UNIONI CIVILI: SEDUTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO E DELLA COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI DEL SENATO

Pubblichiamo i resoconti delle sedute dell’11 novembre in materia di unioni civili della Commissione Giustizia al Senato, per la parte di merito, e della Commissione Affari costituzionali, sempre al Senato, quanto alla espressione del parere di costituzionalità. Da segnalare sul merito l’intervento critico del presidente della Commissione Giustizia Nitto Palma (FI), e sulla costituzionalità i dubbi sollevati dal sen. Donato Bruno (FI). Lo stesso giorno 11 l’ufficio di presidenza della Commissione Giustizia del Senato ha deciso di concludere nel corso della settimana l’iter dell‘esame del disegno di legge n. 1504 e connessi, sul divorzio breve, e di concludere la discussione sulla proposta di testo unificato predisposta dalla relatrice in materia di unioni civili.

***

Legislatura 17ª – 2ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 161 del 11/11/2014

 

GIUSTIZIA (2ª)

MARTEDÌ 11 NOVEMBRE 2014

161ª Seduta

Presidenza del Presidente

PALMA

Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Ferri.

La seduta inizia alle ore 14,05.

IN SEDE REFERENTE

(14) MANCONI e CORSINI. – Disciplina delle unioni civili

(197) Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI ed altri. – Modifiche al codice civile in materia di disciplina del patto di convivenza

(239) GIOVANARDI ed altri. – Introduzione nel codice civile del contratto di convivenza e solidarietà

(314) BARANI e Alessandra MUSSOLINI. – Disciplina dei diritti e dei doveri di reciprocità dei conviventi

(909) Alessia PETRAGLIA ed altri. – Normativa sulle unioni civili e sulle unioni di mutuo aiuto

(1211) MARCUCCI ed altri. – Modifiche al codice civile in materia di disciplina delle unioni civili e dei patti di convivenza

(1231) LUMIA ed altri. – Unione civile tra persone dello stesso sesso

(1316) SACCONI ed altri. – Disposizioni in materia di unioni civili

(1360) Emma FATTORINI ed altri. – Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso

– e petizione n. 665 ad essi attinente

(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

Prosegue l’esame, sospeso nella seduta del 4 novembre.

Il senatore BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) sottolinea l’urgenza di un intervento legislativo volto a disciplinare le coppie di fatto e le unioni civili, osservando che pregiudizi di natura religiosa o ideologica non dovrebbero impedire l’introduzione nel nostro ordinamento di istituti di civiltà quali quelli in esame. Nel merito, rileva che sarebbe stato preferibile optare per una unificazione di disciplina, tale da delineare istituti applicabili a tutti i rapporti di fatto, a prescindere dall’orientamento sessuale delle parti. Conclude sottolineando l’esigenza di migliorare il testo unificato all’attenzione della Commissione, pubblicato in allegato al resoconto della seduta del 2 luglio, prevedendo stringenti forme di tutela in favore delle unioni omosessuali.

La seduta sospesa alle ore 14,20 riprende alle ore 15.

Il senatore FALANGA (FI-PdL XVII) integra il proprio intervento già svolto sulla proposta di testo unificato, aggiungendo che, impregiudicata la scelta di partenza di concedere la facoltà di organizzare la propria convivenza anche a due persone dello stesso sesso, sul piano tecnico, l’ipotesi di testo unificato presenta notevoli elementi di criticità. Ribadisce innanzitutto la necessità di tornare sulla disciplina concernente l’adozione del cognome di famiglia per le unioni civili. Ritiene poco chiara la scelta concernente le modalità di scioglimento del rapporto tra le parti della medesima unione civile; considera anche discutibile la norma riguardante la durata del diritto di abitazione commisurata al tempo in cui l’unione civile tra le parti si è mantenuta efficace. Quanto alla permanenza in vigore del contratto di locazione in seguito allo scioglimento dell’unione civile, rileva che siano da chiarire meglio i rapporti con la risoluzione del contratto e le sue cause. Più in generale occorre, a suo modo di vedere, optare per un accordo di natura pubblicistica oppure a forma libera e di natura privatistica, tenendo presente che alla libertà delle forme seguono i limiti di opponibilità ai terzi e una scarsa protezione per la parte debole dei rapporti. Da ultimo, precisa che il regime patrimoniale tra le parti dell’unione civile non dovrebbe essere troppo rigido e certo non può dare vita ad una comunione ordinaria necessitata. Aggiunti ulteriori spunti concernenti le norme che riguardano l’assegno di mantenimento, conclude rilevando che non solo andrebbero colmate le lacune tecniche nella redazione della disciplina del testo da sottoporre alla Commissione, ma si dovrebbe aver riguardo, in generale, al fatto che il tentativo di trasferire il contenuto e gli effetti del matrimonio civile alle unioni disciplinate dal testo unificato, implicherebbe un approccio riformatore di ben più vasta portata e di intento sistematico. Questo coinvolgerebbe anche la radice costituzionale del matrimonio e della famiglia legittima. Auspica, dunque, che possa scorgersi lo spazio per addivenire a scelte improntate al realismo e passibili di conseguire un largo consenso.

Dopo una breve precisazione del senatore GIOVANARDI (NCD), il presidente PALMA prende la parola ad integrazione dell’intervento già svolto.

Preannuncia, quindi, in via preliminare, che si riserverà di esercitare il proprio diritto di voto in Commissione sul provvedimento, in ragione del rilievo delle questioni da esso riguardate, certo non riconducibili a sole logiche di schieramento, ma concernenti anche convincimenti dei singoli.

Nel merito ritiene che, nel disciplinare le varie forme di convivenza di fatto, a prescindere dall’orientamento sessuale dei partner, il legislatore non possa trascurare il dettato costituzionale e la costante giurisprudenza della Consulta in tema di matrimonio e di famiglia. In tale quadro, non può che ritenersi illegittima l’introduzione nell’ordinamento di ogni modello parallelo di matrimonio, diverso da quello eterosessuale posto alla base della famiglia secondo il modello costituzionale. Osserva, peraltro, come appaiano insussistenti le argomentazioni di coloro che ritengono di dover legittimare un tale intervento normativo sulla base delle indicazioni contenute nella giurisprudenza europea, dato che tali previsioni incontrano comunque un limite invalicabile nei citati principi costituzionali dell’ordinamento interno.

Con riguardo all’articolato, esprime viva perplessità sull’articolo 1, comma 2, lettera d), nella parte in cui ricomprende fra le cause impeditive all’iscrizione al registro nazionale delle unioni civili tra persone dello stesso sesso la sussistenza delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo dell’articolo 87 del codice civile, senza prevedere però alcuna sanzione nel caso di violazione di tali norme imperative.

Evidentemente in contrasto con l’articolo 29 della Carta fondamentale è anche il comma 2 dell’articolo 2, il quale reca l’esplicita equiparazione, mediante rinvio, dell’unione civile tra persone dello stesso sesso al matrimonio in ordine alla scelta del cognome della famiglia. Analoghe perplessità desta il testo nella parte in cui, in caso di morte di uno dei due conviventi, fa riferimento allo stato vedovile; una condizione che nel nostro sistema è ancorata alla presenza di un pregresso vincolo coniugale.

Del pari, l’articolo 3 appare anch’esso afflitto da vizi di legittimità in quanto mina alla base l’esclusività, quanto ad effetti, dell’istituto matrimoniale. Aggiunge poi che l’articolo, nell’escludere dalla citata equiparazione le adozioni di cui all’articolo 6 della legge n. 184 del 1983, pone comunque rilevanti dubbi interpretativi: infatti, non preclude l’accesso delle unioni civili tra persone dello stesso sesso a forme di adozione diverse da quelle cui si riferisce direttamente il citato articolo 6. In proposito, si sofferma anche su una recente e discutibile sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma la quale ha riconosciuto con riguardo ad una coppia omosessuale, la facoltà di adozione della figlia biologica di una delle due conviventi da parte dell’altra. Sempre con riguardo a tale questione, condividendo i rilievi critici formulati nel corso del dibattito, osserva come, in tal modo, si finisca per legittimare nel nostro sistema forme di maternità vietate dalla legislazione vigente.

Analoghi dubbi esegetici destano le previsioni di cui al secondo comma dell’articolo 4, le quali equiparano i diritti della parte legata al defunto da un unione civile tra persone dello stesso sesso, a quelli che spettano al coniuge nella successione legittima; si determina, fra l’altro, anche una potenziale limitazione della volontà del testatore, attraverso l’introduzione di ulteriori limiti alla potestà di disporre a titolo successorio. Con riguardo agli aspetti di diritto successorio, osserva poi come non si debbano trascurare, in nome dell’esigenza di tutela di istanze degli adulti, gli interessi dei minori, i quali costituiscono pur sempre i soggetti deboli della famiglia.

Si domanda poi per quale ragione il testo unificato non intervenga anche in materia penale. In proposito, ricorda la rilevanza che ai fini della configurabilità di alcuni reati, quali il favoreggiamento personale o la falsa testimonianza, riveste la convivenza e il coniugio.

Con riguardo, invece, al secondo titolo della proposta di testo unificato, sollecita una riflessione sull’impatto che le previsioni di cui all’articolo 14, rischiano di determinare sulla legislazione vigente in materia matrimoniale. Tale disposizione, infatti, derogando al divieto previsto dall’articolo 458 del codice civile, reca un’ambigua disposizione secondo la quale spetta al superstite contraente dopo oltre sei anni dalla stipula del contratto, una autonoma quota di eredità che non ecceda la disponibile. Si sofferma, infine, sull’articolo 10 evidenziando come tale disposizione intervenga in tema di scelte di fine vita, una materia per la quale non esiste ancora una puntuale legislazione nazionale. Rileva inoltre criticamente che il testo dell’articolo esclude i figli maggiorenni dalle decisioni concernenti le fasi finali della vita e l’autodeterminazione alle cure mediche, riservando ogni ruolo di rappresentanza al convivente che sia parte dell’accordo di convivenza.

Sollecita poi una riflessione sull’impatto, anche in termini di sostenibilità finanziaria, delle previsioni relative alla reversibilità pensionistica.

In conclusione, invita la relatrice e la maggioranza tutta a valutare l’opportunità di modificare il provvedimento, in modo da ovviare ai numerosi rilievi di costituzionalità e a consentire l’approvazione di un testo largamente condiviso e che risponda alla non più procrastinabile necessità di disciplinare le varie forme di convivenza more uxorio.

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 15,50.

***

Legislatura 17ª – 1ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 215 del 11/11/2014

 

AFFARI COSTITUZIONALI (1ª)

MARTEDÌ 11 NOVEMBRE 2014

215ª Seduta

Presidenza della Presidente

FINOCCHIARO

Intervengono i sottosegretari di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca Angela D’Onghia e per il lavoro e le politiche sociali Cassano.

La seduta inizia alle ore 15,05.

 

IN SEDE CONSULTIVA

(14) MANCONI e CORSINI. – Disciplina delle unioni civili

(197) Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI ed altri. – Modifica al codice civile in materia di disciplina del patto di convivenza

(239) GIOVANARDI ed altri. – Introduzione nel codice civile del contratto di convivenza e solidarietà

(314) BARANI e Alessandra MUSSOLINI. – Disciplina dei diritti e dei doveri di reciprocità dei conviventi

(909) Alessia PETRAGLIA ed altri. – Normativa sulle unioni civili e sulle unioni di mutuo aiuto

(1211) MARCUCCI ed altri. – Modifiche al codice civile in materia di disciplina delle unioni civili e dei patti di convivenza

(1231) LUMIA ed altri. – Unione civile tra persone dello stesso sesso

(1316) SACCONI ed altri. – Disposizioni in materia di unioni civili

(1360) Emma FATTORINI ed altri. – Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso

(Parere alla 2a Commissione. Esame congiunto e rinvio)

La relatrice LO MORO (PD), nel riferire sui disegni di legge in esame, si sofferma sulle questioni più rilevanti, segnalando che le diverse soluzioni normative proposte intervengono, da una parte, sulla regolamentazione delle unioni civili e, dall’altra, sul riconoscimento giuridico delle convivenze.

Ricorda che, presso la Commissione giustizia, la relatrice ha presentato uno schema di testo unificato che, benché non sia stato ancora adottato come testo base per il seguito dell’esame, è stato oggetto di un ampio e articolato dibattito. A suo avviso, pertanto, è opportuno che la discussione in sede consultiva tenga conto dei contenuti del testo elaborato dalla relatrice in attesa che, una volta adottato come testo base, esso sia trasmesso alla Commissione affari costituzionali per il parere.

Si sofferma, quindi, sull’istituto delle unioni civili, volto a disciplinare relazioni affettive anche tra persone dello stesso sesso, le quali chiedono di certificare la loro unione attraverso l’iscrizione in apposito registro istituito presso gli uffici comunali. La riflessione che occorre compiere, nella valutazione di compatibilità costituzionale, riguarda, in particolare, la portata degli effetti che discenderebbero dal ricorso al nuovo istituto. Alcuni dei disegni di legge all’esame, come pure la proposta di testo unificato, prevedono che ai rapporti sorti sulla base del patto di convivenza siano sostanzialmente riconosciuti gli effetti che la legge fa discendere dal vincolo matrimoniale, con particolare riguardo ai diritti successori e all’assistenza sanitaria e penitenziaria.

Pur riservandosi di formulare una compiuta proposta di parere all’esito del dibattito, ritiene fin d’ora che l’introduzione nell’ordinamento di un istituto di tale natura risponde innanzitutto all’esigenza di colmare un vuoto normativo che distanzia l’Italia dagli altri ordinamenti europei. Esso appare ormai indifferibile, in considerazione delle profonde trasformazioni sociali e culturali e a seguito della progressiva espansione dei diritti individuali attinenti alla sfera della vita relazionale, che meritano la massima garanzia da parte dell’ordinamento. Ritiene, peraltro, che non possano ravvisarsi profili di contrasto con il quadro costituzionale di riferimento. La speciale tutela che la Costituzione riconosce alla famiglia come società naturale fondata sul matrimonio non esclude la possibilità di creare nuovi istituti per regolare forme di convivenza diverse da quelle tradizionali. Tuttavia, appare opportuno richiamare il legislatore all’osservanza di una terminologia quanto più possibile rigorosa, al fine di evitare dubbi di natura interpretativa e confusione con gli istituti civilistici attualmente vigenti. Ad esempio, in luogo di espressioni quali “vincolo familiare” o “stato vedovile”, propri del regime matrimoniale, si dovrebbe fare uso di formule quali “relazione di parentela” o “coniuge superstite”, più adatte alla tipologia del nuovo istituto.

Si sofferma, quindi, sull’altra questione affrontata da alcuni disegni di legge, come pure dallo schema di testo unificato proposto dalla relatrice, ovvero la disciplina delle convivenze tra persone maggiorenni, unite da legami affettivi e di solidarietà, che convivano stabilmente e non siano legate da rapporti di parentela. A costoro verrebbero riconosciuti diritti di diversa natura, tra cui, in particolare, l’assistenza in caso di malattia o ricovero, il diritto all’abitazione e la successione nel contratto di locazione, l’inserimento nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, nonché l’obbligo – in caso di separazione – di prestare gli alimenti al convivente in stato di bisogno.

Anche per il regime delle convivenze di fatto, non ravvisa profili di criticità costituzionale, sebbene la disciplina proposta, a suo avviso, non appaia esaustiva, in quanto non sembrano contemplate altre possibili forme di convivenza alle quali, per ragioni di coerenza normativa e più in generale nel rispetto del principio di uguaglianza, potrebbe essere necessario apprestare analoga tutela.

Auspica, in conclusione, che si svolga un’ampia discussione, in considerazione del rilievo assoluto della materia trattata e dei molteplici profili coinvolti, che incidono in modo significativo sulla vita e sulla libertà della persona.

Il senatore BRUNO (FI-PdL XVII), riservandosi di intervenire in una fase successiva dell’esame, ritiene che la proposta di testo unificato elaborata dalla relatrice e non ancora adottata come testo base presenta rilevanti profili critici di costituzionalità. A suo avviso, infatti, il doveroso riconoscimento di diritti alle coppie omosessuali non può prescindere dal principio, sancito dall’articolo 29 della Costituzione, in base al quale la famiglia è definita società naturale fondata sul matrimonio. Pertanto, al di là del diverso nomen iuris, sarebbe improprio parificare le unioni civili ai vincoli coniugali, soprattutto con riferimento alle adozioni. Ritiene necessario, quindi, un esame approfondito dei disegni di legge presentati in materia, affinché sia introdotta una regolamentazione equilibrata e coerente con le norme costituzionali.

Il senatore PAGLIARI (PD) sottolinea che, non essendo ancora stato adottato un testo base da parte della Commissione giustizia, la discussione dovrebbe vertere in generale sulle modalità con cui regolamentare le diverse forme di convivenza.

Nel ritenere necessaria l’introduzione di una disciplina specifica e autonoma sulle unioni civili, precisa che – sotto il profilo del regime giuridico – questo istituto dovrebbe restare distinto da quello del matrimonio, riconosciuto dalla Costituzione come fondamento della famiglia. Osserva, inoltre, che in un ordinamento civile evoluto non può mancare il riconoscimento delle convivenze di fatto. Sarebbe opportuno, tuttavia, tenere conto di tutti i casi in cui due persone di diverso sesso sono unite da legami affettivi con finalità di reciproco sostegno, anche quelli non configurabili come convivenze more uxorio, soprattutto ai fini del diritto successorio.

Il senatore MIGLIAVACCA (PD) sottolinea l’urgenza di adeguare la legislazione italiana alla realtà sociale, estendendo anche alle parti delle unioni civili i diritti riconosciuti ai coniugi, come peraltro già avviene in altri Paesi europei, come ad esempio in Germania. A suo avviso, potrebbe eventualmente destare maggiori perplessità la disciplina delle convivenze di fatto, in quanto questo istituto sembra quasi sovrapporsi al matrimonio.

Trattandosi di una materia molto complessa, auspica che la discussione sia particolarmente approfondita.

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 16.