RICONOSCIMENTO DEI MATRIMONI OMOSESSUALI AVVENUTI AL’ESTERO: INTERROGAZIONE DEI DEPUTATI GIGLI E SBERNA

Pubblichiamo il testo dell’interrogazione a risposta scritta presentata dai deputati Gigli e Sberna – sia al Ministro dell’Interno che a quello della Giustizia – in merito al riconoscimento dei matrimoni omosessuali avvenuti all’estero da parte di alcuni Sindaci.

L’interrogazione punta a capire se i Ministri intendono rilevare l’illegittimità della condotta dei Sindaci coinvolti e quali iniziative intendono porre in essere per colmare il relativo vuoto normativo, seguendo il dettato dell’articolo 29 della Costituzione, tenendo conto anche del principio dalla sentenza della Corte Cost. n. 170 del 2014, dove si dichiara che il requisito essenziale del matrimonio è la «eterosessualità» della coppia.

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05673 Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 271 del 24/07/2014

Firmatari

Primo firmatario: GIGLI GIAN LUIGI Gruppo: PER L’ITALIA
Data firma: 24/07/2014

Elenco dei co-firmatari dell’atto

Nominativo co-firmatario Gruppo

Data firma

SBERNA MARIO PER L’ITALIA 24/07/2014

Destinatari

Ministero destinatario:

  •   MINISTERO DELL’INTERNO
  •   MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
    Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’INTERNO delegato in data 24/07/2014

    Stato iter:

    IN CORSO Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-05673 presentato da
    GIGLI Gian Luigi
    testo di

    Giovedì 24 luglio 2014, seduta n. 271

    GIGLI e SBERNA. — Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
    in data 14 luglio 2013, a Napoli, presso palazzo San Giacomo, alla presenza del sindaco Luigi de Magistris, è stato trascritto nel registro dell’anagrafe cittadina, un matrimonio contratto all’estero fra persone dello stesso sesso: tale atto è stato possibile grazie ad una direttiva del sindaco che consente all’anagrafe cittadina l’operazione di trascrizione;
    il sindaco, secondo autorevoli fonti di stampa, avrebbe dichiarato: «Siamo convinti che il sindaco abbia il diritto e il dovere di far trascrivere presso gli uffici dell’anagrafe e dello stato civile i matrimoni che, purtroppo, per ora possono essere celebrati soltanto all’estero», asserendo inoltre che: «Questa trascrizione ha un valore anche giuridico: mette a pari livello un matrimonio etero e uno omosessuale, per esempio per partecipare alle politiche sociali della città oppure all’assegnazione delle case»;
    il 17 luglio anche il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha deciso di riconoscere i matrimoni gay

celebrati all’estero, dichiarando: «Quando si tratta di diritti civili non arretriamo davanti a nessuno. Io non ho paura della parola matrimonio e noi riconosceremo, o almeno io chiederò che possano essere riconosciuti, i matrimoni, qualunque sia il sesso degli sposi, che sono celebrati all’estero»; lunedì 21 luglio 2014 anche il sindaco di Bologna Virginio Merola ha emanato una direttiva che permetterà, a partire dal 15 settembre 2014, di trascrivere nei registri di stato civile del comune le unioni gay celebrate all’estero;

il primo caso di riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso avvenuto all’estero si è avuto nel 2012 a Grosseto: una coppia omosessuale, dopo aver contratto matrimonio a New York nel 2012, ha chiesto all’ufficiale dello stato civile la trascrizione di tale matrimonio;
l’ufficiale di stato civile coinvolto nella vicenda ha rifiutato la trascrizione, richiamando, a sostegno delle proprie argomentazioni, la normativa italiana che non consente il matrimonio di persone dello stesso sesso, nonché la sentenza della Corte di Cassazione n. 4184 del 15 marzo 2012 in cui viene sottolineato il ruolo e l’importanza delle funzioni dell’ufficiale dello stato civile, a cui «sono attribuite penetranti poteri di controllo sulla trascrivibilità degli atti di matrimonio celebrati all’estero»;

la stessa sentenza è stata poi richiamata dal tribunale nelle sue motivazioni, per arrivare però a conclusioni opposte e quindi autorizzare la trascrizione: nella sentenza n. 2184/2012 Corte Cass. viene citata la giurisprudenza della Corte europea per i diritti dell’uomo, al fine di evidenziare come il diritto al matrimonio di cui all’articolo 9 CEDU non sia limitato al matrimonio tradizionale; rimane in ogni caso chiara evidenza giuridica che sia compito del legislatore nazionale intervenire, disciplinando le diverse ipotesi negli ordinamenti nazionali;

va ricordato peraltro che la famosa sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo n. 510 del 24 giugno 2010, richiamata nella sentenza già citata n. 2184/2012 Corte Cass., ha rigettato il ricorso Schalk et Kopf contro Austria, in quanto lo Stato austriaco, pur non riconoscendo in alcun modo il matrimonio omosessuale, non ha affatto violato la Carta europea dei diritti dell’uomo, avendo riconosciuto il diritto alla convivenza omosessuale;

la sentenza del tribunale di Grosseto è stata impugnata dalla procura della Repubblica;
nel maggio scorso, a Fano, una coppia omosessuale che aveva contratto matrimonio in Olanda ha presentato formale istanza al sindaco per la trascrizione del proprio matrimonio, allegando copia dell’atto; i dipendenti dell’ufficio dello stato civile non hanno ritenuto legittima la trascrizione, ma successivamente è stato lo stesso sindaco, svolgendo direttamente la propria funzione di ufficiale di governo e di ufficiale dello stato civile, ai sensi dell’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 2000, a procedere alla trascrizione del matrimonio, sottoscrivendo personalmente l’atto;
con sentenza n. 170, 11 giugno 2014, la Corte costituzionale, su giudizio incidentale sollecitato dalla Corte di cassazione, si è pronunciata su un matrimonio di una coppia eterosessuale regolarmente sposata nella quale però l’uomo decide di cambiare sesso: la coppia decide di rimanere unita risultando così composta da persone dello stesso sesso;
in tale caso, l’ufficiale dello stato civile, dopo avere ricevuto sentenza di rettificazione di sesso di uno dei coniugi, dietro indicazioni della prefettura e del Ministero dell’interno, aveva disposto il cosiddetto «divorzio automatico»; i coniugi hanno presentato ricorso al tribunale di Modena che aveva accolto il ricorso; il Ministero dell’interno aveva esposto reclamo in corte di appello di Bologna che lo aveva accolto; la coppia presenta ricorso in Cassazione; la Corte di Cassazione con ordinanza n. 14329 del 6 giugno 2013 ha disposto remissione degli atti alla Corte costituzionale, avendo riscontrato dubbi di legittimità costituzionale degli articoli 2 e 4 della legge 14 aprile 1982, n. 164 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso);
la Consulta, pur nel dichiarare l’illegittimità costituzionale degli articoli 2 e 4 della legge 14 aprile 1982, n. 164 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso), con sentenza manipolativa additiva volta a prevedere che «la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi, che provoca lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio, consenta, comunque, ove entrambi lo richiedano, di mantenere in

vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata, che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore», pur considerando al punto 5.5 che «nella nozione di formazione sociale – nel quadro della quale l’articolo 2 Cost. dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo – è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia», ha però molto chiaramente sottolineato al punto 5.1 dei considerata che «la situazione […] di due coniugi che, nonostante la rettificazione dell’attribuzione di sesso ottenuta da uno di essi, intendano non interrompere la loro vita di coppia, si pone, evidentemente, fuori dal modello del matrimonio – che, con il venir meno del requisito, per il nostro ordinamento essenziale, della eterosessualità, non può proseguire come tale»;

in sintesi, la nostra Suprema Corte si è tenuta ben lungi dal considerare legittimo il matrimonio omosessuale nel nostro ordinamento costituzionale;
di conseguenza, sembra molto arduo considerare legittimo il riconoscimento giuridico da parte delle nostre istituzioni nazionali e locali del matrimonio omosessuale, pur se celebrato all’estero –:
quali considerazioni possano i Ministri trarre dalla su esposta premessa, in merito al riconoscimento da parte di istituzioni italiane dei matrimoni omosessuali avvenuti all’estero e se in particolare intendano rilevarne l’illegittimità della condotta dei sindaci coinvolti;
quali urgenti iniziative, anche di natura normativa, intendano porre in essere al fine di colmare un evidente vuoto normativo in merito, seguendo il dettato dell’articolo 29 della Costituzione che impone alla Repubblica il riconoscimento dei «diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», tenendo conto del principio da ultimo espresso con la sentenza Corte Cost. n. 170 del 2014, ove si dichiara con estrema chiarezza che requisito essenziale del matrimonio è la «eterosessualità» della coppia. (4-05673)