“UNIONI CIVILI”: SEDUTA DEL 29 OTTOBRE 2014 IN COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO

Pubblichiamo il resoconto della seduta del 29 ottobre della Commissione Giustizia al Senato dedicata alla discussione del testo unificato sulle “unioni civili”. Anche in tale seduta vi sono stati interventi critici rispetto al testo unificato Cirinnà dei senatori Ncd, in particolare di Bianconi, Sacconi, Formigoni. 

 

Legislatura 17ª – 2ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 157 del 29/10/2014

 

GIUSTIZIA (2ª)

MERCOLEDÌ 29 OTTOBRE 2014

157ª Seduta

Presidenza del Presidente

PALMA

Interviene il vice ministro della giustizia Costa.

La seduta inizia alle ore 14.

IN SEDE REFERENTE

(14) MANCONI e CORSINI. – Disciplina delle unioni civili

(197) Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI ed altri. – Modifiche al codice civile in materia di disciplina del patto di convivenza

(239) GIOVANARDI ed altri. – Introduzione nel codice civile del contratto di convivenza e solidarietà

(314) BARANI e Alessandra MUSSOLINI. – Disciplina dei diritti e dei doveri di reciprocità dei conviventi

(909) Alessia PETRAGLIA ed altri. – Normativa sulle unioni civili e sulle unioni di mutuo aiuto

(1211) MARCUCCI ed altri. – Modifiche al codice civile in materia di disciplina delle unioni civili e dei patti di convivenza

(1231) LUMIA ed altri. – Unione civile tra persone dello stesso sesso

(1316) SACCONI ed altri. – Disposizioni in materia di unioni civili

(1360) Emma FATTORINI ed altri. – Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso

– e petizione n. 665 ad essi attinente

(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

Prosegue l’esame sospeso nella seduta di ieri.

Il senatore LUMIA (PD) rileva preliminarmente che il lavoro svolto dalla relatrice è stato meritorio, poiché la senatrice Cirinnà si è fatta carico di proporre la soluzione di complessi nodi normativi presenti sin dall’inizio della legislatura e derivanti dalla molteplicità di iniziative legislative all’esame della Commissione.

Un punto da cui prendere le mosse è che la complessa articolazione sociale italiana non può essere ridotta alla rigida ed anacronistica alternativa tra il matrimonio e le coppie di fatto. Esiste ed è avvertita in larghi strati della popolazione l’esigenza di conferire diritti e riconoscimento giuridico a rapporti anche diversi da quelli fondati sul matrimonio. Questa domanda diffusa e variegata che caratterizza l’attuale momento di evoluzione della società non deve sfuggire alle parti politiche presenti in Parlamento come, del resto, la relazione tra diritti e responsabilità non può mai essere posta in discussione. Che poi la condizione giuridica complessiva dell’ordinamento sia ormai insopportabilmente arretrata lo dimostrano diverse pronunce degli organi di giustizia sovranazionale e persino della Corte costituzionale e della Suprema Corte di cassazione. Secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, ad esempio, l’unione tra persone dello stesso sesso rientra nel bene giuridico protetto dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che tutela la vita familiare. Cita, quindi, l’articolo 9 della Carta di Nizza che pure allude ad un concetto di famiglia anche più largo rispetto a quello basato sul vincolo matrimoniale. Svolge, quindi, ulteriori riferimenti alla nota sentenza n. 138 del 2010 della Corte costituzionale e alla sentenza n. 4184 del 2012 della Suprema Corte di cassazione.

Del resto, osserva che anche alcuni diritti che rientrano nella libertà di soggiornare sul territorio statale vanno trovando sviluppi e riconoscimenti nell’interpretazione della disciplina di cui al decreto legislativo n. 30 del 2007. Ai sensi di tale normativa i presupposti per accedere al territorio italiano da parte di non cittadini, per poi soggiornarvi e, al limite, stabilirvi la residenza, ricomprendono anche le parti delle unioni tra persone dello stesso sesso stipulate in altri Paesi. In via generale, aggiunge che il rischio di persistere nell’inerzia da parte delle Camere finisce per facoltizzare l’esercizio di poteri sostitutivi e suppletivi da parte degli organi giurisdizionali. Con riguardo poi al tema specifico delle adozioni, ritiene che le disposizioni recate dall’articolo 3 della proposta di testo unificato siano chiare nello statuire che l’adozione medesima è esclusa in quanto istituto generale, mentre non può essere presclusa ai sensi dell’articolo 44 della legge n. 184 del 1983. Svolge, quindi, brevi riferimenti sulla questione della quota di legittima, quale istituto del diritto successorio che verrebbe ad essere indirettamente modificato, per via del riconoscimento giuridico delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Auspica, in proposito, che si possano trovare idonee soluzioni normative in sede emendativa, precisando peraltro che il tema deve essere affrontato riconducendolo nell’ambito dell’autonomia negoziale delle parti e riconsiderando gli eventuali limiti al potere di disporre mortis causa. Conclude anticipando il proprio orientamento favorevole all’adozione della proposta di testo unificato redatta dalla relatrice.

Secondo il senatore BARANI (GAL) il problema del riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e, in generale, quello di conferire rilievo giuridico alle convivenze non fondate sul matrimonio, deve muovere dalla cornice costituzionale. Del resto, da prospettiva storica, i Socialisti italiani non si sono mai sottratti alla ricerca di accordi volti ad estendere la fruizione dei diritti civili anche quando altre forze politiche cadevano nell’immobilità determinata da compromessi al ribasso. Del resto, la sua posizione personale è nota e la storia della forza politica che egli rappresenta lo autorizza a guardare con scetticismo alle possibilità che i Gruppi parlamentari oggi presenti in Commissione possano trovare un accordo sulla proposta di testo predisposta dalla relatrice.

Secondo la senatrice MUSSINI (Misto-MovX) la società pluralista è ormai tanto articolata da indurre ad una riflessione e ad un ripensamento complessivo sulla rigidità dello schema matrimoniale. Ormai la pur apprezzabile ricostruzione etimologica del matrimonium cui alludeva il senatore Albertini nella seduta di ieri non può trovare accoglimento, né dispiegare forza dirimente contro la necessità di ampliare il novero delle garanzie e il riconoscimento dei diritti in favore dei singoli e delle unioni fondate sulla convivenza, anche al di fuori dell’istituto civilistico matrimoniale. Del resto rileva che il matrimonio classico aveva la funzione di mantenere il patrimonio e la stabilità della famiglia legittima nel tempo. Sulla scorta di tali premesse, il testo proposto dalla relatrice costituisce comunque un’alternativa rispetto alla soluzione forse ideale: quella di una forma unica di tutela giuridica per tutte le forme di unione e di convivenza tale da garantire omogeneità di diritti, di responsabilità e di doveri. E’ comunque una prospettiva avanzata – a suo modo di vedere – quella di predisporre norme senza prestare attenzione alle preferenze sessuali dei singoli uniti da un rapporto di convivenza che si vuole giuridicamente regolato. Del resto, si profila all’orizzonte il peso di una possibile infrazione europea per l’arretratezza del nostro sistema giuridico in materia di unioni civili. Venendo, in particolare, all’articolo 3 del testo proposto dalla relatrice, rileva che l’esclusione dell’adozione da parte delle coppie in unione civile, è stato da più parti posta in dubbio, evidenziandosene talune ambiguità interpretative da parte della senatrice Alberti Casellati. Eppure, il tema è assai complesso perché si potrebbe anche ritenere preferibile assicurare una genitorialità completa al bambino, anche se con due persone dello stesso sesso, piuttosto che imporre un solo genitore in forza del divieto di adozione previsto dal citato articolo 3.

In linea generale, conclude rilevando come il riconoscimento di uno statuto giuridico in favore delle unioni civili si rivelerebbe fondamentale per assicurare protezione alle parti deboli di questi rapporti, i quali, se ci si ostina a relegarli nel limbo delle vicende fattuali, rischiano di lasciare i minori e i soggetti svantaggiati sprovvisti di tutela.

Secondo la senatrice BIANCONI (NCD), nell’affrontare il tema in esame, occorre rifuggire da posizioni altamente oltranziste. Non è infatti sulla base di pregiudizi di ordine etico che ci si può accostare al problema del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Da una prospettiva concreta si deve però riconoscere che introducendo forme di disciplina giuridica inappropriate, incerte o contraddittorie rispetto al quadro costituzionale, si rischia di aprire falle nel contesto complessivo dei rapporti sociali e nelle formazioni sociali che caratterizzano la vita del Paese. Non è da sottovalutare il rischio di aprire le porte alla maternità e alla paternità surrogata, nonché a modelli di famiglia non rispondenti allo schema giuridico previsto dagli articoli 29, 30 e 31 della Carta fondamentale. Con particolare riguardo alla proposta di testo unificato, l’articolo 10 sembra alludere all’esercizio dei diritti connessi con la salute e con le fasi terminali della vita di uno dei due soggetti dell’unione civile. Ebbene – prosegue l’oratrice – una disciplina similare è già ricompresa nell’articolo 3 della legge n. 91 del 1999, cosi che quello citato si conferma come un esempio di disciplina incerta e potenzialmente ambigua rispetto a norme già in vigore. Ulteriori questioni, peraltro, concernono i diritti a contenuto patrimoniale che si vorrebbe prevedere a beneficio delle parti dell’unione civile. In tali disposizioni si rinviene con chiarezza l’effettiva finalità di offrire tutela anche a unioni tra persone dello stesso sesso, proprio perché molte di queste situazioni giuridiche di favore sono implicitamente o in via giurisprudenziale già riconosciute alle coppie eterosessuali. In proposito, ritiene che debba mantenersi assai alta l’attenzione sull’accesso ad istituti quali l’adozione da parte di persone omosessuali unite civilmente. Non vi è chi non veda che un conto sono i registri comunali i quali non determinano, al momento, veri e propri effetti civilistici, altro è conferire tutela, prerogative e garanzie alle coppie omosessuali, così da determinare un’impropria competizione per le risorse e i benefici già in regressione, con l’istituto matrimoniale. Ma ancora più da avversare è il surrettizio riconoscimento di una sorta di matrimonio tra persone dello stesso sesso che, pur caratterizzato da un nome diverso, ne riproduca gli effetti e i diritti che originano dall’istituto tradizionale cui guarda la Costituzione italiana. Ricorda, infine, che se questa fosse l’operazione cui si tende, si dovrebbe procedere alla revisione della Carta fondamentale ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione. Alla luce dei rilievi espressi, evidenziate solo alcune tra le molte criticità presenti nella proposta di testo unificato, annuncia il proprio orientamento contrario sulla sua adozione come disegno su cui proseguire l’esame.

Anche secondo il senatore SACCONI (NCD), la proposta di testo unificato non può trovare consenso, anche in quanto occorrerebbe procedere con un metodo diverso, pragmatico e non ideologico, così da pervenire a soluzioni normative logiche e largamente condivise. Occorrerebbe da un lato isolare ogni soluzione di carattere omofobico e tutelare il rispetto della dignità di ogni persona; dall’altro eludere il rischio di creare divisioni e danni al sistema giuridico del primo Libro del Codice civile e, ciò che più importa, al dettato costituzionale. Ricorda, poi, che il Governo è in qualunque momento in condizione di assumere una propria iniziativa legislativa, la quale sortirebbe un immediato effetto politico al fine di orientare l’esame in Commissione secondo una direttrice nuova e più prudente. Fughe in avanti incoerenti rischierebbero di preludere alla messa in discussione di un modello antropologico e sociale che ancora contraddistingue la società italiana. Venendo alla disamina puntuale della proposta di testo unificato, si sofferma sui due istituti dell’adozione e della pensione di reversibilità. L’articolo 3 sembra, infatti, porsi in contraddizione con il diritto del minore adottato a crescere in un contesto genitoriale di differenza di genere. Solo preservando questa logica di fondo, ritiene che si possa scongiurare il rischio del proliferare di pratiche, quale quella dell’utero in affitto, che assumono gli odiosi contorni di mezzi classisti prossimi allo sfruttamento delle donne in condizioni di marginalità e di sofferenza economica. Quanto poi alla pensione di reversibilità, la spettanza di tale prestazione non può non essere collegata al solo matrimonio e, peraltro, anche la sola eventualità di un’estensione dell’istituto alle unioni civili giuridicamente riconosciute presenterebbe enormi problemi di compatibilità con le risorse finanziarie disponibili e riflessi notevoli sull’intero sistema di protezione sociale. Conclude rilevando come la posizione del proprio Gruppo di appartenenza sia aperta a estensioni ragionate della fruizione dei diritti individuali e degli istituti che regolano giuridicamente la convivenza tra le persone. Tuttavia, non si deve correre il rischio di determinare improprie forme di competizione con l’istituto matrimoniale il quale rimane al centro del quadro costituzionale volto allo sviluppo economico, demografico e sociale del Paese. Per tali ragioni, auspica che si voglia attendere la citata iniziativa di legge più volte preannunciata dal Governo alla quale, peraltro, si dovrà guardare con attenzione per evitare il rischio di norme suscettibili di improprie e incontrollate estensioni per vie giurisprudenziali.

Il senatore FORMIGONI (NCD) osserva preliminarmente che quello in esame è un tema divisivo che si presta, purtroppo, ad essere affrontato per contrapposizioni ed a determinare divisioni. A suo giudizio si tratta dell’unico metodo per prevenirle nel guardare a soluzioni improntate al principio di ragionevolezza e lontane da dannose derive ideologiche. Del resto, appaiono esemplificative le recenti vicende delle critiche rivolte al Ministro dell’interno il cui unico intento è stato quello di garantire il rispetto della legge contro atti al limite del provocatorio e che ancora non trovano riconoscimento nel nostro ordinamento giuridico. Non si può innanzi tutto negare che la famiglia fondata sul matrimonio costituisca la fondamentale formazione sociale cui è garantita protezione costituzionale. Aggiunge che il suo Gruppo di appartenenza è disposto al confronto, purché si tengano presenti queste premesse di metodo e si eviti di cadere nell’errore di valutazioni aprioristiche e di indebiti giudizi sulle scelte di vita delle persone. La famiglia intesa quale unione tra eterosessuali, nel quadro dell’istituto matrimoniale, pretende e merita tutela e difesa sociale preminente; il che, a suo modo di vedere, non esclude che anche altre forme di convivenza debbano trovare una regolazione, pur senza condurre a sopravanzamenti, anomalie o improprie equiparazioni. Prosegue delineando il quadro costituzionale delimitato dagli articoli 2 e 29 della Costituzione, secondo i quali la famiglia fondata sul matrimonio assurge a società naturale; anche per questo, affiancarvi una formula surrettizia e parallela che tenda ad eguagliarne lo statuto giuridico non può essere operazione condivisibile. Prosegue osservando che il disposto degli articoli 3 e 7 della proposta di testo unificato delinea una delega legislativa di cui non si comprendono finalità e criteri direttivi. Infatti, se lo stesso articolo 3 tende all’equiparazione tra il coniuge e il soggetto parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, appare contradditorio che il Governo eserciti un potere normativo delegato orientato allo stesso obiettivo. In realtà, la proposta di testo unificato eccede nel tendere alla parificazione tra matrimonio e unione tra omosessuali. Illustra, quindi, le proprie perplessità sui rischi connessi agli eccessi di riconoscimento dei diritti in materia di filiazione e stato di famiglia. A sua volta si richiama all’eventualità, tutta da scongiurare, di favorire un rapido sconfinamento in pratiche certo non condivisibili quali quella del ricorso all’utero in affitto. Più in generale, si profila il rischio che siano obliterati i diritti del minore ad avere padre e madre nell’ambito della famiglia naturale. Peraltro, talune delle scelte codificate nella proposta di testo unificato sembrano contravvenire ad altre opzioni normative sulle quali gli organi parlamentari hanno di recente già deliberato: prima tra esse è quella concernente il cognome di famiglia. Svolti quindi ulteriori cenni ai rapporti tra l’articolo 3 della proposta della Relatrice e la legge n. 184 del 1983, in materia di adozioni, conclude rilevando che la proposta di testo unificato non può costituire la base per un utile proseguimento dei lavori della Commissione. Come precisato da altri oratori intervenuti in precedenza, il rischio che interventi giurisprudenziali successivi determinino indebite estensioni di benefici e diritti, anche in capo a unioni civili tra persone dello stesso sesso, lo inducono a preannunciare il proprio orientamento contrario sull’impostazione del testo redatto dalla Relatrice.

Il senatore LO GIUDICE (PD) interviene per rilevare che, in sede di risposta ad un atto di sindacato ispettivo presso la Camera dei deputati, la posizione del ministro dell’interno Alfano è sembrata essere quella di riservare l’iniziativa sui disegni di legge in materia di unioni civili alle Camere, delineandosi così una sorta di orientamento astensionista da parte dell’Esecutivo o, comunque, di alcuni suoi esponenti.

Nessun altro chiedendo di intervenire, il presidente PALMA comunica che il seguito della discussione sulla proposta di testo unificato è rinviato ad un’altra seduta.

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 16,25.