UNIONI CIVILI: DISCUSSIONE DEL 23 LUGLIO 2014 IN COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO

Pubblichiamo il resoconto della seduta del 23 luglio della Commissione Giustizia del Senato, dedicata al seguito della discussione del testo “Cirinnà” sulle unioni civili.

 

Legislatura 17ª – 2ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 132 del 23/07/2014

 

GIUSTIZIA (2ª)

MERCOLEDÌ 23 LUGLIO 2014

132ª Seduta

Presidenza del Presidente

PALMA

indi del Vice Presidente

BUCCARELLA

Interviene il vice ministro della giustizia Costa.

La seduta inizia alle ore 14,15.

IN SEDE REFERENTE

(14) MANCONI e CORSINI. – Disciplina delle unioni civili

(197) Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI ed altri. – Modifiche al codice civile in materia di disciplina del patto di convivenza

(239) GIOVANARDI ed altri. – Introduzione nel codice civile del contratto di convivenza e solidarietà

(314) BARANI e Alessandra MUSSOLINI. – Disciplina dei diritti e dei doveri di reciprocità dei conviventi

(909) Alessia PETRAGLIA ed altri. – Normativa sulle unioni civili e sulle unioni di mutuo aiuto

(1211) MARCUCCI ed altri. – Modifiche al codice civile in materia di disciplina delle unioni civili e dei patti di convivenza

(1231) LUMIA ed altri. – Unione civile tra persone dello stesso sesso

(1360) Emma FATTORINI ed altri. – Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso

(1316) SACCONI ed altri. – Disposizioni in materia di unioni civili

– e petizione n. 665 ad essi attinente

(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

Prosegue l’esame congiunto, sospeso nella seduta del 22 luglio.

Il senatore D’ASCOLA (NCD) condivide i dubbi di costituzionalità manifestati, nella seduta di ieri, dal presidente Palma con riguardo all’articolo 29 della Costituzione, ritenendo che la Carta fondamentale vieti l’esplicita equiparazione, mediante generico rinvio, dell’unione civile tra persone dello stesso sesso al matrimonio. Evidenti dubbi di legittimità desta, altresì, la normativa dettata dall’articolo 2 dalla proposta di testo unificato, in relazione al cognome dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.

Analoghe perplessità suscita l’articolo 3, nella parte in cui, ricorrendo – in modo, peraltro, tecnicamente discutibile – all’istituto del rinvio, estende il regime giuridico del matrimonio anche alle unioni tra persone dello stesso sesso.

Dopo aver svolto considerazioni critiche sull’articolo 4 della proposta di testo unificato relativo ai doveri di solidarietà e ai diritti successori nei casi di unioni civili, si sofferma sull’articolo 5 del testo, sollecitando un’ulteriore riflessione sulla portata precettiva della nozione di assistenza penitenziaria.

Rileva infine l’evidente aporia presente nell’articolo 6 del testo proposto, il quale, nel disciplinare le modalità di scioglimento dell’unione civile, da un lato rinvia alle disposizioni di cui al Capo V, titolo VI, libro I del codice civile relative all’istituto coniugale e, dall’altro, prevede per le sole unioni civili la possibilità di uno scioglimento per decisione unilaterale.

La senatrice ALBERTI CASELLATI (FI-PdL XVII), pur ritenendo in linea di principio condivisibile l’esigenza di intervenire in via legislativa sulla materia delle unioni civili, anche al fine di adeguare la obsoleta normativa vigente ai mutamenti che hanno interessato la società civile, esprime un giudizio critico sul testo proposto dalla relatrice, nella parte in cui finisce per stravolgere l’intero impianto del diritto di famiglia, così come delineato in conformità ai precetti costituzionali.

Nel merito, ritiene condivisibili i dubbi di legittimità emersi nel dibattito in relazione all’articolo 29 della Costituzione. A ben vedere, infatti, al di là del dato nominalistico il testo in esame introduce nell’ordinamento il matrimonio fra persone dello stesso sesso, istituto questo evidentemente vietato dalla Carta fondamentale.

Più nel dettaglio esprime perplessità di ordine giuridico con riguardo al combinato disposto degli articoli 3 e 7 della proposta di testo unificato. Si domanda infatti, quale sia la ragione che ha indotto la relatrice a prevedere il conferimento di una delega al Governo per la regolamentazione delle unioni civili, tenuto conto che l’articolo 3 della proposta di testo prevede l’estensione dell’ambito applicativo del regime giuridico codicistico del matrimonio anche a tali forme di unioni.

Si sofferma quindi criticamente sul comma 4 dell’articolo 1, il quale prevede che il documento attestante lo stato dell’unione civile debba contenere anche i dati anagrafici di eventuali figli minori. Tale disposizione merita una attenta valutazione se non altro in considerazione del rilievo che il testo esclude la possibilità, per le coppie dello stesso sesso, di ricorrere all’istituto dell’adozione.

Particolarmente critico è poi il giudizio sugli articoli da 8 a 13 del testo unificato. Al riguardo, evidenzia l’eccessiva ampiezza e genericità della previsione di cui all’articolo 8, comma 1, il quale finisce per attribuire tutela anche a legami affettivi e di solidarietà non certo riconducibile ai soli vincoli di coppia. Ritiene inoltre non condivisibile il riconoscimento di soli diritti senza la previsione di corrispettivi obblighi e doveri. Analoghe perplessità desta l’articolo 11 del testo relativo alla disciplina del diritto di abitazione e di successione nel contratto di locazione.

Pur con qualche rilievo critico riferito al comma 4, si esprime favorevolmente sull’articolo 14, il quale disciplina il contratto di convivenza.

Svolge, infine, considerazioni critiche sull’articolo 19 della proposta di testo unificato, ritenendo impropria l’estensione dell’ambito applicativo dell’istituto dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-ter del codice civile, anche ai conviventi.

La senatrice STEFANI (LN-Aut) esprime, anche a nome del proprio gruppo, un giudizio fortemente critico sulla proposta di testo unificato nel suo complesso e, in particolare, con riguardo al titolo I. Nel rinviare ai rilievi di costituzionalità già svolti, osserva come il testo proposto dalla relatrice rechi di fatto un’estensione della normativa matrimoniale anche alle unioni fra persone dello stesso sesso.

Nel merito, si sofferma criticamente dapprima sull’articolo 6, il quale, consentendo limitatamente alle unioni civili fra persone dello stesso sesso lo scioglimento per atto unilaterale, sembra restituire vigenza all’obsoleto e odioso istituto del ripudio.

Dopo aver condiviso i rilievi testè formulati in relazione al comma 4 dell’articolo 1, svolge ulteriori considerazioni sull’articolo 3, comma 1, concernente il divieto di adozione e sul comma 5 dell’articolo 14 relativo al divieto di patti successori.

Conclude sottolineando come l’esigenza, pur apprezzabile, di disciplinare le nuove forme di convivenza presenti di fatto nella società civile, non possa giustificare uno stravolgimento totale dei principi codicistici del diritto di famiglia.

Il senatore CALIENDO (FI-PdL XVII) osserva che la questione delle unioni omosessuali era presente già all’epoca del diritto romano e, pertanto, la regolamentazione delle stesse non si impone per l’inadeguatezza del nostro codice civile, che peraltro è simile a quello dei Paesi che hanno una tradizione giuridica romanistica, ma deriva dai vincoli derivanti dal diritto europeo. Tuttavia, occorre ricordare che il nostro ordinamento di diritto civile si fonda sul principio di libertà e, come è noto, l’autonomia negoziale è l’espressione più alta di tale principio. Secondo l’insegnamento della migliore dottrina, la tipicità sociale spesso precede la tipicità giuridica e così, anche per il fenomeno delle unioni tra persone dello stesso sesso, occorre affrontare la questione della relativa regolamentazione. Passando quindi al merito della proposta di testo unificato, ravvisa innanzitutto l’intento di qualificare con una diversa denominazione un istituto che, di fatto, si sovrappone al matrimonio. Ciò si evince principalmente da alcune disposizioni di cui all’articolo 1 del testo in esame, in base al quale due persone dello stesso sesso possono dichiarare di costituire un’unione civile davanti ad un ufficiale di stato civile. Del pari, non condivide la previsione di cui alla lettera d) del comma 2 dell’articolo testé richiamato che, con un ulteriore rinvio all’articolo 87 del codice civile, prevede le stesse forme di impedimento per la costituzione di un’unione civile, attualmente previste per contrarre il matrimonio (rapporti di parentela, affinità, adozione e affiliazione tra le parti). Quindi si sofferma a lungo sull’istituto del divieto dei patti successori che, essendo già compiutamente disciplinato dall’articolo 458 del codice civile, sarebbe impropriamente novellato a seguito dell’approvazione del provvedimento in titolo che reca una disciplina lacunosa e logicamente contraddittoria in materia di diritto successorio.

Per altro verso, ribadisce che compito del legislatore è quello di riconoscere e garantire nuovi diritti nel rispetto dell’articolo 2 della Costituzione, e non già attribuire delle mere facoltà. Cita, al riguardo la riforma del diritto di famiglia del 1975 che, sotto diversi profili, è ancora pienamente effettiva e valida a regolare le vicende sociali in tutta la loro complessità.

Passando nuovamente all’esame del testo proposto dalla relatrice, l’oratore esprime forti criticità sulla portata normativa dell’articolo 2 che, novellando il codice civile, prevede il “cognome della famiglia” nell’ambito dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Anche in questo caso, si tratta di uno stravolgimento della riforma del 1975 che aveva consentito l’aggiunta del cognome della moglie a quello del marito. Ancora, esprime riserve in ordine alla previsione che lo stato dell’unione civile tra persone dello stesso sesso debba contenere i dati anagrafici di eventuali figli minori della stessa unione civile. Ritiene altresì di dubbia costituzionalità la norma che, delegando al Governo la regolamentazione dell’unione civile, prevede poi il criterio direttivo della modificazione dell’ordinamento dello stato civile per l’iscrizione, ovvero la conservazione degli atti relativi all’unione civile, insieme a quelli del matrimonio. In ultima analisi, osserva che le limitazioni previste dal nostro sistema di diritto di famiglia, alla tipologia di relazioni affettive ricomprese nell’istituto di cui all’articolo 29 della Costituzione, non può essere arbitrariamente travalicato dal legislatore.

Il senatore FALANGA (FI-PdL XVII), premettendo che la materia in esame è molto complessa, ritiene che il legislatore debba fornire senz’altro delle risposte alle istanze della società civile, regolamentando le unioni tra persone dello stesso sesso. Tuttavia, osserva che il testo proposto dalla relatrice presenta rilevanti criticità dal punto di vista redazionale. Ad esempio, in caso di scioglimento dell’unione, non è precisato quale sia l’autorità competente a stabilire i diritti e gli obblighi in capo ai soggetti che hanno fatto parte dell’unione medesima. Inoltre, ritiene assai poco chiara la disciplina sul diritto di abitazione e di successione nel contratto di locazione, così come formulata nell’articolo 11 del provvedimento in esame; in particolare, essendo il contratto di locazione di natura personale, appare illogica la norma che prevede la generale successione nel contratto da parte dell’altro convivente, nel caso di risoluzione del rapporto contrattuale. Auspica, quindi, che alla luce di un adeguato approfondimento, la relatrice possa correggere il testo nelle parti che, ad una prima lettura, presentano non poche aporie.

Il vice ministro COSTA ritiene opportuno svolgere alcuni rilievi sul testo proposto dalla relatrice sul cui iter, peraltro, il Governo sta mantenendo una costante attenzione. In via generale, il limite di fondo del provvedimento consiste in una regolamentazione delle unioni civili volta principalmente all’iscrizione delle unioni nel registro nazionale. Si tratta di un istituto che, da un lato, è influenzato dal modello tedesco, dall’altro si sovrappone all’istituto del matrimonio. Tale sovrapposizione si evince dalla disciplina sul cognome dell’unione civile, sul regime giuridico, sui doveri di solidarietà e sullo scioglimento della stessa unione civile. Quindi chiede sia svolto un approfondimento sul rapporto tra l’istituto delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e l’istituto del matrimonio. Auspica maggiori delucidazioni sull’oggetto della delega al Governo per la regolamentazione dell’istituto di unione civile. Tenendo presente che la più recente giurisprudenza si è pronunciata in favore della regolamentazione delle relazioni affettive omosessuali ed eterosessuali al di fuori del matrimonio, ritiene sia opportuno delineare confine tra i nuovi istituti che si vanno delineando e il vincolo matrimoniale.

Dopo aver ribadito la disponibilità del Governo ad un’adeguata regolamentazione della complessa materia in esame, chiede ulteriori precisazioni sulle finalità sottese all’approvazione del provvedimento: si tratta cioè di capire se l’intento è quello di creare un istituto effettivamente diverso dal matrimonio, ovvero una forma di accordo in parziale o totale sovrapposizione allo stesso.

Il senatore FALANGA (FI-PdL XVII), intervenendo sull’ordine dei lavori, domanda al Presidente se non sia il caso di affiancare alla relatrice, anche un relatore appartenente ai Gruppi che non sostengono il Governo, così da far fronte alla complessità della materia e al dibattito che si sta sviluppando in modo assai costruttivo.

Il senatore LO GIUDICE (PD) chiede al vice ministro Costa se i rilievi testè svolti rappresentino il proprio orientamento personale circa la proposta di testo unificato redatta dalla relatrice Cirinnà o se, invece, la posizione espressa sia riconducibile all’orientamento dell’intero Governo sul problema di definire giuridicamente le unioni civili tra persone dello stesso sesso, le cosiddette coppie di fatto.

Il vice ministro COSTA precisa di essersi limitato a fornire un contributo circa il metodo per proseguire l’esame congiunto dei disegni di legge in titolo. Non a caso si è astenuto dall’indicare soluzioni di merito o a prefigurare la definizione dell’uno o dell’altro istituto; occorre prendere atto di quali siano i nodi maggiormente problematici nel redigere un testo di tale portata.

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.