme per regolamentare la donazione dei gameti sussistono sia nella legge n.40 del 2004 che nella disciplina su tessuti e cellule già in vigore;
il nostro Paese è, quindi, ora nella condizione di poter rendere pienamente operativa anche questa pratica medica e i centri potranno, di fatto, predisporre tutte le iniziative necessarie per applicare le tecniche eterologhe con donatore esterno in attesa del recepimento dell’allegato III della direttiva n.17 del 2006 riguardante la donazione di cellule riproduttive da soggetto diverso dal partner;
molte regioni comunque, in attesa delle decisioni del Ministero della salute, si stanno attivando per capire come regolare la materia e dare disposizioni ai centri pubblici–:
se non ritenga urgente provvedere, anche in conseguenza della sentenza della Corte costituzionale 9 aprile 2014, n.162, all’aggiornamento delle linee guida di cui al decreto del Ministero della salute dell’11 aprile 2008 secondo le indicazioni della medesima sentenza n.162 del 2014. (3-00911)
(1o luglio 2014)

LENZI, POLLASTRINI, ROBERTA AGOSTINI, ALBINI, AMATO, ARGENTIN, BENI, BIFFONI, PAOLA BRAGANTINI, BURTONE, CAPONE, CARNEVALI, CASATI, D’INCECCO, FOSSATI, GELLI, GRASSI, MARZANO, MIOTTO, MURER, PATRIARCA, PICCIONE, SBROLLINI, SCUVERA, MARTELLA, ROSATO e DE MARIA. — Al Ministro della salute.— Per sapere – premesso che:
la Corte costituzionale chiarisce, nella sentenza n.162 depositata martedì 10 giugno 2014, le ragioni che l’hanno portata nel mese di aprile 2014 a dichiarare incostituzionale il divieto italiano di avere figli effettuando la fecondazione utilizzando ovuli o spermatozoi di una persona esterna alla coppia;
il divieto di fecondazione eterologa contenuto nella legge n.40 del 2004 è discriminante e illegittimo e il potere della Corte costituzionale «di dichiarare l’illegittimità costituzionale delle leggi non può trovare ostacolo nella carenza legislativa che, in ordine a dati rapporti, possa derivarne». Del resto, «nella specie sono identificabili più norme che già disciplinano molti dei profili di più pregnante rilievo, anche perché il legislatore, avendo consapevolezza della legittimità della procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo in molti Paesi d’Europa, li ha opportunamente regolamentati, dato che i cittadini italiani potevano (e possono) recarsi in questi ultimi per fare ad essa ricorso, come in effetti è accaduto in un non irrilevante numero di casi»;
le ragioni che hanno spinto la Corte costituzionale a schierarsi dalla parte dell’eterologa risiedono nel fatto che la formazione di una famiglia, che include la scelta di avere figli, costituisce un diritto fondamentale della coppia, rispondente ad un interesse pubblico riconosciuto e tutelato dalla Costituzione. Del resto, si ricorda nella sentenza, obiettivo della legge n.40 del 2004 è favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dall’infertilità della coppia e, quindi, il divieto stabilito dall’articolo 4, comma 3, della legge sarebbe discriminatorio ed irragionevole, in quanto tratterebbe in modo opposto coppie con limiti di procreazione, risultando differenziate solo in virtù del tipo di patologia che affligge l’uno o l’altro dei componenti della coppia;
sarebbe, inoltre, violato l’articolo 32 della Costituzione perché il divieto in esame lederebbe l’integrità «psichica e fisica» delle coppie con più gravi problemi di sterilità o infertilità e, ricorda la Corte costituzionale, il benessere psichico, al pari di quello fisico, rientra nella nozione di «salute» sancita dall’Organizzazione mondiale della sanità;
tuttavia, precisa la Corte costituzionale, «l’accoglimento delle questioni, in coerenza con il petitum formulato dai rimettenti, comporta l’illegittimità del divieto in esame, esclusivamente in riferimento al caso in cui sia stata accertata l’esistenza di una patologia che sia causa irreversibile di sterilità o infertilità assolute»;
in relazione al numero delle donazioni, poi, la Corte costituzionale sollecita «un aggiornamento delle linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell’esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto»–:
alla luce delle motivazioni sopra esposte, quali misure urgenti il Ministro interrogato intenda assumere affinché il diritto alla fecondazione di tipo eterologo, riconosciuto legittimo dalla Corte costituzionale, possa essere concretamente esercitato dalle coppie che ne facciano richiesta. (3-00912)
(1o luglio 2014)